Recensione di Wolfenstein

Copertina Videogioco Wolfenstein
  • Piattaforme:

     PC, PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     id Software/Raven Software
  • Distributore:

     Activision
  • Data uscita:

     17 Agosto 2009
6.5
Voto lettori:
7.4
- Design dei livelli vario e di spessore
- Script ben utilizzati
- Armi divertenti
- Lineare, anche se non sembrerebbe
- Poco rifinito
- Longevità scarsa
- A.I. non eccezionale
- Comparto multigiocatore evitabile
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A cura di Andrea Porta (andymonza) del
Wolfenstein 3D, creato da ID Software e rilasciato nel 1992, è universalmente considerato come il capostipite del genere "sparatutto in prima persona". Il marchio è stato in seguito riproposto più e più volte, sino alla precedente generazione, quando nel 2001 Grey Matter Interactive ha rilasciato il divertente Return to Castle Wolfenstein. Arriviamo così ai giorni nostri, con i ragazzi di Raven Software che raccolgono il testimone e scrivono una nuova pagina della storia dell’agente speciale Blazkowicz. Il titolo non tradisce la tradizione e si presenta ancora una volta come uno sparatutto di facile approccio, che fa degli script un veicolo per la spettacolarità e regala al giocatore l’indiscutibile ebbrezza derivante dallo smembrare, sgozzare, massacrare o smaterializzare intere orde di nazisti.
Ma, con il 2010 sempre più vicino e la qualità media delle produzioni videoludiche che si eleva a grande velocità, questo non basta per creare qualcosa di memorabile: vediamo cos’altro i ragazzi di Raven hanno in serbo.

Next Gen Nazies
A distinguere Wolfenstein da uno sparatutto tradizionale vi sono alcuni elementi originali: in primis, le armi che si dividono tra le immancabili riproduzioni di fucili dell’epoca e strumenti di morte dal sapore fantascientifico sottratte agli esperimenti tedeschi, come il fucile smaterializzante.
In secondo luogo l’elemento soprannaturale: nei panni dell’agente Blazkowicz tenteremo di ostacolare i Nazisti dall’utilizzare poteri occulti provenienti da un’altra dimensione, definita semplicemente come Il Velo. Pur non comprendendone pienamente il significato, ci ritroviamo tra le mani un medaglione che viene via via infuso di diversi poteri utili al combattimento: si comincia con l’entrare nella dimensione parallela del Velo, facoltà che permette di navigare i livelli scorgendo passaggi interdimensionali altrimenti celati. Concretamente quando ci si trova di fronte ad un vicolo cieco, quello è il momento di attivare il potere. La dimensione parallela è inoltre abitata da creature simili ad insetti che fluttuano nell’aria, a cui è possibile sparare per farle esplodere danneggiando i nemici circostanti. Oltre a questo, il Velo permette di scorgere i punti deboli dei nemici più grossi e corazzati, come ad esempio i boss di fine livello.
Il secondo potere funziona come un classico Bullet Time, rallentando il tempo e permettendoci di muoverci letteralmente tra un proiettile e l’altro. Oltre che nei combattimenti, questo potere è da utilizzarsi per superare alcune sezioni in stile puzzle.
Il terzo potere è invece definito Scudo, e riusciremo ad ottenerlo solo ad un terzo del gioco, mentre i nostri nemici ne faranno uso sin dalle fasi iniziali: esso piega il Velo e crea una barriera temporanea che protegge da qualunque tipo di attacco.
L’ultimo potere funzionerà in maniera speculare, permettendo al giocatore di penetrare lo scudo nemico.
L’utilizzo del talismano e dei quattro poteri è legato ad una fonte limitata di energia esplicitata da una barra presente sullo stesso, che potrà essere ricaricata in punti specifici dei livelli, evidenziati da flussi interdimensionali chiaramente visibili.
L’utlima particolarità di questo Wolfenstein è rappresentata dalla città di Eisenstadt, una sorta di meta livello che fa da quartier generale per le operazioni sotto copertura. Divisa in quartieri, essa permette di procurarsi di volta in volta una nuova missione da portare a termine e costringe il giocatore a farsi strada per le vie infestate alle truppe naziste. Oltre a nuove quest, la città fa da base anche per il Mercato Nero, dove sarà possibile acquistare upgrade per le armi spendendo i soldi accumulati con il completamento delle missioni. Il comparto upgrade si rivela interessante, permettendo di potenziare molto le versioni iniziali delle armi standard con mirini, soppressori e stabilizzatori che andranno a modificarne anche l’aspetto.
Per quanto il meta livello rappresentato dalla cittadina possa dare l’impressione di trovarsi di fronte ad una struttura parzialmente open world, poche missioni basteranno per rendersi conto che in realtà l’incedere è invece del tutto lineare, il che non giustifica più il ripetuto attraversamento dei quartieri della città costantemente pattugliati dal nemico, che diventa a questo punto più d’intralcio al proseguire della storia che veicolo per una supposta libertà d’azione.

