Recensione di C.O.P. The Recruit
NDS

- Graficamente magnifico
- Vario, longevo, adrenalinico
- Framerate sempre adeguato
- Uno dei migliori action su DS
- Controlli problematici
- Livello di difficoltà intransigente
- Comparto sonoro appena sufficiente
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A cura di Gianluca Arena (DottorKillex) del
Nintendo DS è una piattaforma versatile, dai controlli innovativi, che ha fatto della semplicità d’uso e dell’originalità della sua line up di titoli le chiavi vincenti per un successo planetario paragonabile a quello dei suoi antenati, Game Boy e Game Boy Advance. Sull’altro piatto della bilancia, però, esattamente come per queste due ultime console, l’hardware non è dei più potenti, e nella fattispecie, quello della console dal doppio schermo non sempre si è dimostrato a suo agio con i motori grafici poligonali più complessi.
Alla Ubisoft, incuranti di queste limitazioni tecniche, hanno lavorato per mesi su un sandbox game (un gioco alla GTA, per intenderci) che potesse stupire l’utenza Nintendo DS e, nel contempo, proporre qualcosa di sbalorditivo a livello tecnico.
Sarà C.O.P. The Recruit all’altezza di cotante aspettative?

Dall’altra parte della barricata
Sebbene non originalissima, la trama che sottende agli eventi del gioco parte da un criminale da strada, il nostro alter ego Dan Miles, che, beccato da una volante della Polizia dopo un lungo inseguimento tra le vie di New York, si trova a poter scegliere il suo destino: una buia cella di galera o la possibilità di entrare nel C.C.D., il corpo di Polizia locale, evidentemente a corto di personale. Ovviamente quest’ultima scelta verrà preferita e ben presto vi troverete a tamponare un SUV di un presunto pedofilo che ha rapito una ragazzina. L’intreccio narrativo, prevedibilmente, si aggroviglierà e porterà ben presto il nostro pigmalione in prigione, da dove ci darà diverse dritte, prima di essere rimesso ai domiciliari, e ci porterà a scoprire che non è tutto oro quel che luccica, e che, magari, i buoni non sono poi così buoni e i cattivi non così cattivi. Niente di particolarmente sconvolgente, soprattutto perché l’eccellente storyline dietro Chinatown Wars è ovviamente destinata a fare da punto di riferimento per quanto concerne i giochi di azione per il portatile di casa Nintendo, ma comunque la trama prenderà il volo dopo qualche oretta di gioco, il che sarà più che sufficiente per giustificare il grande numero di sparatorie, inseguimenti e missioni di recupero cui C.O.P. The Recruit ci metterà di fronte.

Sparare alla cieca
Pensato e sviluppato esclusivamente per la console ospite, il titolo Ubisoft vanta controlli dedicati e quindi, almeno in teoria, perfettamente mappati sui tasti di Nintendo DS (o meglio ancora DSi): in realtà, invece, il sistema di controllo riesce solo in parte perché se è vero che propone qualcosa di nuovo nel panorama degli action per la console Nintendo, in certe circostanze ostacola il giocatore invece che favorirlo.
Partiamo dalle sparatorie: veloci e appaganti, ma minate da un sistema di controllo che per un destrimano è alquanto scomodo e che prevede l’utilizzo del pennino per muovere il puntatore dell’arma (cosa che presumibilmente avverrà con la mano destra), e la pressione del dorsale sinistro per sparare, il che significa che la stessa mano che si fa carico del peso della console dovrà far fuoco con tempismo, anche perché, come vedremo, i criminali di NY non perdonano. Dopo qualche ora di gioco ci si fa l’abitudine, certo, ma questo non toglie che la situazione possa scappare facilmente di mano (scusate il gioco di parole), causando una morte prematura con tanto di Game Over. La situazione non migliora se si sceglie il sistema di controlli alternativo, che affida al doppio tocco del pennino le mansioni del tasto L: la scarsa precisione del controllo tattile e il grande numero di nemici presenti contemporaneamente su schermo rendono preferibile (tra i due mali, scegliamo il minore) il suddetto controllo standard.
Come se non bastasse, in determinate condizioni (nella fattispecie, quando dovrete far fuoco su un obiettivo alla vostra destra girandovi da sinistra) la biondissima chioma del protagonista vi impallerà la visuale, costringendovi a sparare praticamente alla cieca, confidando solo nel mirino, che diventa rosso se puntato su un obiettivo sensibile.
Non vorremmo che passi però l’idea che C.O.P. The Recruit sia ingiocabile o difficile da padroneggiare: a controbilanciare questi difetti, che comunque infastidiscono, ma non impediscono di godere dei tanti lati positivi del titolo, ci sono dinamiche di gioco varie, che difficilmente porteranno alla noia e che alternano sparatorie, inseguimenti, salvataggi, missioni in barca, pedinamenti e quant’altro.
C’è una inusitata (per Nintendo DS) varietà di automobili in giro per una New York interamente tridimensionale, popolatissima, e non mancheranno le missioni “occasionali”, ovvero le chiamate dalla radio della Polizia che si attiveranno quando passerete in determinate zone, e che aumenteranno il livello di sfida e coinvolgimento.
Le sessioni in macchina, pensate come punto di forza del gioco, hanno, in realtà, impressionato meno di quelle a piedi, soprattutto a causa di un sistema di controllo delle vetture abbastanza duro, poco reattivo, di cui risentiremo maggiormente nell’ingresso in curva: la cosa è più accentuata con alcuni modelli ai vettura, ma in generale, per svoltare sarà necessaria una brusca frenata e un ingresso in curva a bassissima velocità, pena una consistente perdita di energia del mezzo, al termine della quale questa esploderà, portandoci alla morte immediata. Proprio per questo, le missioni di inseguimento sono tra le più impegnative di un titolo che perdona davvero poco, e che si dimostra, da subito, ben più esigente e complicato del più famoso collega sviluppato da Rockstar.
Quello che si perde in termini di immediatezza dei controlli lo si guadagna in dialoghi ben scritti (e soprattutto ben tradotti in italiano), in un livello di coinvolgimento che si alza di ora in ora e in una durata complessiva di gioco non inferiore alle 25 ore, oltre, come vedremo, ad un comparto tecnico ai vertici delle produzioni per Nintendo DS.

