Speciale Resident Evil

[PC, PS3, PS2, WII, X360, NDS, PSP]
La saga di Resident Evil è stata ed è tuttora una delle più importanti e influenti nel mondo videoludico. Quando nel 1996 uscì il capostipite, ovvero i videogiochi abbracciarono un nuovo mondo: adulto, oscuro, violento e sanguinario. Nacque il termine Survival Horror, un genere che basa l’esperienza di gioco su un’atmosfera piena di tensione e la consapevolezza che per “sopravvivere” la fuga è la soluzione migliore. Sono ormai dodici anni che questo brand fa compagnia a milioni di videogiocatori sparsi nel globo ed abbiamo pensato che fosse opportuno dare modo a tutti di fare un tuffo nel passato e avvicinarsi al prossimo futuro ripercorrendo le tappe principali.

La nascita dell’incubo – L’era 32-64 bit
Come abbiamo anticipato in precedenza, il primo Resident Evil (d’ora in poi semplicemente RE) fu l’inizio di un nuovo modo di giocare. Ispirandosi ai vecchi film di George Romero e a titoli come Alone in the Dark, RE portava il giocatore in una vecchia villa circondata da un fitto bosco poco fuori la città di Raccoon City. L’atmosfera si fa subito angosciante. L’incontro con il primo zombie è rimasto impresso nella mente di milioni di videogiocatori. L’intro iniziale realizzata con attori veri era un vero e proprio omaggio ai B-movies horror di quegli anni.
Come si giocava a RE? Il titolo era un mix tra grafica 2D per gli sfondi prerenderizzati e modelli poligonali in 3D per quanto riguarda i personaggi. Il tutto unito ad un sistema di visuali statiche che aumentava il senso di claustrofobia dando poche volte al giocatore una visione chiara della situazione. Gli zombie erano i nemici principali anche se nel corso dell’avventura si aggiungevano cani, corvi, ragni, serpenti e altre creature deformi davvero pericolose.
RE fu un punto d’inizio importante, lo sdoganamento di un genere che prima su console non aveva ancora trovato un suo esponente forte.
Il primo capitolo della saga di Capcom ha subito negli anni diversi porting e remake. Sega Saturn, PC, una versione “Director’s Cut” sempre per PlayStation, il remake su GameCube chiamato “Rebirth”e, l’ultimo in ordine cronologico per il decennale della serie, un remake per Nintendo DS intitolato “Deadly Silence”.
Tutto questo successo spinse Capcom a proseguire con la storia della S.T.A.R.S. (Special Tactics And Rescue Service) e il risultato finale fu Resident Evil 2. Il secondo capitolo incrementò enormemente le vendite della PlayStation e si posizionò come secondo titolo Capcom più venduto della storia della software house nipponica. Per la prima volta si usarono ben due cd, uno per ciascuno dei personaggi. Con RE2 la storia continuò mostrando la distruzione della piccola cittadina di Raccoon City, la quale fondava la sua economia locale sugli affari della multinazionale denominata Umbrella Corporation, colpevole del disastro in atto. RE2 presentava la stessa meccanica del primo: fondali 2D, personaggi 3D e inquadrature fisse. Seguendo la strada del suo predecessore, fu convertito prima su N64 (un miracolo tecnico ai tempi, Dreamcast, PC e infine GameCube. Non fu mai fatto un vero remake, ma solo dei semplici porting.
A breve distanza arrivò Resident Evil 3. Questa volta la protagonista torno ad essere di nuovo Jill (già vista nel primo RE) alle prese con un nemico coriaceo chiamato “Nemesis”. Questo ultimo era programmato per uccidere tutti i membri della S.T.A.R.S. L’intero gioco infatti era basato sullo scontro con questo titanico nemico e la fuga da Raccoon City ormai prossima al collasso. Arrivarono anche le prime critiche al gameplay. Ormai era il terzo RE ad usare le stesse impostazioni con pochissime aggiunte degne di nota. Anche il livello di difficoltà e l’atmosfera stavano subendo un’influenza sin troppo arcade per i fan della serie. C'era bisogno di rinnovamento...

