Recensione di Rainbow Islands: Towering Adventure
WII

- Sistema di controllo preciso
- Buon livello di sfida
- Stile grafico confusionario e poco ispirato
- Boss finali anonimi
- Strutturalmente peggiore rispetto al primo capitolo
A cura di Mauro Cattaneo (Mauro.Cat) del
Taito nel 1987 decise di dare un seguito all’amatissimo arcade Bubble Bobble. La software house giapponese però non si limitò ad inserire qualche nuovo livello allo schema classico del titolo precedente, ma ideò una struttura di gioco assai originale che condivideva ben poche meccaniche di gioco con BB. Rainbow Islands: the Story of Bubble Bobble 2 era infatti una sorta di platform a scorrimento verticale nel quale Bub e Bob, ormai tramutati in esseri umani, dovevano scalare alcuni stage servendosi dell’inusuale potere di creare arcobaleni. L’idea era davvero originale, sebbene si avesse la netta sensazione che il legame tra i due titoli fosse praticamente inesistente, ma non riuscì ad eguagliare la popolarità del primo episodio. Il problema maggiore era legato ad una meccanica di gioco fin troppo punitiva che, specialmente nella versione arcade originale, costringeva il giocatore ad inserire monetine su monetine nel cabinato senza ottenere grandi successi.
Rainbow Island ha nel corso degli anni goduto di un paio di nuove versioni, pubblicate su NDS e PSP, decisamente trascurabili a livello qualitativo.
A distanza di oltre ventidue anni Taito ha deciso di riportare in vita questo episodio, seguendo le orme dell’ottimo Bubble Bobble Wii, grazie al servizio di download del WiiWare. Il gioco, per il quale è obbligatorio l’utilizzo del Remote Controller posizionato orizzontalmente, è disponibile al costo di 800 Wii Points.

Questione di sguardi
L’impatto con il titolo è certamente traumatico per i fan di vecchia data. Allontanandosi dall’idea alla base del già citato Bubble Bobble Wii, Taito ha deciso di effettuare una sorta di remake grafico poco condivisibile. La grafica originaria del gioco, molto colorata e super deformed, ha subito alcuni stravolgimenti evidenti.
I due tozzi protagonisti, ridotti a semplici bambini, hanno perso totalmente il carisma dell’originale finendo per risultare troppo anonimi. I colori, su tonalità molto lucide, hanno tolto spessore alle ambientazioni che in questa occasione appaiono molto poco differenziate. In più di una situazione si ha la sensazione di rigiocare lo stesso stage all’infinito. I nemici sono rimasti invece piuttosto fedeli all’originale, ma in un contesto così diversificato finiscono col risultare anch’essi molto meno incisivi rispetto al passato.
La meccanica di gioco a livello di movimento dei protagonisti ha invece subito alcune parziali migliorie. Lo scopo di Rainbow Island è percorrere in salita alcune torri sfruttando come delle scale gli arcobaleni da noi creati. Questi ultimi, che possono duplicarsi e triplicarsi raccogliendo determinati bonus, rappresentano anche delle vere e proprie armi per eliminare i nemici. La gestione degli arcobaleni è migliorata rispetto al passato e, nonostante un livello di difficoltà comunque mal calibrato, la procedura di risalita appare più agevole. Gli arcobaleni vengono “abbattuti” con maggiore difficoltà e per questo difficilmente si rischia di veder sparire sotto i piedi il nostro sostegno. Questa miglioria si scontra però con alcune scelte strutturali poco condivisibili.

L’eterna risalita
La modalità principale non è più costituita in veri e propri livelli come nel passato, ma in una sorta di maxi stage, costituito da una torre da scalare. Poco prima del termine di ogni percorso, che rappresenta una specie di punto di salvataggio, è necessario aumentare ulteriormente la velocità di risalita. Dimenticavi gli scontri con i boss a schermo fisso e l’acqua che sale se ci attardiamo troppo. Ora tutto è gestito da una sorta di freddo cronometro a fondo schermo che ci indica il tempo rimasto prima dell’inevitabile game over. Ogni contatto coi nemici provoca una penalità di parecchi secondi, per cui è necessaria una certa precisione generale.
I boss non sono stati del tutto eliminati, ma si limitano ad una apparizione a fondo schermo che ci costringe a porre ancora più attenzione.
Tecnicamente RI: TA è soltanto discreto. Lo schermo mostra due barre ai lati, se si utilizza uno schermo 16:9, e spesso si avverte una certa confusione causata della presenza di troppe tinte lucide e simili nella tonalità.
La colonna sonora appare convincente specialmente nelle fasi più adrenaliniche.
Giocabilità e longevità sono come sempre molto soggettive. La nuova meccanica impone una modalità di semplice risalita della torre, con alcune varianti di poca importanza, che appare molto lontana dall’esplorazione delle isole nell’episodio precedente. Un miglior sistema di controllo rende però il tutto più piacevole. I livelli ci sono e sono impegnativi e, per chi ama i record, c’è la possibilità di provare a migliorare la propria prestazione precedente o di giocare con un amico.
Globalmente questo Rainbow Islands, e ci dispiace visto l’affetto che proviamo per l’originale arcade, non ci ha del tutto convinto. Forse sarebbe stato meglio seguire la strada dell’ottimo Bubble Bobble Wii ed affidarsi ad una meccanica e ad uno stile più rodati. Un gioco che diverte a tratti, ma potrebbe rovinare un bel ricordo agli appassionati e non interessare per nulla le nuove generazioni.
Recensione Videogioco RAINBOW ISLANDS: TOWERING ADVENTURE scritta da MAURO.CAT Rainbow Islands: Towering Adventure non si è rivelato all’altezza delle aspettative. La nuova avventura di Bub e Bob soffre una meccanica di gioco che, sebbene non abbia mutato l’idea di fondo, appare globalmente meno varia rispetto al titolo originale. Se a questo si aggiunge un comparto grafico che, a causa di scelte stilistiche discutibili, fa rimpiangere i vecchi e tozzi sprite principali ci si ritrova con un prodotto poco convincente.
Una nota di merito va però al sistema di controllo che risulta molto più preciso che in passato e risolleva fino alla sufficienza l’esperienza di gioco. Rainbow Islands appare pertanto come un prodotto mediamente curato che, pur divertendo a tratti, non è riuscito a ripetere la magia dell’originale a causa di qualche infelice scelta in fase di sviluppo.
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