Recensione di Shin Megami Tensei: Strange Journey

Copertina Videogioco Strange Journey
  • Piattaforme:

     NDS
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Atlus
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     23 marzo in USA
- Solido e longevo
- Sistema di fusione dei demoni vicino alla perfezione
- Altamente personalizzabile
- Traduzione inglese virtualmente perfetta
- Decisamente difficile …
- Sfrutta poco le caratteristiche del DS
- … a volte troppo
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A cura di (DottorKillex) del
La tradizione e il folklore giapponesi sono un vivido scenario da cui sono scaturite opere letterarie, cinematografiche, visive e soprattutto videoludiche.
In un connubio unico, e avvincente, di nuove tecnologie e retaggi di antiche tradizioni, moltissimi titoli del panorama videoludico contemporaneo (almeno dai tempi del Famicom in poi) hanno attinto prepotentemente da questo prolifico immaginario, e, tra queste, la saga di Shin Megami Tensei è una delle più longeve, apprezzate e complesse, che è passata attraverso parecchie ere videoludiche, e ha avuto il non trascurabile merito di attecchire anche in occidente, dove non sempre le trame e la comicità dagli occhi a mandorla sono state apprezzate e capite.
Strange Journey è solo l’ultimo nato della serie, che, come da abitudine Square Enix, si fregia di personaggi e ambientazioni diverse per ogni capitolo, con poche eccezioni.

Che strano viaggio
A dispetto delle speranze delle migliaia di fan sparsi per il mondo, che attendono una versione per console HD, da un anno a questa parte Atlus sembra essersi dedicata al mercato portatile, sfornando prima l’eccellente spin-off strategico intitolato Devil Survivor, sempre per DS, e poi il remake del primo episodio di Persona in esclusiva per PlaystationPortable.
E gli utenti Nintendo saranno anche gli unici a beneficiare di questo strano viaggio, che li porterà nel cuore di un buco nero che si sta pericolosamente allargando e dall’Antartide sta inghiottendo sempre più chilometri di terra ferma.
Il nostro alter ego sarà un soldato scelto facente parte di una squadra, formata da quattro equipaggi di altrettanti mezzi d’assalto, inviata dal consorzio delle nazioni unite per investigare sulla natura di un misterioso “black hole”, dall’interno del quale provengono segnali radio non meglio identificati. Equipaggiati con quanto di meglio la tecnologia possa offrire (le tute Demonica, un nome, un programma), i nostri avranno un atterraggio ben peggiore di quanto sperato, le navi perderanno il contatto radio e saranno gravemente danneggiate. Da qui avrà inizio una perlustrazione graduale dello Schwartzwelt, ovvero di questa terra di nessuno che presto scopriremo brulicare di forme di vita intelligenti ed estremamente bellicose.
Chi ha una certa dimestichezza con l’universo MegaTen, avrà già intuito che stiamo parlando di demoni, un esercito di creature variegate, potenti, e molto pericolose. Ci fermiamo qui per evitare antipatici spoiler, ma il viaggio sarà lungo e periglioso, e non mancheranno colpi di scena, morti eccellenti e doppiogiochisti.

