Recensione di Hydroventure

Copertina Videogioco Hydroventure
  • Piattaforme:

     WII
  • Genere:

     Puzzle game
  • Costo:

     1200 Wiipoints
  • Data uscita:

     TBA 2010
- Immediatezza e precisione dei controlli
- Tiene alta la motivazione
- Ottimo assortimento di situazioni
- Componente puzzle leggermente sacrificata
- Pretesto narrativo un po’ forzato
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A cura di (Pey'j) del
Il ciclo dell’acqua. Il progetto di Curve Studios era pronto da diverso tempo; l’incontro conNintendo ha offerto il sistema di controllo che meglio vi si adattasse e ne ha ridefinito il carattere, aggiungendo colori e azione. Ecco allora l’acqua trasformarsi da mero strumento di un puzzle in movimento a protagonista di un’avventura, a paladina del Bene arcobalenico che non deve soltanto farsi strada da monte a valle, e poi giù fino al mare, ma che soprattutto deve sfidare nemici, trappole, insidie.
Questioni di copyright hanno impedito a Hydroventure di chiamarsi Fluidity anche in Europa. Mezzora di gioco è sufficiente a capire quanto il titolo di ripiego sia più azzeccato dell’originale. Perché l’acqua ha forme e attitudini che possono deviarne il naturale scorrere, creando, come avviene nel gioco in questione, un’avventura densa di spunti.

Un’acqua. Tante acque
Un libro illustrato, l’Aquaticus. L’inchiostro invasore, che di nome fa Oscuressenza. Il liberatore, ossia l’acqua. Si tratta solo di un pretesto per assegnare a Hydroventure-Fluidity il carattere dell’avventura, per stemperare la monotonia (e la difficoltà?) che in un puzzle-platform nudo e crudo avrebbe potuto, forse, affaticare. Le illustrazioni/paragrafi del libro – che offrono piattaforme, conche, pareti, rampe, strumenti – sono (vasi) comunicanti e si dividono in quattro capitoli a tema, seguendo – con una digressione esotica, probabilmente suggerita da Nintendo – il corso naturale dell’acqua, ossia quello in discesa. All’interno di ciascun quadro, il percorso va invece forzato con l’ausilio di abilità speciali e specifiche di ciascuna delle tre fasi (liquida, solida, gassosa); e così si sale, si salta, si aderisce, si attivano valvole, pompe, ascensori e si dilava il campo, lo si sgombera dai neri nemici con lo scopo ultimo di liberare e raccogliere la “goccia arcobaleno” del livello attraversato.
Si accennava al fatto che il progetto di Curve Studios fosse più che avviato già prima dell’incontro con Nintendo. Eppure Hydroventure si direbbe un gioco nato appositamente per il canale WiiWare; non solo perché punta tutto sulla meccanica e su un gameplay elementare – e dunque si mantiene snello – non solo perché come l’acqua è immediato e naturale, ma anche perché nel Wiimote da disporre in orizzontale trova il controller ideale. I tasti gestiscono unicamente le abilità: tutti gli spostamenti sono determinati da inclinazioni, rotazioni e scuotimenti del pad. In particolare l’inclinazione comanda la rotazione dell’ambiente di gioco dalla quale deriva, per un effetto gravitazionale di buona credibilità, lo spostamento laterale dell’elemento acqueo controllato. A tale proposito, è da sottolineare un buon utilizzo della fisica, sufficientemente realistico (specie per lo stato liquido), ma non del tutto rigoroso, capace di servire la giocabilità mantenendo un’apprezzabile verosimiglianza.

