Recensione di Paper Mario: Sticker Star

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     3DS
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Nintendo
  • Data uscita:

     7 dicembre 2012
- Tante belle idee
- Gameplay vario
- Stile grafico irresistibile
- Solita atmosfera ironica e simpaticissima
- Ottimo 3D
- Non è quello che molti si aspettavano
- Impostazione di gioco che potrebbe non piacere a tanti
- Alcuni limiti nella struttura a base di sticker
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A cura di (Fatum92) del
Il Natale si avvicina e, nei cuori e nelle menti di molti giocatori, il ricordo delle fredde giornate passate in compagnia delle proprie console suscita ancora oggi una piacevole e dolce sensazione. Proponendo spesso produzioni di richiamo proprio sotto il periodo natalizio, Nintendo ha sempre cercato di viziare i suoi fan, contribuendo a rendere ancora più magica la festività. Fortunatamente, quest’anno non sembra voler essere da meno, offrendo al pubblico l’universo cartaceo di Paper Mario: Sticker Star. Il regalo perfetto da trovare sotto l’albero?
  
Bowser il guastafeste
Paper Mario: Sticker Star inizia con la celebrazione dello Sticker Fest, una ricorrenza durante la quale è possibile ammirare una cometa molto speciale. Si narra, infatti, che se tutti esprimeranno un desiderio al suo passaggio, esso diverrà realtà. Un’occasione troppo invitante per l’acerrimo nemico del nostro eroe. Proprio quando la cometa raggiunge il palco in cui si sta celebrando la festa, Bowser, nonostante gli sforzi di alcuni Toad, riesce a toccare il potente oggetto. Carica di energia, la cometa raggiunge il firmamento ed esplode, sparpagliando in giro per il mondo i suoi frammenti e, peggio ancora, gli Sticker reali. Uno di essi finisce proprio sopra l’appuntita testolina del re dei Koopa, il quale ne assorbe l’incredibile potere. Mario, senza alcuna possibilità di vittoria, viene messo KO. A svegliarlo ci pensa Corinne, nientemeno che la guardiana degli Sticker reali. Con l’aiuto della sua nuova amica, l’intrepido idraulico parte così alla ricerca di questi leggendari adesivi, nel tentativo di salvare ancora una volta la Principessa Peach dalle grinfie di Bowser.
Costellata di momenti esilaranti e siparietti comici, la trama di Paper Mario: Sticker Star, proprio come impone la tradizione, non si prende certamente sul serio. Purtroppo, però, non si può che constatare la minor cura e profondità della narrazione rispetto ai capitoli precedenti. L’intreccio rimane godibile dall’inizio alla fine, ma altri non è che l’ennesima missione di salvataggio della Principessa. A rendere appassionante l’incedere, è la surreale atmosfera che da sempre contraddistingue la saga: personaggi, situazioni, dialoghi e alcune trovate, riescono a sorprendere per la loro bizzarria, originalità e stramberia. Sticker Star regala attimi di puro delirio e non-sense! Una piazza arrotolata su sé stessa, che solo un nutrito numero di Toad può srotolare, o una pista da bowling gigante nel bel mezzo di un bosco, sono solo due delle infinite stranezze pensate da Intelligent Systems.
Adesivi da collezione
L’ironia tipica della serie non è quindi andata perduta e, nonostante forse non regali attimi esaltanti quanto potevano essere, per esempio, quelli vissuti partecipando al galvanizzante campionato di “wrestling” di Paper Mario: Il Portale Millenario, la personalità ineguagliabile di character e location non delude assolutamente le aspettative. Ciò che invece potrebbe scontentare un nutrito numero di fan è la rinuncia quasi totale a quegli elementi RPG che avevano reso celebri i primi due capitoli: dite addio a punti esperienza, statistiche, abilità varie e compagni di viaggio, Sticker Star non è un gioco di ruolo. In questo senso, c’è ben poco da fare: occorre mettersi l’anima in pace, in caso contrario il rischio è quello di non riuscire a godersi il buono che c’è in questa nuova visione degli sviluppatori.
Paper Mario: Sticker Star fonda l’intera esperienza sugli adesivi. Combattimenti a turni, esplorazione, enigmi, tutto è volto all’utilizzo e alla ricerca degli sticker. La scelta si sposa perfettamente con l’ideale cartaceo secondo cui è rappresentato l’intero mondo di gioco, tra l’altro, almeno sotto questo aspetto, visibilmente meglio caratterizzato e più tangibile. Si pensi soltanto alla possibilità di strappare o incollare dei pezzi di scenario (e gli adesivi) tramite la cartificazione, vero tratto distintivo di questa incarnazione portatile: Paper Mario non è mai stato così paper!
