Anteprima di Soul Calibur IV

Copertina Videogioco Soul Calibur IV
  • Piattaforme:

     PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Picchiaduro
  • Sviluppatore:

     Namco
  • Distributore:

     Bandai Namco games
  • Giocatori:

     1-?
  • Data uscita:

     disponibile
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A cura di (Songoku) del
Ci hanno fatto aspettare quasi tre anni, ma finalmente sta per arrivare il quarto capitolo di Soul Calibur, tornato multipiattaforma dopo l’esclusiva ps2 del terzo episodio e pronto a dare spettacolo sulle console di nuova generazione.
Manca ancora qualche giorno all’uscita nei negozi, ma intanto abbiamo potuto mettere mano a una versione non definitiva, sebbene molto vicina al completamento. Ecco le nostre impressioni.

Quante belle cosette da fare!
Entrati nel menu principale, abbiamo a disposizione varie opzioni: Single player, Versus, Live, Creazione personaggi, Museo.
La sezione dedicata al gioco in singolo offre diverse modalità: Storia, Torre delle anime perdute, Arcade, Allenamento. La modalità storia è strutturata in maniera simile a quanto già visto in Soul Calibur 3: scelto un personaggio, lo seguiamo attraverso cinque livelli, in cui deve affrontare diversi nemici – anche quattro alla volta, in un solo stage, uno dietro l’altro – prima di poter completare il proprio percorso narrativo farcito di cutscene. La storia dei singoli personaggi dura pochissimo: potete cavarvela in mezz’ora a dir tanto. Il gioco, però, fornisce diversi incentivi affinché decidiate di terminare lo story mode con tutti i combattenti a disposizione: ciò consente, infatti, non solo di vedere i diversi finali (per la verità non trascendentali, come da tradizione), ma anche di sbloccare una gran quantità di armi, arene, guerrieri. Senza contare l’accumulo di oro, fondamentale per l’acquisto di nuovo equipaggiamento. La modalità “Torre delle anime” è di fatto un survival, mentre l’Arcade è dedicata agli amanti dei picchiaduro tradizionali, senza cutscene, potenziamenti, effetti speciali e quant’altro: solo le sane, vecchie risse.
Per la creazione del personaggio ritroviamo l’editor già visto nel terzo capitolo. Esso ha una funzione molto importante, perché consente di scatenare la fantasia combinando in migliaia di modi diversi i molti vestiti, accessori e armi messi a disposizione del giocatore. È possibile modificare uno dei personaggi già disponibili (cambiando armi e armature in modo molto dettagliato, dalla testa al torace, dalle braccia alle gambe passando per il taglio di capelli), oppure crearne uno nuovo dal nulla. In quest’ultimo caso verrà chiesto di scegliere uno stile di combattimento già esistente, basato sugli altri personaggi, ma per il resto potremo sbizzarrirci. Anche qui, dunque, gran mole di vestiti e strumenti di massacro, in parte utilizzabili fin dall’inizio e in parte acquistabili con l’oro guadagnato combattendo. Non solo: è anche possibile scegliere il timbro e il tono della voce del personaggio, senza contare la distribuzione di skills e abilità. Come se non bastasse, per moltissimi di questi elementi è possibile scegliere il colore, attingendo a una palette davvero ricca di sfumature. Insomma, le possibilità di editing sono davvero tante, e consentono di liberare la creatività in maniera estremamente appagante, soprattutto considerando che con questo capitolo è possibile giocare online, mostrando a tutti le proprie creazioni.
La sezione museo offre molti contenuti interessanti: dettagliati profili dei personaggi, con tanto di schema per la rappresentazione dei rapporti reciproci; art gallery; galleria di filmati, dove vengono collezionati i finali e le cutscene, una volta sbloccati; trailer.

