Recensione di Cave Story

Copertina Videogioco Cave Story
  • Piattaforme:

     WII
  • Genere:

     Platform
  • Giocatori:

     1
  • Costo:

     1000 Wiipoints
  • Data uscita:

     10 Dicembre 2010 Wii - 11 novembre 2011 3DS - 1 maggio 2014 3DS eShop
- Semplice
- Vario
- Intrigante
- Impegnativo, sì, ma non troppo
- Hm... manca la lingua italiana
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A cura di (Pey'j) del
Cinque anni. Sono serviti cinque anni a Daisuke Amaya, detto Pixel, per sviluppare solo soletto Cave Story, pubblicato nel 2004 come freeware per PC. La passione di un amatore, il ricordo legato ai videogiochi dell’infanzia, il genio, il talento, la sensibilità hanno fatto della caverna, contenitore del piccolo grande mondo di cui si racconta, uno scrigno, un portagioie vero e proprio. In un 2D dall’anima marcatamente vintage.
Oggi Cave Story è disponibile sul canale WiiWare al prezzo di 1000 Wii Points. Nicalis, in collaborazione con lo stesso Pixel, ne ha curato l’adattamento, proponendo una rinnovata – e rispettosa – veste grafica, un rielaborato accompagnamento sonoro e una terna di contenuti sbloccabili di buona concretezza.

Memorie del sottosuolo
Lui, il protagonista, si chiama Quote. Si sveglia senza memoria in un antro sconosciuto. Dopo una prima, breve esplorazione, si imbatte nei Mimiga, gli pseudo-conigli abitanti delle caverne perseguitati dal malefico “Doctor” che, in un delirio di onnipotenza di stampo classico, mira a utilizzare la comunità cavernicola come arma contro gli uomini del mondo regolare. Quote, mosso da solidarietà e curiosità, diverrà una sorta di “eletto” (capita, agli “stranieri”) per i Mimiga e s’incaricherà/sarà incaricato di liberarli dal giogo. Il solo pretesto narrativo tuttavia non rende giustizia a un racconto denso e accattivante, animato da personaggi dal carisma eccezionale nonostante la stilizzazione grafica e nonostante i dialoghi si attuino attraverso didascalie. Ci si affeziona subito a tutta la compagnia, ai buoni come ai cattivi (veri o presunti). Dall’amabile bizzarria, dalla cocciutaggine, dall’ironia sottile e dall’innocente duplicità dei personaggi si proietta una visione di grande maturità, caratterizzata da una separazione bene-male, giusto-sbagliato non netta, non manichea, oltre che da una speciale capacità di affabulare.

Passeggiando per il Corso
Cave Story è un gioco a suo modo sociale. Non solo Quote entra in relazione con i Mimiga – e deve farlo, giacché parlare con tutti e a più riprese è una delle chiavi del gioco – ma si fa spettatore attivo dei loro legami, delle contrapposizioni, delle incomprensioni, dei pregiudizi, dell’amicizia e dell’affetto che rivelano una comunità dinamica, in continua evoluzione, nonostante tutto. Parentele, pettegolezzo, complicità restituiscono un mondo condensato, una realtà quasi di provincia, dove nulla rimane ignoto e lo scambio è continuo e diretto. Un mondo quotidiano più ancora che d’avventura. E sorprende l’armonia con la quale questo piccolo universo è stato concepito, un’armonia tutt’altro che scontata se si considera la distanza fra gli elementi utilizzati: dall’aspetto visivo infantile (eppure fortemente simbolico), all’ambientazione tecno-fantasy-fiabesca, ai dialoghi di grande compiutezza e suggestione. Insomma, Cave Story costruisce la propria atmosfera con pochi tocchi, dosati con sapienza. Si vive l’esperienza sottoterra come si fosse dentro una bolla, una dolce oppressione che e a lungo andare diviene familiare, tanto familiare che come si esce all’esterno ci si trova straniati, ci si sente davvero ai confini del mondo, a dimostrazione ulteriore di quanto il microcosmo assemblato da Pixel abbia un che di universale.

Fondamenti di Idraulica
Dunque in Cave Story si parla, si ricevono informazioni, talvolta criptiche, talaltra precise. Ma dopo aver fatto conversazione si agisce, ci mancherebbe. Ci si sposta e ci si batte, con le armi che si è riusciti a rimediare antro dopo antro. E si salta, da una piattaforma all’altra, e i salti sono salti coi baffi, degni di un “fontaniere” specializzato: vaporosi, galleggianti, prolungabili e guidabili al punto giusto. Strada facendo si arricchisce la tecnica, spinti da sfide scientemente calibrate affinché le competenze – e la soddisfazione – del giocatore si amplino a dovere, affinché il limite sia regolarmente spostato in avanti. E ciò non vale unicamente per i salti, ma per ciascuna delle prerogative di Cave Story, e tale processo non si sviluppa soltanto in modo drastico, tassativo, dato che l’impianto di gioco il più delle volte sa come incuriosire, come guidare – sottotraccia – verso scoperte entusiasmanti e talora involontarie. Si apprendono allora nuove mosse oppure caratteristiche inattese di armi ed elementi della scena, così, quasi per caso; ma è una casualità solo apparente, perché tutto è studiato a puntino. E al level design curato, pasciuto con amore, si associa il gran senso di libertà nella scelta delle strategie, dei percorsi. Quasi mai vi è un solo modo per battere boss e livelli e vi è piena facoltà di spostarsi in qualsiasi momento in ambienti già attraversati, i quali anche in seconda (o terza, perché no?) battuta sanno riservare notevoli sorprese.

