Recensione di Nba 2K10
PC, PS3, WII, Xbox 360, PSP

Copertina Videogioco Nba 2K10
  • Genere:

     Sportivo
  • Distributore:

     Take 2
  • Data uscita:

     9 ottobre 2009
8.7
Voto lettori:
8.6
- Gameplay profondo ed appagante
- Tante modalità di gioco
- E' la simulazione cestistica per eccellenza
- Alcuni glitch grafici
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A cura di Luca Forte (drleto) del
30 franchigie. 82 gare a stagione. I playoff e poi l’agognato anello. Questa è l’NBA, il campionato di basket professionistico più spettacolare ed amato del mondo. Come ogni anno 2k e Visual Concepts ci propongono la loro versione di questo entusiasmante sport: andiamo assieme a vedere se anche quest’anno i ragazzi californiani hanno fatto centro.

Rule the game
La serie 2k si è sempre distinta per un approccio alla pallacanestro molto simulativo, fondato più sull’applicazione degli schemi che sulla giocata individualista del proprio campione. Non che essi, con le loro capacità, non influiscano pesantemente sulla riuscita o meno di un’azione, ma a difesa schierata, anche LeBron e Kobe potrebbero avere difficoltà a segnare.
Consapevoli di come questo sia uno degli aspetti più apprezzati dai fan della serie i ragazzi di Visual Concepts hanno deciso di rafforzare la componente strategica del loro titolo, andando ad aumentare il numero di schemi veloci che sarà possibile richiamare durante la partita. Attraverso la pressione del tasto destro della croce digitale avremo modo di scorrere, grazie ai bumper, i vari schemi a disposizione, suddivisi per ruolo. Una volta scelto quello congeniale compariranno sul campo le indicazioni di cosa fare per eseguirlo nella maniera più corretta. Se da una parte le operazioni necessarie per scegliere la tattica giusta potrebbero esporvi a qualche steal di troppo, dall’altra la soddisfazione di segnare un punto grazie ad un eccezionale gioco di squadra rende questa nuova opzione assolutamente ben accolta. Nonostante le tracce a schermo, sarà comunque meglio imparare, durante le fasi di allenamento, le varie sequenze di attacco, anche a causa della reattività dell’IA avversaria nel chiudere varchi o applicare raddoppi di marcatura.
A proposito della difesa, va segnalato il ritorno del lockdown, ovvero la capacità di agganciarsi al diretto avversario per provare a contrastarlo più efficacemente. Rispetto al passato tale funzione è stata applicata in maniera più realistica, lasciando dunque ampio spazio di manovrabilità all’attaccante, nonostante i raddoppi siano molto più semplici da effettuare. A bilanciare la rinnovata efficacia della difesa vi sarà la possibilità di gestire in modo molto più efficace le finte ed il palleggio dei vari giocatori: tramite la combinazione tra il grilletto sinistro e quello destro si potranno eseguire penetrazioni, spin move e tutte le altre mosse a disposizione delle superstar NBA. I vari atleti appaiono dunque più scattanti e flessuosi rispetto al passato, ma non potranno mantenere a lungo questo stato di forma, per via dell’introduzione di una duplice barra che regolerà la capacità di scatto e l’energia totale a disposizione. Per quanto possa sembrare una scelta non particolarmente innovativa, nell’economia del gameplay di NBA 2k10 l’aver limitato e differenziato la possibilità di corsa dei diversi giocatori dona a tutto il gioco un nuovo spessore. Dovremo infatti trovare il giusto equilibrio per ogni atleta, ovvero capire se si tratta di uno specialista che deve dare tutto nei pochi minuti di partita a disposizione o la superstar che calca il parquet per oltre 35 minuti. Ma è anche un ulteriore modo per differenziare profondamente la resa in campo di un veterano come Jason Kidd e di un giocatore esplosivo come Derrick Rose.
Per il resto il gameplay si fonda sulle edizioni passate, ma occorre precisare come queste novità vadano ad amalgamarsi in maniera molto efficace con il vecchio impianto di gioco, fornendo nuovamente un’esperienza al top del genere, grazie anche ad una Intelligenza Artificiale molto reattiva e quasi sempre pronta a punire ogni minimo errore di posizionamento in campo. Per quanto buona essa comunque non è sempre perfetta e lo si noterà soprattutto in alcuni frangenti di partita dove l’uomo con la palla si ostina a mantenere il possesso, senza cercare la circolazione della sfera o quando i lunghi incappano troppo spesso nelle infrazioni dei tre secondi. Questi appaiono dei lasciti dalle edizioni passate, il cui motore di gioco è stato rifinito e potenziato per sviluppare la versione 2k10. A sostenere questa ipostesi vi sono gli stessi problemi che affliggevano la versione 2009, come i giocatori e gli arbitri che a volte vanno in loop prima delle rimesse dal fondo, al fatto che alcuni giocatori tendono inspiegabilmente ad uscire dal campo, alle magliette degli atleti che sembrano saltare ad ogni “reset” dell’azione ed ai volti, che seppur molto più realistici, grazie alla stessa tecnologia utilizzata in GTA4, sembrano quasi appiccicati su alcuni modelli poligonali.
A parte questi inconvenienti il salto effettuato rispetto al passato è davvero notevole, presentando una cura dei vari atleti, soprattutto dei più famosi campioni, davvero sensazionale, tanto da apparire davvero simile a quanto si può ammirare in televisione. Questo grazie ad un comparto d’animazioni ancora più ricco e realistico, che finalmente riesce a gestire in maniera credibile il controllo della palla. In questo modo la sfera può assumere traiettorie molto più naturali e difficilmente rischierà di impazzire in seguito ad un intercetto o dopo aver preso un ferro. Tutto questo ben di dio ha però un costo, ovvero quello di alcuni cali di frame rate durante le azioni più concitate. Fortunatamente, con la telecamera standard, queste incertezze hanno un peso minimale nell’economia di gioco, mentre si fanno sentire maggiormente se decidessimo di cambiare visuale.
A parziale giustificazione va detto anche come tutti gli elementi di contorno, come lo stadio, il pubblico, le grafiche ed il layout dei menù siano stati migliorati, ma questo rimane probabilmente uno degli aspetti nei quali il titolo 2k ha ancora molto da imparare dalla concorrenza.

