Recensione di Azure Striker Gunvolt

- I poteri di Gunvolt spaccano
- Buon level design
- Sfumature rpg gradevoli
- Boss ottimamente realizzati...
- Finisce troppo presto
- Difficoltà blanda ma con notevoli picchi
- ...a differenza dei nemici comuni
A cura di (DottorKillex) del
Dopo qualche mese di attesa, che aveva fatto temere il peggio ai fan europei di Keiji Inafune, il papà di Mega Man, e in prossimità dell'ultimo Nintendo Direct dello scorso 2 aprile, ecco giungere in Europa Azure Striker Gunvolt, action a piattaforme a firma Inti Creates che sembra voler testare le acque per il ritorno venturo del robottino blu più amato di sempre.
Aggiornate i vostri 3DS e collegatevi al Nintendo eShop, perché c'è una manciata di livelli da ripulire e toccherà a voi farlo.



Freelance
Nonostante i buoni risultati ottenuti con il nono e decimo episodio, che hanno riportato alla memoria i fasti di un tempo per molti versi, MegaMan continua a mancare agli appassionati di lunga data, e l'attesa per Mighty No 9 si è fatta estenuante, anche se sembra volgere al termine.
In quest'ottica, Azure Striker Gunvolt appare come un modo per testare le acque della community, un gustoso antipasto non senza sorprese, che parte nel solco della più famosa serie parente ma riesce a ritagliarsi uno spazio tutto suo, proponendo un paio di soluzioni che non disdegnerei di vedere incorporate nel prosieguo della serie di MegaMan (comunque si chiami per problemi di copyright).
Il primo degli elementi distintivi è rappresentato dalla trama: per quanto lineare e secondaria rispetto all'azione, essa è decisamente più approfondita rispetto alla saga del robottino blu, complici anche le venature da gioco di ruolo di questa produzione.
Gunvolt era un animale da laboratorio della malefica corporazione Sumeragi, che ne studiava e sfruttava gli innati poteri elettrici, e così, quando si trova egli stesso a salvare un altro topo da laboratorio dalle grinfie dei cattivoni, su mandato di QUILL, l'organizzazione eversiva che lo ha liberato, decide di mollare il lavoro e dedicarsi all'attività da freelance, offrendo nel contempo una casa e una parvenza di normalità a Joule, la povera disgraziata che era caduta nelle mani di Sumeragi.
Alcuni dei dialoghi (tradotti in italiano non senza qualche errorino qua e là) si lasciano leggere volentieri, senza saltarli a piè pari come spesso si tende a fare nei giochi d'azione, e un colpo di scena in particolare donerà alla storia un pizzico di attrattiva in più.
In ogni caso sono l'azione e l'adrenalina a farla da padroni, ma non nelle maniere che ci si aspettava: Azure Striker Gunvolt non si limita a citare, insomma.