Senza indugiare, vogliamo subito dirvi che Paper Mario: Sticker Star non raggiunge la magnificenza del capostipite e del suo sequel. Innanzitutto, il primo impatto con le meccaniche di gioco può “disorientare”. Equipaggiati di un apposito album, uno degli obiettivi è quello di setacciare meticolosamente le aree di gioco staccando letteralmente da muri, pareti, casse e via di seguito, gli adesivi. Ne esistono alcuni speciali, chiamati sticker oggetto, che possono essere creati dopo aver trovato la rispettiva controparte reale, come il famoso ventilatore mostrato in vari trailer. Ciò che lascia perplessi è che una volta utilizzati in battaglia verranno eliminati dall’album. Sulle prime tale scelta può lasciare interdetti, quasi intimoriti, sebbene le pagine del raccoglitore non siano sufficienti a contenere la miriade di sticker sparsi nei livelli. Almeno inizialmente, infatti, lo spazio a disposizione è piuttosto limitato, costringendo a vendere, o a scartare, molti pezzi. Non preoccupatevi, col tempo i fogli del nostro bel catalogo aumenteranno sensibilmente, scongiurando così ogni complicazione di sorta.
Entrando nella logica del titolo e prendendo dimestichezza con le nuove meccaniche, infatti, tali "problemi" saranno via via minimizzati e l’utente saprà decidere al meglio come gestire il proprio arsenale di adesivi, facendo economia: vendendo quelli più comuni, custodendo quelli più rari o comprando nuovi articoli ai negozi. Tutto sommato, la cosa funziona e diverte.
La fuga è la via
Un aspetto, però, che è impossibile non notare e che per buona parte del viaggio tormenterà soprattutto quei giocatori che non aspettavano altro di livellare il proprio personaggio sconfiggendo nemici, risiede nella apparente inutilità dei combattimenti standard. Essendo che non vi è più traccia di punti esperienza e simili, e tenendo conto della natura usa e getta degli sticker, la prima domanda che ci siamo posti è stata: “perché buttarci a capofitto nello scontro, sprecando così preziosi esemplari, se possiamo tranquillamente scappare?”. E infatti non è che il gioco sproni molto a “dedicarsi” ai nemici, anzi, sembra quasi incitare ad eluderli o, nel caso fortuito in cui si entrasse in contatto con uno di loro, a fuggire dalla schermata di battaglia. Non c’è neanche l’incentivo a toglierseli di mezzo, poiché diversamente da quanto accadeva in passato, una volta battuta la ritirata scompariranno magicamente dalla zona. A voler essere crudeli si potrebbe imputare a questo Paper Mario di essere portatore di un sistema di combattimento fallimentare. In realtà, sarebbe oltremodo ingiusto ed errato. I motivi sono semplici: in primo luogo, le dinamiche di lotta, per quanto più limitate (non sarà possibile scegliere quale bersaglio attaccare e non vi è traccia dei compagni di squadra), mantengono lo stesso feeling dei vecchi capitoli, divertendo e invogliando a sperimentare diverse tecniche; in secondo, forse non si otterrà esperienza, ma conciando per le feste gli scagnozzi di Bowser si avrà in cambio un bel gruzzoletto di monete e, fidatevi, ne avrete bisogno. La preparazione in vista di una battaglia con un boss costa, specialmente nei mondi finali. In tal senso, il gioco è un po’ contraddittorio, affiancando scaramucce spesso evitabili a boss fight appaganti e che necessitano di una certa strategia per essere abbattuti, benché meno impegnative di quelle dei primi due episodi.
Peccato che il titolo impieghi un po’ a ingranare la marcia: dopo poco tempo si è carichi di monete e sticker che restituiscono una potente illusione di ricchezza. Attenzione, però, è meglio non lasciarsi ingannare da questa condizione, l’andazzo cambia presto.
Oltre ai prezzi esosi dei vari sticker oggetto, acquistabili “clandestinamente” da un losco figuro (in alternativa è possibile riprenderli direttamente dal luogo di origine, se lo si ricorda), al combat system è stata aggiunta una nuova abilità, denominata girasticker, che, in cambio di monete, consente di sfidare la sorte tramite una slot machine. Se la puntata andrà a buon fine si avranno più turni a disposizione. Tale attributo non va assolutamente sottovalutato e, insieme al solito tempismo richiesto per parare gli attacchi avversari o per incrementare i propri danni, risulta quasi imprescindibile contro gli antagonisti più coriacei. Il battle system, insomma, è più profondo di quanto non sembri.

Avere le carte giuste
Al di là dei combattimenti, mai come ora è stato dato un grande focus ai cosiddetti puzzle ambientali. Spiace dover far notare che anche in questo caso il meccanismo potrebbe non soddisfare tutti. Il problema, qui, è che rendono l’azione frammentaria, infarcendo l’avventura di punti morti e costringendo a un backtracking talvolta svilente. Questo perché per superare determinati ostacoli è spesso richiesto uno sticker oggetto specifico. L’intoppo è che se non siete abbastanza fortunati da averlo recuperarlo in precedenza difficilmente saprete quale è e, soprattutto, dove si trova, obbligandovi a ritornare su livelli già ultimati nella speranza di scovarlo. Essendo che la storia procede in modo non lineare, lasciando una discreta libertà sui mondi a cui dedicarsi, qualche complicazione in più nella ricerca può effettivamente sorgere. Altre volte, poi, la soluzione non sarà propriamente chiara e potreste sprecare degli sticker oggetto inutilmente. Non parliamo poi di quei boss che richiedono un apposito adesivo per essere affrontati adeguatamente.
