Recensione di Wild Earth African Safari

Copertina Videogioco Wild Earth
  • Piattaforme:

     WII
  • Genere:

     Simulazione
- Un viaggio rilassante in un ambiente selvaggio
- Gli articoli raccontano la vita della savana
- Annoia subito
- Difficoltà completamente assente e minigiochi banali
- Longevità limitata
- Inquadrature poco funzionali
A cura di (Spetz) del
Coloro che avranno avuto l’opportunità di effettuare un vero safari fotografico attraverso le sconfinate pianure e gli altipiani del continente africano sapranno sicuramente riconoscere la particolarità di questi habitat, ricchi soprattutto di fauna d’ogni tipo, spesso difficile da poter immortalare, incurante delle mire dei turisti. Questo tipo di attività viene riprodotto in numerosi titoli legati alla ricerca degli animali, di cui lo stesso Wild Earth è esponente, insieme a quell’Afrika sviluppato da Sony ma che, al momento, non sembra essere destinato a raggiungere i negozi occidentali. Purtroppo le stesse dinamiche che nella realtà si rivelano ricche di spunti e stimoli interessanti, loro malgrado vengono trasfigurate di fronte ad un televisore con molta difficoltà e una buona dose di incertezza.

Proiettati verso il selvaggio e l’incontaminato
Come avrete capito il giocatore dovrà assolvere a degli incarichi per il recupero di un certo quantitativo di foto, con soggetti differenti a seconda dell’evenienza e con lo scopo ultimo di realizzare un articolo a tema. In totale sono presenti undici missioni da svolgere e in ognuna saranno suggeriti gli obiettivi da immortalare, suddivisi tra primari e secondari. L’elenco dei soggetti da riprendere viene gestito da una griglia posizionata in alto a sinistra sullo schermo che, di volta in volta, spunterà gli elementi già documentati. Senza portare a termine l’obiettivo primario non sarà tuttavia consentito procedere nella propria esplorazione, non tanto a causa degli ostacoli posti all’interno dello scenario, quanto per il mancato aggiornamento degli obiettivi stessi, che non cambieranno nemmeno spostandosi altrove. I compiti secondari comunque non dovranno essere necessariamente svolti nella loro interezza: è infatti sufficiente trovarne una buona percentuale per riuscire a completare con successo il livello.
Agli obiettivi più semplici dove non è richiesta una particolare attenzione se ne contrappongono poi altri i quali richiederanno un maggior tempismo per evitare di perdere l’attimo propizio per lo scatto, ad esempio nel caso si intenda riprendere alcuni uccelli in volo, i predatori che attaccano le loro prede oppure gli animali che corrono in branco attraverso la savana. Al di là di questo bisogna comunque riconoscere come in generale le attività da portare a termine non richiedano alcun tipo di abilità specifica e sia fin troppo semplicistico riuscire a completare la missione e comporre il proprio pezzo.
All’occorrenza un indicatore circolare può correre in aiuto per dare informazioni sulla direzione da tenere, in particolare se ci si sta allontanando dall’obiettivo prefissato anziché avvicinarsi.
La visuale in soggettiva permette da un lato di immergersi nell’ambientazione e di avere la chiara percezione dell’obiettivo fotografico, contrassegnato da un rettangolo direttamente sulla schermata di gioco. Tuttavia, sotto un altro punto di vista, si rivela fastidioso per la sua strutturazione e per un sistema di controllo non propriamente preciso ed efficace. L’interfaccia dei comandi si avvale del supporto del Nunchuk per muoversi attraverso le ampie pianure del Serengeti mentre, con l’ausilio del Wii Remote, si dovrà puntare verso lo schermo per muovere la visuale in tutte le direzioni. Premendo il tasto A si scatterà la foto, che potrà essere eliminata in seguito, nel caso sia insoddisfacente, per mezzo del pulsante B. Per zoomare, invece, si potrà scegliere tra l’utilizzo dei tasti più e meno situati sul telecomando o viceversa del tasto C e quello Z del Nunchuk.
Nel corso dell’attività di recupero del materiale è importante non disturbare gli animali con la propria presenza, specialmente quelli più feroci e aggressivi che non esiteranno a caricare nella direzione del giocatore. Per capire il grado di disturbo arrecato alle bestie sarà sufficiente consultare un’apposita barra dell’impatto sull’ambiente circostante. A quel punto non resterà altro da fare che fuggire verso un’area di sicurezza e attendere che l’animale decida di tornare sui suoi passi.
Infine al termine di ogni percorso di ricerca apparirà l’articolo completo, corredato da tutte le immagini scattate personalmente e da un breve testo che descrive e spiega alcune tematiche connesse alla vita e alle abitudini degli animali del Serengeti.

Una campagna fotografica e poco altro
In parallelo alla modalità principale esistono alcuni minigiochi sbloccabili esclusivamente dopo aver espletato le missioni principali. Se già di per sé il contenuto del titolo non entusiasma sia per la realizzazione che per la mancanza di variazioni significative nel gameplay, con questi extra sbloccabili si raggiunge un livello ancora più insoddisfacente. Le attività da svolgere si dividono equamente tra il noioso (dover lavare un branco di animali di passaggio ricorrendo alla proboscide di un elefante) e l’assurdo (far ballare a tempo, seguendo una serie di indicatori, un piccolo gruppo di fenicotteri). Accade così che dopo il primo utilizzo la rigiocabilità di questi contenuti finisca per annullarsi.
La modalità cooperativa non compie alcun passo in avanti e consente di avviare una partita ospitando fino ad un massimo di quattro giocatori. Sarà possibile scegliere tra differenti opzioni come decidere ogni quanto tempo cambiare l’utente alla guida, scegliendo tra fasce di tempo che vanno dai trenta secondi fino a cinque minuti, o ancora optare di cambiare il guidatore con l’aggiornamento delle missioni principali. Mentre chi è al volante è in grado di spostarsi a piacimento per la savana, gli altri utenti saranno abilitati esclusivamente a scattare delle immagini; al termine del livello saranno poi suddivisi i punteggi legati all’attività di ogni fotografo.
Graficamente non siamo sicuramente all’altezza degli standard considerati alla portata del Nintendo Wii. Le ambientazioni sono molto spoglie e povere anche di quei piccoli particolari e accorgimenti che avrebbero potuto rendere gli scenari maggiormente credibili. I corsi d’acqua sono resi in modo grossolano, così come la vegetazione e la realizzazione di alcuni animali, in particolare i rinoceronti e le giraffe.
Recensione Videogioco WILD EARTH AFRICAN SAFARI scritta da SPETZ E’ evidente come Wild Earth African Safari sia un prodotto indirizzato in particolare ad un pubblico di giocatori molto giovane; lo si evince chiaramente dalla struttura di gioco e dalla natura prettamente illustrativa degli articoli disponibili al termine di ogni livello, i quali spiegano in modo semplice e immediato determinati aspetti riguardanti la vita di un intero ecosistema come quello africano. La pochezza dei contenuti disponibili e la longevità molto bassa lo rendono comunque inadatto a soddisfare la più ampia fetta di giocatori, i quali non faticheranno ad orientarsi verso produzioni maggiormente strutturate.
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