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The Legend of Legacy

The Legend of Legacy

Una leggenda per pochi intimi

Recensione
A cura di del
Anche se arrivi con un anno abbondante di ritardo rispetto alla pubblicazione giapponese, non vieni spinto da campagne pubblicitarie altisonanti e debutti sul mercato in contemporanea con grossi calibri quali Bravely Second e Project X Zone 2, se sei stato creato da un manipolo di ex dipendenti Square Enix, già al lavoro su titoli del calibro di Chrono Trigger e la serie SaGa, meriti un pizzico di attenzione.
Ed è proprio questo che ho dato a The Legend of Legacy, gioco di ruolo firmato dal binomio FuRyu (allo sviluppo) e NIS America (alla distribuzione, quantomeno in Europa), ricavandone diverse decine di ore di divertimento, ma imbattendomi anche in qualche ingenuità sorprendente vista l'esperienza di coloro che hanno partorito il titolo.
Andiamo a scoprire insieme se e quanto valga la pena soggiornare ad Avalon.



Carta velina
La più evidente delle mancanze di cui sopra è sicuramente quella che concerne il comparto narrativo: a fronte di un'ambientazione affascinante, ovvero la misteriosa e leggendaria isola di Avalon, emersa dalle acque all'improvviso, il team di sviluppo, che pure non si era risparmiato con i vari episodi della serie SaGa, ha deciso di offrire solamente un'ossatura narrativa, peraltro abbastanza fragile.
La scelta dell'eroe tra sette, che il giocatore è chiamato ad effettuare a pochi minuti dai titoli di testa, non ha alcuna ripercussione sullo svolgimento della storia, che cambia solamente per quanto concerne il filmato iniziale e quello finale, specifici per ognuno dei combattenti selezionabili, tutti attirati sull'isola dalla promessa di tesori inenarrabili e di misteri che aspettano di essere svelati da millenni.
Questa pochezza lascia l'amaro in bocca, perché, come detto, l'ambientazione ha il suo perché, l'art design generale è deliziosa e i ritmi di gioco (come vedremo nel paragrafo dedicato al gameplay) sostenuti ed assuefacenti; d'altronde, vanno considerati due elementi ben precisi, che fanno da attenuanti “generiche” per FuRyu.
L'una riguarda il budget a disposizione, sicuramente di gran lunga inferiore a quello di moltissime altre produzioni su 3DS, a partire dai titoli citati in apertura d'articolo, cosa evidente anche da altri elementi.
L'altra attiene alla struttura stessa del titolo, che si configura, nonostante la visuale possa trarre in inganno, come un vero e proprio dungeon crawler, in cui l'esplorazione e la mappatura delle zone circostanti il villaggio di Initium hanno la stessa, fondamentale importanza che rivestono anche nella saga di Etrian Odyssey, tanto diversa per battle system e stile visivo ma insospettabilmente presa ad esempio per diverse meccaniche di gioco.
In ogni caso, anche tenendo conto di questi fattori, se da un JRPG cercate prima di tutto un intreccio interessante e personaggi di un certo spessore, The Legend of Legacy potrebbe non essere il prodotto giusto per voi.

