Recensione di WET

Copertina Videogioco WET
  • Piattaforme:

     PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     A2M
  • Data uscita:

     18 Settembre 2009
- Design ispirato
- Tecniche di combattimento fluide
- Ripetitivo
- Meccaniche di gameplay poco varie
- Comparto tecnico datato
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A cura di (andymonza) del
Se un merito va riconosciuto a Quentin Tarantino come regista, è l’aver mitizzato un genere cinematografico che collocato nel suo tempo, ovvero nei ‘70, godeva di bassissima considerazione, affiancato com’era dal fiorire di produzioni di altissimo livello in quel di Hollywood.
Cancellato nel luglio 2008 da Activision, Wet è stato successivamente ripreso da Bethesda, che ha creduto nel lavoro dello sviluppatore Artificial Mind and Movement offrendosi per la pubblicazione. Il titolo omaggia abbondantemente lo stile tarantiniano, proponendo personaggi, location ed eventi assolutamente in linea con il taglio registico dell’ex commesso di videonoleggi di Knoxville.

Uccidendo con stile
Cominciamo con Rubi Malone, la protagonista: una giovane e solitaria killer, armata di una coppia di revolver e di una letale katana, avvezza alla battuta sporca e discreta bevitrice. Quella che comincia come una normale giornata di lavoro, ovvero un contratto per il recupero del figlio di un potente uomo d’affari, si trasforma ben presto in una storia ben più grande del previsto, e la giovane killer si trova inseguita e braccata da interi eserciti di agguerriti malavitosi, mentre il suo datore di lavoro rivela la sua vera identità. Infuriata e tradita, a Rubi non resta che innaffiare la sua vendetta con litri e litri di sangue, che non esiterà a versare aggiungendo una natura coreografica e spettacolare alle interminabili carneficine. Il combattimento in Wet prende le forme di un elegante balletto, laddove gli sviluppatori si sono preoccupati di fornire al giocatore un certo numero di mosse, per poi modellare le ambientazioni in modo da favorire la massima espressività e libertà nel concatenare le combo. Saltando in avanti, all’indietro o di lato e contemporaneamente facendo fuoco si attiva automaticamente un bullet time che permette di mirare con calma e godersi tutta la spettacolare evoluzione, accompagnata naturalmente da schizzi di sangue e devastazione dell’ambiente circostante. Oltre a questa mossa base ve ne sono altre contestuali: è possibile scivolare sulle ginocchia, correre sui muri alla Matrix, dondolarsi da barre orizzontali e scendere scale a pioli a testa in giù. A rendere queste evoluzioni in bullet time ancor più fluide vi sono alcuni accorgimenti: in primis la telecamera è sempre gestibile a 360°, permettendo di mirare in tutte le direzioni. Vi è inoltre l’implementazione di una mira automatica che sfrutta la seconda arma impugnata da Rubi, puntandola verso un nemico diverso da quello che il giocatore tiene sotto tiro: il modo migliore per sfruttare questa meccanica è tenere sott’occhio il circoletto rosso che evidenzia i nemici sotto mira automatica, e puntare il nostro mirino altrove, in modo da massimizzare le uccisioni contemporanee.
Ad ogni mossa acrobatica viene attribuito un certo punteggio che va a sommarsi al totale ben in vista sullo schermo: la concatenazione delle mosse in combo, e l’uccisione a catena di nemici sono premiate con moltiplicatori, che permettono al giocatore di stabilire veri e propri record di punteggio. Il gameplay consiste in una sequela di ambientazioni di piccole e media dimensioni, con una buona alternanza tra aree aperte e chiuse, e tonnellate di nemici da fare a pezzi. A queste sequenze libere si alternano fasi in cui Rubi si trova intrappolata in ambienti chiusi, con i nemici che respawnano incessantemente da alcuni punti predefiniti. L’unico modo per portare a casa la pelle sarà chiudere uno alla volta i punti di respawn distruggendo degli evidenti simboli a forma di teschio, tenendo nel contempo a bada le ondate di sicari.
Il normale run&gun è di tanto in tanto inframmezzato dal rage mode, stato in cui Rubi perde completamente il controllo di sé stessa: il rosso diventa il colore dominante, trasformando i colori sbiaditi delle normali fasi di gioco in un caos cromatico che enfatizza lo stato di berserk in cui la protagonista si trova. Per quanto visivamente interessanti, queste sequenze non aggiungono nulla di effettivo al gameplay.

