Recensione di Shin Megami Tensei: Devil Survivor
NDS

Copertina Videogioco SMT: Devil
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Data uscita:

     23 Giugno USA
8.7
Voto lettori:
N.P.
- Una summa del meglio visto finora
- Battle System tra i migliori su DS
- Trama originale e coinvolgente
- Level grinding addio
- Buona colonna sonora
- Doppiaggio assente
- Schermo superiore e pennino praticamente inutilizzati
A cura di Gianluca Arena (DottorKillex) del
Nel suo relativamente breve ciclo vitale, il piccolo Nintendo DS si è segnalato, un po’ per caratteristiche tecniche, un po’ per preciso volere di Nintendo e di terze parti come Square Enix e Atlus, come la macchina da gioco ideale per tutti gli amanti degli RPG, e in particolare dei J-RPG, ovvero di quei giochi di ruolo di stampo prettamente nipponico, dal character design al sistema di combattimento. Fare una lista di tutti i grandi titoli del genere succedutisi sui due schermi del portatile Nintendo porterebbe via troppo tempo, e si correrebbe il rischio di dimenticarne qualcuno: diciamo solo che il remake di Chrono Trigger, i numerosi episodi della saga di Final Fantasy e di Dragon Quest sarebbero bastati da soli a giustificare ampiamente l’acquisto del doppio schermo. E, cosa ancora più importante, sembra che il bello debba ancora venire: aspettando con ansia il 2010, che porterà sui nostri lidi quel Dragon Quest IX che si sta ampiamente distinguendo in Giappone, agli appassionati non sarà sfuggito l’esordio su Nintendo DS di una delle saghe più longeve a amate dai videogiocatori, soprattutto nipponici, e cioè quella di Shin Megami Tensei, apprezzato titolo Atlus che conta già innumerevoli episodi per le altre console presenti sul mercato: una su tutte la vecchia PS2, non a caso altro baluardo per tutti gli amanti dei giochi di ruolo.
Per chi come noi manchi di pazienza, e preferisce giocare un titolo in versione americana piuttosto che aspettare mesi per i sottotitoli in italiano, ecco una prova approfondita di Devil Survivor, titolo che segnerà (speriamo) un nuovo inizio della saga anche su Nintendo DS.

Demoni su Tokyo
Console nuova, trama nuova. Questo devono aver pensato nei quartier generali della Atlus, perché Devil Survivor taglia i ponti con la saga principale (anche se solo a livello di intreccio) per proporre una storia inedita, che, dopo pochi minuti di gioco, attrarrà inesorabilmente il giocatore, per lasciarlo solo ai crediti finali.
Il tutto avviene a Tokyo,e non la Tokyo medievale che abbiamo già visto varie volte, ma la Tokyo contemporanea, brulicante di vita, automobili, cellulari che squillano…e Nintendo DS!
Eh sì, perché i COMP, accessori fondamentali nel corso dell’avventura, altro non sono che delle copie spudorate di Nintendo DS, in un festival di autoreferenzialità che non potrà non farvi sorridere.
Inspiegabilmente, il distretto di Shibuya, nel quale vivono il protagonista (che indossa perennemente un paio di cuffie bianche), il suo migliore amico Atsuro e la dolce (e procace) Yuzu, viene completamente isolato, circondato da spessi cordoni di una forza paramilitare denominata Self Defense Force, e tagliato fuori da ogni tipo di comunicazione con il mondo esterno, dalle frequenze radio a quelle dei cellulari, passando per la TV e, con orrore dell’Internet-dipendente Atsuro, anche dall’accesso alla rete.Senza voler rovinare il gusto di scoprire una trama che si offrirà a poco a poco e in cui niente è come sembra, aggiungiamo solo che presto, ai nostri tre improbabili eroi, verranno recapitati tre COMP che montano un custom firmware che consente loro di evocare demoni e di vincolarli ad un contratto che li obbliga ad obbedire agli umani, così da permettere ai tre amici di sopravvivere all’ondata di mostri che invade misteriosamente le strade del quartiere. Non mancheranno i colpi di scena, i bivi, e, in generale, la sceneggiatura dietro il gioco si rivela ben scritta e assolutamente fuori dai canoni tipici della maggioranza dei giochi di ruolo in commercio: il titolo è ambientato nel 2009 e fa continui riferimenti alle tecnologie presenti oggigiorno, catturando tanto l’audience giovanile (l’età media dei protagonisti è 17 anni), quanto quella più matura, curiosa di giocare questa sorta di “neo-RPG”.
