Recensione di Dementium II

Copertina Videogioco DementiumII
  • Piattaforme:

     NDS
  • Genere:

     Survival horror
  • Sviluppatore:

     Renegade Kid
  • Data uscita:

     Disponibile
8.0
Voto lettori:
8.1
- Ottimo comparto tecnico
- Sistema di controllo “miracolosamente” comodo
- Bestiario degno di nota
- Difficile ma mai frustrante
- Longevità ancora insufficiente
- La musica rovina un po’ l’atmosfera
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A cura di Gianluca Arena (DottorKillex) del
I pochi detrattori del DS, le cui fila si sono assottigliate sempre di più nel corso degli anni, di pari passo con il fiorire della ludoteca della console, continuano a sostenere che il DS sia una console per bambini, con una line up di giochi colorati, di platform e tie–in dell’ultimo film Disney.
Per quanto ridicole possano essere queste illazioni, i ragazzi di Renegade Kid devono aver preso la cosa sul serio e, da bravi sviluppatori, hanno sfornato due piccole perle come Dementium: The Ward e Moon, due sparatutto in prima persona ottimamente realizzati, l’uno ad ambientazione horror (e che ambientazione!) e l’altro a sfondo fantascientifico.
Due titoli maturi, violenti, decisamente non per cuori deboli, che hanno in un solo colpo dimostrato che il DS è una macchina “hardcore” come poche e che gestisce ambienti tridimensionali discretamente complessi meglio di quanto molti pensano.
Ecco perché questo Dementium II ha generato una discreta attesa tra i fan della prima, malatissima avventura.

Un’alba all’inferno
Dopo gli orrori del primo episodio, torna il Bright Dawn Center, un’angosciante struttura che alterna finestre luminose a pareti imbrattate di sangue con fin troppa naturalezza.
L’aver giocato il capitolo precedente aiuta sicuramente, ma non è affatto indispensabile per comprendere i risvolti della trama, che in questo seguito ci vedrà nei panni, abbastanza dimessi, del neo operato William Redmoor, che, appena risvegliatosi dopo un delicato intervento al cervello, viene trasportato in una cella detentiva da due guardie perché, stando a quanto dice l’infermiera di turno, “serve il letto”…
L’introduzione al gioco è breve ma d’effetto, ci catapulta nell’azione senza darci troppe spiegazioni: sarà il tempo, e il nostro girovagare alla ricerca di indizi, a svelarci dove ci troviamo e perché siamo circondati da un bestiario degno di un romanzo di Lovecraft.
Nonostante in genere ci occupiamo della localizzazione nell’ultima parte delle nostre recensioni, stavolta faremo un piccolo strappo alla regola: la più che buona localizzazione italiana (non tanto per il doppiaggio, anonimo, ma per i testi a schermo) consentirà un buon livello di immedesimazione nella storia, e il ritrovamento di pezzi di carta, documenti e post-it contribuirà a creare la tensione necessaria per un gioco del genere.
In due parole insomma, il comparto narrativo offrirà un background adeguato allo sviluppo degli eventi su schermo.

