Recensione di Suikoden Tierkreis

Copertina Videogioco Suikoden Tierkreis
  • Piattaforme:

     NDS
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Konami
  • Data uscita:

     13 Marzo 2009
- Graficamente possente
- Battle system completo e rapido
- Deliziose sequenze in stile anime
- 108 personaggi con cui sbizzarrirsi
- Eccessivamente facile
- AI non impeccabile
- Doppiaggio scadente
A cura di (DottorKillex) del
La storia videoludica, come d’altronde tutta quella dell’industria culturale in generale, dal cinema alla letteratura, consta di alcune serie che, nel tempo, si sono formate, a volte quasi per caso (si pensi a Final Fantasy, così chiamato perché avrebbe dovuto essere il canto del cigno di Square, allora pesantemente indebitata), a volte invece per le emozioni forti che hanno saputo dare all’utenza, che ha premiato il tal gioco acquistandolo in massa e spingendo le software house a produrne sequel, spin-off e prequel vari.
Suikoden è sicuramente una di queste. Nato su PSX, e chiamato in Giappone Genso Suikoden, il gioco si distinse subito dalla massa dei giochi di ruolo giapponesi per la cura riposta nella caratterizzazione dei personaggi, e per la possibilità di reclutare oltre cento personaggi nel proprio party, rendendo unica ogni esperienza di gioco.
Dei cinque capitoli che compongono oggi la saga principale (sparsi tra la prima e la seconda Playstation), il terzo è quello che probabilmente ha raggiunto le vette più alte in fatto di storia e giocabilità ma, in generale, la saga di Konami ha sempre mantenuto un alto standard qualitativo, ritagliandosi la sua fetta di mercato tanto in terra nipponica quanto nel vecchio continente.
Accogliamo quindi con piacere questo Suikoden Tierkreis, episodio del tutto inedito, scollegato dal filone principale e primo ad approdare sul doppio schermo del DSi, sempre più porto sicuro per gli appassionati di JRPG.

Rivoluzionari si nasce
Tutto comincia a Citro, sperduto paesino ai confini del regno, dove il protagonista, cui sarà il giocatore a dover dare un nome, è stato adottato e cresciuto, visto che nulla si sa sui suoi veri genitori.
Già dall’incipit, i più scafati tra i giocatori di ruolo capiranno che l’originalità non è di certo il campo in cui questo gioco si distingue di più: a onor del vero però, va detto che la storia di Suikoden Tierkreis è come un motore diesel, molto lenta a carburare per la prime 5-8 ore di gioco, ma poi capace di regalare qualche sorpresa e di attestarsi su buoni livelli.
Una semplice battuta di caccia fuori porta con gli amici più stretti, Jale e Marica, si trasformerà nell’inizio di un’avventura lunga e irta di pericoli, allorquando i nostri si imbattono, apparentemente per puro caso, in un misterioso tomo che emette una luce abbagliante, e al cui tocco si rivelano visioni di altri mondi e di altri tempi, visioni di battaglie e di dolore, che non promettono nulla di buono.
Sebbene nessuno dei personaggi che hanno popolato i precedenti capitoli di Suikoden torni in questa produzione, è evidente sin dal character design (curato da Osamu Komuta, già al lavoro sul controverso episodio Tactics apparso su PS2) come il gioco proponga stilemi e meccaniche cui i fan sono affezionati, dalla possibilità di reclutare, ancora una volta, le 108 stelle del destino, alla gestione del party e dei menu di dialogo, ovviamente riadattati per questa versione portatile.
Il carattere del protagonista, sbruffone ed immaturo, riflette le linee guida che Konami ha voluto dare a questo prodotto, la cui trama non presenta temi particolarmente maturi o impegnativi, e in cui il bianco è molto bianco e il nero molto nero: difficilmente incontreremo personaggi ambivalenti e anzi, nella maggior parte dei casi, il confine tra eroi e antieroi sarà fin troppo marcato.
Le alterne vicende ci condurranno presto a godere di un nostro esercito personale, composto dai personaggi di volta in volta reclutati dal quale selezioneremo, a seconda delle missioni e del loro presunto livello di difficoltà, quattro membri (tre più il personaggio principale) equipaggiati, sia a livello di armi che di magie, come meglio ci aggrada.
Lo scopo ultimo, senza svelare troppo della trama, sarà liberare il mondo dall’invasione del cosiddetto Ordine dell’Unica Via, una setta di fanatici che, al grido di “un mondo! un futuro!”, profetizza gli avvenimenti futuri e promette, a chi si pieghi al suo comando, una vita predeterminata e sicura, senza imprevisti né catastrofi. Con buona pace della libertà personale, del libero arbitrio e del gusto di provare per sapere come fa a finire, vero e proprio motto dell’allegro eroe.
Come detto, pur non eccellendo nel comparto narrativo, Suikoden Tierkreis saprà regalare delle ore di divertimento e delle svolte impreviste a chi dovesse avere la pazienza di andare oltre le prime ore di gioco, mentre la lentezza con cui progrediscono gli eventi e l’eccessiva stereotipizzazione dei personaggi non giocanti potrebbero spingere a bocciare il gioco senza riserva.