Va detto che, se inquadrato all’interno della saga di Shin Megami Tensei, gli elementi di novità si riducono, se è vero che i demoni, l’ambientazione dal sapore giapponese e l' età scolastica hanno già fatto la fortuna di svariati capitoli del brand.
Per i possessori di Nintendo DS, però, alle prese con mondi fantasy che cominciavano ad assomigliarsi, questa è una piacevole ventata di aria fresca.
Interessante anche il fatto che, sebbene attraverso schermate fisse disegnate a mano, la città di Tokyo sia riprodotta con assoluta fedeltà, dallo Shiba Park, polmone verde della capitale giapponese, al mitico quartiere di Akihabara, vera e propria città santa per tutti gli appassionati di videogames del mondo; diversamente da altri titoli dello stesso genere, poi, Devil Survivor non si allinea al character design “all’occidentale”: i personaggi conservano i loro tratti orientali e perfino i nomi sono inconfondibilmente made in Japan, ad esclusione di quello del protagonista che verrà scelto dal giocatore.
Insomma, pur estraneo alla linea narrativa principale della saga maestra, il gioco non rinnega le sue origini e farà sentire “ a casa” tutti coloro che hanno amato le precedenti incarnazioni di Shin Megami Tensei.

Battle System & Co.
Il cuore pulsante di ogni J-RPG, si sa, è rappresentato dal sistema di combattimento, ed è proprio in questo, sebbene, come detto, la trama sia molto ben congegnata, che Devil Survivor raggiunge vette di eccellenza: utilizzando un sistema ibrido, debitore tanto alle griglie dei giochi strategici, quanto ai classici RPG a turni che hanno fatto della Atlus il colosso che è oggi, il gioco offre un appeal tutto suo, che gli dona profondità tattica e grande immediatezza.
In parole povere, ad eccezione che nel primo combattimento, i tre personaggi che compongono il vostro party (che diventeranno quattro solo più avanti nella storia) possiedono due slot ciascuno, che possono essere riempiti da due serventi, scelti tra le schiere di demoni che saranno disponibili nel corso dell’avventura.
Questo, se la matematica non è un’opinione, porta a nove il totale dei personaggi da voi controllati durante le battaglie, divisi in tre piccoli party composti da tre ciascuno, che si muoveranno, in maniera indipendente l’uno dall’altro, su una griglia suddivisa in blocchi come nei più classici giochi di ruolo di stampo strategico.
La morte del leader del gruppo, che è sempre l’elemento posizionato al centro, comporta istantaneamente l’eliminazione dell’intero party, il che aggiunge profondità strategica ai combattimenti: uccidere il leader per avere vita più facile ma raccogliendo meno punti esperienza, o sobbarcarsi lo scontro anche con i due minion e rischiare la pelle, ma al prezzo di un incremento di livello? A seconda delle circostanze, e degli obiettivi delle singole missioni, il giocatore si troverà a scegliere di volta in volta l’approccio migliore, che non sempre sarà quello che sembra più ovvio.
