Recensione di TMNT Arcade Attack
NDS

- Pur sempre le Tartarughe Ninja… - …ma a che prezzo???
- Ripetitivo fino alla noia
- Pessima realizzazione tecnica
- Manca dei fondamentali del genere
- Dura meno del minimo sindacale
A cura di Gianluca Arena (DottorKillex) del
I tie-in, ovvero i giochi tratti da fumetti, film, libri e quant’altro, raramente hanno soddisfatto davvero il bacino di fan del prodotto originario, e, nella storia videoludica, sono stati ricordati, con pochissime eccezioni, come dei fallimenti totali.
Questa considerazione è in genere dovuta alle alte aspettative degli appassionati, ma ancor di più a carenze strutturali dei titoli in questione, che i programmatori tentano di coprire sfruttando il richiamo della licenza e il carisma di personaggi già conosciuti e amati.
Purtroppo, la storia si ripete con questo Teenage Mutant Ninja Turtles: Arcade Attack, fulgido esempio di tutto ciò che un action game non dovrebbe essere.

Tartarughe alla riscossa
Per chi, come noi, è cresciuto negli anni ’80, le Tartarughe Ninja, ovvero Leonardo, Michelangelo, Donatello e Raffaello erano più che degli eroi e incarnavano perfettamente la spensieratezza, la dabbenaggine e la sfrontatezza proprie dei ragazzini, ma anche il loro cuore puro e la capacità di tirarsi sempre, in un modo o nell’altro, fuori da guai di volta in volta più grossi.
Guidati dal loro mentore Splinter (che, a pensarci bene oggi, era un orrendo uomo ratto in kimono…), i nostri quattro carapaci sventavano i piani del diabolico Shredder, in un pout pourri di riferimenti al rinascimento italiano, alla cultura underground americana e alle arti marziali orientali.
Un’accozzaglia kitsch che però assicurò alla serie un ottimo seguito, tanto da spingere il marchio, grazie alle immancabili riedizioni della tv italiana, fino alla seconda metà degli anni ’90.
La trama del gioco si propone come una puntata della serie animata, in cui, ancora una volta, starà ai quattro fratelli rompere le uova nel paniere al perfido ninja, e, già che ci sono, mazzuolare ben bene le schiere di ottusi tirapiedi da lui assoldati.
La narrazione avviene tramite schermate fisse, che, a conti fatti, risultano tra le poche cose del gioco realizzate in maniera quantomeno sufficiente, ma non aspettatevi grandi voli pindarici, l’intreccio sta tutto qui: niente colpi di scena e niente risvolti psicologici, d’altronde qui si tratta di menare le mani. O meglio, le zampe.

Tutto il resto è noia
Parafrasando il Franco Califano, soffermiamoci per un attimo sulla giocabilità (più presunta che vera) del titolo: sviluppato da Ubisoft sulla falsariga dei picchiaduro a scorrimento di vecchia generazione (con una finta tridimensionalità e più piani su cui combattere i nemici), il gioco ha il solo pregio di non pretendere nulla dal videogiocatore, non chiedendogli altro che un forsennato e ottuso button mashing che, dopo la peggiore giornata della vostra vita, potreste trovare anche rilassante.
Due tasti per menare rispettivamente fendenti con l’arma in uso o con gli arti inferiori, la croce direzionale per muoversi e la contemporanea pressione di B e Y per effettuare, posto che la barra sia piena, una mossa speciale cooperativa con il vostro compagno, che avrà tuttavia una durata limitatissima nel tempo e degli effetti tutt’altro che devastanti.
Poco male, se è vero che la difficoltà di gioco è già di per sé scandalosamente bassa.
Tutto ciò che dovrebbe fare di un picchiaduro a scorrimento un’esperienza appagante (dalla personalizzazione del personaggio alla varietà di nemici, dalla precisione del sistema di controllo passando per un discreto numero di armi circostanziali da poter utilizzare) è ingiustificatamente assente, facendo dell’esperienza di gioco un rapido e inevitabile scadere nella noia.
Inevitabile perché, con il 2010 alle porte, pur con tutti i limiti della console portatile Nintendo in fatto di hardware, non è accettabile che le ondate di nemici siano tutte uguali come nei cabinati di fine anni ’80, né tantomeno che passeremo metà del tempo a tirar pugni all’aria, vista l’imprecisione del sistema di collisioni, dovuta principalmente a degli errori di prospettiva causati dal “falso” motore 3D alla base del gioco.
Se abbiamo omesso parametri fondamentali per il genere, non è per nostra scarsa dimestichezza con lo stesso, ma perché nessuno di questi può essere ritrovato in TMNT: Arcade Attack: scordatevi quindi di poter sbloccare nuove mosse avanzando nei livelli, che peraltro si limitano a otto e potrebbero essere portati tutti a termine nell’arco di un solo pomeriggio di gioco, o un level design degno di questo nome, visto che avanzerete lungo un percorso predeterminato e fondamentalmente sempre uguale a se stesso, con qualche minima variante (come i costumi nuovi dei quattro protagonisti) solo quando accederete alla parte inerente al futuro.
In due parole, iniziare a giocarci è facile, ma lo è ancora di più annoiarsi.

