Recensione di Drawn To Life: Il Capitolo Successivo

Copertina Videogioco Drawn To Life
  • Piattaforme:

     NDS
  • Genere:

     Platform
  • Distributore:

     THQ
  • Data uscita:

     PAL: 4 Trimestre 2009
7.0
Voto lettori:
6.8
- Adatto a tutti
- Disegnare il proprio eroe è sempre divertente
- Atmosfere spensierate
- Livello di difficoltà basso
- Gameplay poco articolato
- Level design poco ispirato
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A cura di Marco Pellini (Dr. Frank N Furter) del
Il primo Drawn To Life fu un prodotto interessante ed innovativo. La possibilità di disegnare da zero il proprio protagonista, per poi utilizzarlo all’interno dell’avventura, si è potuta realizzare grazie alle capacità strutturali del Nintendo DS: touch screen e pennino. Il lavoro dei 5th Cell non si limitava solo a questa nuova feature, ma anche allo sviluppo di un buon platform, divertente e con uno stile tutto suo. Andiamo a vedere se gli errori del passato sono stati cancellati oppure reiterati ancora una volta.

Essere il creatore
La trama si sviluppa in maniera molto simile a quella del precedente capitolo: il cattivo Wilfre stavolta decide di rubare tutto il colore del mondo costringendo i teneri Raposa a fuggire dal loro villaggio. Solo il sindaco Mari e il suo amico Jowee riusciranno a scappare grazie al provvidenziale arrivo di una tartaruga gigante, talmente grande da poter ospitare un villaggio sul proprio carapace. Una volta al sicuro, i due pensano bene di ricorrere all’aiuto del Creatore affinché egli possa fornir loro una mano. Disegnare l’eroe è sicuramente una delle attività più divertenti di Drawn To Life, la vostra libertà sarà limitata solamente dallo schema di un corpo umano; ciò non toglie che potrete realizzare qualsiasi cosa rientri nei limiti e colorarla a vostro piacimento. Una volta terminata questa fase la storia prosegue; ora non dovrete far altro che affrontare decine di livelli e raccogliere più unità di colore possibili in modo da sbloccare nuove aree e mondi da esplorare. Il concetto di base è molto semplice, adatto sicuramente al genere platform anche se, a volte, potreste incontrare dialoghi piuttosto lunghi e noiosi, nulla di grave ai fini del gioco, ma avrebbero potuto essere limati a favore di una maggiore velocità e immediatezza.

A bordo della Tartaruga
La vostra nuova casa funzionerà da base per spostarvi attraverso i livelli e i luoghi dove ottenere le armi e potenziarle oppure comprare dei modelli precostituiti di eroe (un alieno, Babbo Natale e così via). Avrete modo di parlare con i Rapona del posto anche se, lo chiariamo, nella maggior parte dei casi sarà inutile. Da questo punto di vista potrete far ben poco, difatti vi tufferete a capofitto per finire gli stage e collezionare il colore necessario per andare avanti.
Nonostante l’originale idea basata sul disegno a mano libera, Drawn To Life rimane essenzialmente un platform in 2D di vecchio stampo. Il difetto principale del suo predecessore era, per l’appunto, un’eccessiva linearità e piattezza del level design unite ad una calibrazione della difficoltà rivolta verso il basso. Gli sviluppatori non hanno conservato lo smalto stilistico/fantasioso della loro ultima produzione (Scribblenauts) ed hanno riproposto gli stessi errori del passato. I giocatori di vecchia data potrebbero apprezzarlo durante i primi livelli, ma dopo un paio d’ore di gioco si insidia la sensazione di “già visto”, di già giocato almeno dieci anni prima. Affrontare decine e decine di livelli basandosi su tre azioni può intrattenere all’inizio del gioco, ma non per tutta la sua durata. Ridursi a saltare, correre e colpire con l’arma di turno i nemici, ha dei limiti per un gioco dalla discreta longevità come questo. Senza contare che non si può calibrare né la corsa né il salto, in questo modo avrete un manichino (nel vero senso della parola) buono solo ad andare avanti senza mai fermarsi. Questa critica può sembrare eccessiva, ma effettivamente non si può riproporre un gioco a distanza di due anni con gli stessi identici difetti e le stesse idee senza rinnovarlo a sufficienza.
Ciò non toglie che disegnare appigli e nuovi marchingegni non sia divertente, anzi, morirete dalle risate una volta finito il faro per illuminare i canali della città o quando cercherete di dare un’espressione al vostro eroe: il più delle volte otterrete l’effetto contrario strappandovi più di un sorriso. Il fatto di dover studiare la posizione ideale delle piattaforme per superare gli ostacoli mette un po’ di pepe alla sfida, peccato che questa meccanica non si sia imposta all’interno del gameplay. Nonostante il level design piatto e poco stimolante, una lancia va spezzata a favore della varietà dei nemici.

Colore, colore e ancora colore
Per quanto concerne il comparto tecnico, Drawn To Life offre dei bellissimi fondali in 2D disegnati a mano. All’inizio li vedrete in bianco e nero, ma una volta ottenuta la quantità di colore necessaria assisterete al loro “ritorno alle origini”. I vari mondi che visiterete saranno caratterizzati nella loro architettura dall’elemento naturale dominante; ad esempio incontrerete la città di Canzone D’Acqua la quale sarà un incrocio tra la nostrana Venezia e delle strutture a forma di strumenti musicali come i violini. Nonostante le vostre creazioni (incluso l’eroe) risaltino in modo discutibile rispetto ai fondali, l’intero comparto grafico è sicuramente apprezzabile.
Il sistema di controllo, come avrete potuto intuire in precedenza, utilizza solamente i tasti A e B. Questi si traducono nel tradizionale salto (doppio salto premendo due volte A, lo schianto a terra invece si ottiene con il tasto giù della croce direzionale) e la corsa. Purtroppo lo schema semplice e lineare riprende perfettamente quello che è il level design generale senza apportare nuove idee alla produzione ma facendola risultare comunque accattivante e divertente.
Recensione Videogioco DRAWN TO LIFE: IL CAPITOLO SUCCESSIVO scritta da DR. FRANK N FURTER Drawn To Life: Il Capitolo Successivo può essere considerato un discreto gioco di piattaforme. Purtroppo il nuovo lavoro dei 5th Cell si trascina dietro gli errori del passato senza correggerli. Divertente nelle prime ore, si trasforma in noioso e ripetitivo neanche a metà dell’intera avventura. Uno degli aspetti più innovativi del prodotto, il disegno a mano, non è stato sfruttato a dovere; eppure il team di sviluppo dietro questo progetto ci ha mostrato capacità ben superiori. Ci sentiamo di consigliare questo titolo solo ai veri patiti dei platform game, gli altri potrebbero annoiarsi dopo poco tempo.
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