Recensione di Football Academy

- Discreto tentativo di essere originali
- Buona longevità
- Presenti i calciatori di cinque campionati diversi
- Manca un vero e proprio campionato
- Tecnicamente modesto
- Fase manageriale poco profonda
- Solo quattordici minigiochi
A cura di (Mauro.Cat) del
Luiz Felipe Scolari, conclusa anzitempo la sua avventura sulla panchina del Chelsea, ha deciso di mettersi a disposizione di tutti coloro che voglio imparare qualcosa sul calcio del nostro Continente diventando la “guida” di Football Academy. Il titolo EA, in linea con molti prodotti per Nintendo DS, è strutturato intorno ad una serie di minigiochi basati sul calcio, ma al tempo stesso è arricchito da una sezione caratteristica dei manageriali calcistici alla Championship Manager.
Il primo impatto non è dei migliori, a causa di un impianto tecnico sottotono e di una struttura di gioco originale, ma al tempo stesso poco proponibile. Chi da bambino, ma anche da adulto, ha collezionato figurine di calciatori, si troverà a proprio agio con le prime fasi di gioco. Aprendo una classica busta di figurine virtuali ci ritroviamo assegnata una squadra di undici giocatori. I calciatori fanno parte di un campionato a scelta tra Serie A, Premier League, Bundesliga, Liga spagnola e Ligue 1 francese. La scelta iniziale influenza la rosa di partenza, ma avanzando nel gioco è possibile vincere figurine anche dagli altri quattro campionati inizialmente lasciati in disparte.

Il quoziente d’intelligenza di un calciatore
Una volta analizzata l’amara rosa iniziale, solitamente composta da calciatori di secondo piano che potrebbero risultare sconosciuti anche a chi è cresciuto a pane e Fantacalcio, comincia il test del nostro QI calcistico. In questa fase si affrontano tre minigiochi al temine dei quali, in base al punteggio assegnato, ci viene donato un nuovo pacchetto di figurine da aggiungere alla nostra rosa.
Da questo primo giorno in poi comincia l’Accademia vera e propria, che si divide in due distinte fasi: minigiochi di allenamento ed incontri.
I minigiochi sono quattordici e variano da semplici prove di velocità o fortuna, come una sorta di Memory, a quiz dedicati ai veri intenditori. Le prove, che solitamente è meglio affrontare a gruppi di tre per migliorare il nostro QI, sono graficamente assai modeste e talvolta poco calibrate per uno sportivo italiano. Le domande riguardano tutti i principali campionati e spesso ci si ritrova in difficoltà di fronte alle squadre meno importanti di una Lega, come quella francese, che gode di un minore seguito. Dovremo indovinare nazionalità, squadra di appartenenza, classifiche, posizione geografica della squadra e molto altro. A queste prove di tipo calcistico/culturale se ne aggiungono alcune di pura abilità. L’esercizio sulle punizioni, ad esempio, risulta quasi fastidioso a causa di una difficoltosa comprensione iniziale della meccanica di gioco. Un buon QI fa guadagnare nuove carte e quindi modificare a piacimento i venti giocatori in rosa da preparare per la sfida vera e propria.