L'arrivo del vero 3D e la rivoluzione di RE4 – L’era 128 bit
Il primo RE a godere della potenza dell’allora “next-generation” fu Resident Evil Code: Veronica. Questo nuovo esponente abbandonava i vecchi fondali prerenderizzati 2D in favore di un’ambientazione completamente 3D, anche se le telecamere rimanevano semi-fisse. Il nuovo RE godeva anche di una longevità incredibile (più di quindici ore per la prima partita) quando i vecchi capitoli si poteva terminarli in meno di tre ore. Interessante lo sviluppo della storia che vedeva un redivivo Albert Wesker (l’ex capitano della S.T.A.R.S. creduto morto alla fine del primo RE) più in forma che mai.
Grazie alla memory card della console SEGA, si poteva controllare lo status di salute direttamente dal piccolo schermo LCD collocato nel joypad e, altra piccola innovazione del gameplay, si potevano utilizzare armi doppie come pistole o mitragliatrici.
Nonostante la morte prematura del Dreamcast, RECV venne fortunatamente convertito su PS2 e GameCube.
Vista la dura lotta da parte di Nintendo per emergere con il suo GameCube, la casa di Kyoto strinse un accordo con Capcom per avere i nuovi episodi di Resident Evil in esclusiva sulla sua console. Tutti sanno che poi questo affare saltò in parte con RE4, ma dall’altra regalò due perle ai possessori del piccolo cubo.
Resident Evil Rebirth fu il primo remake vero e proprio che Capcom abbia mai realizzato per un capitolo di RE. La potenza grafica del GameCube ricreò una villa Spencer incredibilmente bella, due nuove aree esplorabili, nuove modalità di gioco, un doppiaggio e testi a schermo rifatti da zero.
Shinji Mikami (il creatore della saga) dichiarò che “Rebirth” si differenziava dal suo originale nel 70% dei contenuti.
Resident Evil 0 nacque prima come progetto su N64 ma, viste le limitazioni tecniche dell’epoca, si decise di riproporlo su console next-gen. Il motore grafico utilizzato era lo stesso di “Rebirth”. Il gameplay tornava ai fondali 2D e personaggi 3D, ma questa volta con un’aggiunta particolare, ovvero, la possibilità di controllare due protagonisti anziché uno. Tramite la pressione di un singolo tasto si poteva cambiare alter ego, oppure, chiamarlo a sé per farsi aiutare. Altre innovazioni riguardavano la storia: invece di espandere la trama si optò per un prequel con protagonista la giovane Rebecca Chambers, membro della S.T.A.R.S. e Billy Coen, un marine con una condanna a morte sulla testa. Furono aboliti i famosissimi cassoni per il mantenimento degli oggetti e controllando due personaggi si avevano due inventari e la possibilità di lasciare del peso inutile a terra.
Resident Evil 4, il nuovissimo capitolo della serie, vedeva di nuovo protagonista Leon Kennedy (già apparso in RE2). Il gameplay fu completamente stravolto: via le inquadrature fisse per una visuale in terza persona posizionata alle spalle del personaggio, via gli zombie per far posto ai terribili Ganados, via i controlli legnosi per una migliore interazione con l’ambiente e una maggior scioltezza nei movimenti. RE4 fu accolto da critica e pubblico in maniera a dir poco entusiastica. Definito da molti come uno dei migliori giochi di sempre, riuscì a inventare un nuovo genere, rinnovare la serie “Resident Evil” e imporsi con prepotenza sul mercato.

La generazione attuale e l’immediato futuro – Cosa ne sarà di Resident Evil?
Fino ad oggi avete potuto provare solamente un nuovo titolo dedicato a RE, ovvero, lo spin-off uscito su Nintendo Wii chiamato “Resident Evil: The Umbrella Chronicles”. A differenza dei suoi predecessori, questo è uno shooter su rotaie alla “The House of The Dead”. La sua importanza non risiede nelle qualità tecniche o innovative quanto nella composizione degli scenari e relative informazioni su come la storia dietro le quinte si sia realmente sviluppata. Ecco allora che vedrete come Albert Wesker sia riuscito a sopravvivere dopo RE1 tanto per farvi un esempio.
Che cosa ci riserva però il futuro? 13 Marzo 2009 è la data d’uscita dell’attesissimo quinto capitolo, di cui su SpazioGames potrete trovare anche una corposa anteprima della demo uscita sul marketplace giapponese. La meccanica di gioco è quella di RE4 con l’aggiunta della cooperativa sia offline che online. Quello che sarà il prodotto finale è ancora presto per dirlo ma tutti si aspettano un grande titolo anche questa volta.

Alongside the Evil
Resident Evil ha partorito molti spin-off e serie parallele soprattutto nel periodo in cui la PS2, pur vincendo la console war, non aveva un RE vero e proprio, fatta eccezione per il porting di Code Veronica.
Il primo spin-off in assoluto fu Resident Evil Survivor uscito nel 2000 per PlayStation. Il titolo era uno sparatutto in prima persona dalle grafica scadente e longevità ridicola.
Con l’avvento della next-gen furono commercializzati altri episodi dedicati al mondo di RE. Tra questi ricordiamo Dead Aim, Survivor 2 e la saga “Outbreak” composta da due capitoli.
“Outbreak” riproponeva un gameplay simile ai vecchi RE aggiungendo la possibilità di giocare in una squadra di personaggi governati dalla I.A. o addirittura con degli amici tramite funzione online (questo solo nel secondo episodio)
Scandaloso invece “Survivor 2”. In sostanza era un piccolo upgrade del suo predecessore visto sulla prima PlayStation ed è davvero difficile trovare un aspetto positivo in un prodotto simile.
In ultimo, anche se ne abbiamo già parlato in precedenza, è arrivato “Resident Evil: The Umbrella Chronicles” che, pur non risultando un gioco di alto livello, rimane il miglior spin-off realizzato fino ad ora.

Eccoci giunti alla fine di questa lunga cavalcata attraverso gli episodi di Resident Evil e i suoi spin-off. Ci sarebbe ancora tanto, tantissimo da scrivere: curiosità, aneddoti, come furono realizzati i remake, l’evoluzione della storia e molto altro ancora. Resident Evil vive nel cuore di milioni di fans, pronti ancora una volta a riprendere in mano le armi e a sfidare la prossima orda di zombie, ganados, infetti, animali mutati e chi più ne ha più ne metta. Quello che ci sentiamo di dire è augurare al brand di Resident Evil ancora tanti bellissimi titoli senza mai perdere la sua verve inimitabile, per la gioia di tutti i gamers
© 1999 - 2009 NEW BIT TUTTI I DIRITTI RISERVATI - P.IVA 02975510963