Un party smisurato
Considerando quanto sia agguerrita la concorrenza su DSi, cos’è quindi che rende questo Tierkreis meritevole di essere giocato?
Vari aspetti, diremmo, sebbene il gioco non sia affatto esente da pecche.
Iniziamo dal sistema di controllo: semplice e preciso, si affida ai tasti direzionali (o al pennino) per il movimento del nostro alter ego, al tasto Y per richiamare in qualsiasi momento il menu di gioco, al tasto B per cancellare l’ultima scelta e a quello A per confermarla. Nulla di più intuitivo.
Sarebbe però lecito chiedersi a cosa serva uno schermo tattile, che è indubbiamente stato uno dei punti vincenti del portatile Nintendo sin dalla sua uscita, se poi i programmatori lo ignorano bellamente, come se stessero sviluppando un titolo per X360 o PSP.
Ciò non toglie che non vi troverete mai in difficoltà a causa della disposizione dei comandi,e avrete sempre una piacevole sensazione di controllo su quanto accade su schermo.
Il sistema di combattimento, cuore pulsante di ogni JRPG, riflette la semplicità e la velocità che il titolo mostra anche a livello di trama e introspezione psicologica dei personaggi, e qui la cosa diventa un pregio evidente: i combattimenti non dureranno mai più di una manciata di secondi, potrete scegliere manualmente i comandi da impartire al vostro party (compreso l’apprezzato attacco multiplo, che unisce 2 o più dei membri del vostro party e infligge una notevole quantità di danni al malcapitato avversario) o, aggiunta graditissima, delegare la gestione del combattimento all’AI della CPU, snellendo ulteriormente le vostre visite a dungeon o pianure infestate di nemici.
Una sola precisazione: nel 99% dei casi in cui gli affiderete il comando, la CPU ordinerà un attacco fisico a tutti i vostri personaggi, anche se il nemico è immune agli attacchi o se uno di loro versa in condizioni disperate, nelle quali sarebbe ben più utile un oggetto o una magia curativa. Questa possibilità va quindi gestita con attenzione, perché abusarne rappresenterebbe una sconfitta sicura. Detto questo, l’attacco automatico eliminerà la noia di dover combattere personaggi più deboli che, se anche vi si parassero davanti nelle poche sessioni di backtracking, non vi ruberebbero più di dieci secondi.
I comandi impartibili sono i soliti, dall’attacco fisico all’oggetto, dall’uso dei “marchi delle stelle” (che sostituiscono qui le “rune”), alla possibilità di scappare o di effettuare un attacco cooperativo, e le battaglie, ben riprese da una telecamera che dona dinamicità all’azione senza mai generare confusione, scorreranno via piacevoli e rilassanti…anche troppo.
Il livello dei nemici, che durante le prime esplorazioni si crede basso per non rendere troppo ripida la curva di apprendimento, non sale di pari passo con quello dei nostri protagonisti, che, al ritrovamento di ogni “Falsa Cronaca” (i tomi di cui sopra) acquisiranno una nuova abilità ciascuno, regalando al giocatore un ampio ventaglio di possibilità di attacco.
Peraltro, molto raramente il nostro party, composto di quattro elementi, si troverà a doverne fronteggiare più di tre: se sommate questi due addendi, il risultato è un gioco estremamente facile, durante il quale, in oltre 20 ore di test, non abbiamo mai visto comparire la fatidica scritta “game over”.
Se questo non potrà non spingere le nuove generazioni ad ingrossare le fila dei fan della serie, di certo non riuscirà ad offrire un adeguato livello di sfida a tutti coloro che hanno acquistato il DSi proprio per la sua vasta ludoteca di giochi di ruolo di stampo giapponese.
Eppure, giocare a Suikoden Tierkreis risulta più che piacevole: sarà per gli eccellenti intermezzi anime di cui il gioco è costellato, che non sfigurano se paragonati ai più celebrati tra i cartoni animati giapponesi, o per l’altissimo livello di personalizzazione del proprio esercito, o per il buon numero di sub-quest che aggiungono ore all’esperienza di gioco, fatto sta che le ore scorrono, e si finisce con il prendere a cuore la vicenda del nostro eroe e di tutti coloro che sono oppressi dall’Ordine come lui.

