Recensione di Spazio a Zelda

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     WII
  • Genere:

     Avventura
  • Sviluppatore:

     Nintendo
  • Distributore:

     Nintendo
  • Lingua:

     Completamente in italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     18 novembre 2011
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A cura di (Redazione SpazioGames) del
Continua la nostra rubrica “Spazio a”, con l'intento di farvi arrivare più opinioni possibili sui migliori titoli di questa generazione. L'articolo di oggi è dedicato all'ottimo The Legend of Zelda: Skyward Sword, titolo che, grazie all'implementazione del Wii motion Plus e di un gameplay sempre fresco, è riuscito a rinnovarsi ed entrare ancora una volta nel cuore di tutti i fan.

Luca “drleto” Forte
“Da molti definito come il canto del cigno del Nintendo Wii, The Legend of Zelda Skyward Sword é l'ennesima dimostrazione di come solo Nintendo sia in grado di comprendere la portata rivoluzionaria della sua console e sfruttare pienamente le sue potenzialità. Per alcuni, sfortunatamente, lo ha fatto troppo tardi (stesso destino capitato a Twilight Princess), con la nuova console alle porte e quella attuale da un po' troppo tempo trascurata.
Al posto di provare a sorprendere lo spettatore con uno stile peculiare, come fu con Wind Waker, o sperimentare formule di gioco nuove o originali, come nel mai troppo compianto Majora's Mask, Skyward Sword punta tutto sulla precisione garantita dal Wiimotion Plus, accessorio imprescindibile per poter giocare, tanto che venduto in bundle nella confezione. Grazie alla mappatura puntuale dei nostri movimenti, brandiremo il Wiimote esattamente come Link fa nel gioco. Un movimento verticale per eseguire un fendente verticale, uno orizzontale per tagliare in orizzontale e così via. Nonostante avvenga dopo poche ore di gioco, in Skyward Sword si realizzerà il sogno di molti fan della saga, ovvero brandire al cielo la Master Sword per farla caricare del potere della dea e poi scagliarlo contro i nemici.
Gli avversari sono stati disegnati per valorizzare questo sistema, alternando di volta in volta punti deboli sfruttabili con uno specifico colpo (affondo, verticale, orizzontale ed obliquo), solitamente facile da individuare, ma più complesso da eseguire, un po' per il tempismo necessario e un po' per la lettura non corretta di alcuni movimenti, soprattutto quelli eseguiti convulsamente durante gli scontri più tirati. Col Nunchuck gestiremo invece lo scudo e il lock-on della telecamera sui nemici.
Il Wiimote non sarà solo una spada, ma anche il telecomando di uno scarabeo volante, il puntatore della fionda, le redini del nostro simpatico pennuto rosso o il pezzo da ruotare per risolvere dei puzzle. Le soluzioni adottate sono diverse e tutte molto originali ed incoronano l'ultima fatica Nintendo come la summa di quella che è stata una vera e propria Revolution.
Le vicende che portano Link ad abbandonare Oltrenuvola sono quelle classiche, ma declinate in modo da mostrare un lato più umano dei protagonisti. Link è un gentile e talentuoso ragazzo che si allena per diventare cavaliere, amato da tutti, ma anche osteggiato da un gruppo di bulli geloso del suo talento e del suo rapporto con la dolce Zelda. La futura principessa, grazie al suo nuovo design, mostra una bellezza semplice, ma folgorante ed esuberante, molto più calda e vera dell'algida eroina di Ocarina of Time o più matura e complessa della simpatica piratessa di Wind Waker. La sua scomparsa funge da pretesto per abbandonare il rassicurante villaggio e letteralmente tuffarsi tra le nuvole.
In questo contesto si inserisce Ghirahim, a nostro avviso la nota più stonata della produzione, che come antagonista di Link non può reggere, con la sua vocina stridula e il look emo, il confronto con il granitico e misterioso Ganondorf. Quello che ne deriva è un ri-allineamento delle tematiche proposte verso un pubblico di adolescenti, data la difficoltà, per chi ha qualche anno di più, di immedesimarsi nel ragazzo vittima del bullismo o condividere il character design di alcuni antagonisti. In questo senso anche l'annosa scelta artistica di non doppiare i dialoghi rende anche i momenti più epici piuttosto surreali con suoni gutturali emessi dai vari protagonisti a sostituire i dialoghi.
Un altro aspetto fondamentale per la saga di Zelda sono i dungeon e l'esplorazione. In questo caso potremmo dire che Anouma e compagni "ci sono ricascati" riproponendo una forma troppo marcata di backtracking (non ai livelli di Phantom Hourglass) ed una fase esplorativa poco interessante, suddivisa in poche macro-aree e tutta una serie di isolette con spesso poco più di un baule da aprire. Certo, l'eventuale disappunto emerge confrontando Skyward Sword con gli altri eccezionali episodi della serie, dato che l'esperienza rimane di assoluto livello, ma rimane comunque l'impressione che i programmatori Nintendo avrebbero potuto fare qualcosa di più, soprattutto per smorzare l'impressione di trovarsi di fronte ad un prodotto che si sviluppa in maniera piuttosto lineare.
Nono stante questo proverbiale cercare il pelo nell'uovo, l'ultimo titolo Nintendo è capace come pochi altri di stupire, emozionare e rapire. Volare tra le nuvole o sconfiggere gli avversari grazie al proprio fendente sono soddisfazioni enormi, pari solo alla genialità di alcuni puzzle ed alla capacità della grande N di valorizzare, con musiche sopraffine, uno stile unico e la solita dose di classe cristallina, ogni suo prodotto.”