Allo scoccare della fase di attacco, poi, il gioco “stacca” e porta i combattenti su un altro piano, dove, con una scelta che andava molto di moda una decina di anni fa, viene visualizzato solo il party nemico, con la visuale che passa quindi in prima persona: a ogni attacco corrisponde una fase di contrattacco, e, in casi particolari, come aver trovato il punto debole del nemico o avergli inflitto un danno critico, si rende disponibile un extra turn, utile a finire quanto cominciato. Sebbene ibrida, questa formula funziona, e rende le battaglie divertenti e scorrevoli, non gravando minimamente sul ritmo di gioco, come invece fanno le interminabili sequenze di dialogo tra una battaglia e l’altra.
Altrettanto flessibile l’uso delle abilità dei personaggi, che possono essere richiamate alternativamente prima o dopo la fase di attacco, a seconda del tipo di abilità: Dia, la principale magia curativa del gioco, ad esempio, può essere "castata" prima di muoversi, durante il combattimento e anche alla fine, ma una sola volta per turno, lasciando al giocatore la scelta.
Appare quindi evidente l’importanza di scendere sul campo di battaglia con dei servitori potenti al nostro fianco, visto che in Devil Survivor non ci sono armi né armature, in accordo con la natura da neo-rpg di cui dicevamo prima: le nostre uniche “armi” saranno rappresentate dai demoni evocati e dalle statistiche personali, che, aumentando di livello, potranno essere incrementate a piacimento sulla base di quattro parametri, forza, magia, vitalità e agilità. L’assenza di qualsivoglia equipaggiamento potrebbe sembrare una bestemmia per i molti appassionati del genere e, invece, vi assicuriamo che non ne sentirete affatto la mancanza: il gioco supplisce a questa con un equilibrato (e divertente) sistema di acquisto e fusione di demoni, che consente, peraltro, un grado di personalizzazione del party di gran lunga superiore: dopo poche ore di gioco, avrete accesso ad una sala d’asta, in cui vengono battuti dei demoni che, se contrattualizzati, si uniranno al vostro party.
Parliamo di oltre 120 diverse creature, e le possibilità diventano infinite se si pensa che di lì a poco sarà concessa al giocatore la libertà di fondere due demoni per generarne uno nuovo, che erediterà i valori, le abilità e i punti esperienza dai “genitori”.
Prendendo le mosse dalla serie di Pokèmon, ma offrendo un contenuto decisamente più maturo, Atlus sa di aver sfornato un sistema perfettamente bilanciato, tanto che il gioco, se non in determinati snodi narrativi, non costringe mai alla battaglia, lasciando al giocatore ampia libertà anche in questo campo; ovviamente, evitare tutte le battaglie non vi gioverà, ma il titolo non conosce la frequenza snervante con cui altri titoli concorrenti forzano il giocatore allo scontro.
La curve di apprendimento è tra le più misurate viste su Nintendo DS, offrendo una vera sfida solo quando il giocatore ha davvero fatto suo il nocciolo del gioco, ed eliminando quasi del tutto il concetto di level grinding: in assenza di armi più potenti da acquistare o armature da indossare, spesso la chiave per la vittoria sta nel fondere i demoni giusti, e ottenerne uno che abbia le abilità giuste (fulmine contro un avversario debole ai fulmini) al momento giusto.
Scordatevi quindi ore passate a potenziare il party senza progredire nella storia solo perché il tal boss è assolutamente impossibile da battere. Crediamo che questo sia un passo avanti decisivo non solo per il doppio schermo Nintendo.
A tal proposito, è vitale tenere sempre d’occhio lo schermo superiore durante i combattimenti, perché in esso vengono visualizzate le statistiche del party avversario, comprendenti numero di punti ferita, eventuali debolezze o immunità e turni extra.
Il gioco tende a premiare un approccio intelligente alle battaglie molto più della forza bruta.

Un passo indietro per farne uno avanti
Finora crediamo di avervi descritto un gioco che fa una summa di tutto ciò che ha funzionato in 25 anni di giochi di ruolo su console e lo rielabora, aggiungendovi un tocco unico e facendo fare a tutto il genere un passo avanti.