Un mondo in una cartuccia
Per coerenza, dopo aver programmato il gioco senza sfruttare minimamente le possibilità offerte dall’accoppiata stylus – touch screen, i programmatori di Konami hanno pensato bene di dare alla parte grafica del titolo un aspetto che nulla ha a che vedere con quello della maggioranza di titoli disponibili per la piccola console di casa Nintendo.
I modelli tridimensionali dei personaggi, i fantastici scenari disegnati a mano, con una cura e una dovizia sconosciute a delle fredde costruzioni poligonali, la grande espressività delle immagini dei protagonisti durante i dialoghi, nulla è lasciato al caso, e, fatta salva la bassa risoluzione, questo titolo potrebbe girare, senza sfigurare, sul ben più potente hardware della concorrente PSP.
La commistione tra poligoni (seppure semplici) e fondali bidimensionali, che altrove risultava posticcia, qui restituisce invece un amalgama perfetto che, intramezzato dalle numerose sequenze in stile anime, vi farà più volte dubitare di stringere tra le mani un “semplice” DSi, sui cui schermi il solo Final Fantasy IV è riuscito a fare meglio.
Logicamente, per ovviare a tale magnificenza grafica, sono state adottate delle scorciatoie altrove, che non vanno comunque a minare il divertimento o la giocabilità del titolo: il mondo di Suikoden Tierkreis non sarà tutto liberamente esplorabile, ma sarà suddiviso in zone, alle quali accederete tramite un menu a schermate fisse, come già visto in molti titoli, soprattutto di stampo ruolistico e strategico. Inoltre, anche se questo paradossalmente si rivela un bene (demerito del doppiaggio), solo una sparuta minoranza dei lunghi dialoghi di gioco sarà doppiata, mentre la maggioranza sarà affidata a linee di testo, tra le quali non saranno rari refusi errori di traduzione.
Il suddetto doppiaggio, purtroppo, si rivela una delle note più dolenti del gioco: il personaggio principale parla ad una velocità incredibile, rendendo incomprensibili le sue parole anche ad un madrelingua e, allargando il discorso, il doppiaggio risulta di pessima qualità, tanto nella scelta delle voci (che peraltro si ripetono con una frequenza scandalosa per una produzione di alto livello come questa dovrebbe essere), quanto nella recitazione, con delle frasi pronunciate senza enfasi alcuna.
Insomma, vista anche la carenza di spazio su cartuccia, tanto sarebbe valso non includere il parlato, piuttosto che proporlo di così bassa qualità. Peccato perché le musiche sono invece orecchiabili, e, pur non pareggiando l’ottimo impatto grafico, di certo non vi faranno abbassare il volume della console.
Valutare la longevità di Suikoden Tierkreis non è affatto facile: se da un lato c’è un’avventura principale che si dipana per non meno di 25 ore, condita da ulteriori sottomissioni facoltative, dall’altro il basso livello di difficoltà non costituirà mai una vera sfida per i veri appassionati del genere.
Nel complesso, quindi, una buona prova di Konami, che non centra in pieno l’obiettivo ma riesce a portare con risultati più che accettabili un brand così famoso anche su lidi portatili.
Recensione Videogioco SUIKODEN TIERKREIS scritta da DOTTORKILLEX Mettiamola così: se fosse uscito su una console con un parco titoli meno nutrito, qualitativamente e quantitativamente, del DSi, Suikoden Tierkreis avrebbe meritato di sicuro almeno mezzo punto in più ma, vista la feroce concorrenza, l’eccessiva semplificazione di alcuni aspetti di gioco (in primis il livello di difficoltà) e un doppiaggio irritante, non ci sentiamo di elevare l’ultimo nato in casa Konami al rango di “must buy”.
E questo nonostante un battle system snello e intuitivo, un comparto grafico di primo livello e delle sequenze animate di rara bellezza.
Il consiglio è di provarlo comunque, ma senza aspettarsi un numero uno nel suo genere; è lecito sperare, invece, che da qui riparta la casa di Metal Gear per proporre un seguito che possa rivaleggiare senza timore con i vari Final Fantasy IV e The World Ends With You, attuali punti di riferimento del genere su Nintendo DSi.
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