Recensione di Terminator Salvation

Copertina Videogioco Terminator
  • Piattaforme:

     PC, PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     GRIN Studios
  • Distributore:

     Cidiverte
  • Giocatori:

     1-2 (Co-op locale)
  • Data uscita:

     5 Giugno 2009
6.0
Voto lettori:
6.2
- Atmosfera della saga ben trasposta
- Meccaniche di gameplay interessanti
- Modalità cooperativa
- Coop solo locale
- Tecnicamente discreto
- Molto poco longevo
- Piuttosto ripetitivo
Loading the player ...
A cura di Claudio Consoli (Shiryo) del
Sviluppato da Grin Studios con la collaborazione congiunta di Equity Games ed Halcyon Games, Terminator Salvation - The Videogame è il tie-in ufficiale dell’omonimo lungometraggio che dopo 25 anni dal primo film rinnova uno dei brand più celebri di sempre.
Il giocatore prende i panni di un John Connor che nonostante la mancanza della licenza per l’utilizzo delle fattezze di Christian Bale, protagonista del film, mantiene il ruolo di Leader della Resistenza, in un futuro prossimo in cui Skynet è quasi vincitrice del conflitto mondiale contro gli umani.

La giusta collocazione storica
Conoscere la collocazione temporale del nuovo film e quindi del relativo Tie-in nella timeline della saga è fondamentale per comprendere alcune degli eventi che vedrete su schermo. Il John Connor interpretato da Christian Bale nel nuovo film è ancora un giovane guerriero della resistenza, che deve ancora vivere il giorno in cui invierà il Sergente Kylie Reese (Michael Biehn, Terminator) a concepire se stesso assieme a sua madre, Sarah Connor (Linda Hamilton, Terminator 1 e 2). Quell'evento, infatti, corrisponde al momento in cui lo stesso Connor incarica Reese di tornare nel passato a proteggere Sarah dall'arrivo del Terminator del primo celebre lungometraggio. Chiaro, no?
Lo spazio/tempo teatro di Terminator Salvation vede quindi Skynet, l'intelligenza artificiale autocosciente che vuole eliminare la razza umana, già nelle fasi avanzate della sua campagna di sterminio, ma non ancora tecnologicamente avanzata da creare gli esoscheletri resistenti del T-800 (Arnold Schwarzenegger, Terminator 1, 2 e 3), del T-X (Kristiania Loken, Terminator 3) o la lega polimetallico-mimetica del T-1000 (Robert Patrick, Terminator 2), e quindi costretta a produrre in serie dei modelli costituiti da acciaio resistente, ma comunque danneggiabile. Tutto questo giustifica la bilanciata guerra tra le macchine e gli umani, che nonostante non possano far uso di armi laser o al plasma, in quanto non ancora militarmente diffuse, riusciranno a tener testa ai robots grazie alle anoniche armi balistiche.
Nell'attesa di arrivare all'evoluzione tecnologica necessaria per avviare la produzione dei suoi modelli migliori, Skynet non lesinerà comunque di mandarvi contro tutti i cyborg-robots-macchine e quant'altro a disposizione.

La supremazia di Skynet messa in dubbio
Il fulcro principale attorno al quale ruota il concept di gioco è la necessità di dover gestire i propri movimenti per mettere in difficoltà i robot che, una volta avvistato il giocatore, continueranno a tracciarne la presenza e a sparargli addosso senza sosta. Diventa quindi necessario saper utilizzare le coperture presenti per uscire dalla loro visual, e dar modo alla squadra, costantemente al fianco di Connor, di attirare l’attenzione dei mostri meccanici per riuscire ad attaccarli alle spalle, dove per quasi tutti i modelli nemici è presente il principale punto debole. Lo spostamento tra le protezioni avviene grazie all’utilizzo di una particolare mezzaluna divisa in sette spicchi, ognuno dei quali si illumina in presenza di una copertura nella relativa direzione. Evidenziata la traiettoria da percorrere si da il via allo spostamento automatico tramite la pressione di un singolo tasto. Il sistema funziona e permette spostamenti rapidi, anche se talvolta si percepisce una forte sensazione di eccessiva contestualità, aggravata da coperture che visibilmente sembrano raggiungibili, ma che inaspettatamente non vengono indicate dalla mezzaluna, obbligando ad uscire allo scoperto e a muoversi in corsa sotto fiumi di pallottole.
Lo spostarsi rapidamente da una copertura all’altra diventa comunque essenziale per sopravvivere, dato che le armi raccolte sono spesso dotate di una quantità ridotta di munizioni che, volutamente, contrasta con l’ampia presenza di fucili, mitragliette e lanciamissili sparsi sul campo. Questi strumenti di morte possono essere addirittura intravisti in trasparenza attraverso i muri, proprio allo scopo di notarne rapidamente la posizione e correre a raccoglierne uno, favorendo quindi un ritmo di gioco elevato, dove star fermi qualche secondo equivale a morte certa, soprattutto al livello di difficoltà maggiore. Restando in tema di difficoltà, segnaliamo che rispetto a quanto visto in fase di preview, ora non è più disponibile il livello di difficoltà Facile, mentre da subito sono selezionabili sia normale che difficile. La promessa da parte degli sviluppatori di un livello di difficoltà estremamente impegnativo in modalità Difficile non è stata del tutto mantenuta; il consiglio è infatti quello di affrontare il gioco proprio a difficoltà massima, dato che quella Normale non impensierisce più di tanto il giocatore di media abilità, se non in alcune fasi di sparatorie da torrette fisse, dove si rivelano essenziali velocità e precisione per evitare eccessivi decessi.

