Recensione di Kingdom Hearts 358/2 Days

Copertina Videogioco Kingdom Hearts
  • Piattaforme:

     NDS
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Square Enix
  • Giocatori:

     1-4
  • Data uscita:

     29 Settembre 2009
8.2
Voto lettori:
8.6
- Divertente come sempre
- Graficamente molto valido
- Ha ancora classe da vendere
- Leggermente più tattico rispetto al passato
- Telecamera come sempre sbarazzina
- Alcune missioni ripetitive o sottotono
- Non brilla per originalità
- Chi non ha mai giocato a nessun episodio non può iniziare con questo.
A cura di Massimiliano Guadagno (Krauron) del
La genesi che ha accompagnato la nascita del brand Kingdom Hearts vede alla base uno dei più rischiosi connubi della storia: quella del mondo Disney affiancare i ben più maturi personaggi di Final Fantasy, mixando il tutto con elementi da GDR. Il risultato fu assolutamente fantastico, un viaggio tanto onirico ed ironico piacevolissimo alla vista ed alle mani. Il sequel gonfia tutti gli aspetti di forza del fortunato primo episodio, perdendo però in parte la sua carica sognatrice per strizzare l’occhio a trovate troppo commerciali. Tra il primo e il secondo episodio sbuca fuori un capitolo chiarificatore ed anticipatore per GBA, denominato Chain of Memories che stravolge non solo la narrazione in fin dei conti “lineare” del primogenito ma anche il sistema di gioco, abbracciando un modello che aveva a che fare con carte ed affini. Seppur non accettato di buon grado dalla critica, questo episodio portatile risulta comunque uno dei più validi esponenti sulla piccola Nintendo, risultando un piccolo gioellino per i fan. Ora con lo sdoppiamento sulle due portatili di riferimento si cerca di fare luce su una trama decisamente intricata, e, nello specifico, per quel che concerne il succitato prodotto NDS analizziamo nel dettaglio la gerarchica struttura della nota Organizzazione XIII.

All’ombra dei fatti
Protagonista indiscusso della nostra avventura sarà il biondino Roxas, un personaggio che nell’ultimo Kingdom Hearts aveva mostrato più di un semplice legame con lo stravagante Sora. Nonostante i temi di grande interesse trattati in passato, questa volta si è deciso di muoversi in sordina, con sporadici colpi di scena e con ancor meno frequenti momenti di vero pathos. Si ritorna dunque alla realtà introspettiva della prima apparizione, con un ritmo narrativo (troppo?) rilassato che, così come i suoi protagonisti in abito monacale, muove le trame oscure dietro agli accadimenti della seconda produzione Ps2. Ciò che colpisce tuttavia è la messa in mostra l’”umanità” (o “disumanità”) di alcuni dei tredici membri e la forte contraddizione che ne scaturisce, considerando che non sono dotati di cuore, e che ne sono dunque pazzamente alla ricerca. Il biondino (depresso?) che andremo ad impersonare è l’uomo chiave per riuscire nell’intento, nonostante sia trattato come l’ultima ruota del carro prendendo ordini a destra e manca. Vedetelo tuttavia come un pretesto per dare alla luce un sistema fondamentalmente basato su tutta una serie di missioni da compiere, dove viene preventivamente illustrato un breve riassunto della quest, il nostro obiettivo e le ricompense per il corretto svolgimento. Quest’ultime si dividono in principali e secondarie, e, mentre solo le prime risultano fondamentali per avanzare nella storia, le seconde non peccano di importanza, mostrandosi determinanti per potenziare il proprio eroe e/o per ottenere dei particolari oggetti. Se tutto puzza un po’ eccessivamente di schematico, ricordate sempre che questa frammentazione del gameplay è perfettamente ideale alla natura di un titolo portatile, che non deve pretendere dal giocatore un'applicazione troppo prolungata. E’ però bene che il giocatore pretenda un minimo di varietà, minata da una manco malcelata ripetività di certi compiti. Discorso fortunatamente non analogo ai doveri primari da svolgere, suddivisi in almeno tre varianti: il combattimento nudo e crudo, una sorta di “investigazione” del luogo e momenti stealth di pedinamento. Le ultime due risultano a conti fatti le più tediose e, seppur coerenti narrativamente, non suscitano un tal mordente da farcele desiderare ardentemente. Probabilmente il loro maggior difetto è che stridono troppo con la filosofia della saga, proponendo una variante troppo distante ai canoni rapidi e un po’ “caciaroni” a cui siamo abituati. Gli scontri invece non deludono le aspettative: B salto ed A colpo, mentre con la X si scorre tra il menù per usare un oggetto o invocare una magia. Con L e R ci si diletta a fissare un bersaglio ed affidare le magie o gli oggetti al menù rapido, nonché a gestire una telecamera non troppo permissiva. La regia difatti (come sempre) fa una notevole fatica a seguire le nostre repentine tattiche offensive, chiudendo spesso e volentieri la visuale sui nemici che ci attaccano. Interessante invece poter muovere liberamente la visuale premendo il tasto Select, anche se è più una pezza per coprire le magagne di ripresa che una reale alternativa. Così come notevole la Limit, un particolare stato di assoluta potenza attivabile quando la nostra vita è agli sgoccioli (cosa vi ricorda?)

