Recensione di Journey to the Center of the Earth

Copertina Videogioco Journey
  • Piattaforme:

     NDS
  • Genere:

     Avventura
  • Sviluppatore:

     Human Soft
  • Distributore:

     THQ
  • Giocatori:

     1
- Tre personaggi alternabili

- Profondità di gioco inesistente
- Livelli poco ispirati
- Sistema di controllo impreciso e tedioso
A cura di (Spetz) del
L’ormai abusato settore dei titoli tratti dalle pellicole cinematografiche non trova che un’ulteriore conferma in questa produzione di THQ dedicata al nuovo film interpretato da Brendan Fraser (già famoso per aver svolto il ruolo di protagonista nella trilogia de “La Mummia”) e intitolato “Viaggio al Centro della Terra”, che riprende il famoso romanzo scritto da Jules Verne.
Nel gioco vengono rapidamente riassunti gli eventi dai quali prenderà le mosse la trama e in particolare la scomparsa di Max Anderson, un noto vulcanologo di cui si sono perse le tracce nel corso di una missione di ricerca nel 1997. A dieci anni di distanza il fratello Trevor e il nipote Sean si mettono sulle sue tracce, aiutati anche da Hanna Aisgersson, una scienziata Islandese che li accompagnerà nei pressi del vulcano su cui è stato visto per l’ultima volta Max. Da questo momento avrà inizio il viaggio vero e proprio che porterà i protagonisti a visitare scoscese e pericolose valli sotterranee, caratterizzate da profondi crepacci, colate laviche, antichi reperti fossili e sporadici animali ostili.

Dritti verso il centro della Terra
Il titolo è strutturato come un classico gioco d’avventura nel quale si devono attraversare molteplici e impervi percorsi situati nel sottosuolo, svolgendo al contempo una serie di attività di contorno. I tre personaggi saranno alternabili lungo il tragitto attraverso la pressione del loro volto nella schermata del menù, in cui si potranno anche osservare i loro progressi in base all’utilizzo che ne viene fatto, oltre ad accrescerne le abilità. Ognuno di essi avrà delle peculiarità che dovranno essere sfruttate: mentre Sean sarà incaricato di effettuare degli scavi ove appaia l’apposita icona a forma di piccone e di scalare delle pareti rocciose, Trevor si impegnerà invece a piazzare cariche di esplosivo per liberare la via da ostacoli e impedimenti che rallentino il percorso. Infine Hannah si occuperà di disporre, dove necessario, delle funi per agevolare il collegamento tra differenti aree di gioco.
Alcune di queste azioni vengono gestite interamente con lo stilo, mediante l’esecuzione di mini-giochi specificamene dedicati. Nel caso degli scavi, ad esempio, ci si impadronirà di tutti gli attrezzi tipici degli archeologi come lo scalpello e il pennello per togliere la polvere e si dovrà cercare di estrarre pietre di vario genere o residui fossili, risalenti alle epoche preistoriche, senza danneggiarli. Nel momento in cui Sean dovrà scalare una parete sarà invece sufficiente indicare con lo stilo gli appigli utili prima che il personaggio perda la presa per poi condurlo incolume fin sulla sommità.
Peraltro tutti questi elementi si amalgamano decisamente poco tra di loro, lasciando ben presto trasparire un’esperienza di gioco tediosa e piatta, che si svolge costantemente su binari rigidi e prevedibili, rendendo a conti fatti inutile l’alternanza tra un personaggio e l’altro e la distribuzione di quelle poche abilità disponibili.
Anche il sistema di controllo non brilla certamente per profondità né tantomeno per precisione. Gli unici pulsanti interessati sono infatti il tasto A per effettuare i salti da una piattaforma a quella successiva e il tasto X per colpire gli animali che si incontrano lungo il percorso con un calcio o in alternativa con il mazzuolo già a disposizione nelle fasi di ricerca di reperti e pietre. La difficoltà è praticamente nulla sia per l’assenza di nemici degni di nota, visto che gli animali non sono altro che corpi inermi e immobili in attesa di essere eliminati, sia per i percorsi, quanto mai semplici e poco originali nella loro strutturazione. Per di più capita di perdere alcuni minuti per cercare di comprendere la nuova direzione da seguire, segno evidente di un lavoro affrettato e poco accurato.
L’assenza pressoché totale di qualche contenuto extra aggrava la situazione rendendo di conseguenza anche la longevità estremamente limitata e la rigiocabilità assolutamente inesistente. A conferma di ciò basta evidenziare come gli unici contenuti presenti al di fuori della campagna principale siano un mini gioco nel quale si devono trasportare in appositi spazi alcune biglie di colore blu, spostando opportunamente in senso orario o antiorario alcuni cerchi concentrici ricavati nella roccia e un’enciclopedia tanto piccola quanto inutile nella quale è possibile sbloccare le descrizioni di quindici animali preistorici di cui si recuperano i resti fossili durante la storia.

Realizzazione tecnica
Dal punto di vista tecnico sia il comparto grafico che quello sonoro si allineano alla mediocrità che abbiamo già avuto modo di sottolineare nei riguardi del gameplay e della strutturazione dei livelli. I personaggi non sono particolarmente caratterizzati e ad eccezione di quelle scarse abilità che possiedono, non godono di movimenti personalizzati e peculiari. Le tracce audio che accompagnano il titolo sono pressoché inesistenti e gli effetti sonori che si possono ascoltare durante lo svolgimento dell’avventura poco curati.
Recensione Videogioco JOURNEY TO THE CENTER OF THE EARTH scritta da SPETZ Non ci si poteva aspettare di più da questo spin-off, che riesce suo malgrado a rivelarsi mediocre in ogni aspetto. Il sistema di controllo approssimativo, unito ad un level design decisamente poco ispirato e a tratti irritante rendono l’esperienza di gioco poco interessante già dopo la prima ora. L’alternanza fra tre differenti personaggi non migliora la situazione poiché ognuno di essi possiede un alveo di abilità risicato e i mini giochi per mezzo dei quali si compiono azioni come le scalate o gli scavi nella roccia si rivelano immediatamente fuori luogo nella loro ridondante ripetitività.
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