Variazioni sul tema
A variare l’offerta ludica vi sono inoltre alcune sequenze che mischiano cut-scene realizzate col motore di gioco, quick time events e live action, la cui massima espressione è raggiunta dall’inseguimento in autostrada già visto nella demo: il giocatore è parte spettatore parte protagonista di questa assurda sequenza, chiamato in causa di tanto in tanto ora a premere un tasto, ora a sparare, in modo da mantenere alto il coinvolgimento.
Vi è anche un sistema di sbloccaggio di nuove mosse, legato ai punti accumulati durante i combattimenti: un apposito menu permetterà al giocatore di spenderli per acquistare evoluzioni da aggiungere al carnet iniziale.
L’arsenale a disposizione del giocatore non si limita ai due revolver provvisti di munizioni infinite, ma procedendo nella storia si arricchirà con doppiette e mitragliatrici, tutti ovviamente da impugnarsi a due alla volta. Alle armi da fuoco si aggiunge l’utilizzo della spada, legato ad un solo attacco standard, utile per finire i nemici a distanza ravvicinata.
La varietà degli avversari è discreta: vi sono i normali sicari dotati di armi da fuoco, dei miniboss equipaggiati con gatling gun, e dei pericolosi spadaccini in gradi di parare la maggior parte dei proiettili, da affrontare dunque a fil di spada.
Il level design è senza dubbio ben riuscito, con una buona alternanza di ambientazioni, ed una grandissima quantità di elementi a favorire l’invenzione di acrobazie sempre più elaborate. La massima espressione in questo senso è rappresentata dal livello del cimitero degli aerei, riproposto più volte nel corso della storia: oltre ad ospitare la coreografica residenza di Rubi, esso fa da campo di allenamento e prova per le evoluzioni, proponendo percorsi da completare in un certo tempo.

Delitto Imperfetto
Nonostante i combattimenti funzionino bene, miscelando una semplicità di esecuzione controbilanciata dalla pervicacia degli avversari ed una grande spettacolarità, dopo qualche ora di gioco il gameplay di Wet mostra il fianco ad una ripetitività che gli sviluppatori non sono riusciti ad aggirare. Se è vero che le sequenze condite con spettacolari quick time event, e le visite al cimitero degli aerei costituiscono variazioni sul tema, il cuore del gameplay rimane eccessivamente ancorato alle sparatorie in rallenty, che non riescono da sole a reggere l’intera ossatura dell’offerta ludica, venendo prima o poi a noia. Il livello medio di difficoltà piuttosto accessibile rende inspiegabili alcune impennate in certe sequenze con quick time event, rese talvolta eccessivamente frustranti al punto da rovinarne la spettacolarità.
Nel complesso la campagna tiene impegnati per 6/8 ore circa, e la sopracitata ripetitività del gameplay rende la rigiocabilità non molto alta. A completare l’offerta c’è una modalità sfida, che ripropone qualche impresa acrobatica simile a quelle del cimitero degli aerei, ed una gallery dove riascoltare le musiche del gioco e consultare una galleria di artwork. Nel complesso un’offerta ludica non troppo ricca, in grado di accontentare solo chi rigiocherà il titolo alla caccia del punteggio migliore; a questo proposito, l’implementazione di un sistema di classifiche online sarebbe senz’altro risultata gradita ai futuri fan, ma non ve n’è traccia nei menu.

Comparto Tecnico
Partendo da un ottimo level design, Wet è caratterizzato da un comparto tecnico non all’altezza della corrente generazione. I modelli poligonali delle ambientazioni appaiono piuttosto risicati, così come quelli dei nemici. La palette di colori è volutamente sbiadita, il che unitamente ad una grana filmica ricrea perfettamente l’effetto pellicola rovinata. Buone le animazioni della protagonista, mentre quelle dei nemici sono decisamente sottotono. L’effettistica particellare e l’illuminazione non si distinguono, rimanendo perlopiù nell’anonimato.
Di ottima fattura sono invece le cut scenes, che con una regia frenetica e spezzettata creano una specie di crossover tra vecchio e nuovo, miscelando il trash anni ‘70 con lo stile videoclip da MTV generation.
Il comparto audio è supportato da una vastissima scelta di pezzi rock alternativo molto adatti al genere, mentre l’effettistica è compromessa da un campionamento di bassa qualità.
Recensione Videogioco WET scritta da ANDYMONZA Wet propone al giocatore un’atmosfera inedita e ben confezionata, che sarà senza dubbio in grado di colpire i fan di Tarantino e del trash anni ’70. Per quanto le letali acrobazie che caratterizzano il gameplay si risolvano in meccaniche piacevoli a giocarsi, il titolo è afflitto dal continuo ripetersi di situazioni sempre uguali, troppo di rado spezzate da alcune sequenze alternative, peraltro non sempre divertenti.
Un lavoro di rifinitura, tanto grafica quanto di gameplay, ed una maggiore varietà nell’offerta d’intrattenimento avrebbero potuto valorizzare l’ottima atmosfera che avvolge questo action, ma uno sviluppo travagliato e forse un rilascio troppo precipitoso non hanno concesso ciò, lasciandoci con un prodotto poco pulito, poco longevo, e consigliabile solo a chi ne trovasse l’atmosfera davvero irresistibile.
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