Recensione di Pro Evolution Soccer 2010
PS3, Xbox 360

Copertina Videogioco PES 2010
  • Genere:

     Sportivo
  • Sviluppatore:

     Konami
  • Distributore:

     Halifax
  • Data uscita:

     Disponibile / Giugno 2010 iPhone
8.2
Voto lettori:
7.7
- Gameplay immediato e divertente
- Engine poligonale finalmente fluido
- Numerose possibilità tattiche e strategiche
- Intelligenza artificiale dei portieri di ottimo livello
- Comparto tecnico discontinuo
- Poche licenze a disposizione
- Ancora lontano dagli standard attuali
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A cura di Roberto Ritondo (Star Platinum) del
Spesso in ambito videoludico ci si convince che quando una serie inizia a manifestare i primi segni di flessione non sia poi un momento da considerare in modo pienamente negativo, in quanto potrebbe corrispondere ad un cambio di rotta importante. Sarebbe troppo semplice però analizzare Pro Evolution Soccer 2010 partendo dal suo recente passato dimenticando l’importanza che il franchise ha avuto nel corso del tempo. Per anni la serie è sempre riuscita ad imporsi a livello qualitativo e per l’elevato grado di divertimento offerto, ma Konami non aveva mai tenuto conto che un bel giorno la concorrenza si sarebbe organizzata seriamente per superarla. Un avvicinamento che Fifa ha compiuto in maniera lenta e graduale in passato, senza dare mai nell’occhio fino alle ultime due eccellenti edizioni, come quei pugili che lavorano l’avversario ai fianchi con pazienza, in attesa del colpo del ko.

