Recensione di Mario Party: Island Tour

- Download play fino a quattro giocatori
- Potenzialmente infinito in compagnia...
- Caratteristiche hardware ben sfruttate
- Nessun reale passo avanti per la serie
- ...quanto breve per chi gioca da solo
- Diretto ad un pubblico marcatamente casual
- Qualitativamente lontano dai migliori episodi della saga
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A cura di (DottorKillex) del
Tra le innumerevoli proprietà intellettuali di cui mamma Nintendo dispone, quella di Mario Party, dopo un inizio più che promettente, sembra risentire del passaggio di mano a livello di sviluppatore e della reale mancanza di innovazioni alla formula originaria, brillante e fresca alla sua prima uscita (quando le raccolte di minigiochi erano merce rara) e inflazionato sottogenere nel vasto mercato odierno.
Riuscirà questo Island Tour, esclusiva per 3DS, a invertire il trend?



Tutti dentro
Le linee guida sono le stesse del controverso episodio per Nintendo DS, con un mix tra tabelloni nuovi di zecca, che impongono ai giocatori condizioni particolari per essere portati a termine, e minigiochi già visti, rinfrescati in alcune delle meccaniche ma fondamentalmente lontani dalla freschezza di cui godevano alla loro prima apparizione.
Nella nostra valutazione non abbiamo potuto non tener conto della natura di party game del titolo, e di conseguenza della differenza di offerta ludica per il giocatore solitario, che troverà pochi motivi di soddisfazione, e quello cooperativo/competitivo, che invece potrà coinvolgere fino a quattro giocatori in locale con una sola cartuccia di gioco, tramite un veloce ed efficiente download play.
Nintendo sceglie, all'alba del 2014, di ignorare il multiplayer online, con una scelta che, pur anacronistica, non ci sentiamo di condannare in toto: la soddisfazione e il coinvolgimento di titoli come Mario Party: Island Tour vengono soprattutto dall'elemento sociale, dallo scambiarsi occhiatacce, sorrisi e sfottò, e dal deridersi a vicenda dopo una performance particolarmente infelice.
Ovviamente, manca la controprova, nel senso che delle classifiche online avrebbero probabilmente contribuito a mantenere vivo l'interesse nei confronti del prodotto ben oltre le serate con amici, ma considerando che il colosso nipponico rimane l'ultimo baluardo del multiplayer locale (e del download play con una sola cartuccia, non dimentichiamolo), in definitiva non c'è molto di cui lamentarsi.

Minigioco, o mio minigioco
Il tabellone dedicato alla Torre di Bowser, cuore dell'offerta single player, si rivela uno dei più semplici come livello di difficoltà, e tradisce ben presto il suo ruolo di tutorial per i neofiti che si apprestano ad entrare nell'arena dei minigiochi multigiocatore.



Il giocatore sarà chiamato a scalare una torre, e, ogni cinque piani, ad affrontare un boss, tra trappole prevedibili e minigiochi già visti, dove l'unica vera abilità richiesta sarà una buona dose di fortuna, preponderante tanto quanto ricordavamo nel precedente episodio.
I tabelloni affrontabili in compagnia, invece, offrono quantomeno una maggiore dose di varietà, tra sfide pensate per sfruttare la fotocamera di 3DS, altre che sfruttano il touch screen e il pennino e improbabili sortite nel mondo dei controlli tramite giroscopio.
Abbiamo contato un totale di 57 diversi minigiochi, con un riciclo accettabile per tutti coloro che non abbiano giocato ai precedenti titoli della serie.
I veterani, invece, troveranno che la sensazione di deja vu sia a volte troppo forte, e si dispiaceranno nel vedere che piccoli difetti storici (come l'eccessiva incidenza del fattore fortuna in alcun tabelloni e l'impossibilità di saltare o quantomeno velocizzare i turni della CPU): se si procede all'acquisto mettendo da parte il senso critico che normalmente si accompagna al medium videoludico e puntando invece sul divertimento puro e adatto a tutti, la soddisfazione finale è comunque assicurata.
Nintendo ha scelto di parlare al pubblico casual che ha segnato il successo stratosferico di Wii piuttosto che allo zoccolo duro di appassionati della saga che c'era già al lancio del primo titolo (1998, Nintendo 64), confezionando un prodotto che trascende età, cultura videoludica ed effettiva capacità, che richiede come unica condizione il possesso della console ospite: inevitabilmente qualcuno dei vecchi volponi tra i lettori storcerà il naso, ma siamo sicuri che la cura nel confezionamento generale si tradurrà in ottime vendite, soprattutto durante le imminenti festività natalizie.



Un arcobaleno di colori
La suddetta cura si ritrova anche nel comparto estetico, lontano anni luce dai migliori titoli della line up 3DS ma che sfoggia comunque il “phisique du role” richiesto: modelli poligonali solidi e ben animati si agitano su tabelloni che esplorano tutta la gamma dei colori conosciuta da occhio umano, trasmettendo allegria e innestandosi perfettamente nel tono scanzonato e casuale della produzione.
Da anni Nintendo ha scelto di perseguire una strada diversa, che l'ha portata lontana dalle meraviglie tecniche viste altrove ma le ha permesso di costruirsi una fan base quantomai affezionata e fedele, e Mario Party: Island Tour si guarda bene dal costituire un'eccezione a questa regola non scritta.
Il discorso vale, più o meno, anche per il sonoro, che alterna motivetti ipnotici ad altri semplicemente irritanti, a volte aggiungendo a volte sottraendo godibilità all'equazione.
Difficile, se non impossibile, infine, quantificare un monte ore per l'ultima fatica Nintendo: se l'offerta ludica per il giocatore singolo è limitata, in compagnia il titolo è potenzialmente infinito, con un buon numero di minigiochi inclusi e la possibilità di invitare al party chiunque possieda 3DS, anche senza rispettiva cartuccia.
Recensione Videogioco MARIO PARTY: ISLAND TOUR scritta da DOTTORKILLEX Anche quando propone al pubblico prodotti lontani dalle vette produttive cui ha abituato il mercato, Nintendo è maestra nel trovare un target specifico di riferimento e proporre ad esso esattamente quello che vuole.
Mario Party: Island Tour fa proprio questo, rivolgendosi al pubblico più casual tra i possessori di Nintendo 3DS e, di rimando, alle rispettive famiglie, confermandosi un prodotto solido, seppur ripetitivo, e perfetto per una serata in allegria, senza troppo impegno.
Ovviamente, quanti tra i nostri lettori ritengono di non corrispondere all'identikit del giocatore cui la grande N si rivolge con questo prodotto, tracciato in sede di recensione, farebbero meglio a starne alla larga, dedicandosi invece ad uno qualsiasi degli ottimi titoli che hanno graziato la console portatile a due schermi nel corso di questo 2013.
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