Pannello di controllo
Il gameplay ritorna dunque alla semplicità ed all’efficacia del primo Kingdom Hearts, proponendosi tuttavia molto più tattico di tutte le versioni uscite su console. Questo grazie ad un sistema di sviluppo tanto semplice quanto efficace, caratterizzato da un pannello con tanti singoli “cubetti” vuoti da riempire con tutto ciò che concerne il nostro lato offensivo, difensivo e di cura. Si inseriscono le armi, i potenziamenti, gli strumenti di Recupero e così via, tenendo presente che ognuno di questi elementi occupa non solo un tot numero di caselle diverso, ma anche una posizione diversa. Ciò significa che dovremmo ricorrere a tutta la nostra esperienza maturata con Tetris per cercare di ottimizzare l’evoluzione del nostro eroe, incastrando letteralmente ciò che reputiamo più opportuno. Comunque tutto funziona alla grande. Ad esempio in una missione ho impostato nel pannello dei potenziamenti all’arma che la rendevano molto efficace negli scontri a mezz’aria. Senza però immaginare che mi da li a poco mi sarei trovato immischiato in un numero sproporzionato di Heartless che si muovevano al suolo. Dopo una sconfitta sofferta, ho tolto il precedente potenziamento per lasciare spazio ad uno ben più utile al mio caso, che basava la sua efficacia su scontri a terra. E la vittoria è stata mia. Un elemento ciclico, anche considerando che quasi sempre sarete seguiti da un membro diverso dell’Organizzazione che, seppur imbranato in certi frangenti, risulta essere quasi sempre un valido aiuto per la caduta nemica. Per il resto vi rassicuriamo sulla presenza dei mondi più amati, presenti nelle loro zone clou, e sui personaggi maggiormente carismatici. Così come sarà presente un carinissimo Moguri incappucciato pronto nella compravendita di oggetti e nella loro fusione. Oddio, è innegabile che la presenza del trio delle meraviglie Sora, Paperino e Pippo (da protagonisti, si intende) si faccia sentire, ma è soprattutto a causa di uno stato melanconico che pervade ogni singolo atteggiamento dei personaggi. Roxas perde la spavalderia ammirata anni orsono per lasciare spazio ad un sé più introverso e riflessivo, conscio della sua effettiva diversità dalla razza umana. Una sorta di eccesiva timidezza che riflette l’intera produzione, in quanto incapace di offrire qualcosa di realmente innovativo. Non fraintendete: il titolo è godibilissimo e si lascia giocare una meraviglia. Tuttavia ci saremmo aspettati qualche sorpresa piacevole, che è venuta a mancare in alcuni settori. Prendete ad esempio l’audio, che ricicla buona parte delle tracce, risultando comunque piacevoli grazie alla loro sempreverde musicalità. Dall’audio alla grafica il passo è breve ma deciso. Raramente si è visto qualcosa di più maestoso su NDS. Tralasciando alcune scalettature fastidiose, il risultato lascia sbalorditi, per non parlare dei filmati che già su GBA facevano gridare al miracolo tecnologico. Un piccolo miracolo così come vedere in titoli del genere il multiplayer, fino a 4 giocatori via Wi-Fi che ci mette nei panni di un membro a scelta dell’Organizzazione per dare il via a battaglie sensazionali.
Recensione Videogioco KINGDOM HEARTS 358/2 DAYS scritta da KRAURON L’ultimo arrivato della saga non tradisce le aspettative dei fan. Un episodio dall’animo crepuscolare e dalla natura legata forse eccessivamente alle radici della saga, ma che sa avvincere e divertire grazie a numerosi espedienti che celano una ripetività sempre pronta ad emergere dietro l’angolo ma costantemente dietro le quinte. Non si è voluto rischiare quindi, anche se gradiamo il ritorno a una struttura tanto narrativa quanto pratica fondamentalmente semplicistica rispetto al baroccheggiante secondo episodio. Tirando le somme Kingdom Hearts è tornato signori, con una grafica da urlo, personaggi sempre accattivanti ed un giocabilità stimolante. I fan non rimarranno delusi di questo piacevole antipasto, attendendo tuttavia con ancor più appetito la portata principale che porta un tre incisa nella sigla.
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