Recensione di Dragon Age: Origins

Copertina Videogioco Dragon Age: Origins
  • Piattaforme:

     PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     BioWare
  • Distributore:

     Electronic Arts
  • Lingua:

     Sottotitolato in italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     3 novembre 2009
- Una trama epica, che si adatta alle scelte del giocatore
- Comparto audio da sogno
- Longevità infinita
- Combattimenti meno elaborati rispetto alla versione Pc
- Comparto tecnico migliorabile
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A cura di (Fabfab) del
Da oltre un decennio Bioware è diventata sinonimo di gioco di ruolo, quantomeno nella sua accezione occidentale. Tutto ebbe inizio nel 1998 con il primo Baldur's Gate per PC, un titolo che rappresentava un sogno fattosi realtà per ogni amante di Dungeons & Dragons. Rispetto ai giochi di ruolo di stampo orientale, fino ad allora predominanti, il titoli Bioware si contraddistingueva sia per le possibilità di personalizzazione dei personaggi, sia perchè non seguiva una storia rigidamente predeterminata, ma le vicende variavano in base alle decisioni prese dal giocatore. Un gameplay rivoluzionario, che da allora la casa canadese ha costantemente migliorato attraverso titoli storici come Baldur's Gate II, Neverwinter Nights, Star Wars: Knights of the Old Republic, fino ad arrivare al recentissimo Mass Effect.

Le origini della leggenda
Come per Mass Effect, questo Dragon Age non ricorre a licenze conosciute come D&D e Star Wars, avendo gli sviluppatori preferito dare vita ad un'ambientazione del tutto inedita, sebbene con rimandi evidenti. Ci troviamo dunque a percorrere le strade di un mondo in cui la bramosia degli uomini ha trasformato alcuni di loro nell'avanguardia di un'invasione demoniaca: corrotti dal loro stesso potere, gli esponenti della Prole Oscura cercarono di conquistare il mondo di Ferelden, venendo respinti da un'alleanza di uomini, elfi e nani riunitisi sotto il nome di Grey Wardens, i Guardiani Grigi. La minaccia venne così vinta, ma non definitivamente debellata.
Accade infatti che quattrocento anni dopo la Prole Oscura torni a calpestare il suolo di Ferelden, che nel frattempo ha dimenticato l'antica minaccia: i Guardiani Grigi sono rimasti in pochi, i nani si sono ritirati nelle loro cittadine sotterranee, gli elfi faticano ad affrancarsi dalla schivitù imposta loro dagli umani, mentre questi ultimi sono troppo presi ad assecondare le personali ambizioni per comprendere la reale portata del pericolo.
In questo mondo disperato e corrotto il giocatore è chiamato ad interpretare un ruolo determinante, che finirà per coinvolgerlo ed appassionarlo grazie all'eccellente lavoro di sceneggiatura svolto da Bioware.
Si comincia decidendo il sesso del proprio avatar, la razza (umano, elfo o nano) e la classe (guerriero, ladro o mago, ma in seguito è possibile sbloccare svariate specializzazioni per ognuna di esse). Ad ogni combinazione sarà associato un diverso prologo, che permetterà al giocatore di familiarizzare con il proprio alter ego prima di essere coinvolto nel destino del Ferelden: una simile varietà non solo non si era mai vista, ma rappresenta solo il primo indizio della cura maniacale per il background che caratterizza il titolo.
L'attenzione riposta in questi prologhi, che fungono da tutorial ma impongono anche le prime scelte morali e caratteriali, è tale che il contesto si adatta perfettamente ad ogni minima variante. Creare un mago umano o una maga mezzelfa cambia nettamente l'approccio: entrambi saranno temuti per i loro poteri, ma ad esempio la seconda dovrà fare i conti con il razzismo imperante, oltre che respingere impacciati corteggiatori...
Ovviamente ogni nostro comportamento, ogni decisione presa, ogni risposta data concorrerà a modificare la situazione in cui siamo coinvolti, a partire dai rapporti con i membri del party e con gli NPC, per culminare con lo svolgimento della storia stessa, che presenta fin da subito tematiche adulte e piuttosto drammatiche.

