Recensione di Golden Axe: Beast Rider

Copertina Videogioco Beast Rider
  • Piattaforme:

     PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Secret Level
  • Data uscita:

     Disponibile dal 14 ottobre 2008
- Viene ripreso un classico del passato… - …ma talvolta non è una cosa positiva
- Livelli molto lineari
- Zero interazione con gli scenari
- Svariati bug grafici
- Nemici anonimi e di basso profilo
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A cura di (Spetz) del
Non sempre i ritorni giovano ad un prodotto, è così nel cinema, non può essere altrimenti nell’ambito dei videogames. Nel 1989 approdava sul mercato il primo episodio di Golden Axe, titolo destinato a fare da apripista per il genere hack ‘n slash, che raccolse ottimi risultati spingendo SEGA a predisporre alcuni seguiti tra il 1991 e il 1994.
A quasi quindici anni di distanza ritornano le avventure dell’amazzone Tyris Flare che dovrà vendicare il suo popolo uccidendo il malvagio Death Adder e la sua lunga schiera di scagnozzi. Ad affiancare la protagonista ci sarà nuovamente anche il nano Giulius Thunderhead, che comparirà tuttavia solamente negli intermezzi filmati tra una sequenza di gioco e l’altra.

Il dominio sulle bestie
In questo nuovo capitolo i combattimenti si potranno svolgere in due fasi differenti, scegliendo di compiere i percorsi a piedi oppure all’occorrenza a cavallo di alcune bestie primordiali che potranno essere evocate tramite delle apposite piattaforme sparse per gli scenari. Una volta montati in sella ci si muoverà più rapidamente e si sfrutteranno degli attacchi differenti in base al tipo di animale che si sta comandando. Ad esempio gli Abrax, in tutto e per tutto simili ai velociraptor, utilizzeranno la propria poderosa coda e le fiammate che fuoriescono dalle loro fauci, mentre i Lynth ricorreranno ai fulmini e all’invisibilità e i Kremmath a possenti onde d’urto. L’idea avrebbe potuto anche rivelarsi discreta, se non fosse stata realizzata in modo approssimato e grossolano. I movimenti sono poco fluidi, quasi meccanici, e la scarsa dinamicità rende vano il tentativo di farsi strada tra le schiere nemiche.
Il sistema di combattimento a piedi tenta di replicare i controlli dei più illustri esponenti del genere mediante la combinazione di combo gestite interamente dai tasti frontali. Inoltre le parate devono essere alternate di pari passo con i colori che scaturiscono dalle armi nemiche. Quando apparirà una luce blu sarà possibile respingere l’attacco con la spada, mentre se si visualizzerà un lampo arancione Tyris avrà la facoltà di schivare l’attacco e di colpire i propri nemici mentre si trovano di spalle. Infine, quelle volte in cui si manifesterà un bagliore verde, contrattaccando con il giusto tempismo si darà il via alcune sequenze cinematiche in cui verranno mostrate decapitazioni e fatality di vario genere compiute dalla protagonista. Negli scontri sono emersi ulteriori difetti realizzativi, in particolare relativi ai movimenti dei soldati nemici che ogni qual volta ricevano dei colpi tendono a “pattinare” all’indietro anziché muovere gli arti inferiori per cercare di arretrare e organizzare un minimo approccio di difesa. Per di più l’intelligenza artificiale presenta evidenti limiti dal momento che gli avversari vagano per gli scenari senza uno schema chiaro e definito, tornando nella loro posizione originale già dopo aver percorso pochi metri a ritroso nel livello. Lungo il tragitto si possono trovare postazioni di recupero dell’energia, chiamate “Reliquie Curative” Axiniane, utili per recuperare energia per se e per la bestia che eventualmente si stia cavalcando. A fianco di queste ultime esistono poi le “Reliquie Mana” che consentono di recuperare l’energia magica consumata.
Sul proprio cammino si otterranno anche alcuni incantesimi legati ad attacchi elementali, nello specifico il “Fuoco del Drago” con il quale è possibile lanciare palle infuocate, il “Soffio del Drago” che consente di creare un cerchio di fuoco e di colpire tutti i nemici presenti a corto raggio nei pressi della protagonista e infine la ”Golden Axe”, la mitica ascia che andrà progressivamente ricostruita dopo esserne entrati in possesso e potrà essere lanciata sfruttando anche un mirino da indirizzare tramite l’utilizzo della levetta analogica destra.
Ogni potere acquisito si colloca in un menu posizionato nella parte bassa dello schermo e sarà selezionabile attraverso l’utilizzo delle levette direzionali e la contestuale pressione del tasto cerchio. Anche in questo caso niente di nuovo, si notano immediatamente i richiami agli esponenti più classici ed importanti del genere action, sia nel modo di selezione di tali abilità che nella loro espressione (il Fuoco del Drago e il Soffio del Drago sono assolutamente identici ad alcuni degli attacchi magici di God of War).
Come nell’episodio originario capiterà di veder comparire dal sottosuolo alcuni i gnomi che, se colpiti, lasceranno cadere a terra dalle loro sacche da viaggio vasi contenenti energia magica e le classiche cosce di pollo utili per recuperare parte dell’energia vitale spesa nel resto del livello. Le Statue del Drago invece serviranno per resuscitare Tyris ogni volta che l’indicatore della salute raggiungerà lo zero. Se ne possono trasportare un totale di cinque e se ne reperiranno di nuove lungo il percorso.

