Recensione di The Starship Damrey
3DS

- Ambientazione azzeccatissima
- Atmosfera avvolgente
- Gameplay insoddisfacente
- Terribilmente corto
- Enigmi troppo semplici
- Una serie di oscure scelte di design
A cura di Gianluca Arena (DottorKillex) del
Nonostante lo strabordante successo a livello di vendite e di seguito da parte di un pubblico sempre più ampio, è innegabile che veniamo da una generazione di titoli clone, con fin troppi FPS e sparatutto in terza persona a saturare un mercato che non sembra vedere la luce del tunnel.
Fortunatamente, c’è ancora qualcuno a cui piace fare esperimenti, proponendo poi sui canali digitali, a prezzi contenuti, i risultati del loro lavoro: dopo il discreto successo della Guild01, Level 5 ci riprova, portando sullo shop digitale di Nintendo The Starship Damrey, curioso titolo contenuto nella Guild02, che in Europa vedremo, come per la precedente, spezzettata nei singoli giochi piuttosto che in un pacchetto unico.
Vediamo se e quanto questo titolo riesce ad innovare e, soprattutto, quanto riesce a divertire.

Avvolto nel mistero
Quando una delle prime schermate recita, grossomodo, che l’esperienza di gioco prevede la totale assenza di tutorial, spiegazioni e indizi meta ludici come uno dei perni principali, ci si rende conto che già, a livello di design, siamo lontani anni luce dalle ingombranti fasi didattiche che hanno caratterizzato il medium videoludico negli ultimi 7-8 anni, e già questo potrebbe non piacere a tutti.
A dirla tutta, invece, è una delle scelte più azzeccate della produzione, che contribuisce ad allungarne (?!?) l’esperienza e ad aumentare l’immersione nel mondo di gioco e nei panni del protagonista, che, per inciso, è un ignaro umano che si sveglia in una capsula, su una nave alla deriva in chissà quale galassia remota, senza alcuna memoria né della ragione della sua presenza in loco né tantomeno di cosa sia successo alla nave, apparentemente deserta e avvolta dal più sinistro dei silenzi.
I primi tentativi di aprire la capsula si rivelano inefficaci, e alla fine dovremo rassegnarci all’idea di affidare ad un drone gestito da remoto l’esplorazione della nave, impossibilitati fisicamente a farlo in prima persona.
Aggiungere dettagli vorrebbe dire togliere gusto all’esperienza in sé e vanificare, in parte, il lavoro degli sviluppatori, ma basti sapere che il tono generale è decisamente oscuro e i richiami alla quadrilogia di Alien e al filone fantascientifico tutto sono evidenti.



