Recensione di The Settlers

Copertina Videogioco Settlers
  • Piattaforme:

     NDS
  • Genere:

     Simulazione
  • Sviluppatore:

     Blue Byte
  • Data uscita:

     Autunno 2006
- Buona longevità globale... -...ma lo abbandonerete subito
- Grafica e sonoro improponibili
- Sistema di controllo scomodo e impreciso
A cura di (Gab_84) del
Dopo oltre 3 milioni di copie vendute in tutto il mondo, la saga di The Settlers approda su Nintendo DS, grazie ad Ubisoft e ad una piccola software house chiamata BlueByte. La console a doppio schermo di Nintendo sta vivendo un periodo davvero d’oro grazie alle sue altissime vendite e, soprattutto, grazie al grande supporto delle terze parti che sfornano titoli a quantità industriale. Ultimamente il DS sembra diventata la console dei giochi strategici: la pubblicazione di Anno 1701, Sim City e Age of Empires hanno aperto la strada ad un genere che finora sembrava confinato ai monitor dei nostri Pc. I risultati ottenuti però non sono del tutto positivi, come testimonia anche The Settlers, l’ultimo arrivato nel genere strategico.

Come ti costruisco un impero
L’idea di base del titolo è quella classica dei giochi di strategia: prendiamo un piccolo villaggio e portiamolo alla conquista del mondo. Ma andiamo con ordine, partendo dal menù principale, si scopre che le modalità principali sono due: Campagna romana e Campagna mondiale. Nella prima opzione saremo chiamati a gestire i primi passi dei coloni romani nella formazione del loro impero: si tratterà principalmente di eseguire determinati ordini come costruire un certo edificio o soddisfare il fabbisogno di una certa merce. Ovviamente si partirà dalle basi di una solida economia come l’agricoltura o la pesca, ma col passare del tempo si passerà a conquistare nuovi terreni e formare un imponente reparto militare. Inoltre, costruendo un efficace sistema stradale, è possibile di esplorare nuovi territori, utili per scoprire nuove risorse da sfruttare come il ferro o il granito. Infatti, in The Settlers tutte le risorse dovranno essere recuperate nel vostro villaggio, con l’aiuto dei vostri fidati coloni; scavare miniere, pescare o tagliare la legna saranno alcune delle tante mansioni a cui saranno adibiti gli abitanti del villaggio. Col passare del tempo e con il relativo evolversi della popolazione, i mestieri che andranno a fare i coloni aumenteranno, diventando sempre più specifici in un determinato campo: ad esempio i geologi e i ricognitori saranno utili per sondare nuovi terreni alla ricerca di nuove risorse, oppure il fabbro sarà necessario per avere un esercito ben armato e pronto allo scontro, ma avremo anche il mastro birraio che non mancherà di fornire ai soldati un fresco e rilassante boccale di birra. Infatti, non passerà tanto tempo dall’inizio del gioco che il vostro pacifico villaggio dovrà vedersela con i coloni vicini che non vedono di buon’occhio il vostro insediamento: gli scontri sono di fondamentale importanza perché proprio da questi dipende l’intero andamento del gioco; in base ai risultati, il vostro paese godrà di benessere o di ristrettezze economiche e, sempre in base a questi, potrete decidere se avviare o meno la vostra opera di conquista di altri territori.
Nella campagna mondiale, partiremo sempre da un piccolo villaggio romano ma avremo la possibilità di giocare con altre popolazioni come i Vichinghi, i Cinesi o i Nubiani (una popolazione del basso Egitto, risalente anch’essa al periodo romano); il gameplay è del tutto identico a quello visto nella campagna romana ma avremo più libertà d’azione, senza nessuna missione predefinita da compiere. Le azioni da portare avanti saranno tuttavia le stesse, ovvero procurarsi il cibo, le materie prime, difendere il territorio, ecc., perciò giocando alle due campagne si ha una spiacevole sensazione di già visto.
Nella modalità libera, infine, giocheremo una partita decidendo personalmente tutte le varie opzioni selezionabili come popolazione da guidare, lo scenario da giocare e l’obiettivo finale della partita: le possibilità di scelta sono molte, tutte diverse tra loro ma, nonostante la gran varietà, giocare non si rivelerà molto diverso dall’avventura principale. Si sente, anche in maniera evidente, la mancanza di una modalità multiplayer che avrebbe giovato sia alla longevità globale del titolo, sia al livello di sfida e divertimento che il gioco poteva offrire.

