Recensione di The Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena
PS3, Xbox 360

Copertina Videogioco T.C.o. Riddick
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Starbreeze
  • Distributore:

     Atari
  • Data uscita:

     24 Aprile 2009
7.4
Voto lettori:
8.2
- Ottimo remake di Butcher Bay
- Personaggio sempre carismatico
- Meccaniche ancora divertenti
- Nuova avventura old-gen...
- ... alla quale mancano la qualità ed il carisma dell'originale
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A cura di Claudio Consoli (Shiryo) del
Era il 2004 quando il lungometraggio The Chronicles of Riddick, con protagonista Vin Diesel già impegnato nell'amato predecessore Pitch Black, giungeva sugli schermi cinematografici, accompagnato da un titolo, sottotitolato Escape From Butcher Bay, destinato inizialmente alla piattaforma Xbox di Microsoft e trasportato in seguito su PC, che raccontava una vicenda inedita ambientata nell'universo del guerriero furiano riscuotendo un ottimo successo di critica e pubblico.
A cinque anni di distanza, quel fantastico gioco torna d’attualità grazie ad un titolo sviluppato per console Next Gen e PC, The Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena che nato inizialmente come un remake del capitolo del 2004, è poi diventato anche un effettivo seguito, grazie all’introduzione dell’inedita avventura dalla quale eredita il nome.

Fuga dalla Baia del Macellaio
Nonostante sia possibile affrontare liberamente l’uno o l’altro capitolo senza alcun vincolo, la scelta migliore potrebbe essere quella di iniziare il proprio viaggio nel mondo di Riddick rivivendo la prima, ineguagliabile, avventura. Escape From Butcher Bay torna sugli schermi con la qualità che lo contraddistinse, riproponendo la storia del carismatico protagonista a partire dal suo trasporto alla prigione nota come la Baia del Macellaio, dove presto si troverà a scontrarsi con detenuti e guardie, alla ricerca di una via di fuga da raggiungere sfruttando al meglio le proprie capacità di combattimento corpo a corpo e con armi da fuoco, il tutto con un ottimo bilanciamento tra azioni stealth e sparatutto puro. La violenza del titolo torna copiosa in questo remake, mostrando nuovamente le credibili tumefazioni sui volti degli avversari, dovute ai colpi inferti da un personaggio che, nel prosieguo della storia, acquisirà il potere noto come EyeShine, che gli donerà la possibilità di vedere al buio, rendendolo ancora più letale.
Senza dilungarci nei dettagli di quello che è un gioco noto, e che potete riscoprire rileggendo la nostra recensione originale, ci limitiamo a fare un plauso agli sviluppatori di Starbreeze, per aver saputo rendere un titolo fantastico nel 2004, un gioco ancora stupendo e godibile nonostante il cambio generazionale, grazie a miglioramenti grafici davvero evidenti e ad un gameplay fortunatamente inalterato.

