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Donkey Kong Country: Tropical Freeze

Donkey Kong Country: Tropical Freeze

Scimmie che non scimmiottano

Video Anteprima
A cura di del
Tralasciamo per un attimo la terribile incapacità di Nintendo di fare marketing come si deve, e guardiamo cos’è realmente l’azienda nipponica. Nintendo è, prima di tutto, una casa che crea giochi, e da sempre lo fa con un’abilità quasi inverosimile, raccogliendo talenti incredibili da tutto il mondo e portando avanti marchi che si sono insinuati pian piano nel cuore di quasi ogni videogiocatore. Stare al passo con gente del genere nello sviluppo dei videogame dev’essere un po’ come farsi una corsetta con Usain Bolt e riuscire a tenere il passo, per dirla nel modo più semplice possibile, eppure c’è uno studio americano che ce l’ha sempre fatta, arrivando persino a superare il maestro in alcuni casi.
Si parla dei Retro Studios, un gruppetto che all’attivo ha “cosucce” del calibro dei Metroid Prime, ed è riuscito senza inciampare a prendere possesso di quel Donkey Kong che ai tempi d’oro dei Rare aveva secondo alcuni superato persino l’idraulico baffuto. L’approdo della squadra su WiiU era tanto atteso quanto ovvio, e Miyamoto e compagnia hanno pensato bene di organizzarlo proprio con il personaggio su cui i Retro hanno lavorato più di recente, affidandogli lo sviluppo di Donkey Kong Country: Tropical Freeze.
Non tutti sono stati contenti della scelta, forse perché desiderosi di nuove avventure di Samus Aran, o di una nuova IP. Noi però, consapevoli che i Retro raramente sbagliano, ci siamo gettati sulle ultime avventure del gorillone con buone aspettative. Oggi siamo ancora sotto embargo, ma non disperate, perché possiamo comunque svelarvi un sacco di informazioni interessanti.

Scimmie ghiacciate
Superiamo rapidamente l’elemento storia, considerando che si tratta come al solito di una premessa estremamente semplice il cui unico scopo è dare il via alle vicende. Tutto parte quando Donkey e famiglia vengono spazzati via dalla loro isola da un gigantesco drago di ghiaccio evocato da un non meglio precisato individuo, giunto da quelle parti a bordo di una nave vichinga e con al seguito un numero sconfinato di scagnozzi. La famiglia Kong si troverà dunque a dover ritornare a casa sua, superando la solita pletora di locazioni pericolosissime.
Nulla di diverso dal solito, insomma, ma le preoccupazioni dei fan non risiedevano certo nella trama del gioco. No, i dubbi principali riguardavano la difficoltà, poiché la serie Retro negli anni si è distinta principalmente per la sua capacità di offrire agli amanti dei platform titoli dall’elevato livello di sfida e in grado di dare enormi soddisfazioni ai giocatori più ostinati.
Tropical Freeze, fortunatamente, non sembra voler facilitare la formula (come era accaduto parzialmente con il capitolo su 3DS), e fin dai primi mondi sveglia il giocatore con qualche sberla ben piazzata. Qui non si salta a casaccio: sbagliate un balzo di poco e perderete una vita prima di poter dire “azz”, aspettatevi un bel po’ di nemici variegati, quadri a bordo di carrelli e altri oggetti in movimento dove è necessario avere riflessi impeccabili, e preparatevi a boss fight in più fasi che metteranno a dura prova i vostri nervi. 
Tutte cose che abbiamo imparato ad apprezzare e siamo felici di rivedere, solo che a questo punto subentra il secondo dubbio sulla produzione. Dov’è l’innovazione?
Inizialmente può sembrare inesistente, i comandi sono rimasti bene o male invariati (è sparito il soffio di Donkey a terra, ma non è una gran perdita), il ritmo ha una velocità moderata ma adatta alle situazioni, e il salto riesce ad essere estremamente preciso nonostante mantenga un caratteristico “galleggiamento” di pochi istanti. Le novità però ci sono, e derivano quasi tutte dai partner del protagonista. Nei barili non ci sarà più solo Diddy Kong, infatti, ma troverete anche Dixie Kong e Cranky Kong, e a seconda dello scimmione piazzato sulle spalle di Donkey il nostro guadagnerà nuove abilità.
Si parla di meccaniche prese da vecchi classici del passato, come ad esempio l’indimenticabile pogo stick ottenuto trovando un barile di Cranky, che permette di superare zone ricche di spuntoni e rovi e di saltare più in alto. Sembreranno pochezze, ma tra il doppio salto rallentato di Dixie, la planata di Diddy, e il pogo di Cranky la varietà non manca, specie se si considera che è supportata da un level design ancora una volta da applausi.
Anche nei livelli i Retro hanno guardato molto al passato, e se da una parte vedrete la solita serie di spettacolari locazioni dedicate ai carrelli, non mancheranno fasi capaci di riportare alla mente i vecchi Rayman, con getti d’aria che scaglieranno in aria il nostro gorillone, o serie di piattaforme mobili da far impallidire i Mario dei tempi andati. 