Una colonia allo sbando
La saga dei Settlers ha sempre avuto dei punti di forza: uno di questi era sicuramente la giocabilità; quest’aspetto in questa trasposizione su Nintendo DS diventa la maggiore lacuna del titolo, presentando un sistema di controllo ostico, scomodo e impreciso. Il touch screen, che in teoria dovrebbe sostituire il mouse del PC in giochi di questo genere, è sfruttato in maniera assolutamente insufficiente: già nel menù principale ci si accorge che non basta un solo tocco per scegliere l’opzione desiderata, ma occorrono due o tre colpetti di stilo; sullo scenario di gioco tale imprecisione diventa quasi un ostacolo insormontabile, rendendo il titolo in giocabile. Le cose che risultato più difficili sono, ironia della sorte, quelle indispensabili per procedere nell’avventura: costruire sarà una lotta continua tra voi e lo schermo, perché il software stenta a riconoscere i nostri tocchi sui punti predefiniti di costruzione; inoltre, non è supportato lo scorrimento della mappa tramite touch screen, ma soltanto attraverso la croce direzionale, il che rende il sistema di controllo anche poco pratico nell’uso continuato. L’unica nota originale, ma anch’essa non priva di pecche, è il buon uso del doppio schermo della console: nella configurazione di default, l’azione di gioco si svolge nello schermo inferiore, mentre quello superiore è relegato alle varie opzioni e statistiche di gioco, tuttavia, premendo il tasto R è possibile invertire gli schermi, utilizzando così il touch screen per impostare tutti i parametri vitali del villaggio e gestire con un po’ di dinamicità in più la mappa di gioco.
Anche per quanto riguarda l’aspetto visivo The Settlers non riesce ad uscire dal tunnel della mediocrità: sebbene le ambientazioni e i relativi edifici siano ben diversificati tra loro, la realizzazione grafica lascia molto perplessi fin dalle prime battute di gioco. I modelli dei coloni, composti da pochissimi poligoni, sono tutti uguali tra loro e, sembrano che siano usciti da un gioco di qualche decennio fa (ricordano molto i minicalciatori di Sensibile Soccer, ad esempio). Gli effetti grafici sono pressoché nulli, anche se è possibile intravedere qualche piccola animazione dei coloni nelle fasi d’attesa, come ad esempio la lettura di un giornale oppure l’esplosione di un pallone creato masticando un chewing gum (anacronismi con velata ironia, a mio giudizio), ma si tratta di effetti sporadici e nulla di particolarmente eclatante. Inoltre, nelle fasi di battaglia si viene a creare un miscuglio di colori poco decifrabili, rendendo difficile il riconoscimento dei nostri militari da quelli avversari. Purtroppo, anche sul fronte del sonoro, il titolo merita una sonora insufficienza: in The Settlers è presente un’unica melodia per accompagnare il giocatore durante i menù e nel gioco vero e proprio; anche se è una musica orecchiabile e piuttosto maestosa, il suo continuo ripetersi conduce ben presto alla noia, portando il giocatore ad abbassare al minimo il volume. Non sono presenti altri effetti sonori, se non quelli della battaglia, anch’essi però in numero limitato, che non alzano di certo il livello complessivo del titolo. Ultima menzione per l’interfaccia grafica dei menù e delle statistiche di gioco che si presentano scarne e poco curate: i menù sono spogli e poco colorati, conseguenza di una forte mancanza d’originalità; anche l’interfaccia del gioco è poco comprensibile, presentando molte icone, alcune delle quali indecifrabili a prima vista. L’assenza di un tutorial che spiega come usare l’interfaccia si sente molto, soprattutto per chi gioca alla saga dei coloni per la prima volta, i quali potrebbero avvertire una spiacevole sensazione di smarrimento.
Recensione Videogioco THE SETTLERS scritta da GAB_84 Dopo Age of Empires e Sim City, anche The Settlers paga il passaggio da PC a DS. Ma in questo caso le conseguenze sono disastrose: una giocabilità indegna e un comparto tecnico insufficiente segnano inesorabilmente il fallimento di questa conversione; nonostante una buona longevità di fondo, oltre 100 ore di gioco, e una buona scelta di opzioni personalizzabili, il sistema di controllo impreciso e scomodo taglia a zero ogni possibilità di apprezzare questo titolo. Le assenze pesanti di un livello tutorial e, soprattutto, della componente multiplayer, completano il quadro delle insufficienze di The Settlers DS che cade per questo motivo nella fascia di giochi da non consigliare per l’acquisto, soprattutto a chi segue la saga su Pc, che si ritroverà tra le mani un prodotto non all’altezza dei suoi predecessori.
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