Recensione di Driver: Renegade

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     3DS
  • Genere:

     Action-Adventure
  • Sviluppatore:

     Reflection Ubisoft
  • Distributore:

     Ubisoft
  • Lingua:

     italiana
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     2 settembre 2011
- Immediato e intuitivo.
- Discreto numero di veicoli.


- Storia insulsa.
- Tecnicamente più bassi che alti.
- Mancanza del multiplayer
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A cura di (Slice) del
Dopo un reboot totale della serie sulle console da salotto con Driver: San Francisco, John Tanner si rifà il trucco per approdare sul portatile 3D di casa Nintendo, ancora più volgare e arrabbiato. La serie Driver da sempre può vantare, nonostante indiscutibili alti e bassi, numeri sicuramente importanti all’interno di questa industria. Con dodici anni di carriera alle spalle, diversi capitoli usciti su hardware di diverse generazioni e più di 16 milioni di copie vendute nel mondo, la serie creata dai ragazzi di Reflection (ora Reflection Ubisoft) è sicuramente uno tra i brand più amati e popolari dai videogiocatori. Dopo il particolare e discretamente riuscito capitolo per next gen, il publisher francesce ha deciso di sfondare con il marchio che ha reso famoso il pilota John Tanner anche sul portatile della casa di Kyoto sfruttando l’interessante feature della visuale stereoscopica.

Lupo solitario
A differenza di quanto visto su Xbox 360 e PS3, in questa versione per Nintendo 3DS ci verrà proposta una storia totalmente diversa che non tira in causa nè smaterializzazioni da una macchina all’altra né, soprattutto, l’acerrimo nemico di Tanner: Jericho. In questo plot, completamente originale, abbiamo a che fare con un Tanner ormai totalmente sfiduciato dalla sempre più cospicua corruzione che si annida all’interno della polizia, portandolo alla decisione di abbandonare pistola e distintivo per farsi giustizia da solo.
Nella disperata missione di uccidere i 5 boss che comandano San Francisco (ognuno con il suo personale racket malavitoso), Tanner verrà aiutato da alcuni personaggi come ex colleghi, una prostituta che si innamorerà di lui e l’immancabile senatore, che in questo caso ha il nome di Andrew Ballard, che userà Tanner come marionetta per evitare di sporcarsi le mani di sangue. Come facilmente intuibile quindi, i luoghi comuni e gli stereotipi classici del genere cinematografico action americano di bassa lega sono ben radicati all’interno del plot narrativo ma, quello che non funziona, è l’amalgama tra questi personaggi e la storia stessa. Nell’arco delle venti missioni che compongono lo story mode nessun aspetto verrà mai approfondito lasciando tutti i personaggi e il “Tanner furioso” pure e semplici marionette strumentalizzate ai fini del gameplay. Gli stessi dialoghi nelle scene di intermezzo risultano quanto di più banale si sia mai visto, lasciando spazio più a torpiloqui e volgarità di ogni tipo che a dialoghi sensati e che diano una minima spiegazione logica del susseguirsi degli eventi.

Bello...a metà!
Se quindi da un punto di vista prettamente narrativo il titolo sembra riuscito a metà, la stessa sensazione la si ha per il gameplay. L’approccio al gameplay è assolutamente confidenziale grazie ad un un controllo delle macchine estremamente semplice ed intuitivo. Questo si presta benissimo allo stile generale di Driver: Renegade 3D, che predilige esagerazioni alle reali leggi fisiche che governano i mezzi da guidare nel corso del gioco. Parlando proprio dei mezzi troviamo un altro punto a favore del prodotto di Reflection Ubisoft: avremo infatti la possibilità di sbloccare cinquanta autovetture, tutte dotate di una guidabilità abbastanza personale grazie alla presenza di ben quattro parametri che le distingueranno l’una dall’altra. Dove, però, il gioco deficita in maniera consistente è negli stimoli che queste missioni trasmettono, che rasentano praticamente lo zero assoluto. Seppur rigirate in maniera sempre diversa, a conti fatti ci ritroveremo per tre ore (questa la durata della campagna single player) a scappare, inseguire e distruggere in maniera a dir poco ridondante rischiando di annoiare dopo poche missioni giocate. A poco serve la presenza di una modalità “Carriera” che può vantare sette tipi diverse di sfide (checkpoint, destruction derby, time attack e cosi via ) distribuite su 12 gradi di difficoltà ciascuna, anch’essa noiosa e senza nessun vero stimolo per essere portata avanti e giocata fino in fondo se non per sbloccare tutti i mezzi presenti.

E la famosa ora di punta?
Sotto il profilo tecnico Driver: Renegade 3DS continua questo leitmotiv di luci e ombre che lo accompagna in ogni sua categoria. Se infatti da una parte abbiamo un uso tutto sommato onesto dell’effetto 3D con una profondità molto ben integrata, e soprattutto un frame rate assolutamente stabile che rende il titolo fluido, dall’altra abbiamo una San Francisco spoglia e tristemente deserta. La totale assenza di pedoni e un traffico praticamente inesistente sono probabilmente i sacrifici che gli sviluppatori hanno dovuto attuare per rendere il gioco fluido e godibile. Tuttavia vedendo altri tipi di produzione su Nintendo 3DS un compromesso migliore probabilmente si sarebbe potuto trovare evitando cosi di trasformare San Francisco in una città fantasma. Il problema più grande però è la totale assenza di un comparto multigiocatore. Con una storia cosi breve e delle missioni in modalità carriera con un tasso di interesse ai minimi storici, la presenza di un comparto online dove sfidarsi in scontri all’ultima “sportellata” o in gare al avvincenti sui saliscendi di San Francisco, avrebbe risollevato le sorti di un titolo che cosi come è stato confezionato sembra offrire davvero troppo poco.
Recensione Videogioco DRIVER: RENEGADE scritta da SLICE Driver Renegade 3D è un titolo tecnicamente più che sufficiente, dotato di un gameplay intuitivo e divertente. La pessima costruzione del comparto single player e la totale assenza di quello multigiocatore fanno risaltare più i difetti che i pregi dell’ultima fatica Ubisoft decretando il fallimento di questa trasposizione sul portatile Nintendo delle avventure di Tanner. Un vero peccato.
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