Recensione di Dragon Trainer 2

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     Wii U
  • Genere:

     Action-Adventure
  • Sviluppatore:

     Torus Games
  • Data uscita:

     31 luglio 2014
- L'isola di Berk interamente ricreata
- Sono presenti tutti i protagonisti con relativi draghi
- Bellissima colonna sonora
- Manca una storia
- Troppe poche cose da fare
- Ripetitivo
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A cura di (Fabfab) del
Ogni volta che mi trovo a recensire un tie-in attraverso quattro fasi di pensiero. Il primo impulso in genere è di entusiasmo, perché il gioco prescelto è ispirato a qualche film\serie che mi piace e quindi sono curioso di verificare come sia stato trasposto in ambito videoludico. Poi subentra la fase dello scetticismo: quando mai un tie-in si è rivelato un gioco non dico bello, ma anche solo sufficiente? Troppe poche volte, indubbiamente. La fase successiva è quella del senso di colpa: perché devo sempre pensare male? Magari questa volta hanno fatto un buon lavoro.
La quarta e ultima fase è l’unica che produce, alternativamente, due sensazioni diametralmente opposte: la prima è di soddisfazione, perché effettivamente il titolo si è dimostrato valido. Ma quella che provo più spesso è la delusione, accentuata dal fatto che gli sviluppatori siano riusciti a tradire anche quelle poche aspettative che nutrivo. Se avete dato un’occhiata al voto già saprete come mi sento in questo momento…


Niente storia, niente spoiler
Il titolo del gioco rimanda al secondo capitolo della saga di Dragon Trainer (How to Train your Dragon in originale), che al momento conta un film del 2010 ed una serie animata attualmente trasmessa anche in Italia.
In breve, le vicende narrano di un villaggio vichingo con la particolarità di avere nelle vicinanze una colonia di draghi: dopo anni di scontri, umani e lucertole volanti finalmente convivono in pace grazie al giovane Hiccup ed ai suoi amici, che hanno stretto amicizia con le leggendarie bestie, superando l’odio e il timore con l’amicizia e il rispetto.
Il sequel deve invece ancora uscire nelle sale nostrane, ma non abbiate timore, acquistando il gioco non vi spoilerete nulla perché questo Dragon Trainer 2 non narra alcuna storia: semplicemente il giocatore si trova proiettato sull'isola di Berk, intento a cavalcare i propri draghi preferiti mentre prende parte ad alcune competizioni.
Gli sviluppatori hanno infatti deciso di non proporre il solito tie-in che segue più o meno pedissequamente le vicende della pellicola da cui è tratto, ma di inventarsi qualcosa di diverso: ci troviamo così tra le mani un simulatore di volo su drago con visuale in terza persona e parzialmente free-roaming. Vediamo di capire di cosa parlo.
Innanzitutto il giocatore può scegliere di impersonare uno dei sei protagonisti della serie (oltre il già citato Hiccup troviamo Astrid, Gambedipesce, i gemelli Testaditufo e Testabruta e Moccicoso), in groppa al relativo drago (Sdentato, Tempestosa, Muscolone, Zannacurva e il bicefalo Vomito e Rutto per i gemelli). Ogni drago si comporta in modo leggermente differente dagli altri, è sempre possibile cambiare la propria cavalcatura fino ad individuare la preferita e proseguendo nel gioco sarà possibile arruolare altri due cavalieri di draghi, inizialmente celati.
Una volta in groppa al proprio drago, ci si può librare in aria grazie ai pochi e semplici comandi di volo: è possibile salire e scendere di quota, effettuare una stretta virata a destra o sinistra per curvare velocemente, accelerare o rallentare il battito delle ali per controllare la velocità, lanciarsi in una caduta libera e schivare eventuali attacchi con una rotazione; inoltre i draghi sono in grado colpire gli altri cavalieri con una spinta, oppure di sparare alcune palle di fuoco in sequenza, dopodiché occorrerà attendere qualche secondo che l’abilità si ricarichi. 
Volare è operazione semplice e non si corrono rischi a meno di andare a sbattere contro il suolo o cadere in acqua, persino gli alberi si possono attraversare come se non esistessero. Nonostante questa semplicità, il sistema di controllo risulta poco preciso e rende poco agevole completare le prove di precisione di cui vi accennerò  a breve.