Allacciatevi le scarpe
I primi incontri richiedono una lunga preparazione iniziale. I giocatori possiedono delle caratteristiche associate a dei valori numerici da zero a cento. Un difensore possiederà un buon pressing, ma sarà scarso nel tiro, ed un portiere saracinesca avrà un ottimo valore nella presa. Il nostro compito consiste nell’impostare una formazione di undici titolari stabilendo il modulo sulla base della rosa a disposizione e dell’affiatamento. Ovviamente un giocatore che ha fortunatamente pescato un buon numero di attaccanti di livello dovrà costruire una squadra più offensiva e viceversa. Nei primi incontri avremo a disposizione una rosa di bassissima qualità e non potremo studiare soluzioni particolarmente varie.
Una volta scelti gli undici di partenza, e di fine aggiungeremmo, possiamo cominciare l’incontro. Per ogni campionato sono inizialmente sbloccabili le squadre sulla carta più abbordabili. Per il campionato italiano Bologna, Lecce, Torino, Chievo e via di seguito.
L’incontro appare molto simile nell’impianto grafico a quello dei primi manageriali della serie Scudetto per PC. Il giocatore osserva un campo schematico ed una barra che si muove avanti ed indietro ad identificare il possesso di palla. Ad un certo momento comincia lo scontro tra due giocatori. I match si giocano come in un incontro di carte. Si osservano i valori dei giocatori ed in seguito ad alcune modifiche di questi decise dal caso si determina il vincitore. In questo modo si stabiliscono passaggi, contrasti e gol. Noi possiamo ovviamente intervenire modificando l’atteggiamento della squadra, tra i tre disponibili, o rischiando la sorte scegliendo un’azione più o meno rischiosa a livello di punteggio. Terminato il match solitamente si sblocca un nuovo avversario e si ottiene un pacchetto con il quale modificare leggermente la rosa.

Ibrido ed originale
Tecnicamente Football Academy appare scarno e ben lontano dai livelli a cui ci ha abituato il DS. Lo stile grafico essenziale riesce, a causa della scarsa cura dei programmatori, a rivelarsi molto confusionario. I controlli, affidati al touch screen, risultano invece assai precisi anche se penalizzati in alcune fasi da scelte cromatiche non proprio azzeccate.
La giocabilità è più che apprezzabile, ma penalizzata da alcune scelte strutturali molto discutibili. I minigiochi, per quanto numericamente limitati, offrono qualche spunto interessante una volta presa l’abitudine con la meccanica richiesta. In alcune occasioni però, sia a causa delle informazioni assurde richieste, sia per le varie imprecisioni grafiche, appaiono leggermente penalizzati.
La fase dei match per quanto derivata dal vecchio Scudetto risulta inspiegabilmente semplificata. Durante l’incontro non è possibile effettuare cambi e non è presente una modalità campionato con la quale competere nel nostro campionato preferito. Le partite singole limitano in maniera sensibile il coinvolgimento. Ai giocatori è data inoltre la possibilità di creare solo una squadra da zero, senza poter selezionare il nostro team del cuore.
Electronic Arts ha certamente effettuato queste scelte in maniera consapevole, forse proprio allo scopo di tenersi distante dai simulatori classici e di dare più risalto ai minigiochi, ma una formula più strutturata avrebbe certamente garantito una maggiore longevità.
Una fase multiplayer locale, che permette scambio di giocatori e sfide contro i nostri amici, ed altre piccole introduzioni legate a statistiche, non fanno decollare un titolo che merita un apprezzamento per l’originalità, ma che rischia di annoiare troppo presto.
Recensione Videogioco FOOTBALL ACADEMY scritta da MAURO.CAT Football Academy - diventa un vero esperto di calcio eredita una parte della struttura dai party game e l’altra dai titoli calcistici manageriali, finendo per creare una via di mezzo che potrebbe scontentare gli amanti di entrambi i generi. L’idea è davvero buona, ma la mancanza di un vero e proprio campionato e la generale semplicità della gestione degli incontri potrebbero rappresentare un limite significativo. Anche i minigiochi, ridotti in numero e qualitativamente altalenanti, rischiano troppo presto di annoiare.
Il titolo EA, pur mostrando idee coraggiose, non riesce a mettere in pratica le interessanti premesse iniziali. Il gioco piacerà certamente agli appassionati di calcio, delle statistiche e a chi ama i manageriali estremamente semplici, o i giochi di carte, grazie anche a una discreta longevità. Tutti gli altri farebbero meglio a provare il titolo prima di acquistarlo e trovarsi di fronte un prodotto poco adatto ai propri gusti. Un gioco atipico che, certamente, potrà rappresentare una buona base per un eventuale e più curato seguito.
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