Recensione di Kid Chameleon

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     WII
  • Genere:

     Platform
  • Costo:

     800 Wii Points
- Discretamente divertente
- Buona varietà di trasformazioni
- Anonimo
- Troppe idee prese in prestito da altri titoli
A cura di (Mauro.Cat) del
Iniziamo con un piccolo quiz: in quale videogioco di piattaforme il protagonista elimina i nemici saltandogli addosso dall’alto, distrugge blocchi di roccia con la testa ottenendo di tanto in tanto un bonus, corre più velocemente se si tiene premuto un tasto, si trasforma raccogliendo un oggetto e conclude un livello saltando sopra una bandierina?
Se in coro avete risposto Super Mario Bros siete fuori strada ma forse neanche tanto.
In questo caso la risposta corretta è Kid Chameleon, titolo di piattaforme prodotto da Sega, pubblicato su Megadrive nel 1992 e disponibile su Virtual Console per 800 Wii Points. Il titolo era presente anche nella raccolta per di titoli per Megadrive pubblicata per Playstation 2 e PSP.
Il protagonista del gioco, di nome Kid Chameleon, deve entrare in un videogioco “malvagio”, che rapisce i malcapitati che lo provano, e superare una serie di livelli a scorrimento orizzontale. Questo è un esempio di videogioco nel videogioco. La trama è un pretesto per giustificare l’ennesimo anonimo, ma discreto, titolo platform.

Dejà vu
Come spiegavo all’inizio della recensione il primo impatto con KC è davvero spiazzante. I richiami, al limite del plagio, alla serie di Super Mario sono inutili e fastidiosi. Per fortuna prendendo confidenza con le varie trasformazioni del nostro camaleontico protagonista questo spiacevole aspetto finisce in secondo piano. Strutturalmente si affronta un buon numero di livelli, circa una ventina, piuttosto impegnativi ed abbastanza vari per ambientazione. Le opzioni non offrono nessuna caratteristica di rilievo ed il giocatore ha a disposizione tre continue per terminare l’avventura (proseguendo nel gioco è possibile ottenerne altri). I livelli non sono molto lunghi e sono caratterizzati da un livello di difficoltà altalenante. Alcuni si concludono in un attimo mentre altri risultano piuttosto ostici. Lo scorrere del tempo potrebbe celare una ulteriore insidia. Il protagonista può raccogliere, colpendo i blocchi, dei timer che aumentano il tempo a disposizione che in qualche caso è piuttosto limitato. Il titolo non è molto complicato anche se piuttosto lungo e vario.
In un paio di occasioni il mio personaggio si è incastrato nello scenario a causa di qualche baco, e così non ho potuto fare altro che attendere lo scorrere inesorabile delle lancette dell’orologio e ricominciare il livello da capo. Questo fatto, seppure molto limitato, mi ha un pochino infastidito.

Ginoleonte
Le trasformazioni del gioco sono varie e spassose. In alcuni casi esse risultano molto utili, mentre in altri appaiono poco funzionali anche se piuttosto buffe.
Il primo travestimento è quello da cavaliere. Con tali sembianze Kid risulta essere molto più forte, grazie anche all’aumento dell’energia. Poi si trova il costume da samurai con tanto di spada. Questo non è particolarmente pratico da usare a causa della scarsa portata dell’arma. Il demone stile rinoceronte è splendido. Con questa maschera il nostro eroe corre senza sosta abbattendo a capocciate i muri. Divertente. Il mio preferito è il travestimento che cita Jason della serie cinematografica “Venerdì Tredici”. Qui Kid lancia delle asce trasformando momentaneamente il titolo in un gioco di azione.
In tutto si trovano dieci differenti potenziamenti che non descrivo completamente per non rovinare la sorpresa. Mi soffermo ancora un attimo sui due più fuori di testa (ed anche meno giocabili): l’uomo carro armato e la mosca. Il carro armato, spassoso a vedersi, è a dir poco goffo nei movimenti mentre la mosca, pur nella sua originalità, difetta visibilmente nell’implementazione dei comandi.
Le trasformazioni garantiscono maggiore freschezza al titolo Sega pur risultando a volte solo un pretesto. I frequenti cambi d’abito imposti dal gioco per proseguire risultano invadenti. Sarebbe stato più intrigante, una volta sbloccato un travestimento, avere la possibilità di cambiarsi a piacimento. Purtroppo Kid utilizza solo la maschera che lo ha appena trasformato e ciò costringe il giocatore a seguire lo schema predefinito deciso dagli sviluppatori.
Se si esaurisce l’energia con Kid mascherato si ritorna ad indossare gli abiti comuni (ed esauriti quelli… si perde una vita).

Uno schema collaudato
Tecnicamente il titolo è buono. Grafica, giocabilità, longevità e sonoro non mostrano grandi picchi qualitativi e neppure pericolosi svarioni. Qualche aspetto del titolo non convince. Anche in molti videogiochi recenti si preferisce copiare pedissequamente altri prodotti famosi piuttosto che proporre qualcosa di originale. Non capisco però perché quelli di Sega, che avevano come buona base qualche idea originale (le maschere), abbiano avuto la pessima idea di seguire così palesemente l’impostazione di Super Mario Bros (anche se va ricordato ai più giovani come in quegli anni fosse pratica comune ispirarsi ai titoli dell'idraulico italiano). Questa scelta rischia di portare il giocatore ad esprimere un giudizio negativo su quello che, joypad alla mano, è un titolo più che dignitoso. Una volta superati i primi livelli, si perde poco per volta la sensazione di dejà vu e Kid Chameleon mostra alcuni spunti interessanti che potevano anche essere sfruttati meglio. Le trasformazioni sono un discreto diversivo e tutto risulta maggiormente coinvolgente. Il platform di Sega alla fine si lascia giocare ed offre un buon grado di sfida senza mai essere frustrante. Titolo discreto ma poco originale già nel 1992.
Recensione Videogioco KID CHAMELEON scritta da MAURO.CAT Titoli come Kid Chameleon, che risultavano solo discreti al tempo dell’uscita, appaiono oggi trascurabili. Il gioco in questione non gode di particolari difetti e tecnicamente è gradevole. Il tutto risulta un po’ scialbo a causa della scarsa originalità. Le molte trasformazioni ravvivano il tutto ma la sensazione di dejà vu, che già si percepiva giocando il titolo nel 1992, rende, quindici anni dopo, il prodotto di Sega ancor meno stimolante. Non siamo di fronte ad un titolo malvagio ma adatto prevalentemente a chi possedeva l’originale e vuole rigiocarlo o a chi ama alla follia i titoli di piattaforme (che peraltro hanno migliori rappresentanti su Virtual Console).
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