Qualcosa è cambiato
L’anno scorso c’eravamo ritrovati con un titolo migliorato rispetto ai disastrosi esordi su console next gen, ma che aveva pagato a caro prezzo gli anni di beatitudine trascorsi da dominatore incontrastato del mercato e senza avversari degni di tal nome. L’exploit della serie Fifa e conseguente innalzamento degli standard qualitativi aveva però fatto ben sperare circa la possibilità di poter ritrovare anche nella saga Konami quel carisma e quello strapotere tecnico che negli anni Novanta aveva incoronato Pro Evolution Soccer come miglior titolo calcistico esistente e che nell’episodio precedente apparivano ancora ben lontani dell’essere raggiunti. Nel corso degli ultimi mesi, alla volontà degli sviluppatori di voler riportare la serie agli antichi splendori riavvicinando tutti gli appassionati di lunga data e correggendo gli errori commessi, avevano fatto seguito promesse importanti quali ad esempio l’intenzione di proporre un sistema di controllo rivoluzionato e idealmente in grado di supportare una libertà di movimento a trecentosessanta gradi, senza per questo snaturare il prodotto ma anzi arricchendo l’offerta con nuove modalità ed un miglioramento di quelle già esistenti e che avevano comunque ben impressionato la passata stagione.
Le modalità a disposizione dell’utente sono in sostanza quelle già viste l’anno scorso e spiccano numerose vecchie conoscenze quali ad esempio l’Esibizione, l’Allenamento, il Campionato Master e il Diventa un Mito, senza dimenticare l’ormai consolidata presenza della Champions League. Soffermandoci brevemente su quest’ultima prima di passare alle altre, è bene precisare che nonostante sia affrontabile attraverso amichevoli o come competizione, sfruttando anche il servizio online, purtroppo ancora una volta non tutte le trentadue squadre partecipanti alla manifestazione possiedono la licenza ufficiale. Come sempre la Master League si rivela una della modalità più avvincenti e ben sviluppate, in quanto sarà possibile prendere in mano le sorti di una delle numerose squadre a disposizione e disputare interi campionati con tanto di competizioni europee e un discreto numero di incontri amichevoli programmati prima dell’inizio della competizione ufficiale. La possibilità di migliorare le caratteristiche del proprio team ottenendo risultati importanti non è certo una novità ma risulta molto ben strutturata sia dal punto di vista del rendimento delle prestazioni che per tutte le possibilità manageriali offerte a livello di trasferimenti. Da questo punto di vista la novità più gradita è idealmente rappresentata dall’opzione Club House, che consente di poter seguire non soltanto la prima squadra ma anche il vivaio, inserendo poi i giocatori di maggior talento in rosa, con tutto ciò che ne deriva a livello di contratti e tenendo sempre un occhio sul bilancio. Ulteriori piccole migliorie sono riscontrabili anche in Diventa un Mito, sostanzialmente identica come struttura e ancora in grado di far evolvere il proprio alter ego virtuale prendendone le sorti fin dalla giovane età e provando a puntare ai massimi traguardi seguendo una carriera di alto livello. Non ci hanno convinto pienamente alcune limitazioni identificabili nel ruolo che è possibile scegliere inizialmente e nella richiesta di passaggio ai propri compagni, oltre alla regia virtuale incaricata di seguire l’azione in campo e questo è un vero peccato considerando il potenziale comunque più che valido e nell’ottica di una modalità che in teoria dovrebbe portare ad ottenere un divertimento idealmente paragonabile ad una vera partita di calcio con degli amici.
Scendendo in campo ci si accorge che non tutto è andato per il verso giusto. Le possibilità di personalizzazione tattiche effettuabili prima di ogni partita risultano sicuramente molto ben implementate e convincenti nel complesso, con l’introduzione della novità rappresentata dal “repertorio giocatore” che consente di assegnare ad ogni atleta una particolare card abilità modificandone il comportamento in campo e sfruttando dinamiche d’intelligenza artificiale che appaiono molto ben interpretate e nettamente più distinguibili rispetto al passato. Ogni calciatore dispone del proprio repertorio personale e solo sfruttando il tutto alla perfezione è possibile ottenere dagli atleti il meglio di cui dispongono.
Le partite vere e proprie risultano supportate da un bilanciamento ottimale a livello di sfida e dalla possibilità di dare il via ad azioni spettacolari già dalle prime partite, anche se per padroneggiare al meglio tutte le abilità in possesso dei giocatori più tecnici sarà necessaria un po’ di pratica. Ciò che però lascia perplessi, rispetto alle previsioni, è la mancanza di un tangibile miglioramento a livello di movimenti in campo, in quanto i calciatori appaiono ancora legati alle classiche otto direzioni e solo con molta attenzione è possibile riscontrare delle sostanziali differenze rispetto al passato. L’ottima fisica implementata appare infatti come una logica conseguenza dei “vincoli” appena citati, in quanto difficilmente vi potranno essere traiettorie anomale, passaggi sbagliati ed errori dovuti all’esecuzione di tiri fuori misura. Questo è un vero peccato in quanto il tutto risulta ancora troppo legato ad una meccanica fin troppo schematica ed anche la giocabilità ne risente risultando nel complesso un po’ ridimensionata, senza purtroppo dimenticare ulteriori problemi tecnici.

