Recensione di Scooby-Doo: le Origini del Mistero

- Ottimo doppiaggio in italiano
- Atmosfere spaventosamente divertenti
- Presenza del multiplayer
- Ben calibrato per i giocatori più giovani...
- Ripetitivo
- ...e troppo facile per i giocatori esperti
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A cura di (Mauro.Cat) del
Scooby-Doo è una famosa serie a cartoni animati, prodotta per la prima volta nel 1969 sotto il marchio di Hanna & Barbera. Dopo alcuni alti e bassi e due interruzioni nella programmazione, proprio negli ultimi anni abbiamo assistito ad un incremento di popolarità per la Misteri ed Affini. Nuovi episodi sono stati accompagnati da un musical di successo e da alcuni videogame. In questa ottica di successo si inserisce l’ennesima trasposizione videoludica del cartoon rivolta in questa occasione al Nintendo Wii.
Scooby-Doo: le origini del mistero, sviluppato da Torus Games e prodotto da Warner Bros Interactive, riprende alcune ambientazioni e stili tipici della serie televisiva e li ripropone in un prodotto che fin dalle prime battute di gioco rivela immediatamente il proprio target specifico.
Scooby-Doo si presenta infatti come un ibrido tra un action game, con forti tinte da picchiaduro a scorrimento, ed un platform. Le meccaniche dominanti ricordano il recente Spyborgs. Il tutto è però inserito in un contesto narrativo “spooky” infantile. Tutte le ambientazioni ed i nemici presenti richiamano quelle atmosfere da temi d’orrore per bambini. Case stregate, Luna Park decadenti e buffi lupi mannari riportano alla mente quei piccoli brividi che tanto piacciono ai più giovani. Ad onor del vero alcune scelte potrebbero perfino spaventare i meno coraggiosi, come le bambole animate che sembrano spuntare da un film di Tim Burton, ma nel complesso tutto il contorno pare costruito con sapienza con una dimostrazione di grande affetto per gli episodi televisivi. SD, che vanta un sistema di controllo affidato all’accoppiata telecomando più nunchuk ed uno legato al Classic Controller, possiede inoltre una gradita modalità multiplayer che rende il titolo ancor più appetibile per i più piccoli.

Quando Scooby era un cucciolo
Le origini del mistero ci mette di fronte ad un team di investigatori più giovani rispetto a quanto ci abbia abituato la tv. Le caratteristiche dei personaggi risultano comunque ugualmente esaltate. Scooby e Shaggy sono come al solito i più fifoni nonché i più golosi del gruppo. Fred è il belloccio forte e sportivo, Velma la cervellona occhialuta e Daphne la rossa e civettuola della combriccola. Ogni personaggio, sempre accoppiato ad un altro, possiede delle caratteristiche particolari. Scooby può entrare in determinati sportelli di piccole dimensioni, Shaggy si aggancia al soffitto con una fune, Fred può muovere oggetti pesanti, Velma “scassina” computer utilizzando la leva analogica del nunchuk e Daphne si arrampica sulle tubature rosa. Tutti i poteri sono sempre ben evidenziati.
L’avventura è suddivisa in ventidue livelli, compresi i boss ed i brevissimi inseguimenti, distribuiti in quattro episodi. Il titolo può essere portato a termine in sei o sette ore a seconda dell’abilità del giocatore ed alla cura nella fase esplorativa.
Ogni episodio è autoconclusivo ed è ambientato in un luogo molto ben caratterizzato. Questa scelta, che analizzeremo in seguito, rappresenta uno dei punti di forza del gioco.
Accedendo alla modalità principale si viene subito catapultati nella scena introduttiva. Immediatamente si osserva lo stile comico, sottolineato dalle risate fuori scena tipiche delle sitcom americane meno recenti, e l’ottimo doppiaggio in italiano. Tutte le voci sono ben caratterizzate e non si può che rendere onore ai validi curatori di questa fase.
I livelli principali sono piuttosto classici. Si eliminano i nemici, si raccolgono Scooby snack, si tirano leve e si eseguono brevi fasi platform che, senza la simpatia della Licenza di Scooby-Doo rischierebbero di diventare soporifere.
Come da recente tradizione, nel titolo è quasi impossibile morire, le vite sono infinite, e per questo l’azione scorre rapida. Ai livelli classici si aggiungono i quattro boss finali e gli altrettanti livelli ad inseguimento che sembrano usciti dai primi titoli della serie Crash Bandicoot.

