Recensione di Sands of Destruction

Copertina Videogioco Sands of Destruction
  • Piattaforme:

     NDS
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Image Epoch
  • Data uscita:

     31 Settembre 2008
- Doppiaggio frequente e ben realizzato
- Colonna sonora da applausi
- Battle system modello “roulette russa”
- Milioni di combattimenti casuali
- Trama e finale insipidi
A cura di (DottorKillex) del
Senza stilare antipatiche classifiche, che inevitabilmente finirebbero con il concentrare l’attenzione sulla posizione raggiunta, non temiamo ombra di smentita nel dire che Xenogears, uscito nel 1998 su Psone (e mai in Europa, purtroppo) sia, ad oggi, uno dei migliori giochi di ruolo mai creati, per trama, approfondimento psicologico dei personaggi, qualità grafica e sistema di combattimento.
Fatta questa doverosa precisazione, andiamo ad analizzare quello che è il seguito non ufficiale, il figlio di secondo letto, l’erede diseredato di quel grande titolo.
Certo, molti obietteranno che, passati dodici anni, con un team di sviluppo in gran parte diverso da quello originario (peraltro sotto egida SEGA e non più Squaresoft) e su un sistema con caratteristiche molto diverse dalla Playstation, come il DS, il paragone, semplicemente, non regga.
E forse questi “molti” hanno anche ragione, ma la mente corre inevitabilmente a ciò che è stato, e a ciò che sarebbe potuto essere.

La stessa storia narrata milioni di volte
Quando davanti al laptop a scrivere ci si siede un certo Masato Kato, autore dello script di un altro capolavoro senza tempo come Chrono Trigger, coadiuvato da diversi membri che furono nello staff di Grandia, è lecito aspettarsi una trama senza tempo, un susseguirsi di emozioni e colpi di scena.
E invece questa è la prima (ma non l’ultima, purtroppo) delle promesse non mantenute dal gioco: nei panni dell’ignaro ragazzino buono di cuore ma fondamentalmente bifolco (Kyrie), pieno di sogni ma relegato nel solito paesino ameno lontano dai centri del potere, ci ritroveremo presto a che fare con un enorme potere, innato e incontrollabile, che raderà al suolo l’intero villaggio.
Malauguratamente per noi, anche la dimora di uno dei Rex e il Rex stesso cadranno vittime della nostra furia distruttiva, e si dà il caso che i Rex siano delle bestie antropomorfe che detengono il potere, in una sorte di mondo a la “Il Pianeta delle Scimmie” in cui gli umani sono relegati a meri schiavi.
Le nostre gesta, sebbene involontarie, attireranno l’attenzione del World Annihilation Front, un manipolo di ribelli che tenta con tutte le sue forze di sovvertire l’ordine prestabilito delle cose, suscitando, ovviamente, l’ira di coloro che governano.
In breve (anche se le prime ore di gioco mancano di ritmo), il nostro ruolo si evolverà da semplice pedina a protagonista degli eventi, e incontri più o meno illuminanti aiuteranno la trama a dipanarsi fino al (deludente ) epilogo.
Niente di scandalosamente noioso, intendiamoci: ma, come capirete continuando a leggere, è il peso degli avi ad affossare Sands of Destruction.