Guerra a senso unico
Assodato che Wolfenstein è un’esperienza lineare, un punto a favore è la grande varietà di ambientazioni proposte, che variano proponendo con il giusto ritmo zone di guerra semidistrutte, aree rurali a cielo aperto, enormi caverne sotterranee e infine l’immancabile castello.
L’incedere è reso movimentato dal continuo afflusso di nemici che senza sosta si presenteranno ad ogni nuovo corridoio o stanza e dai molti script che contribuiranno a rendere alcune sequenze molto spettacolari. Parlando di nemici, essi si presentano in buona varietà, passando dalla normale fanteria ai soldati dotati del potere scudo e ancora le unità corazzate armate col fucile smaterializzante e i pericolosissimi Killer, dotati di diversi poteri derivanti dal Velo, come la supervelocità. A questo vanno aggiunti i Boss, che si presenteranno con la giusta cadenza proponendo quasi sempre la stessa meccanica, consistente nell’utilizzo del Velo per individuarne i punti deboli.
L’Intelligenza Artificiale che muove le armate del Terzo Reich non si è purtroppo dimostrata all’altezza degli standard odierni: per quanto alcune routine di base siano presenti, come la copertura o il lancio di granate, i nemici sfruttano poco il lavoro di squadra e il loro movimento sul campo risulta il più delle volte impacciato e poco cosciente.
Nel complesso la campagna singolo giocatore vi terrà impegnati per circa 6/8 ore, un valore non eccezionale soprattutto considerato le continue visite alla cittadina di Eisenstadt, che in quanto inefficaci in termini di libertà d’azione si sarebbero potute eliminare in favore di un approccio dichiaratamente più lineare.
L’intrattenimento offerto va di rado al di là dell’esplorazione dei livelli, poco favorita dato che la strada da percorrere è sempre una soltanto e ben esplicitata dalla bussola sull’interfaccia, e il continuo massacro dei Nazisti, attività senza dubbio ricreativa, ma non sufficiente a tenere in piedi da sola la produzione. Lo stesso design dei livelli rivela diverse leggerezze, a partire dalla dimensione parallela del Velo, utile solo in poche occasioni.

Comparto Multigiocatore
Non migliora la situazione il comparto multi giocatore che oltre al Team Deathmatch propone solo una modalità ad obbiettivi dove una squadra cerca di ostacolare l’altra nel completamento di una semplice missione, e Stopwatch, dove i team si danno il turno cercando di portare a termine il medesimo obbiettivo nel minor tempo possibile.
Nel complesso, un'offerta povera, dato anche l'evidentissimo downgrade effettuato sul comparto tecnico.

Comparto Tecnico
Il motore ID Tech 4, già visto in Doom 3, rivela le debolezze ereditate dalla sua età e da una scarsa ottimizzazione. Per quanto il design dei livelli sappia proporre alcune ambientazioni ispirate, la modellazione poligonale offerta dall’engine non riesce a rendere le strutture e gli eventuali elementi naturali abbastanza convincenti, così come difetta di realismo nella riproduzione dei personaggi a schermo.
Il frame rate, costante nelle fasi anche più concitate, va incontro a notevoli cali durante l’utilizzo del velo, esplicitato da una visuale desaturata che non è stata evidentemente ottimizzata.
L’utilizzo della fisica Havok è stato gestito in modo arbitrario, presenta dosi attivo solo su determinati oggetti e superfici, mentr altri si rivelano inspeigabilmente indistruttibili. Per quanto non ottimale dunque, esso aumenta nondimeno la spettacolarità di certe sequenze a base di esplosivi assortiti.
Ultimo cenno per l’effettistica, caratterizzata da un comparto d’illuminazione piuttosto primitivo e da effetti particellari per contro discreti.
L’audio è nella media sia per gli effetti sonori che per la musica di sottofondo, ora epica, ora sinistra.
Recensione Videogioco WOLFENSTEIN scritta da ANDYMONZA Wolfenstein è un progetto ricco di idee interessanti che purtroppo si perdono a causa di evidenti ripensamenti e di una scarsa ottimizzazione a livello generale. Se le mancanze del motore grafico sarebbero state perdonabili, quelle del gameplay si rivelano invece fatali per l’intrattenimento offerto, che rischia di scendere al di sotto dei livelli di guardia. A salvare il tutto ci pensano le intense fasi di combattimento scriptato, che con l’aggiunta delle armi di futuristiche riescono indubbiamente a divertire. La scarsa longevità, unita al comparto multiplayer carente, ne fanno un prodotto consigliato solo ai fan incalliti della saga, che potrebbero però rimanere scottati dal calo di qualità rispetto al glorioso “Return to Castle Wolfenstein”, oppure a chi cerca uno sparatutto immediato e senza troppe pretese. Per tutti gli altri, si tratta più che altro di un tentativo di spremere a più non posso una storica licenza.
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