Recensione di Urbanix
WII

Copertina Videogioco Urbanix
  • Genere:

     Strategico
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Costo:

     500 Wiipoints
  • Data uscita:

     Disponibile
5.5
Voto lettori:
N.P.
- Immediato
- Gradevole esperienza in multi
- Ripetitivo e a tratti caotico
- Controlli non fluidi
- Level design trascurato
A cura di Giuseppe Buscemi (Pey'j) del
È piuttosto naturale che titoli del canale Wiiware si ispirino alla sfera arcade: spazio contenuto, immediatezza, grafica elementare, gioco per il gioco, niente fronzoli e tanta sostanza. Vi sono già intelligenti e accattivanti attualizzazioni dell’approccio di un tempo e probabilmente altre ne arriveranno.
Nel comporre il proprio semplice impianto, Urbanix pesca da quei titoli che, con un misto di puzzle e action, animavano le prime console ed i primi PC e che oggi è facile trovare preinstallati gratuitamente, in versioni più o meno tradite, sui telefoni cellulari: in sala d’attesa, prima che il dentista ci riceva, o alla fermata dell’autobus che non è mai puntuale, fungono da eccellenti scacciapensieri. Per l’applicazione su console casalinga è lecito aspettarsi un incremento della profondità. Scopriamo se Urbanix in questo riesce.

Urbano palazzinaro, inurbani demolitori
Il campo di battaglia è un lindo praterello da edificare, percorribile pressoché liberamente dal protagonista, un escavatore di belle speranze registrato all’anagrafe dei mezzi meccanici col nome di Urbanix. Per edificare è sufficiente recintare porzioni di praterello, tracciandone i confini con i propri spostamenti. Chiuso il recinto, il perimetro appena descritto si trasformerà in strada e in un battibaleno sorgeranno al suo interno amene costruzioni, le quali faranno punteggio in proporzione alla superficie occupata. Ciascun livello verrà battuto se, entro un tempo limite (variabile), la superficie occupata avrà raggiunto la percentuale richiesta. Si tratta dunque di una lotta contro i secondi, disturbata altresì da tre categorie di antagonisti: i Rubaterra, escavatori che rimbalzando in diagonale da un angolo all’altro del campo sottraggono una vita in caso di scontro con Urbanix o di intersezione con la scia dello stesso; gli Squalocotteri, pescecani volanti i cui attacchi si neutralizzano agitando il Wiimote; gli Annientacase, subdoli demolitori che abbattono pertinacemente quanto si è edificato e che fuggono non appena Urbanix gli si fa incontro. Sono i Rubaterra i nemici più insidiosi, ma si muovono esclusivamente fuoristrada sicché possono evitarsi stando al riparo su una carrozzabile.
Successo dopo successo, si renderanno disponibili ben centocinquanta livelli, equamente divisi in tre mondi; a parte la Terra coi suoi prati, bisognerà edificare il Polo Nord e in ultimo una base lunare. La meccanica, pur rimanendo invariata, si fa di mondo in mondo leggermente più articolata: per tracciare un recinto al Polo bisognerà effettuare due corse lungo la stessa linea (retta o spezzata), mentre sulla Luna le corse dovranno essere tre. Questa, la sostanza – invero non polposa – del gioco. E se la semplicità non è necessariamente un difetto, potrebbe esserlo l’approssimazione.

Il traffico. Il problema è il traffico
Urbanix ha innegabilmente un’anima puzzle. Salendo di livello, l’area di gioco presenta un numero sempre maggiore di elementi: aiole e altre barriere limitano il passaggio, mentre strade bell’e pronte suddividono il campo in modo che, con poche e giuste mosse, sia possibile circoscrivere ed edificare zone assai ampie, unendo il contorno realizzato a segmenti già esistenti. Ciò è motivo di profondità, in linea di principio; nella pratica, però, va rilevato che a schermo è visibile solo una porzione dell’area di gioco: non tutte le strutture e non tutti i Rubaterra (che di quadro in quadro aumentano di numero) sono controllabili contemporaneamente. Inoltre il tempo concesso per portare a termine un livello non si concilia con un’esplorazione preventiva, sicché si è obbligati a esplorare mentre si edifica, affidandosi in parte alla buona sorte. E se tale aspetto aumenta l’incertezza e il tasso di sfida, d’altro canto castra un approccio strategico in favore di uno più ciecamente garibaldino, con la conseguente riduzione del compiacimento. In aiuto di questa indole temeraria vengono alcuni strumenti/potenziamenti raccoglibili lungo la corsa. Procurano accelerazioni, vite supplementari o temporanea invulnerabilità, oppure prolungano il tempo limite o al contrario causano un danno con azioni opposte a quelle appena descritte. Tutti gli oggetti sono palesi tranne uno, la classica scatola-sorpresa che può rivelarsi come un qualunque strumento fra quelli disponibili.
Cinquanta livelli per mondo, si diceva. È un numero generoso e tuttavia non lo dimostra, vuoi perché molti livelli si assomigliano, vuoi perché la loro successione non sempre prevede un impegno e una complessità crescenti. Intendiamoci, il gioco si offre come un gioco essenziale e dispone di un discreto numero di elementi interessanti i quali, considerati isolatamente, sono di sicura validità. Tuttavia è la loro combinazione a risultare gestita con colpevole (in)sufficienza.

A scatti, Urbanix è scattante
Dunque Urbanix va all’arrembaggio, sta in prima linea più che sul colle a elaborar tattiche. Ed è anche veloce, ma inadeguatamente assistito da controlli legnosi, laddove l’agilità sarebbe stata un attributo basilare. Dal secondo mondo in poi, tale limite è appesantito da una delle meccaniche fondamentali, cioè dall’obbligo di rimanere, nelle passate successive alla prima, all’interno di una scia già tracciata. È una trovata tutt’altro che malvagia, ma unita alla carente qualità dei controlli può spazientire, soprattutto se la linea da ricalcare è spezzata e il trattorino che comandiamo procede a scatti o addirittura si blocca. Lì son dolori, e imprecazioni tanto suggestive quanto irripetibili.
L’aspetto grafico è bambino e brioso. Le musichette possono risultare frastornanti, specie se unite ai rumori delle demolizioni prodotte dagli Annientacase. È tuttavia possibile regolare i volumi relativi prima di iniziare una sessione, sicché il danno può essere limitato. Si può giocare in coppia a schermo diviso, in una collaborazione vagamente competitiva (giusto per la presenza dei punteggi). Diverte, la coop, e può essere approcciata tanto in modo caotico e spassoso (più in linea con il carattere di fondo del titolo) quanto ragionato, approfittando del fatto che l’area complessivamente monitorata, sommando le due porzioni di schermo, risulta maggiorata quando non completa.
Urbanix si gioca col solo Wiimote in orizzontale comandando gli spostamenti con il d-pad, il che mette il pollice sinistro... in croce.
Recensione Videogioco URBANIX scritta da PEY'J L’idea non è nuova ma piacevole. Gli ingredienti sono corretti. La realizzazione invece pecca. Urbanix è un ottimo scacciapensieri e, in ottica home console, poco o nulla di più. Controlli non fluidi, ripetitività e una certa trascuratezza ne minano inesorabilmente la profondità.
Rimane un discreto esperimento, migliorabile, consigliabile con le riserve del caso.
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