Poca carne al fuoco
La trama di Golden Axe: Beast Rider si conferma estremamente poco curata e povera di contenuti che, sebbene posti in secondo piano in tutti gli esponenti del genere, solitamente devono garantire quella dose necessaria di pathos, utile ad appassionare il giocatore e a spingerlo a terminare rapidamente tutti i livelli di gioco. La vicenda inizia in medias res, scelta che si sarebbe anche potuta rivelare interessante ma che al contrario scade nella banalità anche a causa di una strutturazione delle scene e di un montaggio privi dell’adeguato mordente e oltremodo sintetici nel loro fluire. La protagonista è l’unico soggetto preso in considerazione, affiancata unicamente dal nano Giulius Thunderhead, che compare in alcuni intermezzi, senza comunque dare prova del carisma che dovrebbe rappresentarlo in quanto vecchio personaggio della saga.
Peraltro la scansione degli eventi che si inframezzano tra un livello e l’altro viene sancita da una schermata di fine livello sfacciatamente simile nell’aspetto stilistico a quelle presenti in particolare nell’ultimo capitolo di Devil May Cry, con tutte le statistiche di fine livello nella parte sinistra dello schermo e l’assegnazione di una votazione per mezzo di una lettera nella parte destra. Emerge quindi una volta in più la chiara mancanza di idee da parte del team di sviluppo, che sembra aver tentato un rinnovamento della serie sfruttando in modo talvolta anche poco celato, gli stereotipi e le caratteristiche proprie di altre produzioni.
Al di fuori della trama principale i contenuti sono ridotti all’osso, sono presenti infatti solamente le sfide, nelle quali è possibile rigiocare i livelli principali per ottenere migliori punteggi, e le “Prove di Tyris”, anche queste con una struttura che replica le modalità speciali di altri titoli.

Realizzazione tecnica
Graficamente le valutazioni potrebbero attestarsi su discreti livelli se non ci fossero pesanti bug a viziare l’esperienza di gioco. Non mancano infatti evidenti compenetrazioni di poligoni in più parti della campagna principale nonché vistosi cali di frame rate, specie proseguendo nei livelli più avanzati. Anche le inquadrature non convincono a causa di un’eccessiva prossimità rispetto al personaggio, specialmente quando ci si trova a cavallo delle bestie. I fastidiosi effetti di pop-up non possono parimenti essere ignorati, capita infatti di allontanarsi pochi metri e vedere scomparire interi oggetti. Le ambientazioni sono spoglie e per nulla interattive ad eccezione delle casse che si possono rompere per recuperare energia magica e fisica. Il personaggio è discretamente caratterizzato e possiede anche più costumi sbloccabili da poter indossare a seconda dell’area di gioco attraversata, tuttavia anche su questo versante si notano evidenti difetti nelle animazioni legate alla corsa, che la costringono ad una postura poco credibile.
Anche il comparto audio si dimostra mediocre e sottotono, la varietà delle tracce musicali è molto limitata e fallisce nel tentativo di scandire le battaglie e conferire ritmo all'incedere della protagonista.
Nel complesso il gioco delude sotto ogni aspetto, risultando privo di qualsiasi stimolo a proseguire e lontano parente dei mitici episodi a 16-bit.
Recensione Videogioco GOLDEN AXE: BEAST RIDER scritta da SPETZ Golden Axe: Beast Rider fallisce nel tentativo di riportare alla luce una saga che ha spopolato nei primi anni Novanta, offrendo un’esperienza che non ci sentiamo di consigliare per i numerosi difetti sia nell’ambito dei contenuti che sul versante della realizzazione tecnica davvero mediocre, oltre che per le poche modalità di gioco disponibili, una scarsa longevità della campagna principale e in generale un cocktail di idee confuso e alquanto limitato. I grandi estimatori della serie rimarranno profondamente delusi da questo rifacimento, così come i neofiti che non troveranno gli stimoli adatti a giustificare un acquisto, specialmente considerando il prezzo pieno a cui viene commercializzato il gioco.
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