Come Baldur's Gate
Dragon Age è un gioco di ruolo in pieno Bioware style: al di là della sopracitata cura per la trama dell'opera, il gameplay proviene direttamente dallo storico Baldur's Gate, il che non potrà che fare piacere agli appassionati del genere.
Il titolo è single player e si gioca interamente off-line: tuttavia ben presto all'eroe impersonato dal giocatore si affiancano numerosi compagni, con i quali è possibile comporre un party comprendente fino a quattro personaggi, che ci accompagnano nel corso della lunga avventura, e che risultano liberamente intercambiabili tra loro, a seconda delle preferenze dell'utente.
Il gioco si divide equamente tra esplorazione, combattimenti e dialoghi a risposta multipla (e quasi sempre molto lunghi e approfonditi).
La creazione del personaggio, oltre che su fattori estetici, si basa anche su una serie di valori da potenziare a seconda del combattente cui si intende dare vita: voci come Forza, Destrezza, Costituzione, Magia, Astuzia suoneranno familiari agli appassionati del genere. Sono inoltre disponibili tutta una serie di capacità che contribuiscono a diversificare l'approccio alle varie classi: un mago può specializzarsi nel combattimento a distanza con gli incantesimi, piuttosto che nel curare e supportare i compagni, nel guerriero può predominare la componente offensiva o quella difensiva, un ladro può decidere di privilegiare l'attacco a distanza con l'arco oppure la componente stealth e così via...
I dialoghi ricoprono una parte fondamentale nell'economia del tutto. Come in KOTOR e Mass Effect, le discussioni tra i personaggi risultano sempre molto articolate ed offrono al giocatore una pluralità di scelte attraverso le quali estrinsecare la personalità del proprio personaggio. In tal modo si potrà decidere se essere diplomatici o aggressivi, obbedienti o ribelli e così via, con conseguenze sempre diverse sull'avventura.
Vista la complessità della sceneggiatura, la progressione risulta forzatamente predeterminata: pur in assenza della libertà e dispersività di titoli come Oblivion e Fallout 3, non ci si può comunque lamentare della componente esplorativa, che offre ambientazioni relativamente vaste ed articolate e propone al giocatore una certa libertà relativamente a come muoversi. Ovviamente l'interazione è limitata agli oggetti previsti, che per aiutare il giocatore più distratto vengono evidenziati da uno sbrillucichio. Gli spostamenti nel mondo di gioco avvengono automaticamente attraverso una mappa in cui sono indicate le località raggiungibili: una volta impostata la destinazione il party si muove verso la stessa, ma sovente si viene interrotti da incontri casuali oppure scene collegate alla trama principale. Inoltre in qualsiasi momento è possibile allestire il campo base, rifugio ideale per curarsi dalle ferite più gravi e per fare un po' di conversazione con i propri compagni: non si tratta di situazioni fini a se stesse, perchè a seconda del nostro comportamento e delle risposte date avremo reazioni differenti da ognuno di loro, che lo porteranno ad avvicinarsi a noi, oppure in casi estremi ad abbandonare il gruppo. Come da tradizione Bioware non manca nemmeno la possibilità di dare vita ad intrecci sentimentali.
Completando quest e sconfiggendo nemici si accumulano punti esperienza che permettono di potenziare il personaggio e di donargli nuove capacità, modellandolo liberamente per rendendolo il più adatto possibile al proprio stile di gioco. Oltre a questo è possibile apprendere alcuni mestieri (erborista, veleni, trappole) con i quali ottenere ulteriori vantaggi creando pozioni di cura, veleni con cui aumentare il danno dell'arma o trappole da predisporre contro i nemici.
In definitiva un vero paradiso per gli appassionati dei giochi di ruolo profondi ed immersivi: a voler trovare un difetto potremmo giusto indicare come quattro soli personaggi nel party siano un po' pochi...

Combattimento ravvicinato
Veniamo adesso a trattare l'argomento che interesserà maggiormente i lettori di questo articolo: le differenze con la versione PC.
Quando un titolo viene sviluppato per più piattaforme c'è sempre il rischio che non sfrutti a dovere alcuna di esse: quando poi c'è di mezzo il computer, allora è probabile che la versione console risulti una maldestra conversione, realizzata giusto per vendere qualche copia in più. E' recentissimo a tal proposito l'esempio di Risen, la cui versione per Xbox 360 a livello tecnico risulta quantomeno mediocre.
Lo stesso discorso fortunatamente non vale per Dragon Age, e sotto questo aspetto Bioware ha svolto un eccellente lavoro. Sarà che già la versione per PC, per quanto buona, non si può certo dire che setti nuovi parametri di riferimento in campo grafico, comunque questa conversione per Xbox 360 perde naturalmente qualcosa a livello di dettaglio e qualità delle textures, ma la resa globale risulta comunque più che buona e fedele.
Dunque le differenze sono da ricercarsi altrove, e precisamente nel sistema di combattimento.
Non si sa infatti se si tratti di una precisa scelta di gameplay (come sono portato a credere) oppure di un limite dell'hardware console, ma in questa versione manca la visuale isometrica dall'alto. In pratica si gioca sempre con una visuale in terza persona, che piazza la telecamera pochi metri dietro alle spalle del personaggio utilizzato dal giocatore. La scelta non crea il minimo problema nelle fasi esplorative, ma la situazione cambia nettamente una volta ingaggiato uno scontro con i nemici. Su computer a questo punto è possibile “sollevare” la visuale per avere un'idea precisa dell'area di battaglia e dare ordini ai propri compagni sulle posizioni da prendere e sui poteri da utilizzare, il tutto mentre si mette comodamente in pausa il gioco. Su console questo avviene solo in parte.
Innanzitutto l'impossibilità di allontanare la visuale comporta una certa difficoltà a rendersi conto delle posizioni nemiche, anche perché se i guerrieri attaccano in mischia, maghi e arcieri rimangono nelle retrovie, a volte al di fuori della portata della minimappa. Anche la pausa viene gestita in maniera differente, attivandosi mediante la pressione del grilletto sinistro, che determina la comparsa di un menù dal quale selezionare le varie azioni possibili. In questa fase non è consentito dare ordini agli altri membri del gruppo: l'unico modo per farlo è impersonare il membro del party cui si vuole far compiere una data azione, abbandonando il proprio eroe nelle mani dell'I.A.
Una soluzione piuttosto scomoda, che limita la possibilità di realizzare strategie complesse in battaglia: gli stessi sviluppatori ne sono consci, ed infatti su Xbox 360 si registra un calo della difficoltà rispetto alla versione PC. Dunque nei combattimenti anziché governare l'intero party, si finisce per concentrarsi solo sul proprio personaggio, lasciando che il comportamento degli alleati venga regolato da tutta una serie di pattern impostabili dal giocatore e raccolti alla voce Tattiche. Si tratta di semplici combinazioni che consentono di impostare una certa reazione di fronte ad una situazione predeterminata: ad esempio si può dire al personaggio di bere una pozione quando la salute scenda sotto al 25%, di difendere un compagno attaccato, di utilizzare un certo potere al verificarsi di una certa situazione e così via. Inizialmente le opzioni configurabili sono poche, ma potenziando la relativa capacità sarà possibile aggiungerne altre.
A parte questo il pad è ben sfruttato, la barra con le quick actions comprende solo sei caselle, dai poteri rapidamente richiamabili: per gli altri basterà mettere in pausa ed utilizzare l'apposito menù. Una scelta un poco macchinosa, ma che funziona a dovere una volta fattavi l'abitudine.