Armi e bagaglio, di esperienza
L’assortimento delle armi è vario quanto quello dei dolci nelle migliori pasticcerie. Ce ne sono per tutti i gusti, per tutte le situazioni. Una volta acquisite, le armi sono facilmente avvicendabili in corso d’opera. Si rimediano cammin facendo, si accennava, ce le si trova davanti lungo la via o dentro un baule post-boss, oppure ci vengono donate, scambiate, o ancora sono frutto di certosina esplorazione. E davvero sono tutte diverse, ciascuna assolutamente inefficace o addirittura vincente a seconda delle circostanze. L’una non vale l’altra, mai.
La varietà è ulteriormente esaltata dal fatto che, raccolti punti esperienza – dai cristalli liberati dai nemici sconfitti oppure dai box qua e là infrattati – le armi salgono di livello. E non si tratta di un semplice aumento di gittata o di potere offensivo, cioè non di un semplice incremento quantitativo. No, si tratta – con rarissime eccezioni – di un salto soprattutto qualitativo. Sperimentare, dunque, e poi ancora sperimentare. E l’interesse di questa impostazione è accresciuto dal fatto che, nel subire danni, decresce con la salute il livello dell’arma equipaggiata, il che rende oltremodo avvincenti e incerti gli scontri più articolati.
Va aggiunto che, oltre a schegge di esperienza, il nemico defunto talvolta libera provvidenziali, cuoriformi pillole di energia e munizioni.

Cocktail esplosivo
Facciamo un attimo i conti: action, adventure, platform e qualche eco di GDR. Fa sul serio, Cave Story. Offre una generosa varietà – di dinamiche, ambienti, situazioni, di attacchi, di movimenti, di nemici – e tuttavia mantiene stabilmente un grande senso di fluidità, di coerenza. Di unità. Gli enigmi sono decisivi, sebbene non complessi, e molto ben immersi nel contesto; non creano stacchi, parentesi, ma si legano all’azione.
Il gioco sa come essere cattivo in certi frangenti, superati i quali tuttavia viene offerta quasi sempre la possibilità di leccarsi le ferite, di riportare ai fasti precedenti armi ed energia, cosa utile, se non necessaria, quando ci si appresta ad affrontare un boss o uno dei passaggi più perigliosi, specie in prossimità della fine.
Durante alcune chiacchierate, gli interlocutori (e talvolta il sistema) obbligheranno Quote a delle scelte selettive non sempre consapevoli. Gli si offrirà uno scambio di armi, un sistema di locomozione, uno strumento; gli verranno poste domande in apparenza oziose (e spesso oziose lo saranno davvero). Ebbene, alcune di tali scelte saranno determinanti non solo per l’azione, ma per gli stessi sviluppi della storia, conducendo anche a finali distinti. E se a questo aggiungiamo che non è possibile reperire tutte le armi e gli strumenti in una sola avventura, che sono disponibili tre livelli di difficoltà, che è possibile sbloccare tre modalità aggiuntive, esclusive della versione WiiWare, che il gioco è denso di segreti e oggetti nascosti, avremo chiaro quanto Cave Story sia straordinariamente rigiocabile.

Ultime note sulla storia di “Quote” e {Curly Brace}
La grafica rinnovata rispetto alla versione originale è esemplare. Conserva intatto il fascino retro e al contempo rende l’azione più leggibile. Non vi è tradimento, ma solo il corretto adattamento a schermi verosimilmente più generosi di quelli collegati a un PC. Ad ogni modo è possibile selezionare la forma primigenia e stupirsi così delle capacità espressive – davvero fuori dal comune – di Pixel.
Anche il sonoro d’origine può essere impostato. Qui la scelta è soggettiva: tanto il vecchio quanto il nuovo hanno qualità, sebbene diverse. Il primo è ficcante e aspro; il secondo è più addomesticato. Le gradevoli melodie di base sono state nondimeno conservate.
Il Wiimote in orizzontale è ben implementato, sicché non è necessario procurasi un pad classico. Certo, se il pad classico lo aveste già... (Refrain)
Due delle tre modalità sbloccabili pongono l’accento sulla componente action, isolando i momenti di maggiore durezza. La terza invece offre la storia con un personaggio giocabile alternativo, ovvero l’omologo femminile, e ciarliero, di Quote. È lei, Curly Brace.
Recensione Videogioco CAVE STORY scritta da PEY'J Cave Story è un gioco di spessore assoluto del quale la versione WiiWare restituisce adeguatamente la qualità, con aggiunte concrete e ottimizzazioni il cui interesse è indirizzato anche a chi avesse già giocato il freeware per PC. Meccanicamente ineccepibile e vario, frutto di un’inventiva rara, offre un’avventura intrigante e appagante in tutto. Consigliato indipendentemente dai gusti, giacché offre un’esperienza realmente completa che vola alle origini del gioco elettronico assumendo tuttavia connotati attuali.
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