Uniti per vincere
A livello di gameplay è possibile riscontrare le principali migliorie introdotte da Konami in questa stagione. Come sempre l’azione si sviluppa seguendo un ritmo piuttosto elevato, anche se decisamente inferiore alla precedente edizione, ed è possibile riscontrare diverse interessanti novità sotto il profilo dell’approccio da adottare. In chiave difensiva il contrasto semplice appare meno efficace che in passato per sottrarre la palla all’avversario, così come il controllo dei giocatori richiede più precisione dall’utente e la scelta di raddoppiare la marcatura si rivela spesso molto utile, anche se deve essere utilizzata in maniera intelligente per non correre il rischio di affaticare troppo i propri calciatori. L’applicazione di uno schema di gioco valido e in grado di sfruttare pienamente le caratteristiche della propria squadra consente di poter far funzionare alla perfezione il meccanismo tattico ideato, in cui in base al team scelto potranno essere messe in mostra le qualità degli uomini di maggior talento.
Rispetto al passato l’esecuzione del passaggio filtrante non porta mai ad un uno contro uno semplice ed immediato, in quanto le squadre avversarie sono sempre molto ben organizzate in difesa e, allo stesso modo, l’azione individuale del singolo campione non condurrà mai a risultati apprezzabili. La ricerca del gioco di squadra, proprio come avviene in Fifa 10, si rivela infatti non soltanto l’unica maniera per poter superare gli avversari più forti ma consente di ottenere il massimo anche dal punto di vista della spettacolarità, in quanto la riproduzione degli atteggiamenti adottati in campo dalle squadre reali si rivela estremamente convincente e facilmente riconoscibile in quelle che sono le impostazioni standard del gioco. Questo non vuol dire però che non sia possibile stravolgere l’assetto di ogni squadra e variandone gli elementi principali, in quanto nonostante i limiti imposti dagli uomini a propria disposizione, le possibilità implementate dagli sviluppatori consentono di preparare al meglio ogni partita personalizzando numerosi parametri. Potrete ad esempio scegliere di adottare una manovra più veloce o fare più possesso di palla, tenere la difesa alta o agire in copertura, sacrificare il gioco sulle fasce concentrando l’azione nella parte centrale del campo e molto altro ancora, in base a come vorrete condurre la gara e tenendo sempre bene a mente che gli avversari non resteranno certo a guardare.
Giocando ai livelli di difficoltà più elevati è infatti possibile riscontrare, nelle azioni del team che affronterete, un’evidente predilezione per il gioco di prima o al massimo con due tocchi, che porterà spesso ad un incremento del ritmo nelle fasi di maggior forcing e ad un conseguente “congelamento” del ritmo con un ragionato possesso palla una volta acquisito un risultato di vantaggio. Tutto ciò senza che vi siano rallentamenti in campo e con il supporto di un’intelligenza artificiale davvero di ottimo livello anche se, come descriveremo a breve, in qualche modo “guidata” da alcune scelte adottate a livello tecnico.