Mancato lavoro di squadra
Anche nelle squadre più affiatate, può esserci un singolo che stona, e, portata a termine l’avventura dopo poco più di due ore di gioco nemmeno troppo intenso, ci accorgiamo che in casa Level 5 stavolta a stonare sono stati tutti coloro che si sono occupati del gameplay vero e proprio di questo titolo.
Non sappiamo se imputare scelte quantomeno discutibili a Kazuya Asano piuttosto che a Takemaru Abiko, veterani dell’industria coinvolti nello sviluppo (che ci hanno anche messo la faccia in uno dei trailer che girano sulla rete), ma la sensazione è che abbiano sprecato un’ambientazione tremendamente affascinante e un’atmosfera decisamente lugubre legandole a soluzioni di gioco obsolete, scarsamente interattive e coinvolgenti, che vengono a noia ben prima del rapido scorrere dei titoli finali.
Facciamo qualche esempio. La visuale in prima persona e il movimento volutamente limitato si sposano bene, come molti dei recenti titoli Atlus dimostrano, ma perché non permettere allora di muoversi anche lateralmente?
Perché non riproporre puzzle con un pizzico di brio, come quello iniziale, concentrandosi invece su enigmi perlopiù ambientali, fortemente basati sul trial and error e sul backtracking invasivo?
Il drone che comanderemo non potrà portare più di un oggetto alla volta, e richiederà una precisione certosina nel puntamento per interagire con molti degli scenari: questi due elementi sottraggono, rispettivamente, complessità e immediatezza al gameplay, consentendo la soluzione del 90% degli enigmi anche solo procedendo per tentativi e lasciando il cervello in naftalina, che è poi tutto ciò che un’avventura grafica (il genere più vicino a The Starship Damrey) NON dovrebbe fare.
Monkey Island e un certo Day of the Tentacle con tutti i loro proseliti, hanno spremuto le meningi dei videogiocatori per generazioni, proponendo situazioni al limite dell’assurdo e in cui sarebbero proprio servite le “faqs” moderne, ma che, alla cui risoluzione, generavano quella scarica di adrenalina che dava l’impulso a continuare a giocare: l’ultima fatica Level 5, invece, si appoggia stancamente ad un setting ben riuscito e si trascina già dopo neanche un’ora di gioco verso un finale non certo prevedibile ma neanche soddisfacente.
Forse non è del tutto corretto caricare di responsabilità così gravose un titolo venduto in digital delivery su una console portatile, ma i programmatori erano consci che i paragoni sarebbero arrivati e forse anche che, tolto il gusto della scoperta e di una trama ben narrata, pur nella sua inconsistenza, a The Starship Damrey sarebbe rimasto poco altro.
Ci sono delle responsabilità anche di Nintendo, sia ben chiaro: il nostro giudizio sarebbe stato meno severo se il gioco fosse stato riproposto come parte di una compilation e non stand alone, e soprattutto se il prezzo finale fosse stato più abbordabile degli attuali 7.99 euro.
Nonostante la possibilità di sbloccare un capitolo extra se in possesso di uno dei giochi della precedente Guild01, al netto del perfezionismo e della possibilità di continuare a vagare senza meta per i bui corridoi della Damrey, questo si traduce in circa 4 euro netti per ogni ora di gioco: onestamente un po’ troppi anche per gli standard dello shop Nintendo, casa di piccole perle quali Pushmo, Crimson Shroud e The Denpa Men.



Tecnica ed economia
Nonostante l’ossessiva riproposizione di modelli poligonali tutti uguali per l’equipaggio, la pochezza del motore grafico e un accompagnamento sonoro in cui i silenzi sono un po’ troppo abusati, non siamo rimasti delusi dalla direzione artistica generale, che concorre nel creare una sottile tensione durante l’esplorazione e una base di partenza promettente per un eventuale seguito.
Titoli come il recente Virtue’s Last Reward hanno dimostrato come questo sottogenere possa incontrare i favori del pubblico e offrire un’alternativa divertente e fantasiosa ai soliti sparatutto e giochi sportivi, e Nintendo 3DS ha dimostrato di essere la casa ideale per questo tipo di produzioni: semplicemente la strada battuta da Level 5, per una volta, non è forse stata la migliore.
Recensione Videogioco THE STARSHIP DAMREY scritta da DOTTORKILLEX The Starship Damrey è un’occasione sprecata più che un brutto gioco. Scelte di design opinabili, una generale pochezza a livello di gameplay e una modalità distributiva inspiegabilmente diversa da quella originariamente pensata lo relegano nel limbo dei titoli che vorrebbero (e avrebbero anche alcune potenzialità), ma non possono.
Abbiamo indubbiamente visto di peggio, anche su 3DS, eppure portare a termine l’avventura non ci ha dato che sensazioni fortemente contrastanti.
Agli amanti del genere consigliamo di aspettare la prima offerta e dargli comunque una possibilità, ma facciamo fatica a consigliarne spassionatamente il download a quanti si avvicinino al genere per la prima volta.
Provaci ancora, Level 5.
Appuntamenti LIVE e Video Rubriche
Scrivi un commento
Per commentare occorre essere utenti registrati.
Se non hai un account clicca qui per registrarti oppure clicca qui per il login.
    Numero commenti: 0
caricamento in corso...
SCREENSHOTS
SpazioGames.it - Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Monza dal 22/02/2008 con autorizzazione n.1907
© 1999 - 2012 GALBIT SRL TUTTI I DIRITTI RISERVATI - P.IVA 07051200967