Oggi sono elettrico
A fronte di una forte sensazione di deja vu durante i primissimi minuti, da subito Azure Striker Gunvolt mostra dinamiche di gioco che si discostano sensibilmente da quelle del più illustre predecessore: qui, sparare infligge danni limitatissimi (e nemmeno a tutti i nemici), ma serve per marcare uno o più avversari, per friggerli poi con l'ausilio dei poteri elettrici di Gunvolt, la cui portata arriva spesso a riempire l'intera schermata di gioco.
La nube di elettricità che il nostro emanerà avrà la duplice funzione di danneggiare tutti i nemici marcati e di proteggere dai colpi il protagonista, rendendolo, di fatto, quasi invulnerabile, tranne che in determinate situazioni e contro i boss.
Quello che si guadagna in termini di originalità rispetto ai soliti giochi in due dimensioni run and gun, quindi, lo si perde inevitabilmente in quanto a livello di sfida complessivo, visto che i poteri, oltre a ricaricarsi con il tempo, possono essere richiamati quasi istantaneamente tramite la doppia pressione verso il basso della croce direzionale di 3DS.
Se a questo si aggiunge la possibilità di salire di livello, sbloccando nuovi poteri e aumentando gli output di danno e il numero dei punti ferita, appare evidente come Inti Creates abbia addolcito (e di molto) la curva di difficoltà rispetto alla saga di MegaMan, con buona pace degli appassionati della prima ora.
Gli unici picchi di difficoltà si incontrano in prossimità degli otto boss principali, che, a differenza dei nemici comuni, sapranno dare molto filo da torcere, anche grazie a simpaticissimi attacchi mortali, capaci di condurre alla morte in un solo colpo: memorizzare i pattern sarà allora un obbligo a cui si assolve anche volentieri, in memoria dei bei tempi andati, ma se dovessi citare i pregi di Azure Striker Gunvolt, probabilmente non includerei il bilanciamento della difficoltà tra questi.
Un buon level design sfida il giocatore a risolvere situazioni al limite del puzzle, in cui il difficile non è tanto rappresentato dalla presenza nemica, quanto dall'accoppiata tra trappole ambientali e attacchi a lunga distanza e, in generale, la velocità di gioco è sempre mediamente alta, decisamente superiore a quella della più volte citata serie dalla cui costola questo prodotto deriva.
Il paragone continuo è inevitabile non solo per il fatto che il team di sviluppo sia lo stesso, ma anche perché abbondano richiami e citazioni più o meno velate, che probabilmente solo i fan di vecchia (se non vecchissima) data potranno cogliere, alcuni dei quali nascosti anche nelle numerose sfide secondarie, selezionabili tre alla volta e spesso discretamente impegnative da portare a compimento.
Il tutto funziona più che dignitosamente, insomma, almeno finché dura: la mia prima run ha necessitato di cinque ore scarse per essere portata a termine, e la rigiocabilità è limitata alla sola presenza di sbloccabili e alle sfide rimanenti, con dosi di backtracking davvero pesanti.



Old style
Il comparto tecnico e artistico dell'ultima fatica di Keiji Inafune e Inti Creates vive di alti (molti) e bassi (pochi): se l'estetica esclusivamente bidimensionale evoca ricordi dolcissimi e permette di regalare al protagonista e ai nemici un set di animazioni sopraffino, il blando design dei nemici si pone da subito come uno dei problemi principali della produzione.
Ad eccezione dei boss, cui è stata evidentemente dedicata attenzione extra, la cosiddetta “carne da cannone” annaspa nella mediocrità, con unità nemiche spesso indistinguibili, se non per il colore della skin, e che molto difficilmente rimarranno impresse.
Il resto della produzione, invece, si difende più che egregiamente, dal numero di colori a schermo alla strabiliante colonna sonora, che davvero merita un buon paio di cuffie per essere apprezzata a pieno.
Come anticipato, si impiega molto poco a giungere alla fine della dozzina di livelli proposti, e questo rimane probabilmente il difetto più grande del prodotto, anche alla luce dei tredici euro richiesti per il download.
Recensione Videogioco AZURE STRIKER GUNVOLT scritta da DOTTORKILLEX Azure Striker Gunvolt è un esperimento perlopiù riuscito, un action bidimensionale che sfoggia un paio di idee ammirevoli, come la marcatura dei bersagli e l'aggiunta di lievi dinamiche ruolistiche al genere, ma che inciampa se si analizza l'offerta ludica e la scarsa cura riposta nel design dei nemici.
Di certo dimostra che il team di sviluppo non ha perso il tocco e sa ancora come confezionare ottimi sparatutto, ma avrebbe necessitato di un bilanciamento migliore del livello di difficoltà e di qualche stage in più per poter ambire ad un voto ancora più alto.
Comunque una soluzione più che valida per gli amanti delle due dimensioni e dei giochi che fanno scorrere adrenalina nelle vene.
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