Una metropoli in una cartuccia
Come testimoniato dai diversi premi conseguiti durante lo scorso E3 a Los Angeles, siamo di fronte allo stato dell’arte ( o quasi) delle produzioni tridimensionali su Nintendo DS. Niente è stato lasciato al caso e, per una volta, perfino la tanto odiata bassa risoluzione, cui i due schermi della Nintendo ci hanno abituato, è sopportabile: l’intero New Jersey minuziosamente riprodotto, una realistica alternanza di giorno, tramonto e notte, dei modelli poligonali sempre convincenti e solidi, un framerate che, pur non assicurando sempre i 60 fps, si mantiene costantemente sui 50, anche in presenza di più personaggi su schermo, una grande varietà di automobili e mezzi disponibili, e, per finire, scene di intermezzo godibili, basate su schermate fisse in stile fumetto che vantano un ottimo disegno.
Tutto questo sulla console meno potente attualmente sul mercato, senza pagare dazio nemmeno in termini di popolazione, visto che la città in cui ci muoveremo è viva, trafficata (anche troppo, a dirla tutta) e sempre in movimento, quanto quelle ammirate negli episodi di GTA succedutisi negli anni.
Peccato solo che a questo spettacolo per gli occhi non corrisponda una sinfonia celestiale per le nostre orecchie, che ascolteranno tracce musicali mai troppo varie e comunque nella media del genere, senza picchi di eccellenza né di mediocrità.
I pedoni (a proposito, scordatevi di investirli, siete della Polizia, dopotutto!) vanteranno una – due frasi preregistrate quando tenterete di arrotarli, ma niente di trascendentale, a differenza di quanto potrete ammirare a livello grafico.
Nota di demerito anche per la curva di apprendimento, decisamente troppo ripida nel passaggio dalle prime missioni a quelle che saranno proposte al giocatore già durante la seconda- terza ora di gioco: privo di un sistema di lock on dei nemici, che saranno sempre armati fino ai denti e in schiacciante superiorità numerica, C.O.P. The Recruit si prefigura come un gioco da hardcore gamer, tanto che, durante il nostro approfondito test, abbiamo visto comparire più e più volte la scritta “Game Over”.
Passi che un gioco innalzi il livello di difficoltà dei titoli odierni, oggettivamente troppo semplici, ma non condividiamo la scelta di farlo da una missione all’altra, in maniera brusca e intransigente.
Come scritto, non giocherete al titolo Ubisoft per meno di 25 ore e, sebbene questo pone COP The Recruit in una condizione di inferiorità se paragonato a GTA: Chinatown Wars, è in assoluto un monte ore di tutto rispetto, degno di un RPG di media lunghezza, che rende la cartuccia un ottimo acquisto nel rapporto qualità – durata – prezzo.
Recensione Videogioco C.O.P. THE RECRUIT scritta da DOTTORKILLEX Un altro solo gradino, e saremmo stati qui a parlare dell’ennesima killer application per la piccola ma ruspante console Nintendo. Invece, dei controlli problematici, anche se non castranti, relegano C.O.P. The Recruit nel limbo dei giochi dei quali consigliamo assolutamente l’acquisto ma solo a patto di non aspettarsi vette raggiunte da titoli come Viaggio al centro di Bowser o, per rimanere nello stesso genere del titolo in questione, GTA Chinatown Wars.
Delle meccaniche di gioco varie e coinvolgenti, una riproduzione fedele e graficamente entusiasmante di tutta NY, un ottimo parco macchine e dei momenti di adrenalina pura: questo potrà offrirvi C.O.P. The Recruit, a patto che siate pronti a digerire qualche Game Over di troppo e un sistema di controllo non proprio user friendly.
Noi nel testarlo ci siamo divertiti, adesso la palla passa a voi lettori.
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