Gianluca “DottorKillex” Arena
L'ho aspettato per cinque lunghi anni. Non che non mi sia divertito con Twilight Princess, ma ero curioso di vedere se e quanto il Wii Motion Plus avrebbe rivoluzionato il mio modo di vivere il mondo di Zelda, che tante volte ho frequentato, nelle sue mille fogge diverse, nel corso degli anni.
E adesso che ho provato il sistema di controllo implementato in Skyward Sword, mi chiedo come avessi fatto prima a godermi fino in fondo alcuni aspetti dei precedenti episodi della saga, primo tra tutti il combattimento.
Non che elementi come la tavolozza pastello con un tocco impressionista, o la possibilità di librarmi in cielo con il mio fedele compagno di viaggio non mi abbiano impressionato, ma la precisione dei comandi e la sensazione di essere davvero parte del mondo di gioco hanno decisamente rubato la scena a ogni altra novità proposta da Nintendo.
La fisicità di ogni scontro ha donato nuova linfa al gameplay, reso possibili (e divertenti!) puzzle ambientali inediti per la serie e permesso di svecchiare dinamiche che, sebbene osannate, iniziavano, fisiologicamente, a sapere di stantio.
Le riproposizioni del mondo crepuscolare di Twilight Princess hanno lasciato il posto a reinterpretazioni, come se a Oltrenuvola un governo conservatore avesse lasciato il posto ad uno progressista.
Eppure Skyward Sword è inconfondibilmente, innegabilmente, visceralmente un altro capitolo di Zelda, ma è nell'intimo significato di questo altro la chiave di volta: è un altro che si propone di rinnovarsi, di portare una saga storica (la più grande della storia videoludica?) nell'attuale mercato, con un'utenza assai lontana, per percezioni, modi di giocare e gusti da quella dinanzi a cui Link mosse i primi passi; un altro che, perdipiù, porta con disinvoltura numerosi fardelli, uno più gravoso dell'altro.
Parliamo infatti del primo Zelda interamente sviluppato intorno ai controlli motion di Wii, del primo Zelda in ordine cronologico, visto che le vicende narrate precedono quelle di ogni altro capitolo della serie, del primo gioco additato da Nintendo come la summa di ciò che avrebbe dovuto essere sulla sua console casalinga (e confesso che in quell”avrebbe dovuto” c'è un certo rimpianto, mio ma anche di Nintendo, presumibilmente), del gioco celebrativo dei 25 anni del franchise, e, ultimo ma non ultimo, del canto del cigno di Wii al tramonto.
Anche solo una di queste responsabilità sarebbe stata sufficiente ad affondare molte produzioni odierne: Skyward Sword, invece, per nulla zavorrato dalle enormi aspettative ad esso legate, si libra nei cieli di Oltrenuvola con la solita grazia, dispensata tra un enigma geniale e uno sguardo struggente di una Zelda mai così incantevole.
E pazienza se forse non siamo di fronte al punto più alto toccato dalla saga nel suo quarto di secolo di vita: in un mercato soffocato da raccolte di minigame e sparatutto sempre meno ispirati, è grasso che cola.