Peloso è bello
Un bel misto di trovate, non c’è che dire, che forse non rappresenta un enorme passo avanti per il marchio, ma è riuscito comunque a catturarci all’istante. La difficoltà, poi, ci mette davvero del suo, visto che in ogni mappa ci sono un’infinità di segreti da scoprire, che si tratti di piccole zone nascoste contenenti pezzi di un puzzle, di banane accuratamente mimetizzate o di maniglie da tirare per attivare qualche marchingegno.
Per la verità, qualche facilitazione i Retro l’hanno introdotta, ma sta solo al giocatore decidere se farne uso o no. Portandovi sulle spalle un’altra scimmia caricherete un indicatore dedicato al Kong Pow, una sorta di mossa speciale a tutto schermo che elimina ogni nemico all’istante. Al contempo, nella mappa del mondo sono presenti dei negozi gestiti dall’eccentrico Funky Kong, che oltre a vendere dei collezionabili garantisce cuori extra o palloncini in grado di facilitare parecchio la vita a Donkey in alcuni livelli particolarmente ostici. Non si tratta di aggiunte capaci di snaturare il gioco, ve l’assicuriamo, la difficoltà del titolo deriva da ben altro. Se però proprio la cosa non vi va giù, i Retro hanno pensato anche a voi, inserendo una modalità sbloccabile completando tutti i livelli segreti, che vi costringerà a giocare ogni mappa senza checkpoint e con un cuore solo (roba da testate alla televisione), e le ormai immancabili leaderboards online, ove potrete sfoggiare tutta la vostra maestria con i gorilla.
Chiudiamo con il comparto tecnico, che non ci ha a sua volta deluso. Tecnicamente l’opera di Retro non è certo inarrivabile, presenta modelli poligonali semplici e texture più colorite che dettagliate. L’effetto generale è tuttavia piacevolissimo, l’architettura dei livelli è spesso geniale, tutto si muove senza singhiozzi, e il titolo ha stile da vendere. Degno di lode anche l’effetto del pelo di Donkey Kong, e orecchiabilissime le musiche, che vi si infileranno nel cervello a tempo zero. Non particolarmente piacevole invece vedere spento lo schermo del gamepad, che in questo titolo è completamente inutilizzato. 
  • [+] Sempre impegnativo e in grado di dare grandi soddisfazioni
    [+] Gran level design
    [+] Introduce interessanti meccaniche legate ai partner di Donkey

Abbiamo giocato poche ore a Donkey Kong Country: Tropical Freeze, ma il titolo Retro si è già confermato impegnativo e solido come il predecessore, oltre che più vario. Non abbiamo dubbi sul fatto che sarà un approdo notevole del Gorillone di casa Nintendo su WiiU, anche se forse avremmo voluto veder sfruttato al meglio il Gamepad, totalmente ignorato, o ammirare qualche innovazione più significativa.
Se amate i platform difficili e ben disegnati, comunque, tenete d'occhio le nostre pagine. A febbraio arriva la recensione!

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