Recensione di 50 Cent: Blood on the Sand
PS3, Xbox 360

Copertina Videogioco BloodOnTheSand
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Swordfish Studios
  • Giocatori:

     n.d.
  • Data uscita:

     autunno
7.1
Voto lettori:
8.3
- Ottimo comparto grafico
- Gameplay divertente e rodato
- Buona rigiocabilità.
- Boss Fights sempre uguali
- Longevità decisamente migliorabile
- Plot narrativo poco convincente
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A cura di Giulio Pratola (Profiler89) del
Tutto ebbe inizio nel 2003 quando un rapper Americano di nome Curtis James Jackson, in arte 50 Cent, pubblicò l’album “Get Rich or Die Tryin’” che in poco tempo portò il suo gruppo, la G-Unit, nell'olimpo della musica rap grazie anche al supporto della Shady Records di Eminem e dell’ Aftermath Record di Dr Dre. Questo evento catapultò di colpo la vita del rapper più famoso del Queens fra gli astri della musica targata USA, permettendo a quest’ultimo, grazie ai soldi e alla popolarità guadagnata, di espandere i propri orizzonti anche in altri campi tra cui anche il videogioco.
Fu proprio nel 2005 che Vivendi Games pubblicò il gioco “50 Cent: Bulletproof” che, nonostante in Italia sia passato quasi del tutto inosservato, sembrò riscuotere abbastanza successo da avviare la produzione di un seguito per console di nuova generazione.
Dopo aver rischiato l’annullamento dello sviluppo per via della fusione avvenuta fra Activision e Vivendi, “50 Cent: Blood on the sand” è riuscito ad arrivare sul mercato grazie ad un contratto stipulato fra Swordfish Studios, che ne ha curato lo sviluppo, e il publisher THQ.

Don’t mess with Fifty!
Ambientato in un Medio Oriente fittizio con influenze architettoniche occidentali, il nuovo prodotto della serie 50 Cent ci mette nei panni del rapper più amato di New York che, dopo un concerto con la G-unit, scopre di essere stato ingannato da uno dei suoi contatti e di avere “gravi problemi finanziari”. Per rimediare a ciò, 50 cent tenterà invano di vendere un teschio incastonato di diamanti appartenuto al Re di Odessa, che amava così tanto sua moglie da renderla bella anche dopo la sua morte. Dopo aver fallito in questa impresa, le cose andranno sempre peggio costringendo il protagonista a intraprendere una vera e propria guerra personale contro i boss della città che non esiteranno a scatenargli contro orde di mercenari senza scrupoli.
Nonostante il plot di questo nuovo capitolo della serie non brilli per complessità e carisma, dobbiamo comunque rendere atto della cura riposta nello sviluppo degli eventi che risultano sempre abbastanza coinvolgenti e vantano un’ottima contestualizzazione all’interno del panorama creato dalla sceneggiatura. Le vicende saranno narrate attraverso l’utilizzo di scene in CG poste all’inizio e alla fine di ognuno dei nove livelli della campagna principale e le interazioni fra i personaggi seguiranno una sorta di scaletta progressiva che li porterà ad entrare e uscire di scena prevedibilmente lasciando spazio alla fase di gioco successiva dopo semplici boss fights tutti uguali tra loro.
Superata la sequenza introduttiva e mossi i primi passi nella polverosa ambientazione urbana, quello che ci siamo trovati avanti, a livello di gameplay, è stato un piacevole incrocio fra le meccaniche che hanno reso famosa la serie Gears of War (da ora in poi Gow) e l’impostazione arcade portata nel genere degli action da The Club lo scorso anno. L’intero prodotto si basa sul sistema di copertura già collaudato da Marcus Phoenix e Dom Santiago in Gow e, in un certo senso, Blood on the Sand ne cattura l’essenza proponendo al giocatore dei livelli con ambientazioni molto ben curate, create appositamente per la guerriglia tattica che fa da fondamento al gameplay. Attraverso la semplice pressione del tasto A potremo ripararci dietro la maggior parte degli elementi fisici dello scenario, siano essi barricate in cemento, muri o fontane, evitando così la maggior parte dei proiettili nemici (sempre a patto che si scelga la giusta posizione). Come supporto alle routine basilari di gioco avremo anche una barra che, una volta riempita, scatenerà un effetto bullet time molto simile a quello visto in Fear con la stessa enfatizzazione di effetti speciali e scintille dei colpi. Grazie a questi sistemi ben rodati riusciremo facilmente ad avanzare nei livelli che, pur essendo decisamente lineari, offrono un bilanciamento adeguato fra scontri e fasi esplorative.
Nonostante le similitudini fra il gameplay di Gow e Blood on the Sand è decisamente sbagliato parlare di clone in quanto il titolo in esame mostra delle coperture più statiche con livelli studiati appositamente per questo tipo di meccaniche e che, in un certo senso, offrono le medesime sensazioni che possiamo provare in alcuni sparatutto a rotaia moderni dove i nemici ci affrontano a ondate prestabilite e, in questo caso, ben segnalate.
Oltre al già citato sistema di coperture 50 cent: Bots include anche una componente arcade che assegna una valutazione in punti ad ogni “prestazione” del giocatore nello schema. Questo punteggio varierà in base alle uccisioni, agli oggetti segreti recuperati durante il vostro cammino e alla brutalità col quale eliminerete i poveri nemici di turno che possono anche essere derisi attraverso l’utilizzo di set di parolacce richiamabili con la pressione dello stick analogico sinistro. Nel caso in cui non siate soddisfatti dei vostri risultati potrete sempre rigiocare il livello e migliorare il piazzamento in classifica internazionale.
Passando a descrivere il lato pratico del gameplay non possiamo che parlare dell’arsenale che 50 cent e i suoi compagni avranno a disposizione durante l’avventura. Trovandoci in una sorta di Mecca del terrorismo e della malavita, durante le prime fasi della storia verremo a contatto con un trafficante d’armi che attraverso una semplice telefonata (utilizzabile soltanto una volta per ogni sezione di gioco) ci metterà a disposizione una Santa Barbara di circa 15 armi divise per categorie selezionabili attraverso le frecce direzionali del D-Pad.
Andando avanti nel gioco troveremo delle casse piene di diamanti che andranno ad accrescere il patrimonio di 50 cent in modo da poter fare i nostri acquisti in tutta tranquillità.
Nonostante il numero di armi a disposizione sia esiguo, la loro potenza di fuoco elevata e il buon bilanciamento dei prezzi fanno si che sia necessario giocare il titolo più volte per completare la lista dei ferri acquistabili e sbloccare il relativo achievement.
Come se non bastasse, oltre alle armi, potremo comprare degli stili esecuzione e dei pack di parolacce aggiuntivi. Mentre i primi servono a finire i nemici da vicino attraverso dei Quick Time Event semplici e rapidi, i secondi si possono usare per incrementare del 25% il punteggio di ogni uccisione attraverso l’uso di taunts sempre più volgari in perfetto stile ghetto.
Da ultimo vi sono vari extra sparsi per i livelli che dovremo necessariamente raccogliere per ottenere punteggi e medaglie di valore superiore. Questi oggetti speciali consistono in cinque poster dei membri della G-Unit e cinque target da centrare. Ogni collezione, una volta completata, aggiunge 300.000 punti e ci permette di sbloccare svariati achievements.
Una vera manna dal cielo per i cacciatori di obiettivi consiste anche nella presenza di tasks interne ad ogni missione che compaiono ad ogni ondata di nemici e vanno completate entro un limite di tempo stabilito. Queste mini missioni ci permettono di guadagnare velocemente punti e di ottenere granate e proiettili aggiuntivi senza troppi sforzi.