Filippo "Fatum92" Barbuscia
L’uscita di un capitolo di The Legend of Zelda è sempre un evento. Questa volta la leggenda abbandona gli azzurri mari e le verdi piane di Hyrule per trasportarci in un mondo celeste, fluttuante tra le nuvole: Skyloft. Le premesse della trama convincono da subito in un incipit estremamente avvincente, impreziosito inoltre da una graziosissima Zelda , finalmente personaggio cruciale degli avvenimenti. Nonostante un antagonista inizialmente piatto e fortunatamente/sfortunatamente poco presente e la lunga parte centrale dell’avventura priva di momenti particolarmente entusiasmanti, la ripresa finale mette comunque in risalto la qualità della storia, regalando attimi di pura emozione ai fan più accaniti della saga grazie a rimandi e dettagli assolutamente graditi che, al contrario del passato, non presentano contraddizioni nella complessa e indecifrabile “storyline” della serie. Mai come in questo Zelda è però il gameplay il pilastro portante dell’esperienza. Il termine rivoluzione potrà sembrare eccessivo o del tutto inappropriato, eppure quando finalmente ci si accorge che si è a un punto di non ritorno, quando diventa difficile concepire un nuovo episodio basato sul semplice utilizzo di un pad, quando riprendendo in mano le gesta passate si avverte che manca qualcosa, è in quell’istante che tale parola acquisisce il suo reale significato. Skyward Sword sfrutta come nessun altro titolo prima d’ora le capacità della console Nintendo, dimostrando una tale quantità di idee che, permettetecelo, risultano una rarità nel panorama videoludico odierno. Telecomando, Nunchuk e Motion Plus vengono adoperati in mille modi diversi, inserendosi con estrema naturalezza nelle dinamiche ludiche. Ad ogni sessione di gioco Skyward Sword stupisce: ad attenderci c’è sempre qualcosa di nuovo. Una varietà difficilmente riscontrabile in altre produzioni, oltre che una notevole forza nel saper sfruttare al meglio le esperienze passate: che si tratti di far rotolare una bomba come fosse una palla da bowling, di tuffarsi nel vuoto come un paracadutista, di imbracciare una fionda, di nuotare sotto il pelo di una cristallina acqua, di difendersi tramite uno scudo, di solcare i cieli come fossimo a bordo di un piccolo aereo o di impugnare una spada. Tutto è volto a fare un uso sapiente e intelligentissimo della console. Non esiste un momento in cui il Wii Mote rimanga immobile, considerando anche il fatto che la leggendaria Master Sword è letteralmente la nostra compagna di viaggio. Alzare al cielo la mistica lama è un sogno che tutti i fan possono finalmente esaudire, oltre al forte appagamento suscitato nel brandirla contro i nemici, variegati e ben caratterizzati per gran parte della vicenda. Un approccio tattico è sempre necessario, soprattutto nelle boss-battle, ottimamente strutturate. Non manca anche qui qualche scontro sottotono, compreso l’ultimo, purtroppo fin troppo breve e meno epico del previsto. Malgrado