Miscela iridata
Le situazioni proposte per il completamento dei diversi livelli sono assai varie e spesso articolate. L’aspetto puzzle-platform e quello action si scambiano il predominio e nei quadri più immersivi sono fusi abilmente in modo che tanto l’intuizione, il ragionamento, quanto l’attuazione rimangano contestualmente essenziali. Gli enigmi, per la verità, quasi mai sono particolarmente impegnativi, ma il divertimento e l’appagamento sono garantiti dal mix delle componenti e dalla cautela e dalla precisione con cui si deve agire, talvolta fronteggiando avversari insidiosi. In questo senso gli stage più ostici sono quelli nei quali, pur avendo chiaro cosa fare, bisogna giungere a destinazione senza schiattare in una pozza di lava, per dirne una, o appestati dal nemico, cambiando ripetutamente stato attraverso apposite vasche, presenti in quasi tutte le stanze.
I prime tre capitoli dell’Aquaticus sono dedicati ciascuno alla scoperta e all’approfondimento delle peculiarità di una delle tre fasi. L’ultima abilità, probabilmente la più divertente e legata allo stato liquido, trova massiccia applicazione nel quarto capitolo, i cui quadri spiccano per completezza e inventiva, coronando un level design oltremodo accurato che induce una progressione continua e regolare.
Come si inizia, il solo primo capitolo è disponibile: i successivi si sbloccano dopo aver vinto una sorta di boss-battle (una per ogni capitolo) che diviene accessibile al conseguimento di un certo numero di gocce arcobaleno. Dunque per sbloccare un capitolo non è necessario completare il precedente né del resto ciò sarebbe possibile, dato che nessuno dei capitoli è completabile fino a quando tutte le abilità non siano state acquisite. Ciò arricchisce il fascino esplorativo del titolo, favorendo, in stanze inizialmente impraticabili, successvi ritorni, ove lo spostarsi è fra l’altro agevolato da diversi punti di “teletrasporto” facilmente identificabili sia durante le fasi di gioco sia sulla mappa. L’esplorazione è ancora incentivata dalla presenza, più o meno occulta, di fiori arcobaleno; innaffiando tutti quelli ospitati da una sezione (tre sezioni per ciascun capitolo) si ottengono gocce arcobaleno opzionali, soddisfacenti in assoluto, ma utili anche a liberare passaggi condizionati dall’ammontare arcobalenico complessivo.
Un elemento ulteriore stimola ad approfondire l’avventura, per non dire che istiga ad un vagabondaggio oltranzista da infaticabili completisti; si tratta della presenza di simboliche tessere puzzle, ora palesi, ora perfidamente nascoste, la cui raccolta sblocca un minigioco (di piacevolezza relativa) per ciascun capitolo. Durante la ricerca delle ultime tessere potrebbero affiorare segnali di affaticamento da backtracking, i quali diversamente non farebbero mai capolino.
L’invito è comunque a non fermarsi dopo aver battuto il gioco: gran parte degli ambienti più reconditi vale assolutamente la fatica di una visita e l’aver trovato la strada che a essi conduce sarà già motivo di forte compiacimento.

Dati di targa
È un gioco molto ben organizzato, Hydroventure. Gli slot di salvataggio sono tre ed è possibile effettuare diverse regolazioni, dei volumi relativi, della sensibilità del controller. I salvataggi – sia degli obiettivi secondari/opzionali, sia di quelli primari – sono comodamente automatici e istantanei. La grafica, elementare ma funzionale, riporta un ambiente pulito e leggibile, non privo di tocchi di stile. Il pacato e tuttavia ritmato sottofondo musicale asseconda con timido garbo le sessioni giocate. Sulla stessa linea d’onda si muovono gli effetti sonori, alcuni dei quali particolarmente azzeccati.
Della bontà del level design s’è già detto, così come indirettamente s’è già accennato alla indubbia capacità del gioco di tenere alta la motivazione.
Recensione Videogioco HYDROVENTURE  scritta da PEY'J Possiamo definire Hydroventure un Wiiware per eccellenza e d’eccellenza. Si sposa convintamente e felicemente con i sensori di movimento, abbraccia meccaniche semplici e precise e pur con un aspetto elementare è un gioco ricco che concentra gli sforzi in ciò che più serve, tenuto conto delle dimensioni. Caldamente consigliato, a prescindere dai gusti, giacché garantisce un’esperienza varia e tutto sommato equilibrata, che sa stimolare l’istinto e al tempo stesso il calcolo.
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