Recensione di Wreckless: the Yakuza mission

Copertina Videogioco Wreckless
  • Piattaforme:

     CUBE
  • Genere:

     Guida
  • Sviluppatore:

     Bunkasha Games
  • Distributore:

     Leader
  • Lingua:

     inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     disponibile
-Frenetico e immediato
-Molte missioni
-Varietà pressochè nulla
-Graficamente ridimensionato
A cura di (Yoshi) del
Pubblicato a inizio 2002 su piattaforma Xbox, Wreckless è stato uno dei giochi a mostrare con maggior evidenza i muscoli della console Microsoft, con un motore grafico di prim’ordine in grado di abbinare elevato numero di poligoni ed effetti speciali notevoli, il tutto a un frame-rate senza incertezze. Dietro a un’ottima cosmesi si nascondeva però un titolo tutto sommato piatto e ripetitivo, che non sarà certo ricordato tra gli annali dei videogiochi se non per qualche bel replay.
Dovendo oggi analizzare il porting per Nintendo Gamecube, ci troviamo dinnanzi a una versione che include qualche extra ma privata di tutti quegli effetti grafici che hanno fatto strabuzzare gli occhi ai possessori di Xbox. In un certo senso tutto ciò fa “giustizia” al gioco che, privato del suo luccicante vestito, appare più che mai limitato nella struttura.

Guardie e ladri per le vie di Hong Kong
I 40 livelli presenti in Wreckless (20 dei quali non presenti nella versione originale per Xbox), sono suddivisi equamente tra due storie differenti. Entrambe sono ambientate nello sfavillante centro urbano di Hong Kong e coinvolgono le attività illecite della mafia locale, la famigerata Yakuza. Da un lato potremo impersonare una coppia di agenti in gonnella, appartenenti al nucleo di polizia dei Dragoni, dall’altro vestiremo i panni di due spie facenti parte di un’organizzazione rivale alla Yakuza. In ogni caso le missioni che ci verranno proposte seguono uno schema abbastanza standardizzato: inseguire per la città il convoglio di vetture dei mafiosi, eliminare le macchine della scorta a suon di sportellate e lancio di razzi, per giungere infine al furgone che trasporta i valori (di qualunque cosa si tratti) e bloccarlo con lo stesso metodo. Il tutto tentando di evitare il caotico traffico cittadino e la folla di passanti.
A dire il vero non mancano missioni con obbiettivi leggermente differenti, come il collezionare un certo numero di oggetti sparsi per la mappa o raggiungere checkpoint entro il tempo prestabilito, ma la meccanica di fondo rimane pressoché invariata, ponendo in primo piano sempre la distruzione di tutto quello che capita sotto tiro.
In effetti gli scontri con le vetture civili e con i passanti non comportano nessuna penalità, se non il rallentamento della caccia alla Yakuza; anzi, nella nuova versione per GC è possibile investire cose e persone, con effetti che comunque non raggiungono lo splatter spinto della famosa serie Carmageddon.
Le missioni principali sono 20, 10 per ogni filone di trama intrapreso. Ogni livello può essere affrontato secondo due livelli di difficoltà, easy e hard, che si distinguono per una diversa intensità di traffico e resistenza delle vetture rivali. Oltre all’obbiettivo principale, è possibile portare a termine dei compiti secondari (ad esempio la distruzione di un determinato numero di oggetti) per ottenere una valutazione migliore, corrispondente a una medaglia d’oro.
Per ogni livello completato con una medaglia d’oro viene sbloccato uno dei 20 stage bonus, inediti rispetto alla versione Xbox, che portano il totale di schemi disponibili ai già citati 40. Il completamento di ogni livello bonus permette invece di accedere a dei cheat che possono poi essere utilizzati liberamente durante le successive partite.
Altre caratteristiche introdotte nel porting includono un maggior numero di vetture sbloccabili e una modalità a doppio giocatore abbastanza particolare, di cui parleremo in seguito.