Un'esperienza senza fine
Dell'aspetto grafico si è in parte accennato nel paragrafo precedente. Per sintetizzare possiamo dire che pur non sfruttando appieno le potenzialità della macchina su cui gira, la resa globale è eccellente e alcune cadute di stile come textures poco definite o una certa innaturalezza di alcuni elementi (ad esempio le tuniche di maghi e chierici sono inguardabili in movimento) si possono perdonare. Delude invece un poco l'inespressività del personaggio principale, che in molte situazioni ci regala espressioni facciali da vero Forrest Gump: una poca cura che fa il paio con il fatto che il nostro personaggio non parla. In un gioco in cui tutti hanno qualcosa da dire, avremmo preferito che anche i nostri dialoghi fossero doppiati, come accadeva in Mass Effect.
Il comparto audio risulta a dir poco meraviglioso: colonna sonora epica e effetti ambientali curatissimi garantiscono un coinvolgimento senza pari, al punto che a volte è piacevole fermarsi qualche secondo nel mezzo di una cittadina affollata solo per ascoltare il rumore e il chiacchiericcio dela vita quotidiana. Anche il doppiaggio inglese è eccellente, e regala interpretazioni convincenti e decisamente professionali: non c'è molto da rimpiangere una localizzazione italiana, che difficilmente si sarebbe attestata su questi livelli. Per chi mastica poco l'inglese ci sono comunque i sottotitoli italiani, che nonostante qualche saltuaria imprecisione svolgono a dovere il loro compito.
Resta infine da parlare della longevità, che si attesta su livelli eccellenti. Già la sola avventura principale richiede decine di ore per poter essere completata, allungabili a piacere affrontando le numerose missioni secondarie. A questo si aggiunga la rigiocabilità di un titolo che presenta diversi prologhi ed un andamento della storia che possiamo mutare ogni volta in base alle nostre risposte ed ai nostri atteggiamenti: in una parola un gioco infinito, o quasi...
Recensione Videogioco DRAGON AGE: ORIGINS scritta da FABFAB Dragon Age: Origins è un gioco di ruolo grandioso, come non se ne vedeva dai tempi di Baldur's Gate (versione Pc, ovviamente) e KOTOR, e nel suo genere non si esita a definirlo un vero capolavoro, sebbene in questa versione per Xbox 360 vada smarrita quella componente tattica degli scontri presente nella versione Pc, a favore di un approccio più diretto e arcade: si tratta comunque di una scelta dei programmatori piuttosto che di un limite della macchina, e siamo certi che molti preferiranno così. Nonostante questo non si tratta di un gioco semplice o da prendere alla leggera: per goderlo appieno bisogna prepararsi ad interpretare davvero il proprio personaggio, a leggere con attenzione ore ed ore di dialoghi, consapevoli che ogni nostra risposta, ogni atteggiamento modificherà non solo la storia, ma anche i sentimenti degli altri personaggi verso di noi. Chi cerca un'esperienza più immediata e frenetica farebbe bene ad orientarsi altrove.
In definitiva un titolo immenso, consigliato senza riserve a chi abbia amato i precedenti capolavori Bioware: ma tutti gli appassionati di giochi di ruolo dovrebbero comunque concedergli una chance. Dragon Age è un titolo in grado di sorprendere e coinvolgere a tutti i livelli. Dragon Age è semplicemente il miglior gioco di ruolo in circolazione su console.
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