Che paura mi fa!
Tecnicamente il tutto si presenta in maniera più che discreta. Una impronta generale che ricorda un po’ troppo i titoli della passata generazione è arricchita dallo stile e dalla varietà delle ambientazioni. La presenza dei quattro episodi, ed i continui cambi di scenario tra un livello ed un altro spingono il giocatore a proseguire. La scelta dei colori è sempre molto curata ed in ogni occasione si può dedicare qualche attimo all’osservazione dei “contesti”. Tecnicamente nulla fa gridare al miracolo, ma stilisticamente possiamo ritenerci soddisfatti.
Un discorso analogo va fatto per le animazioni, sempre convincenti, e per l’elevato numero dei nemici. Scheletri, uomini pesce, minatori e perfino citazioni del Big Daddy visto in Bioshock riempiono i nostri stage nelle fasi picchiaduro.
Il sonoro, come abbiamo già detto, è semplicemente ottimo nel linguaggio parlato e convincente negli effetti “da salto sulla sedia per la paura”. Le musichette di accompagnamento alla lunga risultano invece un po’ troppo ripetitive.
La giocabilità presenta alti e bassi e può essere apprezzata in maniera differente a seconda dell’età del giocatore, i più piccoli si divertiranno moltissimo, e della conoscenza della serie animata. Ogni episodio è costruito con sapienza. In alcune occasioni si ricevono indizi, semplici in verità, e da buoni aiutanti della Misteri e Affini alla fine di ogni capitolo dovremo indicare il nostro colpevole per vincere un nuovo extra. In ogni fase del livello una icona ci indica lo scopo della zona che stiamo visitano, come ad esempio l’eliminazione di tutti i nemici o la ricerca di una leva, ed una barra fucsia indica il livello di coraggio del nostro partner che va curato raccogliendo dei cuori.
I problemi maggiori sono legati alle fasi platform a causa di qualche incertezza nella prospettiva e di una occasionale imprecisione nel doppio salto che proprio a volte non ne vuole sapere di funzionare. Le rari azioni imprecise non minano il risultato globale, ma vanno segnalate per dovere di cronaca.
La longevità sulle sei ore è arricchita dalla presenza di extra sbloccabili. La facoltativa raccolta dei molti Scooby Snack, che rendono l’azione più lenta e spezzettata ma aumentano la longevità globale, ed il compimento di alcune azioni secondarie ci fanno sbloccate extra preziosi. Ogni livello può essere rigiocato successivamente in una modalità a parte utilizzando personaggi a piacere. Come da tradizione si sbloccano costumi divertenti e ironicamente fuori contesto.
Una riflessione finale è necessaria per ben comprendere la qualità del titolo. Considerando il target del gioco, utenti giovani o poco esperti, non si può che rimanere positivamente impressionati dal titolo. Certo un giocatore abituato alle sfide potrebbe trovare enormemente ripetitive le meccaniche di gioco e globalmente soporifere le sfide offerte. Scooby-Doo si rivela come un titolo valido per i più giovani in grado di inserirsi in maniera credibile in un preciso target. I più grandicelli invece farebbero meglio a soprassedere a questa comunque valida incarnazione videoludica delle avventurose scoperte della Misteri e Affini.
Recensione Videogioco SCOOBY-DOO: LE ORIGINI DEL MISTERO scritta da MAURO.CAT Ogni volta che ci troviamo di fronte a titoli ispirati a classici televisivi per bambini temiamo sempre di avere tra le mani un prodotto scadente o privo di mordente. In questo caso Scooby-Doo: le origini del mistero ci fa parzialmente ricredere. L’action game, che miscela picchiaduro a scorrimento e platform game, riesce a svolgere in maniera convincente il proprio compito. Il titolo, forte di un comparto tecnico più che dignitoso, sceglie di rivolgersi ad un target comunque giovane e nel complesso convince. La varietà delle ambientazioni, le atmosfere sinistre, la presenza del multiplayer rendono onore ad un titolo ripetitivo ma globalmente adatto al pubblico che cerca di conquistare con pieno merito.
I più grandi invece farebbero meglio a lasciar perdere le avventure di Scooby e dei suoi amici a causa di un livello di difficoltà poco stimolante. Una vera e propria menzione di merito va agli ottimi doppiatori che, con grande maestria, sono riusciti a dare atmosfera ad un titolo che costruisce buona parte del proprio successo sui cliché dell’horror rivisti nell’ottica di un pubblico giovane ma non impressionabile.
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