Ogni partita è una finale
Dal punto di vista tecnico è possibile riscontrare alcune scelte non sempre felici. Ciò che colpisce è la discontinuità qualitativa implementata, elemento che si ripercuote anche nel gameplay rendendo l’esperienza ludica molto meno coinvolgente rispetto a quello che sarebbe stato il reale potenziale a disposizione del gioco. Graficamente il lavoro svolto per quanto riguarda i modelli poligonali dei calciatori può dirsi di eccellente livello, tutti assomigliano alle controparti reali per movenze, caratteristiche fisiche e fisionomia. Le squadre appaiono perfettamente riprodotte in termini di divise e per quanto riguarda gli stadi, anche se da questo punto di vista il tutto risulta ancora piuttosto datato e privo di elementi poligonali in grado di trasmettere pienamente l’esperienza di un evento sportivo di alto livello, a causa di un pubblico davvero sottotono per dettaglio e terribilmente statico in quanto ad animazioni, cosa è possibile riscontrare anche negli elementi a bordo campo. Questo difetto è purtroppo riconducibile ai primi episodi della serie ed è un peccato riscontrare che non siano stati fatti significativi passi in avanti sfruttando al meglio l’architettura hardware di PS3 e Xbox 360. I manti erbosi al contrario hanno subìto un sostanziale miglioramento rispetto all’anno scorso in termini di fedeltà ai campi di gioco. L’engine poligonale ci ha invece convinto: finalmente svolge il proprio lavoro come si deve e con un frame rate sempre costante. Durante le numerose partite da noi effettuate non ci siamo mai ritrovati di fronte ad alcun rallentamento ed anche in occasione delle azioni più rapide il comportamento dei giocatori in campo si è dimostrato sempre convincente. Uno degli aspetti che più di tutti ci ha lasciati perplessi è da ricercarsi nelle animazioni dei giocatori. Gli atleti non dispongono infatti di quella naturalezza che ci saremmo aspettati di trovare, ma anzi sono accompagnati da movimenti “ciclici” che nel complesso risultano ancora datati e non certo validi dal punto di vista estetico soprattutto in occasione dei contrasti di gioco e della corsa, a maggior ragione considerando l’evoluzione che queste dinamiche hanno subito nel corso degli ultimi anni.
Positivo il comparto sonoro per quel che riguarda la telecronaca in italiano, comunque contraddistinta da alcune sbavature in relazione al commento di alcune azioni di gioco. I cori dei tifosi non convincono per qualità e realismo, mentre le musiche di sottofondo che accompagnano i vari menu di gioco sono perfettamente nella media.
Le numerose modalità messe a disposizione del giocatore risultano molto valide dal punto di vista della varietà, contribuendo a rendere il gioco interessante e attestando la longevità ad un livello molto alto. Il problema di Pro Evolution Soccer 2010 non è quindi da ricercarsi nell'incapacità di scatenare divertimento o nell’assenza di soluzioni valide, ma in quegli elementi che ancora oggi non sono stati ottimizzati a dovere e che, a conti fatti, risultano ancora lontani dall’essere perfetti. Nonostante siano evidenti gli sforzi compiuti, resta il fatto che la serie non appare ancora in grado di esprimere il suo massimo potenziale e ciò a prescindere da qualsiasi confronto diretto con il rivale FIFA. Tutti coloro che hanno avuto modo di vivere l’epoca d’oro di questa saga calcistica sanno bene cosa può fare Konami e cosa ancora manca per compiere quel salto di qualità tanto atteso quanto sperato, solo allora si potrà parlare davvero di un divertimento totale e privo di quei piccoli e grandi difetti che ormai da alcuni anni affliggono il gioco non consentendogli di raggiungere standard elevati. Come ultima considerazione vogliamo precisare che durante le nostre partite non è stato possibile testare il comparto online causa indisponibilità dei server, tuttavia non appena possibile avremo modo di approfondire anche questo aspetto, integrando la recensione a beneficio di tutti.
Recensione Videogioco PRO EVOLUTION SOCCER 2010 scritta da STAR PLATINUM Pro Evolution Soccer 2010 è un titolo oggettivamente immediato e giocabile, come da tradizione della serie. L’ultimo esponente della saga calcistica Konami attinge però ancora troppo al suo passato non riuscendo ad offrire un’esperienza ludica completamente convincente né ricca di possibilità come ci si sarebbe aspettato inizialmente. Dal punto di vista tecnico, come analizzato in sede di recensione, il gioco abbina ottime cose ad altre meno convincenti quali ad esempio la deludente rappresentazione grafica degli stadi e delle animazioni dei calciatori che ricordano in maniera preoccupante i precedenti capitoli, offrendo una discontinuità che fortunatamente non danneggia eccessivamente il gameplay ma ridimensiona il divertimento offerto. Le scelte operate per quanto riguarda il sistema di controllo, risultano sostanzialmente simili a quelle della passata stagione, tuttavia la risposta ai comandi è come sempre convincente: i giocatori rispondono con tempismo ai comandi impartiti e la costruzione della manovra avviene in modo molto naturale.
Il difetto principale risiede quindi nel tempo non investito a rivoluzionare la serie quando vi erano stati i primi segnali di allarme, in quanto considerato nell’ottica degli standard qualitativi raggiunti attualmente dal rivale Fifa 10 è possibile sì notare gli sforzi compiuti dagli sviluppatori per rinvigorire PES, ma allo stesso tempo si ha la netta sensazione di una produzione ancora non ottimale e bisognosa di diverse migliorie, quello spunto vincente in grado di fare la differenza a livello tecnico e strutturale. Ogni appassionato come sempre deciderà il vincitore della sfida calcistica di questa stagione in base alle proprie esperienze ed ai propri gusti, ma Konami con questa nuova edizione del proprio titolo calcistico, si ritrova sfortunatamente ancora indietro rispetto alla diretta concorrenza, sebbene un primo evidente passo nella direzione giusta sembra finalmente averlo fatto.
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