Recensione di Sea Battle

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     3DS
  • Genere:

     Strategico
  • Distributore:

     Nintendo
  • Giocatori:

     1
- Costa solo due euro - IA, questa sconosciuta
- Si ispira ad uno dei giochi da tavola meno emozionanti della storia
- Non richiede altro che fortuna
- Impossibile salvare a partita in corso
- Interfaccia grafica da brividi
A cura di (DottorKillex) del
Da mesi, per non dire da anni, non mettevo le mani su un titolo Dsiware, abituato ormai a navigare nello shop virtuale che Nintendo ha lanciato in concomitanza con 3DS: è quindi con un certo stupore che ho reagito quando mi sono ritrovato tra le mani il codice review di Sea Battle, titolo per Dsi scaricabile dall'eshop e perfettamente fruibile sulle console della famiglia 3DS, 2DS incluso.
Presto, la sorpresa ha lasciato il posto al terrore. Accompagnatemi in questo viaggio periglioso che è la recensione di Sea Battle.



Polacchi e giapponesi
Sea Battle è figlio di una strana accoppiata: sviluppato dal piccolo team giapponese WaiS, è infatti stato pubblicato sotto l'etichetta polacca Teyon, in un connubio insolito che, nonostante il buono che c'è nella cultura videoludica di entrambi i paesi, non è esattamente dei più riusciti, per usare un eufemismo.
Il titolo in questione altro non è che una versione videoludica minimalista (molto minimalista) della classica battaglia navale, con la quale i meno giovani tra i nostri lettori si saranno sicuramente cimentati, come il sottoscritto, tra i banchi delle elementari: la natura indipendente della produzione è evidenziata sia dal prezzo richiesto (appena 200 DSi points, ovvero due euro) sia dalle prime, scarne schermate di gioco.
Dal menu principale è possibile accedere ad una partita singola, autoconclusiva, ad un set di quattro diverse missioni, che vanno a comporre la stringata modalità per singolo giocatore, e alle partite multiplayer, rigorosamente in locale e con un amico che ha anch'egli provveduto al download del titolo.
Le differenze tra una modalità e l'altra sono davvero minime: nel caso delle missioni, ci saranno degli obiettivi prefissati, e prefissato sarà anche il posizionamento delle navi sulla griglia, ma per il resto il nocciolo del gioco è immutato.
Tristemente immutato, aggiungerei, perché uno dei problemi principali di Sea Battle sta a monte: quanto senso ha portare su console un gioco da tavolo dall'appeal così scarso, peraltro intrinsecamente basato sul fattore aleatorio?

No AI please
Secondo me nessuno, per rispondere alla domanda che ha chiuso il paragrafo precedente, ma ammetto che, per sessioni di gioco breve e spensierate, mobile-style, la cosa avrebbe anche potuto funzionare: peccato che non ci sia modo di salvare a partita in corso, né tantomeno di saltare le inutili animazioni di intermezzo, con il risultato che una partita singola, a livello di difficoltà standard, può protrarsi anche per mezz'ora.
L'intelligenza artificiale, o meglio la sua mancanza, innervosisce alquanto: al succitato livello di difficoltà standard, l'impressione è quella di confrontarsi con un paramecio che viene da tre bocciature di fila in prima elementare.
Colpita una delle nostre navi, infatti, la CPU si guarda bene dall'attuare l'unica parvenza di tattica che questo gioco richiede, ovvero colpire le caselle adiacenti a quella andata a segno: dopo un colpo ben portato, infatti, il pattern di attacco avversario rimane imperturbabilmente immutato nella sua casualità, togliendo quel po' di mordente ai match.
Non va meglio selezionando il livello di difficoltà superiore, che invece varia dall'incredibilmente bravo al baro: su oltre trenta match singoli giocati selezionando il livello Esperto, infatti, in ventisei circostanze (sì, in preda alla rabbia le ho contate) il primo colpo della partita per l'avversario è andato a segno, indipendentemente dal posizionamento delle navi.
Se a questo si aggiunge, come accennato precedentemente, che il livello strategico richiesto dal gioco in sé sia pressoché nullo (giusto un pelino di più di quello richiesto da una slot machine, per intenderci), ecco che anche le poche aggiunte fatte dal team di sviluppo nella modalità Moderna, come mine che fanno saltare un turno all'avversario, radar per individuarne le navi e colpi multipli speciali, si rivelano lacrime nella pioggia.
Sono sincero se dico che, se non fosse stato per questo articolo, non avrei concesso a Sea Battle più di un paio di partite, e questo secondo me dice più di mille altre righe di testo che potrei aggiungere.

Quale tecnica??
Il consueto paragrafo di chiusura, dedicato alla realizzazione tecnica, in questa circostanza è del tutto accessorio: qui però c'è poco da biasimare i programmatori, perché il team di sviluppo è sicuramente limitato numericamente e discretamente inesperto.
Va però anche detto che Cave Story è stato sviluppato da un uomo solo. Così, giusto per fare un nome.
Quel poco che si poteva fare a livello artistico e di interfaccia grafica non è stato fatto, e paradossalmente, nonostante finirete con l'azzerare il volume dopo pochi minuti, le due marcette militari che compongono la colonna sonora sono quanto di meglio il titolo possa offrire.
Se avrete il fegato di perseverare, Sea Battle potrebbe durare parecchio se rapportato al suo costo, ma tenete a mente che molto del tempo lo passerete a premere ogni pulsante della vostra console portatile tentando (invano) di saltare le animazioni di intermezzo e velocizzare il ritmo soporifero.
Poi non dite che non vi avevo avvisato.
Recensione Videogioco SEA BATTLE scritta da DOTTORKILLEX Offrirei un disservizio a tutti i lettori di Spaziogames se non evidenziassi quanto insulso e poco attraente sia Sea Battle.
Come ho già scritto altrove in più occasioni, dispiace sempre sparare a zero sul lavoro altrui, ma quando è l'unica cosa da fare, un buon redattore proprio non può esimersi: certo, stiamo parlando solamente di due euro, ma al giorno d'oggi con due euro si può prendere un caffè (al banco, eh) con un caro amico, o con la fidanzata, o magari con quella tipa che ci piace tanto ma finora non ci ha degnato nemmeno di uno sguardo.
Se anche il caffè non fosse dei migliori, insomma, quei due euro sarebbero comunque meglio spesi.
E insomma, ci siamo capiti, no?
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