L’assalto su Dark Athena
Con un predecessore di tale livello e con la decisione di far parte di un volume contenente anche il remake originale, Assault on Dark Athena si è trovato l’arduo compito di dover confermare lo stesso livello di qualità del primo gioco, eventualmente introducendo novità, ma senza discostarsi troppo dallo stile originale. Soprattutto la scelta di mantenere uno stile, anche visivo, con Butcher Bay è evidente si da subito, dato che il motore grafico utilizzato è lo stesso del titolo Xbox, e sfruttato anche per il buon action The Darkness. Ne consegue un comparto grafico dall’aspetto Old-Gen, nonostante il tentativo di donarlo di textures di qualità maggiore, a dire il vero comunque sotto standard rispetto a quelle dell’attuale generazione videoludica. A farla da padrone in questo contesto sono gli effetti luce, credibili seppur limitati a torce e fari che illuminano talvolta stanze molto buie, stanze in cui il protagonista può muoversi agevolmente sfruttando il già citato effetto EyeShine, una sorta di Night Vision indispensabile per muoversi nell'oscurità totale. Apprezzabile la completa trasposizione dell’Hud e del menù circolare, perfettamente identici a quelli visti in passato, cosi come identica è la gestione del menù secondario, che ripropone esattamente le stesse dinamiche storiche. Sicuramente nonostante una scelta stilistica comprensibile, dobbiamo ammettere che sarebbe stato meglio rinnovare maggiormente la veste grafica dei menù dei due capitoli, anziché far apparire datati entrambi. Relativamente al secondo capitolo, tutte queste decisioni portano ad un comparto grafico insoddisfacente e ricco di imprecisioni, peraltro mancante addirittura di alcune finezze presenti invece nel remake. Neppure la varietà di situazioni ed ambientazioni è tra i pregi della nuova avventura, dato che il gameplay vede troppo spesso alle prese con corridoi da percorrere continuamente avanti e indietro per condiscendere alle richieste di alcuni prigionieri in cambio di oggetti utili, limitando alla solo fase finale un cambio di scenario e di ritmi convincente, comunque mal giustificato dalla trama del gioco, di suo piuttosto piatta e scontata.
Laddove grafica e storia non soddisfano a pieno, il gameplay fortunatamente si propone identico a quello storico, basandosi sulla necessità di nascondersi nell’ombra ed attaccare silenziosamente, magari sfruttando i caratteristici coltelli curvi chiamati Ulak, oltre che riproporre le sfide corpo a corpo apprezzate nella Baia del Macellaio. Purtroppo però la malaugurata scelta di fornire il giocatore di armi in gran quantità, già dopo pochi minuti di gioco, toglie quasi del tutto la motivazione di sfruttare le meccaniche stealth, trasformando Dark Athena in uno sparatutto piuttosto classico. La situazione in questo senso peggiora nell’ultimo quarto di gioco, dato che nell’arsenale di Riddick entrerà una sorta di lancia mine con detonazione a distanza e munizioni infinite, capace di uccidere chiunque con un singolo attacco e di atterrare anche i nemici più potenti con quattro o cinque colpi al massimo. La realizzazione di tutte le armi da fuoco è anch’essa old-gen, con modelli poco dettagliati sia per estetica che per effetti prodotti, praticamente nulli anche nel caso di esplosioni, che non generano effetti particellari degni di nota.
Per fortuna il nuovo capitolo riesce a dimostrarsi divertente grazie all’introduzione di alcune novità, ad esempio la possibilità di usare i nemici come scudi umani e sfruttando il loro particolare mitragliatore per rompere vetri altrimenti indistruttibili, il tutto avendo come limite il poter camminare solo all’indietro per evitarne l’abuso: scelta sensata ma che porta ad una macchinosità eccessiva. Altra novità è la possibilità di prendere il controllo remoto dei Droni, gli esseri biomeccanici radiocomandati con cui avrete a che fare dal primo all’ultimo minuto di gioco, cosi come di veri e propri esoscheletri dotati di mitragliatori e lanciamissili, con i quali mietere vittime senza troppe difficoltà. Peccato che l’eccessivo uso di armi e la presenza di questi espedienti distruttivi, siano così lontani dalla filosofia del protagonista ammirato nel film da renderlo irriconoscibile.
Concludendo l’analisi sul nuovo capitolo, dobbiamo confermare alcune impressioni avute in fase di anteprima, come bug che finiscono per lasciare i nemici attoniti e inconsapevoli della nostra presenza anche quando questa si fa palese. Inoltre persiste un mal calibrato livello di difficoltà, eccessivamente alto al livello maggiore, e basso a quelli inferiori, nonostante in questi casi si mantengano comunque troppo difficili le sessioni corpo a corpo, tanto da risultare frustranti. La mal distribuzione dei punti di ristoro dell’energia, peraltro, rende difficili alcune fasi di gioco, specialmente nel finale. Il tutto viene tra l'altro contornato da glitch minori come compenetrazioni poligonali tra grosse strutture, nemici che talvolta emettono suoni anche dopo la morte e cut scenes che partono mentre lo schermo è ancora colmo di avversari, che pazientemente attenderanno la fine del discorso prima di tornare ad attaccare.

