Recensione di Street Fighter 2: The World Warrior

- Ottima giocabilità, molto tecnica e appagante
- Personaggi carismatici
- Difficile trovarne!
A cura di (Tsubasa) del
The World Warrior
Quando vidi per la prima Street Fighter 2 volta fu qualcosa di incredibile: sprites enormi, che occupavano mezzo schermo, lottavano usando le mosse più improbabili, davanti a fondali arricchiti con animazioni e diversi livelli di parallasse. La strada dove combatteva Chun Li lasciava intravedere la frenesia del mercato cinese, dal tessitore al barbiere, dal macellaio ai polli che si dimenavano nelle gabbie. La fabbrica di Zangief sottintendeva il degrado di un industria nella russa comunista (palesata dal simbolo della falce e martello sul pavimento). Chi si ricorda lo stage di Ryu? Nessuno spettatore, colori scuri e tramonto in sottofondo dietro ai tetti giapponesi: gli uccelli che si muovono alla fine del round contribuiscono a creare quell’alone del lottatore solitario la cui esistenza è votata unicamente al perfezionamento del proprio stile di combattimento. E che dire dell’atmosfera da Top Gun ricreata nello stage di Guile dove, davanti ad un caccia in bella mostra, i compagni del militare con la bandiera americana tatuata sul braccio fanno il tifo per il loro idolo? Capcom non ha lasciato nulla al caso, ha prima creato dei lottatori carismatici e poi con una con una cura maniacale ne ha creato la storia, l’ambiente, il paese, la strada. Ma, cosa più importante, Capcom ha creato uno dei più grandi videogiochi dello scorso millennio, forse il più convertito sulle piattaforme domestiche (dal Commodore 64 alla Xbox), sicuramente uno dei più apprezzati dagli appassionati.

"You must defeat Tsubasa to stand a chance..."
Certo, Capcom nel '91 non ha certo inventato il picchiaduro ad incontri, ce n’erano da diversi anni ed anche di ottima qualità (vedi IK+ o Barbarian per Commodore 64) ma, possiamo dirlo con certezza, ha inventato il picchiaduro alla Street Fighter dove l’uso di mosse speciali, mezze lune e combo erano fondamentali perché una partita durasse più di 30 secondi.
Si sceglieva uno fra otto personaggio, ognuno diverso sia come stile che come mosse speciali (con la dovuta eccezione di Ryu e Ken), per affrontarne i rimanenti sette in scontri alla meglio dei tre per poi passare ai quattro Boss, agguerriti avversari segreti (segreti in quanto non selezionabili e quindi sconosciuti). Il primo impatto con il cabinato era scoraggiante se non traumatico, davanti a noi si profilavano, accanto al Joystick, ben 6 pulsanti, tre adibiti ai pugni e tre ai calci che, se a una prima occhiata potevano sembrare inutili, in realtà poi si rivelavano fondamentali per eseguire fireball a diverse velocità o attacchi meno letali ma più rapidi seguiti da altri attacchi a formare quello che poi sarebbero state chiamate combo.
A dire la verità anche l’impatto col gioco stesso era deprimente: il livello di difficoltà, almeno alle prime partite, era disarmante e finchè non si scoprivano le mosse speciali era improponibile una lotta contro la CPU almeno alla pari (e non esistevano i forum a cui chiedere le mosse). Ma era impossibile resistere al fascino di quei personaggi: solamente le loro posizioni statiche avevano delle animazioni che lasciavano basiti, dagli impercettibili movimenti muscolari di Guile, all’affannoso respiro di Chun Li evidenziato dal movimento del seno passando per le pose (volutamente) sgraziati di Blanka.

Un gioco diverso per un pubblico diverso
Una volta imparati i meccanismo del gioco (e dopo oltre 10 anni c’è ancora qualcosa da imparare) è però difficile staccarsi da Street Fighter 2 e dire basta e, anche nella sala giochi più fornita, era difficile scegliere di destinare le proprie preziose cinquecento lire ad altri giochi, almeno fino a quando SNK creò Fatal Fury e i suoi simili (ma questa è un'altra storia...).
Street Fighter 2 è figlio di un periodo in cui il meglio dei videogiochi era concentrato nei loschi baretti o nelle sale giochi, un periodo dove creare un gioco con controlli ostici non era limitativo ma anzi era un’attrazione per i videogiocatori.
Recensione Videogioco STREET FIGHTER 2: THE WORLD WARRIOR scritta da TSUBASA La Virtual Console è un’ottima occasione per ricordarsi dei giochi che ci hanno entusiasmato ormai più di dieci anni fa. Alcuni titoli risultano appetibili solo per chi li ha vissuti durante il periodo in cui sono stati pubblicati, altri invece sono ancora attuali nonostante i segni del tempo. Sono convinto che Street Fighter II possa essere stimolante ancora ai giorni nostri grazie all’ottimo studio del gameplay operato da Capcom e grazie a una caratterizzazione dei personaggi che ancora oggi appaiono ricchi di fascino e personalità.
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