Recensione di Solomon's Key

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     WII
  • Genere:

     Puzzle game
  • Sviluppatore:

     Tecmo
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Costo:

     500 Wii Points
  • Data uscita:

     Disponibile
- Meccanica di gioco raffinata
- Richiede ingegno
- Diverte anche dopo tutti questi anni
- Livelli avanzati molto ostici
- Comandi talvolta imprecisi
A cura di (Mauro.Cat) del
Da qualche tempo Nintendo ha reso possibile regalare titoli della Virtual Console ad amici più o meno lontani. Questa piacevole opportunità permette di far conoscere ad altri appassionati questo o quel gioco del passato al quale siete particolarmente legati e proprio dall’omaggio di un amico che vive all’estero è nata l’idea di parlarvi di Solomon’s Key. Il gioco, sviluppato da Tecmo, fu uno dei primi successi del passato pubblicati sulla VC, è può essere classificato come un puzzle game di grande qualità, insomma il classico titolo d’altri tempi che risulta di grande qualità anche ai giorni nostri. Pubblicato nel lontano 1986 in versione coin-op ed un anno più tardi su NES, SK fu un vero bestseller della console a 8-bit Nintendo riscuotendo fin da subito un incredibile successo. Il gioco ebbe anche due seguiti: Solomon’s Key 2 per NES (noto anche come Fire ‘N Ice) e Solomon’s Club per Game Boy, dei quali probabilmente avremo modo di riparlarne in futuro.

Le dodici case
Il protagonista delle vostre avventure, Dana, è un mago costretto a risollevare le sorti del mondo della luce recuperando la Solomon’s Key. Attraverso il superamento di una cinquantina di livelli, cui se ne aggiungeranno una quindicina segreti, attraverserete ambientazioni ispirate ai segni dello zodiaco (come nell’anime de I Cavalieri dello Zodiaco!). Ogni quattro livelli cambierà l’astro e già verso il segno del Cancro i meccanismi si faranno sempre più complessi, obbligandovi a trovare sempre nuove astuzie per poter ottenere le campanelle con cui salvare le fate imprigionate in ogni livello.
La meccanica di gioco è in sostanza semplice ma mai banale: Dana deve raggiungere il portone di uscita in un livello a schermo fisso dopo aver raccolto la chiave. Il piccolo mago ha però pochi poteri a disposizione. Con la sua bacchetta può costruire (o distruggere) blocchi grazie ai quali crearsi un percorso ed in qualche raro caso sparare colpi infuocati, niente altro che questo. Gli schemi sono zeppi di insidie e di nemici e solitamente le vie di fuga sono limitate, pertanto come in molti titoli del genere puzzle game la soluzione per cavarsela è spesso una ed una soltanto, da ottenere con una buona dose di materia grigia. Fortunatamente SK aiuta il giocatore che, nell’arco della partita composta contraddistinta da tre vite, può utilizzarne una vita per raccogliere la chiave e gestire le altre due per raggiungere l’uscita. Sempre facendo molta attenzione però, altrimenti dovrete ricominciare tutto da capo.

Il lontano 1987
Solomon’s Key presenta alcuni problemi, legati all’impostazione dei comandi, tipici degli anni Ottanta, causati anche dal limitato numero di pulsanti presenti nei primi esemplari di joypad. Il salto da effettuare con la croce direzionale è a dir poco impreciso ed in genere il personaggio tende a bloccarsi nelle fasi che richiedono maggiore agilità. Tecmo ha infatti sviluppato un puzzle game che richiede ragionamento e precisione ma al tempo stesso velocità ed abilità da platform per non rischiare di compromettere tutto. Questa meccanica di gioco ibrida potrebbe non piacere ai puristi del genere rompicapo, ma a conti fatti rappresenta comunque una buona variante rispetto al genere classico.
Tecnicamente SK dimostra tutti i suoi anni, ma al tempo stesso risulta funzionale. La grafica è essenziale ed ai limiti del minimalista, con ambientazioni e nemici che si somigliano parecchio. Le animazioni sono poco incisive, ma la fluidità è sempre su buoni livelli. Lo sprite principale è di dimensioni ridotte così come quelli dei nemici, ma la visuale risulta ampia e ben studiata per permettervi di adottare la giusta strategia. Il sonoro non si fa ricordare e risulta piuttosto anonimo.
Il titolo Tecmo riesce a dare il massimo per quanto riguarda giocabilità e longevità. Solomon’s Key è divertente e coinvolge il giocatore invogliandolo a continuare la sfida. “Un’altra partita e poi smetto…”, è questa la frase che continuerà a balenare nella mente del giocatore.
La meccanica di gioco lascia sempre la sensazione che la soluzione sia a portata di mano e che basti davvero poco per risolvere l’enigma del momento, ma in realtà tutto è molto più complicato ed ogni livello (dopo i primi di ambientamento) rappresenterà una sfida notevole. In generale va sottolineata anche una certa non uniformità nel livello di difficoltà, ma questo fattore potrebbe essere soggettivo e legato alla intuizione personale (personalmente abbiamo odiato cordialmente il livello tredici!).
Solomon’s Key è davvero un bel titolo. Se non vi soffermerete sulla grafica veramente old style e su alcune incertezze tecniche tipiche del periodo avrete tra le mani un gioco incredibile e di grande qualità rispetto a molti prodotti dei giorni nostri. Personalmente è consigliato a chi ama il genere dei puzzle e dei rompicapo, ma in generale a chi è appassionato di sfide intense, che non resterà affatto deluso.
Recensione Videogioco SOLOMON'S KEY scritta da MAURO.CAT Solomon’s Key è un prodotto di qualità che, ai tempi dell’uscita, puntava su di una sfida ostica ma ben concepita. Se non siete il videogiocatore che cerca solo la grafica ultra dettagliata da mostrare agli amici ed amate affrontare sfide impegnative che richiedono intelligenza ed abilità, SK farà al caso vostro. Graficamente fa sorridere ma il tutto ben si sposa con il genere e l’impianto grafico non risulta assolutamente essenziale pr riuscire a divertirsi pienamente. Il rischio per molti è quello di bloccarsi di fronte ad un livello di difficoltà esasperante che non concede sconti. L’unica è non arrendersi e continuare a giocare livello dopo livello e vedrete che non rimarrete delusi dal titolo Tecmo. Che la sfida cominci!

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