Zero analogici, pochi pulsanti, eppure …
In fondo però, le critiche mosse al primo episodio, che pure aveva riscosso, anche sulle pagine di Spaziogames, un discreto successo, non si concentravano sulla trama o sulla mancanza di carisma del protagonista, quanto piuttosto sulle meccaniche di gioco vere e proprie, e su un fattore longevità lontano dalla sufficienza.
Per sgombrare subito il campo da equivoci, diciamo subito che, se sulle prime si è lavorato alacremente, la durata dell’esperienza di gioco è ancora gravemente deficitaria.
Ma andiamo con ordine: il sistema di controllo, già notevolmente migliorato in Moon, ci sembra oggettivamente il migliore compromesso possibile su una console portatile dall’ergonomia abbastanza limitata come il DS.
Esso sarà infatti un riuscito connubio di controlli tattili e normali tasti analogici, con l’apprezzatissima possibilità di rovesciare i controlli per i mancini: facendo scorrere il pennino sullo schermo del DS muoveremo la visuale, con un gesto tanto semplice quanto naturale, che digeriremo dopo pochissime sessioni di gioco.
L’attacco, qualsiasi sia l’arma imbracciata (si va dal piccolo coltello iniziale alla pistola, per poi proseguire con gingilli decisamente più divertenti come fucili e martelli), è delegato al dorsale sinistro, e, visto che il movimento del personaggio sarà gestito tramite la croce direzionale, sarà facilmente raggiungibile dall’indice della mano sinistra (o destra se siete mancini).
Il tutto funziona bene, anche se, ovviamente, aver giocato ad un FPS su una console da casa, con una marea di tasti a disposizione e due analogici, è tutta un’altra cosa: tutto è relativo, però, e qui si valuta l’ergonomicità della mappatura dei comandi su una console portatile e il giudizio, come detto, è più che positivo.
L’unico movimento forse innaturale è quello richiesto per correre, ovvero una rapida pressione della croce direzionale in alto, seguita dal tenere premuto il tasto stesso: nelle (non poche) fasi di backtracking, quando vorrete solo fare di fretta, o quando vorrete scappare da un mostro nel cuore di una battaglia, spesso vi troverete invece impantanati, solo perché il gioco non ha riconosciuto il comando per la corsa.
Poco male, comunque: Dementium II si lascia giocare quanto e più del suo predecessore, che già offriva un’esperienza di gioco soddisfacente: oltre al riuscito sistema di controllo va annoverato un bestiario molto ispirato, a metà tra l’immaginario lovecraftiano e l’assortimento di obbrobri cui la saga di Silent Hill, negli anni, ci ha abituato.
Aspettatevi quindi mostri sulla sedia a rotelle, pazienti torturati un po’ dovunque, spauracchi neri (chiaramente debitori al “Babau” che spaventa i bambini) ed esseri aracnomorfi tra i più repellenti che ci sia capitato di vedere su DS.
Come da tradizione, le munizioni e le pillole curative saranno sempre troppo poche, e la loro scarsità vi spingerà a setacciare ogni angolo alla ricerca di un qualche aiuto in più, favorendo l’esplorazione e aumentando, anche se solo in minima parte, il risicato monte ore totale.
L’unica nota di demerito va alla scelta di accompagnare la comparsa dei mostri su schermo con un cambio nella musica di gioco: se da un lato questo aumenterà la tensione (soprattutto quando non riuscirete a vederli …), dall’altro limiterà i proverbiali balzi sulla sedia, che durante il primo capitolo venivano generosamente distribuiti dal gran numero di oscenità che vi si paravano dinanzi all’improvviso, e che tanto erano piaciuti al pubblico.

Incubi sì, ma belli da vedere
L’impatto grafico di Dementium II è magnifico: come detto, tutto è relativo, e questa affermazione deve tenere conto della bassa definizione che ha sempre afflitto i giochi su DS, di un hardware che ormai va per i sei anni (e che già alla sua uscita non era il non plus ultra della potenza di calcolo) e del conclamato imbarazzo della console nel gestire ambienti tridimensionali eccessivamente complessi.
Fatte queste dovute precisazioni, ripetiamo l’affermazione: graficamente, Dementium II, a parte qualche texture un po’ sottotono, regala un framerate da infarto, ancorato ai 60 frame per secondo, un character design eccellente, che vi calerà davvero in uno dei peggiori incubi che il doppio schermo del DS abbia mai visto, una grande varietà di ambienti, soprattutto se contrapposto al predecessore, e delle animazioni sempre convincenti, sia per i mostri comuni, sia per i maledetti boss.
E il “maledetti” si riferisce alla loro difficoltà, che vi darà del filo da torcere: Dementium II rimane, come il primo capitolo, un gioco breve, troppo breve, soprattutto se vi limiterete a seguire la strada principale, ma offrirà un livello di sfida sempre adeguato, sempre di alto livello, che raramente, però, sfocia nella frustrazione e risulta, come per quasi tutti gli aspetti di questo prodotto, bilanciato e curato nei minimi particolari.
Recensione Videogioco DEMENTIUM II scritta da DOTTORKILLEX Sebbene alcuni piccoli difetti lo allontanino dalla perfezione, prima tra tutti una longevità inaccettabile, o la scomodità del comando per la corsa, Dementium II rappresenta un notevole miglioramento rispetto al primo episodio, coniugando un framerate eccellente con un sistema di controllo il più comodo possibile, un’atmosfera da brivido con un bestiario che vi terrà svegli per un paio di notti.
Abbiamo poi trovato particolarmente apprezzabile il fatto che i ragazzi di Renegade Kid abbiano prestato orecchio alle lamentele della comunità videoludica riguardo alla scarsa varietà di ambientazioni e al sistema di salvataggio, che adesso, anziché dei problemi, come nel primo Dementium, risultano dei punti di forza, visto che gli specchi, utili al salvataggio, saranno sapientemente distribuiti nei punti focali del gioco, consentendo sessioni di gioco anche di 15 – 20 minuti, perfette per una fruizione “volante” del titolo, che dà comunque il meglio di sé giocato a letto, al buio, e con le cuffie.
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