Vogliamo chiamarla tecnica?
Dopo un quadro così desolante a livello di gameplay, un comparto grafico-sonoro all’altezza avrebbe comunque cambiato poco nell’economia del giudizio finale.
Ma almeno avrebbe addolcito la pillola. E invece, anche qui vanno tirate le orecchie allo sviluppatore francese, che per questo titolo sembra avere dimenticato il know-how maturato con vari titoli, in ultimo il discreto C.O.P. The Recruit: la piattezza dei livelli fa il paio con un comparto grafico deludente, che, a fronte di una velocità di gioco sempre accettabile, propone sprite poco definiti (ben oltre la consueta bassa definizione cui il DS ci ha abituato), una monotonia spaventosa delle texture e una preoccupante carenza di dettagli, tanto nei modelli dei nemici quanto nei fondali.
Accettabili, ma nulla più, i modelli dei quattro personaggi principali, così come l’effetto moviola che rallenterà l’immagine a schermo per pochi istanti quando elimineremo un nemico.
A voler proprio spezzare una lancia a favore del gioco, va detto che anche i disegni della serie animata non brillavano per accuratezza e stile, ma, più che a queste ultime, gli intermezzi che descrivono la trama sembrano ispirati agli ultimi albi della serie, quelli con uno spiccato tocco “dark”, che erano invece di pregevole fattura.
Stendere un velo pietoso sul sonoro è un esercizio che farà risparmiare tempo a voi lettori e a noi che abbiamo dovuto sorbircelo in fase di test.
Il consiglio, lo avrete capito, è di stare alla larga da questa bieca operazione commerciale, che, paradossalmente, ferirà molto di più coloro che hanno davvero amato queste quattro testuggini durante la loro infanzia rispetto alle nuove generazioni di casual gamer, che potrebbero finanche avere il coraggio di affittare la cartuccia e finire il gioco in tre – quattro ore di gioco.
Un’occasione sprecata per arricchire ulteriormente la sconfinata ludoteca del piccolo di casa Nintendo.
Recensione Videogioco TMNT ARCADE ATTACK scritta da DOTTORKILLEX Una caduta di stile per tutti: per le povere Tartarughe, che sono costrette a mettere la faccia in un gioco che non rende loro giustizia, per la Ubisoft, software house che ci ha abituato a ben altri standard qualitativi (su DS come su altri lidi) e per gli sfortunati che, prima di leggere questa recensione, si sono accaparrati una copia del gioco, sull’onda delle nostalgia canaglia.
Dispiace constatare, infatti, come questo TMNT: Arcade Attack è non solo un titolo largamente insufficiente, anche nel panorama non certo affollato dei picchiaduro a scorrimento disponibili per DS, ma anche uno dei peggiori titoli dell’anno che volge al termine per questa stessa piattaforma.
Noioso, breve, incolore: se proprio non potete fare a meno di vestire i panni di uno dei vostri eroi adolescenziali, fatevelo prestare o aspettate qualche settimana; siamo sicuri che non faticherete a trovarlo nel cesto delle offerte del vostro rivenditore di fiducia.
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