Racing game o cos’altro?
La presenza di automezzi a quattroruote non basta a far rientrare Wreckless nella categorie dei giochi di guida, neppure in accezione puramente arcade. La questione è che la struttura del titolo coinvolge ben poco le abilità di pilota del giocatore: se con titoli quali Tokyo Extreme Racing si è accostato il concetto di picchiaduro a quello di gioco di guida, è pur sempre vero che il fulcro dell’azione era sempre basato sull’abilità nel condurre la macchina. In Wreckless, al contrario, l’utilizzo di vetture su ruota gommata appare puramente accidentale: se il giocatore fosse stato in controllo di un disco volante, o di una sfera gialla con due occhi e una bocca, poco sarebbe cambiato dal punto di vista della meccanica di gioco.
In questo senso è del tutto inutile parlare del comportamento delle vetture, peraltro abbastanza realistico, o della fisica che regola gli scontri, poiché il divertimento, ammesso che ci sia, è rivolto alla distruzione di tutto ciò che ci si para dinnanzi, piuttosto che a un’oculata gestione del mezzo controllato.
Ridotta al minimo anche la componente strategica a scapito dell’immediatezza, il che di per sé non sarebbe un difetto se Wreckless fosse dotato di una buona varietà. Purtroppo invece dopo poche partite subentra una sensazione di ripetitività, e gli stimoli a proseguire nell’avventura vengono progressivamente a mancare.

Multiplayer
Lo stile di gioco di Wreckless sembra a prima vista adatto alle sfide multigiocatore, e in effetti una delle novità più attese introdotte rispetto alla versione Xbox era proprio la modalità a doppio giocatore. In questo senso la scelta dei programmatori è stata molto originale, e coraggiosa, ma non ha sortito gli effetti sperati. Vediamo perché.
Ricordate la serie di giochi di Micromachines? Si tratta di titoli che, al di là del passaggio recente verso la grafica tridimensionale, hanno sempre mantenuto una visuale a volo di uccello sulla pista di gara. Proprio in funzione di questa caratteristica, le sfide multiplayer non sono implementate attraverso il consueto split-screen, ma utilizzando un'unica finestra, che inquadra tutti i giocatori. Per poter ottenere punti nei confronti degli avversari bisogna guadagnare un vantaggio tale da “far uscire” gli altri dall’inquadratura.
Un meccanismo del tutto simile è implementato anche in Wreckless, ma la combinazione di una tale tecnica con la visuale alle spalle dei giocatori rende il risultato tutt’altro che entusiasmante. A prescindere da quale delle 7 modalità di sfida si scelga, uno dei due giocatori impersona un personaggio in fuga, mentre ovviamente l’altro deve dargli la caccia. Lo scopo del fuggitivo è quindi proprio quello di distanziare l’inseguitore di un tratto di strada necessario a guadagnare un punto bonus. Purtroppo i già citati problemi di visuale uniti alla forte influenze che le prestazioni delle macchine in gara hanno sulla competizione rendono questa modalità praticamente in giocabile. Peccato, un’ottima opportunità sprecata, forse a causa di un motore grafico che non sarebbe stato in grado di muovere fluidamente due quadri diversi.

Tecnica
Scordatevi gli orpelli della versione Xbox: Wreckless per Gamecube ha perso tutti gli effetti che hanno reso famoso il gioco alla prima uscita, e la grafica ne risulta irrimediabilmente impoverita. Quello che resta è un onesto motore grafico, capace di ricreare ambienti ricchi di poligoni, con pochissimi cedimenti al pop-up e una fluidità dignitosa. Nulla più e nulla meno.
Anche il sonoro non fa gridare al miracolo: buoni effetti per incidenti e scontri e musiche techno adeguate all’ambientazione fanno il loro dovere senza entusiasmare.
Recensione Videogioco WRECKLESS: THE YAKUZA MISSION scritta da YOSHI Wreckless: the Yakuza mission è una conversione non entusiasmante di un titolo che già su Xbox aveva mostrato parecchie lacune. L’aspetto grafico è stato notevolmente ridimensionato e non può più vantare le chicche che avevano in parte mascherato nell’originale i problemi di giocabilità. Quest’ultima risulta compromessa da un sistema di gioco fin troppo caotico e da una varietà ridotta ai minimi termini. Gli extra inclusi in questa versione (livelli aggiuntivi, macchine bonus e la modalità multiplayer) compensano in parte questi difetti. Acquisto da valutare con attenzione, insomma, e consigliabile unicamente ai patiti del genere.
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