gli elogi non possiamo esimerci dall’analizzare precisi fattori che potrebbero ridimensionare in negativo l’esperienza finale: un sistema di controllo non sempre preciso, ma in rarissime occasioni; enigmi spesso fin troppo semplici (appurando anche i fin troppi suggerimenti dati), ma sempre appaganti ; una telecamera in alcuni frangenti fastidiosa, ma assimilabile; un mancato sfruttamento del mondo celeste; un leggero calo di idee verso la parte finale, perdonabile considerando che porta a un backtracking comunque molto intelligente e nella pratica soltanto fittizio; una gestione dell’esplorazione diversa dal passato. L’impressione iniziale potrà essere che questo Zelda si giochi tanto, tantissimo, ma si viva poco. Superata la metà dell’avventura, quando si verrà completamente rapiti dalle quest secondarie, dall’empatia dei personaggi e da piccoli dettagli capaci di donare una forte personalità al mondo di gioco, si comprenderà di star vivendo un’altra grande esperienza in linea con lo spirito della saga. Non mancherà però il rammarico dovuto alle obiettivamente poche ambientazioni presenti, ai pochi personaggi e a un senso di linearità decisamente più accentuato rispetto agli altri capitoli, ma che rivela al contempo un ritmo sopraffino, sublime, che si propone di evitare tempi morti, apparendo in diverse circostanze inusuale per i canoni a cui ci ha abituato la serie. Una volta entrati in questo nuova ottica ci si immerge nel diverso approccio esplorativo, fatto perlopiù da attività minori (oggetti da collezionare, minigiochi e insetti da raccogliere) per il mondo terreno e subquest per quello celeste: un approccio che al contrario del passato sfrutta al meglio ogni angolo delle location, ma lascia sinceramente dispiaciuti per la totale mancanza di reali missioni secondarie da svolgere sulla Terra e per la manciata di aree di interesse in cielo. Elementi che non possono nascondere una più o meno marcata nostalgia di quel senso di libertà scaturito dagli ampi e immensi ambienti caratteristici ad esempio di Twilight Princess, che seppur vuoti regalavano quell’emozione della scoperta, la voglia di frugare la linea dell’orizzonte alla ricerca della prossima meta da esplorare, la solitudine dei tramonti e delle albe da ammirare, sensazioni che in questo capitolo sono andate in parte perdute. The Legend of Zelda: Skyward Sword non è di certo un’opera perfetta e presenta più di una sbavatura. Gli vanno però riconosciuti degli enormi meriti: possedere tanti pregi capaci di mettere in ombra i pochi difetti, essere la summa di tutto ciò che Nintendo Wii può veramente offrire, vantarsi di una genialità ludica che stupisce per ciò che è e non per come appare, ma soprattutto, in un’epoca di more of the same, aver avuto la forza, il coraggio e la saggezza nell’arrischiarsi a innovare una saga che festeggia i suoi venticinque anni nel migliore dei modi, con un’altra grande avventura, con un altro grande capolavoro…

