Recensione di The Saboteur

Copertina Videogioco The Saboteur
  • Piattaforme:

     PC, PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Pandemic Studios
  • Distributore:

     EA
  • Lingua:

     Italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     4 dicembre 2009
7.0
Voto lettori:
7.7
- Atmosfera affascinante
- Gameplay molto vario..
- Alcune limitazioni tecnologiche
- ..ma a volte poco profondo
Loading the player ...
A cura di Luca Forte (drleto) del
Negli ultimi mesi abbiamo potuto assistere all’acuirsi di una tendenza, decisamente positiva per gli utenti, capace di incrinare la fiducia che essi possono avere per quella che viene definita la stampa specializzata. Complice la crisi economica sono infatti giunti sul mercato un numero inferiore di prodotti, contraddistinti tuttavia da una qualità media davvero ragguardevole: questo ha causato un livellamento verso l’alto del metro di giudizio per via di una scala di valori ancora non calibrata sugli standard odierni, fatti di prodotti all’avanguardia sia dal punto di vista tecnologico sia da quello del linguaggio narrativo proposto, sempre più vicino ad una maturità nei contenuti e della forma. Capita quindi che alcuni prodotti, nonostante offrano un livello di divertimento notevole, risultino penalizzati più a causa del confronto con titoli similari che per demeriti propri.
Questo potrebbe essere il caso di The Saboteur ultima fatica di Pandemic, che idealmente va a chiudere e completare la lineup natalizia di un colosso come Electronic Arts.

Scoprire Parigi
È difficile catalogare un titolo come The Saboteur, in quanto gli sviluppatori hanno fatto di tutto per rendere l’esperienza il più variegata possibile. Infatti le meccaniche di gioco fondono elementi di titoli quali Grand Theft Auto come gli spostamenti in macchina o le sparatorie, con quelli di Assassin’s Creed, dove si è liberi di scalare praticamente qualsiasi edificio ed utilizzare i tetti quali corsia preferenziale per i propri spostamenti silenziosi. Il tutto è stato inserito in un contesto geografico e storico ben definito, ovvero la Parigi degli anni ’40 in piena occupazione nazista. Nella capitale francese si incroceranno i destini di molte persone impegnate a scacciare l’invasore tra le quali spiccherà Sean Devlin, un ex pilota irlandese ispirato ad un eroe di guerra realmente esistito di nome William Grover-Williams, rifugiatosi a Parigi in seguito all’invasione nazista e “costretto” a nascondersi all’interno de “La Belle de Nuit”, celebre cabaret nel cuore di Montmartre. Qui verrà a conoscenza di Luc, uno dei capi della resistenza parigina, che non ci penserà due volte a sfruttare le molteplici abilità del nostro protagonista per intralciare i piani tedeschi in città. Il turbolento passato di Sean è inizialmente avvolto nel mistero, ma gli ha evidentemente permesso di avere una discreta abilità con ogni tipo di arma, con gli esplosivi ed ovviamente con le automobili. Come se non bastasse l’irlandese è un eccezionale scalatore capace di sfruttare ogni minimo appiglio sulle elaborate facciate delle case parigine per raggiungere i tetti, luogo prediletto per nascondersi da sguardi indiscreti e far perdere le proprie tracce. Dopo un lungo ma interessante prologo nel quale faremo la conoscenza di alcuni dei personaggi secondari più importanti, si aprirà davanti a noi tutta una serie di possibilità grazie alle quali plasmare la nostra esperienza di gioco. Nonostante alcuni posti di blocco rendano alcune zone difficilmente raggiungibili, la città sarà completamente esplorabile sin dall’inizio, sebbene nelle prime fasi non offra altro che un’ispirata riproduzione della capitale francese. Seguendo invece gli eventi della trama, otterremo tutta una serie di abilità e conoscenze che andranno ad arricchire il carnet di opzioni a disposizione, dalle classiche gare di velocità al tiro a segno, passando dal passatempo preferito di ogni sabotatore, ovvero distruggere le installazioni naziste sul territorio cittadino. Gli sviluppatori tendenzialmente lasciano grande libertà di scelta al giocatore, che potrà di volta in volta scegliere cosa fare, ma soprattutto come raggiungere l’obiettivo prefissato. Infatti, a discapito di una trama piuttosto lineare, potremo modificare l’approccio alla missione, sfruttando di volta in volta l’abilità del protagonista che maggiormente ci soddisfa. Per penetrare all’interno di una roccaforte nemica potremo ad esempio decidere se camuffarci da ufficiale tedesco ed ingannare le guardie o passare silenziosamente dai tetti. Se queste soluzioni non dovessero incontrare il vostro gusto o l’approccio più ragionato dovesse fallire, non vi resterà che imbracciare una bocca da fuoco e farvi strada con il piombo.