A livello tecnico, invece, abbiamo visto sperimentazioni più consistenti altrove. Devil Survivor sfoggia un character design di prim’ordine, uno stile manga sempre molto apprezzato che fa bella mostra di sé durante le lunghissime sequenze testuali di cui il gioco è infarcito, ma non offre nulla di strabiliante se paragonato, ad esempio, ad un titolo decisamente meno innovativo come il remake di Final Fantasy III, che però si fregia di un motore tridimensionale che fa strabuzzare gli occhi.
Escluse le battaglie, in cui vige la solita visuale isometrica tipica del genere, il gioco è paragonabile quasi ad un’avventura grafica, vista la sequenza di schermate fisse e di testo a schermo: su una piattaforma poco potente come Nintendo DS questo non è un dramma, ma con un comparto tecnico più pretenzioso, il gioco avrebbe meritato un punteggio ai vertici non solo della produzione per il portatile Nintendo, ma di tutto il panorama J-RPG in commercio.
Molto bene invece la colonna sonora, ricca di pezzi rock, che donano adrenalina agli scontri e che contribuiscono all’immersione del giocatore in una Tokyo giovane, moderna e credibile.
In particolare, abbiamo fatto fatica a dimenticare il riff di chitarra elettrica che accompagna la maggior parte delle battaglie, con il quale familiarizzerete dopo pochi minuti di gioco.
Il titolo offre anche una longevità più che soddisfacente, legata al crescente livello di sfida degli scontri ma soprattutto ai numerosi bivi che caratterizzano l’evolversi della vicenda: le risposte che daremo ai vari personaggi non giocanti, e le scelte intraprese in un dato posto ad una data ora (visto l’efficiente orologio interno) influenzeranno direttamente il finale, che sarà solo uno dei sei disponibili.
Se si considera che l’avventura principale vi terrà impegnati per almeno una ventina di ore, la possibilità di rigiocarla per vedere un finale diverso porta la durata complessiva a valori sopra la media.
Probabilmente vi starete chiedendo se Devil Survivor abbia o meno anche dei difetti: ebbene sì, ma sia ben chiaro che nessuno di questi inficia l’esperienza ludica o compromette in alcun modo il fattore divertimento.
Avremmo gradito (capacità della cartuccia permettendo) la presenza di dialoghi, che avrebbero snellito non poco l’enorme quantità di testo a schermo visualizzata dall’inizio alla fine della storia; avremmo apprezzato un maggiore impiego dello schermo superiore, utilissimo durante le battaglie ma tristemente nero per tutto il resto del tempo, e, infine, crediamo che un approccio sperimentale anche alla sezione grafica del titolo gli avrebbe garantito gloria imperitura.
Così com’è, comunque, Devil Survivor rimane una scelta obbligata per ogni appassionato di JRPG che voglia chiamarsi tale, e uno dei migliori titoli del 2009 sul sempre più strabiliante Nintendo DS.
Recensione Videogioco SHIN MEGAMI TENSEI: DEVIL SURVIVOR scritta da DOTTORKILLEX Posizionarsi al vertice nel genere ruolistico su una console che può contare su un parco titoli dedicato di qualità eccezionale non è cosa facile.
Atlus ci è riuscita puntando sul cavallo giusto, ovvero concentrando gli sforzi di programmazione sui due elementi cardine del genere, la trama e il battle system, prendendo il meglio tanto dalla propria, ventennale esperienza nel settore, quanto da quella degli altri (vedi la serie di Pokemon), per offrire all’utenza dell’handheld Nintendo un gioco profondo, altamente personalizzabile, e che indica la strada per il futuro, eliminando la pratica del level grinding, che troppo a lungo ha afflitto produzioni simili.
Le critiche mosse somigliano molto più ai classici peli nell’uovo che a effettive lacune di programmazione, e, nonostante queste piccole imperfezioni, sarebbe un delitto lasciarsi sfuggire Devil Survivor.
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