Recensione di Aero The Acro-Bat

Copertina Videogioco Aero
  • Piattaforme:

     WII
  • Genere:

     Platform
  • Sviluppatore:

     interno
  • Distributore:

     Leader
  • Lingua:

     inglese
  • Giocatori:

     1
  • Costo:

     800 Wii Points
  • Data uscita:

     Disponibile
- Colonna sonora orecchiabile
- Graficamente ancora discreto
- Un platform come tanti..
- ...che rischia di smarrirsi nel catalogo della Virtual Console
- Controlli imprecisi
- Struttura dispersiva
A cura di (Mauro.Cat) del
Ennesima estate priva di uscite di rilievo, altra stagione da dedicare alla sempreverde Virtual Console, nuovo superfluo platform da aggiungere alla nutrita schiera di pretendenti al trono di “miglior ritorno sotto le luci dei riflettori”. Ancora una volta ci riprova Sunsoft, molto attiva in questi ultimi mesi nel Wii Shop, con la riproposizione del classico Aero The Acro-Bat. Il titolo, pubblicato per la prima volta nell'ottobre del 1993, su Super Nintendo e Sega Megadrive, e riproposto nel 2002, su Game Boy Advance, cerca di ritagliarsi uno spazio nel complicato mondo dei platform.
Aero The Acro-Bat è un titolo sviluppato originariamente dall’ormai fallita Iguana Entertainment che ritorna nella sua incarnazione migliore. I giocatori odierni al costo di circa 8 euro, l’equivalente di 800 Wii Points, possono portarsi a casa proprio la più riuscita versione per SNES. Come consuetudine, e scusate se ci ripetiamo, nel caso di un titolo originario della console a 16-bit Nintendo è necessario l’utilizzo di un Classic Controller, scelta consigliata, o di un GameCube Controller.
L’atipico platform che vi andiamo a presentare, non propriamente imperdibile neanche ai tempi dell’uscita originale, rischia ben presto di stancare e di lasciarci con un pizzico di amarezza.

I tanti perché di un pipistrello acro-bata
Storicamente il grintoso pipistrello Aero si pone all’interno di quel filone di misconosciuti personaggi cool, tanto in voga nei primi anni ’90, spuntati come mosche sulla scia del porcospino di Sega (Bubsy, Rocky Rodent, Chester Cheetah etc.). Chi ha vissuto in prima persona quegli anni ricorderà i molti protagonisti azzeccati solo sulla carta ed inseriti in platform privi di una vera e propria identità. La salopette di Mario e le scarpette di Sonic sono sempre appartenute ad un ben lontano pianeta.
Aero, allo scopo forse di conquistare una maggiore fetta di pubblico, cerca di presentare una trama ed un'ambientazione di un certo interesse. Il malvagio industriale Edgar Ektor vuole a tutti costi eliminare il circo ed il mondo del divertimento. Aero, vero eroe senza paura e senza un evidente progetto in testa, decide di mettere i bastoni tra le ruote a questo folle e stereotipato cattivone.
In breve si entra nell’azione vera e propria, le opzioni sono scarsissime, e ben presto si sbatte il muso contro la struttura di gioco. L’idea iniziale di un classico platform nel quale andare da un punto A di inizio ad uno B di arrivo, finisce ben presto col lasciare spazio alla confusione. I livelli impongono al giocatore una sorta di esplorazione alla ricerca di alcuni oggetti indicati nella pagina di apertura dello stage. Nel primo mondo bisogna ottenere delle stelle, saltando su alcuni blocchi blu, nel secondo una chiave e così via. Il tutto non risulta sempre così evidente e spesso si ha la sensazione di girovagare a casaccio senza capire bene dove muoversi e specialmente senza divertirsi neppure un po’. Le ambientazioni appaiono curate sotto il profilo grafico e stilistico (anche se una certa mancanza di personalità dei nemici spegne l'entusiasmo), ma il ritmo appare costantemente azzoppato dalla mancanza di indicazioni. L’idea alla base di unire un classico platform ad una sana dose di esplorazione non funziona come dovrebbe e spinge il giocatore meno coriaceo a lasciare perdere fin troppo presto.

Il salto diagonale carpiato rullante non centrò il bersaglio
Un altro aspetto non propriamente azzeccato è legato alle meccaniche di controllo del personaggio principale. Aero può eliminare i nemici utilizzando delle stelline gialle come munizioni, limitate in numero e non propriamente implacabili, o colpendoli con una sorta di tuffo rotante. Questa operazione, si salta e poi con la croce direzionale posizionata diagonalmente si salta nuovamente, non è propriamente immediata. Spesso si incespica nel tentativo di colpire l’avversario finendo per superarlo del tutto o per atterrare troppo presto. Nonostante una lunga fase di adattamento non si riesce comunque ad ottenere i risultati sperati. A questo si aggiunge l’intricato labirinto di tappeti elastici, cannoni ed ostacoli inseriti generosamente dai programmatori. Nelle prime partite, ma questo è un problema comune a molti titoli dell’epoca, si ha la sensazione di non avere quasi nulla sotto controllo. Poco per volta si memorizzano i percorsi e si prende confidenza coi nemici, ma in generale l’immediatezza non è quella tipica dei platform più riusciti. Lo scatto, gestito dalla croce direzionale, è solo un altro piccolo esempio della precarietà diffusa dei controlli.
Tecnicamente siamo invece di fronte ad un platform complessivamente convincente. Le animazioni appaiono piuttosto curate e le scelte cromatiche originali. Una nota di merito va certamente alla colonna sonora che combina sgraziate melodie circensi, ad accenni di marce o ancora a sonorità che sembrano spuntate fuori da una banda di paese. Nel complesso si ascolta un mix decisamente riuscito.
La longevità è garantita dai venti livelli presenti e dalla difficoltà generale (a disposizione abbiamo i canonici tre “continue”).
Aero The Acro-Bat è pertanto un titolo da buttare? La risposta non è semplice e probabilmente scontenterà i fan accaniti dell’originale. La sensazione è che si abbia a che fare con un prodotto curato e sicuramente sostenuto dalla software house che lo sviluppò originariamente, ma che per una serie di ragioni non riesce a coinvolgere. La certezza di avere tra le mani l’ennesimo platform privo di personalità si fa davvero insistente e ben presto ci si ritrova pigramente a proseguire avendo da tempo smarrito la via del divertimento. Un titolo con alcune buone idee alla base, ma che globalmente raggiunge la sufficienza. Se proprio amate il pipistrellino ideato da Iguana il nostro consiglio è quello di attendere il secondo, e migliore, episodio che quasi certamente raggiungerà anche le Virtual Console europee.
Recensione Videogioco AERO THE ACRO-BAT scritta da MAURO.CAT Aero The Acro-Bat era un platform di grande impatto visivo ma di poca sostanza, che oggi come allora complessivamente delude. Non ci troviamo di fronte ad un disastro totale, ma ad un prodotto che ad una prima occhiata invoglia il giocatore e che troppo presto lo tradisce. Un impianto grafico e sonoro di indubbia qualità non sono supportati da una struttura di gioco valida che presto diventa dispersiva ed imprecisa. Frustrazione e noia in breve hanno la meglio sul divertimento e sulla giustificata voglia di osservare il prossimo coloratissimo stage. Una discreta longevità mantiene il titolo oltre la sufficienza, ma se cercate un platform di classe su Virtual Console rivolgetevi altrove e non avrete che l’imbarazzo della scelta.
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