Look at my style yo!
Come moltissimi titoli presenti oggi sul mercato video ludico, 50 Cent: Blood on the Sand utilizza il blasonato Unreal Engine 3 trovando un ottimo compromesso fra prestazioni e resa grafica. Le ambientazioni variano per scelte di design e spaziano da piccole case scure e polverose a immensi giardini di grandi palazzi. Il titolo di Swordfish Studios supera ogni aspettativa anche sul lato tecnico offrendo degli scorci molto suggestivi in più di un’occasione. Non sarà raro rimanere a bocca aperta di fronte all’ottimo effetto della luce solare reso magistralmente dall’HDR e dall’illuminazione dinamica in generale. Ogni raggio di luce penetrerà attraverso i fori creati dai proiettili e illuminerà le ampie piazze tipiche dell’architettura orientale. Un altro ottimo effetto è quello delle fiamme che saranno praticamente onnipresenti in tutta la durata della campagna principale e garantiranno un brivido dietro la schiena a tutti coloro che ne vorranno ammirare l’estrema cura. Oltre agli effetti particellari ben realizzati 50 Cent vanta una fluidità ottima garantita dall’ottimizzazione a 60 fps e dalla velocità dei caricamenti. Altro punto di forza di questo titolo è il motore fisico che sfrutta il PhysX di Nvidia che consente di visualizzare crolli ed esplosioni credibili con frammenti di muro che si comportano realisticamente e riescono a garantire una certa componente caotica all’azione, nonostante gli scenari siano fondamentalmente poco interattivi.
Altro tassello fondamentale del titolo è sicuramente il comparto audio caratterizzato dalla presenza di oltre cinquanta brani originali di 50 cent inclusi diciotto inediti che non erano presenti nella prima versione del gioco, oltre ovviamente ad alcuni classici come “In Da Club” e “P.I.M.P.” Ottimo il doppiaggio che offre un buon livello del parlato, specialmente per quanto riguarda i personaggi secondari.
A concludere questa recensione dedicata al nuovo titolo del re dell’ hip-hop di New York vi è la modalità cooperativa che si può considerare come una costante durante lo svolgimento del plot narrativo. Potremo svolgere l’avventura con l’aiuto di un giocatore online in ogni momento, avviando una nuova partita da soli e settandola come match aperto (oppure entrando in una già iniziata).
Recensione Videogioco 50 CENT: BLOOD ON THE SAND scritta da PROFILER89 50 Cent: Blood on the Sand supera ogni aspettativa iniziale rivelandosi un prodotto più che buono. Nonostante il gioco presenti un plot narrativo poco convincente, il sistema di coperture e l’impostazione arcade dell’azione fanno di Bots un action 3D vecchio stile, che non ha certo bisogno di una trama di elevato spessore per giustificare sparatorie cariche di adrenalina e stereotipi Holllywoodiani. La buona quantità di extra sbloccabili, oltre che di armi ed esecuzioni acquistabili nel prosieguo del gioco, garantisce una rigiocabilità abbastanza elevata, che si espande ulteriormente grazie a una modalità cooperativa ben riuscita che potrebbe tenervi occupati per un buon numero di ore aggiuntive. Consigliamo questo titolo non solo ai fan della G-Unit e di 50 cent, ma anche agli amanti degli action puri e a coloro che hanno apprezzato le meccaniche di Gears of War.
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