Michele "Spoudaios" Tinnirello
Se recensire un gioco del calibro di Skyward Sword è difficile, scrivere una sana e genuina seconda opinione è ancora più arduo per ovvi motivi. In ogni caso, qualora si riesca ad evitare influenze esterne si tratterà sicuramente di un proficuo ed utile nuovo punto di vista.
Venticinque anni nel mondo videoludico sono paragonabili ad un’era geologica e nel caso di certe serie si sentono eccome. Purtroppo è avvenuto anche per The Legend of Zelda, saga acclamatissima dai fan di vecchia data ma scarsamente premiata dalle classifiche di vendita, soprattutto di questi tempi.
The Legend of Zelda: Skyward Sword è un gioco in un certo senso ambivalente: è allo stesso tempo un punto d’arrivo e un punto d’inizio. D’arrivo perché come i più attenti e navigati noteranno, è zeppo di riferimenti, citazioni ed elementi vari ripresi a piene mani da molti dei precedenti episodi; d’inizio perché aggiunge caratteristiche più al passo coi tempi ed ormai irrinunciabili, costituendo un punto di non ritorno come ha recentemente sottolineato Satoru Iwata. La nuova avventura di Link è senza dubbio la più completa e densa da venticinque anni ad oggi, grazie a delle meccaniche snellite ma efficaci come mai prima, rese possibili dall’ovvio avanzamento tecnologico rappresentato in questo caso dal Wii Remote (con tanto di Motion Plus finalmente ben sfruttato). Il sogno di agitare la Master Sword si è finalmente avverato (nonostante il controllo pecchi qualche volta di piccole imprecisioni) e affettare i nemici in qualsivoglia modo e maniera rende il tutto talmente divertente e coinvolgente da far dimenticare il modo in cui si giocava ai “vecchi” Zelda. Certo è che le fondamenta, volenti o nolenti, sono sempre le medesime, sia sul versante gameplay sia sul versante trama e fasi di gioco. Ecco, se c’è un punto da cui il sottoscritto si aspettava qualcosina di più è proprio l’innovazione delle fasi: l’ormai classicissima formula secondo cui bisogna recuperare vari oggetti fondamentali attraverso altrettanti dungeon, intramezzati da sequenze semi-rivelatrici di quanto verrà completamente svelato alla fine, forse tutto ciò, rimasto quasi invariato dai tempi di Ocarina of Time, avrebbe potuto essere svecchiato. In ogni caso continua a funzionare parecchio bene ed è probabilmente questo il motivo per cui un episodio della seconda serie più famosa di Miyamoto difficilmente conterrà mai cambiamenti radicali.
La presenza di un unico hub rappresentato da Skyloft (Oltrenuvola in italiano) in netto contrasto con le grandi ma scomode (e spesso vuote) lande hyruliane, snellisce senza dubbio gli spostamenti e, cosa molto importante, rende più rapidi rifornimenti e potenziamenti. Quest’ultimi sono tra gli aspetti più evidenti e ben riusciti di The Legend of Zelda: Skyward Sword, ora davvero vicino ai canoni dei giochi di ruolo. Non sarà raro ritrovarvi intenti a recuperare questo o quell’insetto piuttosto che una determinata pietra, parte d’animale e così via al fine di potenziare il vostro equipaggiamento (e persino le pozioni!), dimenticando quasi di proseguire la quest principale. Andare alla ricerca dell’arsenale perfetto, o almeno più vicino alle nostre esigenze, rappresenta un surplus di tutto rispetto in termini di tempo speso e coinvolgimento, e senza dubbio la maggior parte dei giocatori avranno ancora tantissime cose da scoprire una volta portata in salvo voi-sapete-chi. La collocazione cronologica di questo episodio, secondo cui il mondo sotto le nuvole rappresenta l’ignoto per gli umani, porta con sè un mondo scarsamente popolato soprattutto in confronto ai precedenti. Dimenticate le cittadine piene di gente indaffarata o i luoghi popolati da razze esotiche ed affascinanti, gli abitanti delle tre aree del mondo di gioco sono piuttosto anonimi e privi di carisma.
Esteticamente i designer sono riusciti in qualcosa di quasi miracoloso considerando che ci troviamo su Wii, un hardware che chiamare vetusto sarebbe eufemistico. Nulla di sconvolgente come una qualsiasi produzione in HD all’ultimo grido ovviamente, ma perfettamente in grado di restituire un mondo vivo e pittoresco, in linea con lo stile volutamente impressionista con cui sono resi i paesaggi.
E’ innegabile come The Legend of Zelda: Skyward Sword abbia sofferto del classico trabocchetto dovuto all’hype pre-lancio, in grado di generare aspettative tali quasi impossibili da non deludere. Altrettanto è evidente comunque che l’ultima fatica di Aonuma e compagni abbia raccolto consensi a destra e a manca, almeno dalla critica specializzata.
Pur non raggiungendo la perfezione, inesistente per definizione, il prequel assoluto a tutte le peripezie di Link e Zelda riesce ad attualizzare una serie molto cara ai fan di tutto il mondo che sarebbe un gran peccato far invecchiare ed un sacrilegio non proseguire.
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