Semplice ed indolore
La quantità di azioni a disposizione del protagonista viene comunque bilanciata da una certa semplificazione di alcune loro componenti. Il lavoro degli sviluppatori viene un po’ sminuito da un supporto tecnologico non eccezionale, fatto di un’Intelligenza Artificiale nemica poco sviluppata ed una poca profondità di alcune componenti di gioco, come la fisica o la gestione del livello di sospetto. Ma andiamo con ordine. La meccanica messa in piedi per il gioco si fonda sul livello di sospetto, ovvero: quando i soldati nazisti ci coglieranno con le mani nel sacco, si allarmeranno più o meno velocemente in base all’azione compiuta. Nel caso fossimo nel pieno di una scalata, estrarranno un fischietto col quale allertare i propri colleghi ed in seguito passare all’azione se non dovessimo interromperci in tempo, mentre se entrassimo in una zona protetta con l’arma in mano estrarrebbero immediatamente le armi. A parte l’imprevedibilità di alcune reazioni a non convincere è il loro comportamento, troppo statico e prevedibile per dare una parvenza di sfida che non sia derivata semplicemente dal numero e dall'efficienza dei soldati. Una volta allertati, l’unico modo per far cessare l’allarme sarà quello di sfuggire velocemente dall’area incriminata, a causa anche di un continuo fluire di nuove truppe che prima o poi potrebbero avere la meglio su di voi. Per far cessare l’allarme ci si potrà nascondere in determinati rifugi (esattamente come in Assassin’s Creed), si potranno sfruttare i tetti per far perdere le proprie tracce ai goffi nazisti o si potrà provare a seminarli sfruttando un veicolo. Il modello di guida offerto è decisamente arcade e propone un discreto feeling con la macchina, non fosse che troppo spesso si incappi in determinati elementi come alberi, panchine, muri o le altre autovetture con le quali gli scontri verranno calcolati piuttosto approssimativamente, il più delle volte andando ad intralciare in modo poco naturale la vostra marcia. Questo potrebbe essere deleterio nel caso veniate inseguiti dai velocissimi sidecar nemici, che a volte saranno impossibili da seminare, mentre altre volte si incuneeranno da qualche parte. Ciò vi permetterà un’agevole fuga, dato che la loro ricerca terminerà esattamente nel momento in cui uscirete dal cerchio rosso indicato sul radar (in pieno stile GTA). Al contrario l’area di sospetto che verrà attivata quando le guardie troveranno un compagno deceduto non sparirà prima della fine della missione, creando pericolosi punti nei quali, se camuffati da gerarca nazista, non potrete più passare. Le missioni offrono una discreta varietà: si andrà dal colpire silenziosamente un agente delle SS privo di scrupoli all’abbattere uno zeppelin, senza contare la missione a bordo di un treno con tanto di spettacolare detonazione di un ponte.
La curva d’apprendimento è piuttosto ripida con alcune missioni che troppo presto vi chiederanno più di un tentativo per essere completate per via del numero soverchiante di nemici che vi troverete ad affrontare. Questi aspetti non andranno ad inficiare la godibilità del titolo, ma fanno avvertire un bilanciamento ancora piuttosto grezzo che probabilmente con un po’ più di cura avrebbe potuto ritagliarsi una visibilità maggiore.
Questo perché gli sviluppatori hanno cercato di riunire in un unico titolo tutti gli aspetti migliori delle produzioni sopracitate, aggiungendo persino alcune nuove idee capaci di dare una maggiore profondità all’esperienza, come la crescita del personaggio o la gestione della propria squadra di ribelli, da potenziare sotto il profilo della salute o dell’armamento.

Cartoline da Parigi
Il motivo per il quale The Saboteur sarà ricordato è sicuramente l’impatto scenico. Nonostante presenti alcuni limiti strutturali come il tearing o il pop-up, il motore di gioco ci restituisce una rappresentazione di Parigi davvero ispirata, notevole sia per la fedeltà di alcuni scorci della città, sia per l’accattivante impatto estetico, dato dal confronto ed il passaggio tra le zone occupate dai nazisti e quelle in mano alla resistenza. Questa dicotomia viene restituita utilizzando cupi toni di grigio o vibranti colori a seconda della speranza che serpeggia nelle strade, creando un forte contrasto anche tra zone attigue della città. Questa diventa così parte integrante della narrazione, esplicitando laddove troveremo maggior supporto e dove invece dovremo agire in silenzio. Ogni qualvolta assesteremo un duro colpo al regime nazista, un’esplosione di colori si diffonderà nel quartiere, liberandolo definitivamente dal giogo tedesco.
Uno dei maggiori limiti al coinvolgimento nel titolo è la scelta di interrompere ogni frangente di gioco, come la partenza di una cutscene o addirittura due segmenti diversi dello stesso filmato, con una schermata di caricamento, che andrà inevitabilmente a spezzare il pathos ed il ritmo degli ottimi e spettacolari filmati di gioco. Una soluzione narrativa davvero curiosa.

Grammofono
Il comparto sonoro di The Saboteur si fregia di alcune musiche piuttosto ispirate, prese direttamente dall’immaginario sonoro degli anni ’40, accompagnate da discreti effetti ed un ottimo doppiaggio in lingua inglese, capace di sottolineare con un accento diverso tutte le diverse nazionalità che si incroceranno nelle vicende narrate. Le tracce italiane non presentano invece la stessa qualità, ma risultano comunque un gradito extra.
Dal punto di vista della longevità il gioco sembra offrire tanta carne al fuoco, con una lunga storia che nonostante si sviluppi in maniera lineare manterrà incollati alla console per diverse ore. Non è presente nessuna modalità multi giocatore, non escludiamo invece che vengano prima o poi rilasciati contenuti aggiuntivi, capaci di arricchire ulteriormente l’esperienza di gioco.
Recensione Videogioco THE SABOTEUR  scritta da DRLETO The Saboteur è un buon titolo, incapace di imporsi ai vertici di una stagione videoludica così ricca di grandi capolavori, ma sicuramente idoneo ad intrattenere l’utenza per tutte la durata della storia, grazie ad un’ambientazione ispirata ed un gamaplay piuttosto vario. Alcune ingenuità nel gamedesign e qualche limite tecnologico di troppo vanno ad inficiare il giudizio globale. Il titolo Pandemic è quindi una buona alternativa per tutti coloro in crisi d’astinenza da GTA o Assassin’s Creed o per chi non vede l’ora di intralciare per l’ennesima volta i piani dei malefici nazisti.
caricamento in corso...
SpazioGames.it - Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Monza dal 22/02/2008 con autorizzazione n.1907
© 1999 - 2012 GALBIT SRL TUTTI I DIRITTI RISERVATI - P.IVA 07051200967