Vieni con me se vuoi vivere
La migliore combinazione di gameplay si ottiene giocando alla difficoltà più elevata, cooperando con un amico, anche se purtroppo questo è possibile solo in locale e non online. In questo caso lo schermo viene diviso orizzontalmente, permettendo alla coppia di protagonisti di affrontare le macchine dividendosi gli incarichi: la difficoltà maggiore impone ai giocatori di gestire ogni azione, con uno dei due che attrae l’attenzione del nemico di turno, affinché il compagno lo colpisca alle spalle. L’apporto di divertimento di questa modalità è sicuramente alto, riuscendo a colmare quella sensazione di ripetitività che coglie il giocatore singolo dopo pochi minuti di gioco.
La ripetitività rischia infatti di essere uno dei maggiori difetti di questo titolo, dato che il giocatore si troverà faccia a faccia con gli stessi 5 o 6 modelli di nemici per tutta la durata dell’avventura, ognuno dei quali da affrontare con tattiche praticamente identiche. In questo senso è da segnalare che il miglior modus operandi per il loro abbattimento si delinea già nelle prime fasi di gioco: se è vero che la collaborazione con il team e l’attaccare alle spalle restano elementi importanti, il sistema migliore per eliminare i Terminator, risulta da subito quello di guardarsi attorno per verificare la presenza di esplosivi da raccogliere, sempre presenti in buona quantità, ed utilizzando questi togliere parte delle armature agli avversari, per poi sparare ai punti deboli scoperti senza necessità di aggiramento.
Per fortuna un po’ di varietà viene portata dalla presenza di fasi a bordo di mezzi differenti, anche se in linea di massima queste si risolvono nello sparare ad ogni oggetto si muova su schermo. In queste fasi è apprezzabile la distruttibilità degli elementi su schermo, invero limitata ai mezzi abbandonati, che regalano comunque una buona sensazione di devastazione. Valida la scelta di dividere queste fasi in diversi spezzoni, ognuno dei quali vale da checkpoint, al fine di evitare lunghe fasi da ripetere da capo in caso di morte.

Non sono robot, sono organismi cibernetici
Per quanto riguarda il comparto tecnico, è presente un forte contrasto tra ambientazioni e qualità tecnica in generale. Se gli scenari ripropongono al meglio lo stile visivo diversi film per ambientazioni e scala cromatica, arrivando talvolta ad essere persino coinvolgenti nelle fasi a bordo di mezzi giganteschi, dall’altra il dettaglio generale è piuttosto basso, sia per quanto riguarda le texture che per i modelli poligonali, con personaggi totalmente inespressivi e dai movimenti evidentemente poco fluidi. In questo quadro non si salvano ovviamente i dettagli come le ombre, che appaiono molto scalettate, e soprattutto le esplosioni, con effetti fuoco molto poco credibili e dall’aspetto quasi bidimensionale. Peraltro, la povertà degli effetti particellari finisce per togliere enfasi all’eliminazione dei nemici, dato che gli scontri si risolvono in una piccola vampata blu che fa cadere a pezzi il robot di turno, pezzi che vengono immediatamente assorbiti dal terreno.
Il comparto audio non risolleva più di tanto la qualità del prodotto: se è vero che la famosa Main Theme della saga è presente con tutta la sua imponenza, è anche vero che questa viene ripetuta praticamente in ogni fase di gioco, alternata solamente ad un altro motivetto non particolarmente ispirato. Il doppiaggio, in inglese per la versione da noi testata, è di sufficiente qualità, anche se a causa della totale mancanza di espressioni facciali dei protagonisti, le voci da sole non riescono a trasmettere al meglio l’enfasi dei dialoghi.
Nonostante una prima buona impressione in fase di anteprima, dobbiamo segnalare che neppure l’intelligenza artificiale stupirà particolarmente; spesso i nemici si fermeranno a pochi centimetri dalla posizione del giocatore, sparando contro alla copertura dietro la quale questo si nasconde, anziché fare pochi passi avanti ed obbligarlo alla fuga. Questo permette al protagonista di nascondersi dietro ad un riparo sentendosi relativamente tranquillo, salvo i rari casi in cui l’attacco avversario avvenga a 360°; gli unici momenti in cui sarà davvero necessario cambiare copertura di continuo, fatto salvo per le situazioni in cui si rimanga senza colpi e costretti a far rifornimento spostandosi.
Immaginando di procedere nei livelli senza ripetere troppe volte le stesse scene, il completamento dell'intera avventura non necessiterà più di sei o sette ore, il che inficia anche il fattore longevità, già messo in difficoltà dalla totale assenza di multiplayer online.
Recensione Videogioco TERMINATOR SALVATION scritta da SHIRYO Terminator Salvation - The Videogame è di fatto un titolo divertente, grazie a meccaniche che obbligano il giocatore ad affrontare intelligentemente ogni scontro e non semplicemente lanciandosi a testa bassa contro i nemici. Purtroppo il coinvolgimento regalato da questo fattore e rinforzato dalla buona trasposizione stilistica da film a videogioco, viene inficiato da un comparto tecnico al di sotto degli standard attuali, da un gameplay ripetitivo e dalla mancanza di modalità aggiuntive profonde come un buon multiplayer online o sfide alternative, elementi che, uniti tra loro, compongono il quadro del classico tie-in discreto adatto solo agli appassionati del brand, classificazione alla quale solo pochi titoli sino ad ora sono riusciti sfuggire.
Appuntamenti LIVE e Video Rubriche
caricamento in corso...
SCREENSHOTS
SpazioGames.it - Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Monza dal 22/02/2008 con autorizzazione n.1907
© 1999 - 2012 GALBIT SRL TUTTI I DIRITTI RISERVATI - P.IVA 07051200967