Retro o marcia indietro?
Togliamoci subito il dente cariato: raramente abbiamo avuto a che fare con un battle system tanto irritante quanto quello implementato in questo gioco.
I motivi sono essenzialmente due, e, se uno è perdonabile (la snervante frequenza dei combattimenti casuali), sull’altro si fa fatica a transigere (la completa casualità che regola le battaglie).
Ma andiamo con ordine: al comando di un party composto da tre personaggi, e senza che alcun tutorial ci insegni i rudimenti di gioco (e, soprattutto nel caso del sistema di crescita dei personaggi ce ne sarebbe stato urgente bisogno), avremo a nostra disposizione le opzioni classiche. Come nel già citato predecessore, ad ogni tasto dei quattro del DS sarà assegnata un’azione, selezionabile tra oggetti, magie, attacchi pesanti, ma meno precisi e attacchi rapidi, ideali per colpire anche nemici molto agili: dopo diverse ore di gioco sarà possibile avere accesso a delle combo che, pur lontane dalla delizia che erano quelle di Xenogears, sarebbero anche godibili, se l’impressione generale non fosse, come detto, che a sancire una vittoria tranquilla piuttosto che una bruciante sconfitta con annesso game over sia il caso e non la vostra abilità.
Come vi sentireste se, in uno qualsiasi dei milioni di combattimenti casuali che sarete costretti a sostenere, un avversario eseguisse tre – quattro turni consecutivi, decimando il vostro party?
Noi molto irritati, soprattutto perché la cosa avviene in maniera assolutamente gratuita (cioè senza che l’avversario esegua magie atte a conferirgli maggiore velocità) e ne sono protagonisti, a turno, tutti o quasi i nemici del gioco, rendendo assolutamente impossibile prevedere, e quindi prevenire, questo festival della frustrazione.
In soldoni, questo si traduce nel fatto che morirete molto spesso, e se si considera che non è possibile salvare a piacimento e che il DS è una console portatile, ciò basterebbe a sconsigliare l’acquisto del titolo.
Questa incomprensibile scelta dei programmatori rende le battaglie un’antipatica roulette russa, aggravata dalla estenuante frequenza con cui questi scontri si presentano: se è vero che altri titoli propongono scontri casuali in gran numero (ci viene in mente il recente, e ottimo, Shin Megami Tensei: Strange Journey), questi sono ben realizzati, oseremmo dire piacevoli, e applicando una precisa strategia, il gioco gratifica l'utente con una vittoria e dei punti esperienza; in Sands of Destruction, invece, non c’è strategia che tenga, perché, per quanto più forti dell’avversario di turno, finirete con il perire se questi potrà portarvi quattro attacchi consecutivi senza che possiate curarvi o interromperli in alcun modo, mentre il party sarà rigorosamente limitato dal numero di punti battaglia disponibili.
Quand’anche vinceste, la quantità di punti esperienza guadagnata sarà ridicola, rendendo lentissima la crescita dei personaggi e costringendovi a combattere ancora!
Insomma, un cane che si morde la coda.
I dungeon invece non sono poi malaccio, e propongono delle soluzioni intelligenti e qualche piccolo enigma che ravviverà l’azione.

Sonoro da brividi
Tra tante coltellate alla schiena (come altro chiamare i tiri bassi fatti a milioni di appassionati che hanno acquistato il titolo un anno fa, al lancio giapponese), qualcosa di realizzato a dovere c’è. Eccome. La colona sonora e il doppiaggio del gioco sono di primissimo livello, e andrebbero presi ad esempio per le produzioni future.
In questo campo, almeno, i grandi nomi impiegati non hanno tradito: Yasumori Mitsuda, compositore di fama internazionale già autore dell’indimenticata colonna sonora di Xenogears, sforna un’altra perla, un sostrato magico agli avvenimenti su schermo, incalzante, sognante, mai fuori luogo.
Si fa fatica a credere che il suono esca dalle piccole casse del nostro DS, eppure è così.
Stupisce anche il fatto che oltre il 90% dei dialoghi del gioco siano doppiati, perché conosciamo bene le limitazioni del supporto cartuccia e abbiamo assistito a esperimenti assai meno riusciti sul portatile Nintendo nel corso degli anni: delle voci pulite e azzeccate doneranno un po’ di carattere a personaggi che altrimenti (con la sola eccezione del “tenero” orsetto di peluche) sarebbero caduti presto nell’anonimato.
Se solo altrettanta cura fosse stata infusa anche in elementi fondamentali come la trama e soprattutto il sistema di combattimento, ci troveremmo a parlare di un degno discendente del pluripremiato titolo Psone.
Invece, nonostante un lato cosmetico più che accettabile (e interamente tridimensionale) e una longevità in linea con la concorrenza, ci sentiamo di consigliare Sands of Destruction solo a chi non vive senza un JRPG al mese, e comunque non a coloro che hanno amato alla follia il predecessore, perché più degli altri rimarrebbero delusi dalle potenzialità inespresse del titolo.
Recensione Videogioco SANDS OF DESTRUCTION scritta da DOTTORKILLEX Siamo sinceramente dispiaciuti dell’esito finale dell’ultima fatica SEGA: con un cast di prim’ordine, una colonna sonora che ci piacerebbe ascoltare su CD e una quantità impensabile di dialoghi doppiati (e bene, peraltro), Sands of Destruction aveva tutte le carte in regola per porsi allo stesso livello dei capolavori più quotati nella ludoteca del DS.
E invece, quasi a farlo di proposito, i programmatori ci hanno infilato dentro un battle system frustrante e privo di ogni elemento strategico, un’ossessiva quantità di battaglie casuali e un finale che lascerà i temerari che ci arriveranno con l’amaro in bocca.
Siamo sicuri che molti tra voi lettori finiranno col volerlo provare, ma il nostro consiglio è di affittarlo, o farvelo prestare da un amico prima di spenderci la quarantina di euro richiesti.
Potreste evitarvi un travaso di bile, che, si sa, a luglio non è poi così piacevole.
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