Recensione di HarmoKnight

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     3DS
  • Genere:

     Rhythm Game
  • Sviluppatore:

     GameFreak
  • Data uscita:

     Disponibile
- Facile ed intuitivo
- Divertente anche per sessioni molto brevi
- Veste grafica azzeccatissima
- Assenza di musiche davvero memorabili
- Prezzo elevato
- Dura un pomeriggio
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A cura di (DottorKillex) del
Dici Gamefreaks e pensi Pokémon. Processo naturale. Associazione pavloviana figlia di interi lustri passati a sollazzarsi con la serie infinita di titoli dedicati ai mostriciattoli giapponesi.
Forse proprio per dimostrare di non essere capaci solo di sfornare titoli sì molto validi ma anche molto uguali a se stessi negli anni, lo sviluppatore nipponico si presenta stavolta ai nastri di partenza con un insolito rhythm game, genere che pare aver attecchito su 3DS dopo i soddisfacenti risultati di vendita di Theathrhythm Final Fantasy.
Luogo del delitto: il 3DS eshop, di settimana in settimana sempre più vitale. Vediamo com’è andata.

Trama?Chi ha parlato di trama??
Intreccio narrativo e modalità di gioco sono, per forza di cose, molto limitati, e i primi 30 minuti con il prodotto ne spiegano il motivo: Harmoknight si pone nel filone più classico dei giochi musicali, in cui la capacità di tenere il ritmo è fondamentale e, differentemente da ibridi come la trilogia di Patapon, è anche sufficiente per avanzare nel corso degli otto mondi di gioco (di cui uno bonus).
Non sono infatti richieste particolari abilità strategiche o altro, ma solo il tempismo giusto per premere i pulsanti a ritmo con la musica di sottofondo, visto che il nostro alter ego (il giapponesissimo Tempo) si muoverà automaticamente nel corso dei livelli, con la sola parziale eccezione delle boss fight, permettendo al giocatori di concentrarsi sul ritmo e sui battiti forsennati delle melodie di sottofondo.
Che l’accessibilità e l’intuitività del gameplay siano stati centrali nel processo di programmazione appare quindi evidente, in linea con quanto Nintendo sta proponendo nelle ultime settimane sul suo negozio digitale.
D’altronde, quando i nemici si chiamano Rumorozzi, è meglio puntare sul gameplay piuttosto che sull’elemento narrativo.

Ritmo, baby!
Scorrendo una serie di livelli cui potremo accedere tramite una deliziosa World Map bidimensionale che fa molto Super Mario, dovremo condurre il protagonista attraverso una lodevole varietà di situazioni, che, pur riportando sempre allo stesso concetto di “batti i tasti a tempo per avanzare”, tenta comunque di non far scadere il gioco nella ripetitività più assoluta, proponendo sezioni su cart in miniera (in un apparente omaggio a Donkey Kong), personaggi alternativi con cui alternarsi in alcuni livelli e scontri con i boss che ricordano molto le meccaniche di quel piccolo classico che fu PaRappa The Rapper ai tempi della prima Playstation.
Insomma, Gamefreaks non inventa nulla, ma ha decisamente fatto bene i compiti a casa, e consegna un’esperienza di gioco spensierata e piacevole, ideale per coinvolgere membri della famiglia solitamente meno avvezzi al medium videoludico (fidanzate su tutti) ma graziati da un buon senso del ritmo.
La facilità del sistema di controllo, che tira in ballo i soli tasti B e A per gran parte del tempo, si unisce ad un design dei livelli semplice e ad un livello di difficoltà sempre molto accondiscendente, in cui la morte (evento comunque molto raro) comporterà il solo dover riavviare il livello corrente da capo.
Paradossalmente, in un gioco che fa dell’accompagnamento musicale un elemento centrale, sono proprio le musiche a deludere: nessuna delle melodie proposte vi rimarrà impressa a console spenta, e spesso seguirle correttamente sarà meno intuitivo di quanto dovrebbe proprio per le strane composizioni proposte: scordatevi, insomma, di replicare il becero “pata-pata-pata-pon” che vi ha accompagnato a lungo sotto la doccia qualche anno fa.
Le onnipresenti percussioni non entusiasmano, e spesso abbiamo avuto l’impressione che non fosse la nostra mancanza di ritmo la colpevole di un colpo mancato ma la struttura stessa dei pezzi, con dei controtempo strani e spesso inaspettati.
Ad allontanare Harmoknight dall’eccellenza c’è anche un rapporto qualità/prezzo alquanto discutibile, con una longevità che si stima attorno alle 4 ore (qualcosa in più se deciderete di ottenere la massima valutazione in ogni stage) a fronte di un esborso richiesto di 14.99 euro, che, facendo una rapida divisione, significa poco meno di 4 euro per ogni ora di gioco: decisamente troppo, perché nonostante la freschezza dell’esperienza, sia sullo shop Nintendo sia altrove si possono trovare giochi altrettanto validi (se non migliori) all’incirca alla metà del prezzo.
Il già citato spin off ritmico pubblicato da Square Enix, acquistabile oggi a prezzo ridotto, offre decisamente più contenuti, oltre che una formula meno semplificata, e rimane probabilmente la scelta migliore per quanti amano la musica e i videogiochi, sebbene il lavoro dei Gamefreaks vada comunque promosso in quanto opera prima nel suo genere per la casa di sviluppo.

Cuteness at the top
Se abbiamo espresso qualche riserva sul versante sonoro e sulla durata complessiva del prodotto, abbiamo invece poco da obiettare per quanto concerne la cosmesi generale, più che soddisfacente e azzeccata nella sua tavolozza di colori particolarmente vivace e nella sua infinita “giapponesità”.
La direzione artistica la fa da padrona, proponendo personaggi fortemente caratterizzati che rendono omaggio a produzioni nipponiche passate (Hammerin’ Harry anyone?) pur mantenendo una propria identità: in più di un’occasione i folli dialoghi tra un livello e l’altro vi strapperanno un sorriso (merito soprattutto del bianconiglio), e, più in generale, anche il design dei boss e dei nemici risulta appropriato, restituendo una generale sensazione da cartone animato del sabato mattina…a Tokyo.
Recensione Videogioco HARMOKNIGHT scritta da DOTTORKILLEX Lungi da noi bocciare in toto questa prima sortita di Gamefreaks in un genere a loro totalmente sconosciuto: Harmoknight è un rhythm game concettualmente semplice, giocabile da una larga fetta di utenza e perfettamente in linea con la concezione di passatempo rapido e spensierato che molti hanno delle console portatili, graziato da una veste grafica appropriatamente carina e una verve comica di fondo.
Vorremmo poter dire lo stesso dell’accompagnamento sonoro, meno incisivo di quanto ci saremmo aspettati, e del prezzo, onestamente eccessivo se rapportato alla durata complessiva e alla concorrenza.
Buona (ma non eccellente) la prima: provaci ancora, Gamefreaks!
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