Tuttavia, tranne sporadici casi, la nostra prova è generalmente filata liscia e ammettiamo di aver trovato stimolante questa impostazione. In fondo, si tratta di una precisa scelta degli sviluppatori. Condivisibile o meno, certo, ma indubbiamente capace di mettere l’accento sul carattere esplorativo dell’esperienza.
Risulta però altresì chiaro che una tale struttura, fatta di sperimentazioni, tentativi, e qualche viaggio avanti e indietro, rischi di spazientire, annoiare o, addirittura, attirare le antipatie di alcuni videogiocatori. Paper Mario: Sticker Star, insomma, raramente vi consiglierà esplicitamente dove andare e cosa fare. Questo, nella nostra ottica, si è rivelato più un pregio che una lacuna: la sincera soddisfazione di aver trovato lo sticker giusto o di aver superato un determinato rompicapo è una sensazione che la maggioranza dei titoli odierni non riesce a restituire. Se a ciò aggiungiamo l’assoluta genialità e creatività di alcuni frangenti, non c’è da stupirsi se stimiamo appieno il lavoro svolto nella realizzazione di questo capitolo. 
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Un’avventura ricca
A colpire, poi, è proprio la buona varietà di situazioni che il titolo offre. Impossibile rimanere indifferenti dinnanzi agli innumerevoli espedienti ludici e alle varie situazioni pensate dal team. Il level design è quasi sempre eccellente e, per non farsi mancare proprio nulla, il tutto è spesso arricchito da uno squisitissimo citazionismo.
Ci teniamo anche a dare merito della cura riposta nella diversificazione degli attacchi, principalmente quelli attuabili con gli sticker oggetto. Vi assicuriamo che i risultati e gli effetti sono quasi sempre esilaranti: vorrete vederli tutti!
In ultima, non mancano nemmeno alcune attività minori. Oltre a particolari obiettivi, è possibile partire alla scoperta dei segreti nascosti nei livelli oppure accrescere la propria energia vitale (l’unico parametro sviluppabile) trovando degli specie di porta cuori o, ancora, aiutare un Toad a realizzare il suo sogno: possedere il museo di sticker più completo del mondo.
Carta magica
Se c’è un aspetto di Paper Mario: Sticker Star di cui non ci si può proprio lamentare è la veste estetica. Per quanto dalle dimensioni più contenute rispetto al passato, il forte carattere di un mondo fatto interamente di carta è palpabile e i suoi spassosi abitanti accentuano questa impressione. Lo stile grafico, poi, è davvero irresistibile e riveste dolcemente di mille colori lo schermo di Nintendo 3DS. Nemici, ambientazioni, oggetti, ogni particolare è ben dettagliato e perfettamente al suo posto.
Un plauso anche all’effetto 3D, veramente ben realizzato, mai invadente o fastidioso. Inizialmente il suo contributo sembra minimo, ma più lo si osserva, più ci si accorge che è stato davvero implementato a dovere, dimostrandosi un bel valore aggiunto.
Graziosissima anche la colonna sonora, dinamica e sempre pronta a seguire con accortezza l’azione. Alcune melodie, sia riprese dal passato, con remix di grandi classici (da Paper Mario a Super Mario Bros. o Super Mario 64), sia del tutto inedite, sembrano essere state create apposta per continuare a risuonare nella mente anche a console spenta. Infine, per quanto riguarda la longevità possiamo affermare di essere rimasti più che soddisfatti: completare tutti i mondi, esplorare ogni angolino dei livelli e dedicarci, almeno un poco, agli obiettivi secondari ci ha portato via una ventina di ore abbondanti.
Recensione Videogioco PAPER MARIO: STICKER STAR scritta da FATUM92 Paper Mario: Sticker Star non è esattamente quello che molti si aspettavano. Non è un ritorno alle origini in piena regola, in quanto gli elementi GDR sono sacrificati, ma nemmeno un vero e proprio stravolgimento. La sostanza è quella di un Paper Mario, con la solita atmosfera giocosa, comica, simpaticissima e un impatto grafico familiare, reso ancora più incisivo da a un ottimo 3D. Peccato per una trama ridimensionata rispetto ai predecessori, decisamente più banale e meno profonda. C’è anche qualche problemino nel gameplay, conseguito da un’impostazione un po’ derivativa che in molti potrebbero faticare a comprendere, e alcuni limiti insiti nella struttura, completamente basata sull’utilizzo degli sticker. Se però se ne accetta la natura, ci si accorge che Paper Mario: Sticker Star è portatore di idee spesso geniali ed entusiasmanti, ci si accorge che, dietro a un’esperienza talvolta frammentaria e contraddistinta da alcuni punti morti, si cela semplicemente una delle migliori avventure di quest’anno.
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