Ok ok, ma il combattimento?
Soul Calibur 4 ha una struttura molto articolata, anche oltre i semplici duelli, ed era giusto darne conto. Ma ora veniamo finalmente a parlare del gameplay vero e proprio. Scesi nell’arena, ci si accorge abbastanza in fretta che la giocabilità è rimasta quasi invariata rispetto al predecessore (pregio? Difetto?). L’unica novità di rilievo è un diverso sistema di difesa, che penalizza i giocatori troppo prudenti dando la possibilità di rompere la guardia dell’avversario dopo un po’ di tentativi, senza contare i colpi esplicitamente imparabili. I tasti frontali sono dedicati alla parata, al calcio, e ai fendenti orizzontali e verticali. I tasti dorsali hanno compiti differenti, come le prese o scorciatoie per le combo. Ovviamente esistono una gran quantità di combinazioni diverse per ogni personaggio, visionabili attraverso il menu di pausa. Pad alla mano, gli scontri sembrano capaci di soddisfare sia i giocatori occasionali sia i puristi del genere, abituati a memorizzare mille mosse: la spettacolarità non viene mai meno, anche nel caso in cui si decida di scegliere un approccio un po’ “caciarone”, fatto di tempismo e pressioni frenetiche dei pulsanti piuttosto che di precise combinazioni calibrate al millimetro. Un problema in realtà c’è e salta subito all’occhio: ci sono solo due livelli di difficoltà e il primo è ridicolmente facile. Consigliamo dunque di schivare il livello normale buttandosi subito sul difficile, a meno che non vogliate semplicemente correre da un personaggio all’altro per sbloccare in breve tempo tutti i materiali bonus.
Nei filmati e nelle presentazioni delle scorse settimane ci era sembrato di poter contare su ambientazioni molto interattive. In realtà, potendo dedicarci qualche minuto in più, ci siamo resi conto che la distruttibilità delle arene è solo relativa, con l’esplosione delle piastrelle del pavimento e poco altro, mentre il movimento degli elementi dello sfondo è bellissimo da vedere, ma non particolarmente importante per la giocabilità.
Come già sappiamo, la novità più importante a livello di personaggi riguarda l’introduzione di Yoda e Darth Vader, arrivati dall’universo di Star Wars e presenti rispettivamente nella versione Xbox 360 e PS3. Come già notato nell’anteprima precedente redatta dal buon Andrea Piaggio, anche la seconda prova ci ha convinto che l’integrazione dei due jedi è stata progettata con cura e non risulta per niente posticcia. Certo, lo scontro tra lame d’acciaio e spade laser lascia sempre un po’ interdetti, ma lo stile di combattimento e le cutscene dei due personaggi non stonano assolutamente nell’atmosfera generale della saga medieval-fantasy di Soul Calibur. A questo punto nel 5 vogliamo Chewbacca…

Chi lascia la spada vecchia per la nuova…
Fino a questo punto dell’analisi, l’impressione sul gioco è più che positiva. Però diciamocela tutta: di realmente nuovo, rispetto al terzo episodio, non c’è quasi nulla. L’unica, vera novità (cavalieri jedi a parte) è la presenza della sospirata modalità online. Attraverso la rete potremo sfidare giocatori da tutto il mondo, mostrando loro le nostre artistiche creazioni, confrontando punteggi e record, scalando classifiche. Il rapporto vittorie/sconfitte determinerà il nostro rank, e il gioco ci porterà automaticamente a sfidare avversari di livello via via simile, così da evitare duelli impossibili o eccessivamente facili. Questo almeno in teoria: al momento della release ufficiale avremo modo di capire se tali promesse saranno effettivamente mantenute. Vista la qualità globale, speriamo e crediamo di sì, tanto più che l’online diventerà probabilmente la modalità principale del gioco per moltissimi utenti.

Viva l’HD
Se c’è una cosa su cui Soul Calibur ha sempre puntato è la realizzazione tecnica. Non fa eccezione questo quarto capitolo, che mette in scena una grafica di assoluto rilievo. I personaggi sono grandi, dettagliati, splendidamente animati e pieni di carisma. Ogni singola componente del loro aspetto – dalle molte armi alle mille armature, cappelli, calzari ecc ecc – è stata curata nel dettaglio, per creare una grande varietà di combinazioni. I colori sono sgargianti, le immagini pulite, il framerate solido. Anche le arene, per la maggior parte, sono più che convincenti, con scenari vari e ricchi di dettagli, coperti da texture di buon livello e riempiti di elementi in movimento come fiumi, soldati, alberi e montagne volanti. Nella soddisfazione generale, possiamo comunque cercare qualche piccolo pelo nell’uovo: un’interattività degli sfondi non clamorosa, qualche ambientazione più spoglia delle altre, un vago senso di leggerezza che colpisce alcuni lottatori, che invece dovrebbero essere un po’ più massicci (almeno a giudicare dalla grandezza dei muscoli).
Buone notizie anche sul fronte audio: non si parla molto in Soul Calibur 4, ma va comunque detto che il doppiaggio inglese è più che degno. Gli effetti sonori durante i combattimenti sono abbastanza classici, ma riescono comunque a fare il loro onesto lavoro. Sullo sfondo, musiche epiche e immersive creano la giusta atmosfera, accompagnate persino dalle tracce di Star Wars, ancora una volta sorprendentemente calzanti.

Considerazioni finali
Come detto, la versione da noi provata non è ancora definitiva. Serve più tempo per valutare appieno la varie possibilità offerte dal gioco e saggiarne al meglio la longevità in singolo. E ovviamente aspettiamo di vedere se sorgono problemi con l’online, sull’una o sull’altra console. Ma ora come ora possiamo essere decisamente soddisfatti di Soul Calibur 4, che si presenta con un comparto tecnico di primo livello e una giocabilità varia e appagante, che unisce i classici punti di forza del picchiaduro con elementi da RPG (su tutti le profonde possibilità di customizzazione del personaggio). L’unico difetto evidente, per ora, rimane un’eccessiva somiglianza col capitolo precedente, senza l’introduzione di novità eclatanti. Ma parliamo comunque di una nuova generazione di console, che offre una potenza visiva ben superiore e la possibilità del gioco in rete. Non è il caso di preoccuparsi!
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