Dishes
Il cuore di NBA 2k10 rimane comunque la modalità Associazione nella quale potrete prendere le redini di un team NBA, in modo da portarlo all’agognato anello. Fondamentalmente l’esperienza è simile a quella dell’anno passato, ma una migliore gestione dei menù, ora organizzati in modo radiale, permette un maggior feeling con le molteplici opzioni a disposizione. Tra le novità introdotte spiccano sicuramente la possibilità di scaricare i draft futuri tramite 2kShare (o nel caso scegliere se generarli automaticamente o crearli ex novo), oltre che di gestire anche la D-League, ovvero quel campionato nel quale le diverse franchigie mandano i talenti ancora acerbi a maturare le loro capacità.
Al fianco dell’associazione faranno ritorno la modalità Backtop, nella quale affrontare diverse sfide d’abilità nei playground statunitensi, la Stagione (nella quale dovrete solo giocare, senza tutte le sfumature della modalità Associazione), i Playoff, la sfida delle Matricole e la possibilità di allenarsi. Tra questo già nutrito set di opzioni trovano spazio l’NBA Today ovvero quella modalità grazie alla quale potremo rivivere le stesse partite che verranno giocate nella notte, beneficiando di commenti e statistiche sempre aggiornati ed in linea con l’andamento della stagione, ma soprattutto la modalità Il mio Giocatore anticipata da un ininfluente (nell’economia della crescita dell’atleta) XBLA qualche settimana fa. Anche in questo caso l’idea è stata presa di peso dagli altri titoli sportivi, ma occorre sottolineare quanto il basket si presti bene a questo tipo di modalità. Per fare un paragone, nel calcio, per colpa delle maggiori dimensioni del campo, del numero di atleti coinvolti, del ruolo scelto e del tipo di sport, difficilmente verrete coinvolti con continuità nell’azione. Se interpreterete un attaccante, potrebbero capitare partite nelle quali potrete toccare solamente uno o due palloni, o altre nelle quali sarete sovrastati dalla forza e dall’esperienza dell’avversario diretto. La pallacanestro permette invece di essere sempre nel vivo dell’azione, sia che si facciano blocchi per i propri compagni, sia che si sia il terminale offensivo della squadra, lasciando così al giocatore la sensazione di aver avuto un reale impatto con la partita e non solo di aver corso per 90’ a vuoto.
Cercare di ottenere un invito in una delle tante franchigie NBA, guadagnare faticosamente quei punti capaci di sviluppare un atleta di livello internazionale, già dalle prime partite sarà un’attività coinvolgente capace di mantenere altissima la concentrazione per diverse ore. La modalità è già molto promettente di per se, ma la possibilità di ingaggiare il proprio atleta nell’associazione non può che rendere l’offerta ancora più succulenta, peccato per alcune sbavature nel valutare la prestazione in campo o nel controllo del giocatore, che dopo ogni rimessa tenderà inspiegabilmente ad uscire dal campo.
Recensione Videogioco NBA 2K10 scritta da DRLETO NBA 2k10 si conferma nuovamente il metro di paragone per le simulazioni cestistiche. Anche quest’anno presenta infatti un gameplay solido, profondo, ma che cerca persino di rendere l’esperienza più accessibile per i neofiti, facilitando loro la comprensione degli schemi, oltre che semplificando il layout dei comandi e dei menù. L’evoluzione tecnica rispetto allo scorso anno è immediatamente visibile, ma ancora si fanno notare alcuni glich che rovinano l’impatto quasi foto realistico del prodotto.
Con un NBA Live tornato competitivo i Visual Concepts dovranno cercare di limare ulteriormente quello che per molti è ancora IL basket su console, se vorranno mantenere ancora a lungo la leadership.
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