Distrarsi significa morire
La struttura di gioco combina elementi noti in maniera abbastanza inedita, proponendo un miscuglio ben riuscito di ingredienti provenienti dalla ricetta dei dungeon crawler, dei JRPG a turni classici e perfino dei roguelike.
I nemici sono sempre ben visibili sulla mappa, anche se nella forma di generiche entità malevole, e attaccano sempre a vista il giocatore: sfuggire loro non è sempre facile, ed è peraltro sconsigliato provarci per un duplice ordine di motivi.
Il primo è che quanto di buono c'è in questa produzione (a parte l'ispiratissima direzione artistica) proviene dal battle system, davvero divertente e stimolante, ed il secondo è che la difficoltà di gioco è tarata (per una volta...) verso l'alto, e la crescita del nostro party è l'unico mezzo per arrivare fino in fondo.
Partiamo proprio dalla crescita: questa non avviene nel modo più canonico, tramite distribuzione di punti esperienza, ma con l'utilizzo ripetuto, in un rivisitazione del criticato sistema introdotto per la prima volta da Final Fantasy II.
Attaccare con l'arma in dotazione porterà ad un aumento delle statistiche di attacco, mentre parare ripetutamente aumenterà quelle di difesa e così via: considerando l'alto livello di specializzazione richiesto per ognuno dei tre membri attivi del nostro party, la scelta si rivela azzeccata.
La chiave del combat system, infatti, è rappresentata dalle formazioni: ce ne sono di preimpostate, se ne sbloccheranno altre proseguendo durante la campagna principale e c'è sempre la possibilità di crearne di personalizzate.
Una di quelle predefinite prevede che uno dei tre personaggi pari i danni per tutti, utilizzando il suo possente scudo, mentre gli altri due si dedicano all'attacco: scegliendola, i due attaccanti godranno di bonus all'attacco (controbilanciati da piccoli malus alla difesa), mentre lo scudiero godrà, viceversa, di una difesa aumentata.
Il lavoro di squadra che ne viene fuori rafforza la sensazione di un gruppo di combattenti invece che singoli elementi, e consente una serie di varianti tattiche molto soddisfacenti.
A questo si aggiunge un complesso sistema di elementali, che reinventa completamente le consuete arti magiche: il giocatore può stringere dei patti con gli Elementali della zona in cui avviene il combattimento (ogni mappa prevede diverse zone ed ognuna di queste è dominata da un dato elemento), richiamando l'entità accanto a sé per godere di bonus passivi o una brezza curativa che si attiva ad ogni turno, ma gli avversari possono fare altrettanto, sottraendo la benedizione al party.
Starà allora al giocatore valutare se è meglio sprecare un turno a richiamare l'Elementale (con il rischio che questo gli venga nuovamente sottratto) o attaccare a testa bassa per decimare le fila nemiche.
Last but not least, la possibilità di imparare skill ed abilità dall'equipaggiamento indossato, specificatamente dalle armi: oltre ad incitare ad un turn over delle armi, disponibili in gran numero tanto negli scrigni sparsi per le mappe quanto dal venditore in città, questa possibilità consente di personalizzare il proprio trittico di guerrieri, ampliando il ventaglio delle loro azioni in battaglia.



Stylish
Esteticamente, il gioco trasuda stile: fortemente debitore all'estetica del sottovalutato Final Fantasy The Four Heroes of Light (uscito sei anni fa su DS), il prodotto FuRyu ruba qualche elemento anche ai due Bravely Default, ma riesce a mantenere un'identità propria che difficilmente vi lascerà indifferenti: colori acquerellati, pennellate visibili su elementi come il cielo e il verde degli alberi ed elementi dello scenario che appaiono al passaggio del giocatore, come farebbero in un libro animato di quelli che ci hanno tenuto compagnia da bambini.
Non che lo stile risulti particolarmente originale, beninteso, ma non di soli spunti inediti vive la bellezza artistica: con l'eccezione dei già citati lavori di Silicon Studio, su 3DS mi è capitato molto raramente di incontrare una direzione artistica tanto ispirata e sognante.
Le animazioni, i disegni statici, i personaggi non giocanti: tutto concorre a creare un'atmosfera colorata ed idilliaca, che incarna il meglio della tradizione nipponica senza risultare, per questo, stantia.
Controbilanciata dalla sfortunata assenza di doppiaggio, se si escludono le sporadiche sortite di un narratore fuori campo, la colonna sonora consta di una vasta gamma di motivi melodici per le fasi esplorative e di altrettanti temi energetici, perlopiù a base di pianoforte e sintetizzatori, per le innumerevoli battaglie in cui il giocatore sarà coinvolto.
La durata, come sempre legata al numero di missioni secondarie che si deciderà di intraprendere, può variare da un minimo di trenta – trentacinque ore ad un massimo di oltre cinquanta, per coloro che non venderanno alcuna mappa senza averla prima completata al cento per cento.
  • + Sistema di combattimento godibile e bilanciato
    + Artisticamente incantevole
    + Livello di sfida sempre sostenuto
  • - Minimalismo narrativo
    - Decisamente non per tutti
voto
7,5

The Legend of Legacy non è un titolo per tutti, a causa di un livello di difficoltà sostenuto e di una narrativa a dir poco minimale, ma si rivela un dungeon crawler ben fatto, che si appoggia ad un sistema di combattimento solido e ricco di sfaccettature e ad una abbondante quantità di contenuti.
La pochezza narrativa è compensata da uno stile grafico incantevole, che lo pone subito dietro ai titoli più belli da vedere su 3DS, e, anche se il trono dei migliori dungeon crawler sulla piccola di casa Nintendo è occupato stabilmente dagli Etrian Odyssey di Atlus, l'ultima fatica di FuRyu si candida al ruolo di valida alternativa.

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