Guidare un drago
Una volta in volo, potremo esplorare l’intera isola di Berk, perfettamente riprodotta in 3D, con lo scopo di raccogliere i numerosi oggetti da collezione oppure di scoprire località segrete. Questa è forse la parte più divertente del titolo, nonostante l’impatto grafico molto modesto l’isola regala scorci interessanti, ma ci si stanca dopo poco tempo, causa la ripetitività delle operazioni e una mappa non troppo vasta.
In alternativa, raggiungendo alcune zone è possibile attivare gli eventi relativi al Gioco dei Draghi, un torneo organizzato dai protagonisti per non annoiarsi e competere tra loro. Le prove si dividono essenzialmente in tre tipologie. Troviamo le inevitabili gare di volo in solitaria, con il percorso indicato da cerchi di fiamma attraverso cui passare e un tempo limite entro cui raggiungere il traguardo. Quindi abbiamo dei classici tiri al bersaglio contro obiettivi fissi e delle competizioni in cui raccogliere pecore e portarle al relativo recinto: in entrambi i casi è richiesto un punteggio minimo per superare la prova. Tutte queste gare sublimano in quello che è l’evento principale, la gara attraverso i cerchi contro tutti gli altri protagonisti, in cui conta non solo la velocità, ma anche l’abilità nel colpire gli avversari per rallentarli.
Bene o male è tutto qui, non c’è un’avventura da portare a termine, che colleghi le varie prove. Il giocatore può divertirsi ad esplorare l’isola, oppure a primeggiare nelle poche competizioni impersonando a rotazione tutti i protagonisti, ma oltre a questo c’è il nulla, aggravato dal fatto che l’assenza di obiettivi e trofei su Wii U fa venire meno quello stimolo che spinge alcuni dei videogiocatori più determinati a portare a termine titoli come questo. E' presente una modalità multiplayer in locale per 2 giocatori, che consente di sfidare un amico in split-screen attraverso competizioni appositamente previste.
Naturalmente il pad della Wii U non viene per nulla sfruttato e si limita a riproporre quello che vediamo sulla televisione, quindi volendo si può giocare a Dragon Trainer 2 direttamente sul suo piccolo schermo, il che aumenta la sensazione di trovarsi di fronte ad un titolo sviluppato per un portatile piuttosto che una home console…
Tecnicamente ci troviamo di fronte ad un prodotto senza infamia e senza lode, che risente apertamente il fatto di essere stato realizzato anche per console di due generazioni fa, nello specifico la vecchia Wii, oltre che per Xbox 360, Playstation 3 e naturalmente Wii U. I personaggi del cartone animato sono riprodotti fedelmente e godono di alcune catchphrases dei doppiatori originali (il gioco è doppiato in inglese con i soli sottotitoli in italiano), che finiscono col ripetere ossessivamente durante tutta l’esperienza di gioco; lo stesso dicasi per i draghi, che almeno non parlano. A parte il villaggio vichingo, che stacca sulla monotonia generale del paesaggio, l’isola di Berk è piacevole da esplorare ma povera di dettagli e con zero elementi interattivi. A spiccare in positivo è invece la bellissima colonna sonora orchestrale, che ci accompagna per tutto il tempo senza mai stancare, anzi, risultando fin troppo ricca e complessa per un titolo simile: immagino si tratti della soundtrack ufficiale del film, ma non posso confermarvelo. Di certo è l'elemento più riuscito di questa produzione...
Recensione Videogioco DRAGON TRAINER 2 scritta da FABFAB Il problema principale di questo titolo è l'incredibile limitatezza del gameplay: è pensato perché il giocatore ripeta più volte sempre le stesse competizioni, mirando a migliorare il proprio record o a completarle con tutti i draghi disponibili, senza ricevere particolari ricompense per questo. Anche l'esplorazione dell'isola e la raccolta dei collezionabili inevitabilmente stanca a breve.
Sembra davvero un titolo pensato per cellulari, da giocare in sessioni brevi e non troppo impegnative. Il problema è che invece è uscito per console casalinghe, con relativo alto prezzo: per questa ragione il lavoro svolto ci sembra decisamente insufficiente.
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