When I say Goodbye, it’s forever
Il comparto multiplayer del nuovo Chronicles of Riddick offre la possibilità a 12 giocatori di affrontarsi in diverse modalità, alcune delle quali inedite, che aggiungono longevità ad un titolo che, tra remake e nuovo capitolo, si riuscirà a portare a termine completamente in circa 10/12 ore.
Il Deathmatch è giocabile tutti contro tutti o a squadre, e permette di prendere parte a sfide rapide e furiose che ricordano i ritmi di sparatutto intramontabili come Quake 3 o Ureal Tournament. Sicuramente una tipologia di gioco che potrebbe sembrare obsoleta agli amanti degli sparatutto online moderni, fattore che potrebbe mettere a rischio la popolazione dei servers. Buona la grandezza delle mappe e la vasta scelta di armi a disposizione, sparse per lo scenario e da raccogliere prima degli avversari.
Cattura la bandiera e Butcher Bay Riot sono modalità abbastanza simili tra loro; nell’ultima nominata i giocatori vengono divisi in tre squadre con il compito di recuperare una batteria posizionata al centro della mappa, riportarla presso la propria base e mantenerla in carica per qualche secondo. Se si muore si è rimossi dal round, ma i punti accumulati permetteranno al rientro di acquistare armi più potenti tramite un rapido menu in stile Counter Strike. Le dimensioni esigue della mappa dedicata hanno trasformato gli scontri in vere e proprie bolge, ma con interessanti risvolti tattici.
L’Arena è il luogo di scontro per antonomasia, proponendo fondamentalmente sfide uno contro uno. La più interessante è comunque la modalità Pitch Black, che cattura decisamente lo spirito della saga: un giocatore veste i panni di Riddick, armato solo dei suoi celebri coltelli curvi, mentre i restanti si trovano nei panni delle guardie. Armati a dovere, questi ultimi devono raggiungere un livello sotterraneo completamente buio dove Riddick si nasconde, facendo affidamento solo su una torcia. Il giocatore che riesce nell’impresa di uccidere Riddick ne veste i panni al turno successivo. Ottimo il bilanciamento dei livelli di salute: una volta scoperto, uccidere il protagonista non è poi così difficile, viceversa le guardie necessitano di diverse coltellate ben piazzate prima di cadere. Questo porta a dover affrontare ogni match con un certo acume tattico, muovendosi silenziosamente e rapidamente nell’ombra se si è Riddick, o spostandosi in gruppo coprendosi le spalle nei panni delle guardie.
Recensione Videogioco THE CHRONICLES OF RIDDICK: ASSAULT ON DARK ATHENA scritta da SHIRYO The Chronicles of Riddick, Assault on Dark Athena è un titolo da valutare nella sua integrità, considerando sia l’ottima conversione di Escape from Butcher Bay che il modesto seguito, oltre che un multiplayer divertente ma non particolarmente profondo e duraturo. Se il rifacimento del primo capitolo è stupefacente, il seguito vive nella sua ombra senza riuscire ad apportare valore al prodotto finale. Uniche affinità qualitative tra i due sono il comparto audio, buono per entrambi i giochi anche grazie all’ottimo doppiaggio inglese, con la sempre splendida voce di Vin Diesel affiancata da quella di altri attori di grande esperienza, e il valido sistema di illuminazione, anche se altri titoli recenti hanno dimostrato che si può fare molto meglio.
Il consiglio d’acquisto va a chiunque ami il personaggio di Riddick, con il suggerimento di approcciarsi al prodotto decisi a rivivere uno dei giochi più belli per Xbox completamente rivisto e migliorato, al quale affiancare una seconda avventura, e non di puntare la propria attenzione solamente al nuovo capitolo trascurando il remake.
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