Demoni, a me!!!
Quasi subito guadagneremo l’abilità si soggiogare ed evocare demoni, che poi è il motore dell’esperienza di gioco tutta: Strange Journey si configura infatti come il più classico dei dungeon crawler, non troppo lontano dalla serie di Etrian Odissey (che gli utenti DS conosceranno bene) né dai primi episodi della serie all’epoca dei 16 bit (ne ricordiamo un paio di alto livello su Super Nes).
In uno schema che unisce semplicità e un certo fascino retro, saremo chiamati a esplorare dungeon sempre più complessi, pieni di porte segrete, bonus da raccogliere e botole che ci faranno precipitare al piano sottostante, ma soprattutto zeppi di mostri, che ci attaccheranno con grande frequenza (anche se siamo lontani dai picchi del recente Persona su PSP) e daranno il via ai classici combattimenti a turni, in cui ci accompagnerà la stessa visuale in prima persona utilizzata per le fasi di esplorazione.
Questo, oltre a non appesantire troppo la CPU della console a due schermi di Nintendo, dona all’avventura dei ben precisi connotati, e mira decisamente ad un pubblico maturo, navigato (visto l’alto livello di difficoltà) e con a disposizione parecchio tempo da dedicare al gioco, che non consente di salvare se non in appositi punti e che si nega a chi tenterà un approccio casual mordi e fuggi.
Fatte queste doverose precisazioni (d’altronde non ci si discosta molto dalle regole che hanno sempre retto la saga), il gioco riproporrà in parte quanto visto meno di un anno fa con l’acclamato Devil Survivor, ovvero un sistema di fusione dei demoni sempre più completo e intuitivo, un utilizzo quasi nullo delle potenzialità specifiche del DS (schermo tattile e microfono) e una meccanica di gioco suddivisa tra lunghe fasi di esplorazione e combattimento e brevi dialoghi testuali a intervallare le missioni, a cui è affidato il progredire della trama. Ma dove Devil Survivor proponeva una griglia tipica degli SRPG e un’esplorazione fortemente limitata e “a nodi”, Strange Journey lascia libero sfogo alla libertà del giocatore, che potrà girovagare (e perdersi…) a piacimento in dungeon sempre più arzigogolati, dedicarsi al level grinding (che ritorna prepotentemente dopo la sua assenza nel precedente capitolo) e alla creazione di un personale esercito di demoni dalle abilità più disparate.
Ecco, proprio qui risiede uno dei punti di forza di questa produzione: il sistema di reclutamento e di fusione dei demoni, unitamente alla grande varietà di questi, rende l’esplorazione mai fine a sé stessa, e riesce a rendere quasi piacevoli anche i combattimenti casuali, che potranno essere evitati se si dimostreranno sufficienti abilità dialettiche.
In altre parole, nonostante un level design non particolarmente ispirato, e l’arcaicità del sistema di scontri casuali, la possibilità di arruolare tra le vostre fila il tal demone (e dalla vostra bravura nel farlo dipenderà pesantemente il prosieguo dell’avventura) darà pepe al vostro gironzolare, spingendovi fin nell’ultima stanza alla ricerca del materiale adatto per costruire la prossima arma (che sarà poi disponibile nell’apposito laboratorio della vostra nave madre) o di quel demone capriccioso che, due stanze prima, ha bellamente rifiutato di unirsi a voi. Certo, chi non ha amato uno qualsiasi dei precedenti Shin Megami Tensei di certo non inizierà a farlo con questo episodio: qui non troverete nulla di innovativo che possa spingere all’acquisto, né viene tesa una mano al giocatore a digiuno degli elementi della serie, e anzi, abbiamo trovato il livello di difficoltà (soprattutto se non si è dedicato sufficiente tempo alla cura del proprio piccolo esercito) innalzato di una spanna rispetto alla precedente iterazione sulla piccola di casa Nintendo. Salvo qualche (raro) enigma sparso qua e là, il cuore pulsante del gioco è tutto qua, tra combattimenti casuali in prima persona, esplorazione a più non posso e occasionali missioni secondarie assegnateci da alcuni demoni incontrati sul campo di battaglia.

Pochi lustrini e tanta sostanza
Potreste saltare a piè pari questo paragrafo e andare dritti al commento finale, perché il titolo dice tutto.
Come era stato per il più volte citato Devil Survivor, e tutti gli episodi recenti prima di lui (con la sola eccezione di Persona 4) anche stavolta Atlus ha concentrato gli sforzi su quello che davvero conta in un videogioco, e cioè la trama, l’interazione tra personaggi, il gameplay: questo, tradotto in soldoni, significa che non ci si deve aspettare nulla di spettacolare a livello tecnico, soprattutto se il termine di paragone sono le magnificenti produzioni Square Enix come i due remake di Final Fantasy.
Basta dire che nel gioco ci saranno si e no una trentina di frame di animazione, che non riguardano peraltro i nemici (che sono immobili sprite bidimensionali di fronte a noi), e che le mappe tridimensionali avrebbero potuto girare senza grosse difficoltà anche su una Psone.
Ma siamo sicuri che queste righe non scoraggeranno i veri fan della saga (e dei giochi di ruolo giapponesi in generale), perché nonostante una qualità grafica ampiamente sotto la media dei suoi contemporanei (e rivali sul mercato) la serie MegaTen ha sempre venduto milioni di copie, ritagliandosi uno spazio di primo piano nel mondo dei JRPG: anche in questo senso Strange Journey non fa eccezione, e, complici un comparto sonoro di prima scelta e una longevità che non esitiamo a definire mostruosa, riesce a posizionarsi come il migliore dungeon crawler attualmente disponibile per DS, e, più in generale, uno dei dieci migliori RPG che questa fortunata console ha visto.
Recensione Videogioco SHIN MEGAMI TENSEI: STRANGE JOURNEY scritta da DOTTORKILLEX Shin Megami Tensei: Strange Journey è l’ennesima, validissima aggiunta a un filone di giochi che continua a mietere fan e consenso della critica. Forse non è casuale l’indifferenza della casa produttrice nei confronti delle potenti console di nuova generazione, perché in quel contesto un gioco come questo sarebbe inaccettabile, e forse deriso.
In ambito portatile, invece, dove sembra esserci ancora spazio per la sperimentazione e per la supremazia del concept di gioco sul comparto tecnico (che, lo ribadiamo, è appena sufficiente solo grazie ad un ottimo character design), titoli come questo sono destinati a godere di un grande ritorno, e a rinverdire i fasti di una delle serie che in molti ritengono tra le migliori degli ultimi vent’anni di storia dei videogiochi.
Consigliato a tutti coloro che al DS non chiedono solo colori, spensieratezza e uso del pennino.
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