Recensione di The Bourne Conspiracy

Copertina Videogioco Bourne
  • Piattaforme:

     PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     High Moon Studios
  • Distributore:

     Vivendi
  • Lingua:

     Italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     27 Giugno 2008
- Ottimi combattimenti corpo a corpo
- Trama intrigante
- Buon ritmo
- Si finisce in poche ore
- Scontri a fuoco da perfezionare
- Comparto tecnico discreto e nulla più
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A cura di (Songoku) del
Sembra strano avere tra le mani un gioco dedicato all’agente Jason Bourne, senza vedere sul volto del protagonista i lineamenti di Matt Damon. Potere del cinema, che ci impone le sue maschere e i suoi modelli. Proprio per fare un passo indietro – mantenendo ciò che di buono ha fatto il grande schermo per l’eroe letterario di Robert Ludlum, senza per questo limitarsi alla realizzazione di un tie-in – Vivendi e High Moon Studios hanno deciso di spremersi per bene le meningi, prima di realizzare The Bourne Conspiracy. Il risultato è un titolo che ricalca per circa il 40% la trama di The Bourne Identity, riservando però la maggior parte del tempo allo sviluppo di un’avventura completamente originale. Se l’idea alla base della saga è quella di un ex agente segreto senza memoria del suo avventuroso passato, il gioco ci offre la possibilità di dare uno sguardo a quella vita ormai dimenticata, dove Jason era ancora una spia a tutti gli effetti.

Botte da orbi
The Bourne Conspiracy è un action puro, in cui il combattimento occupa la stragrande maggioranza del gioco. Non ci sono enigmi da risolvere, e il percorso è quasi sempre molto lineare. La trama scorre rapida e godibile, supportata da efficaci scene di intermezzo che riescono a tenere alta la tensione, mentre al giocatore è chiesto di muoversi attraverso vari livelli, abbattendo tutto quello che si muove. Talvolta troviamo anche qualche spruzzata di stealth, quando Jason si avvicina furtivamente alle spalle dei nemici, ma è una componente molto minoritaria.
Dicevamo del combattimento. Il lavoro degli sviluppatori si è concentrato soprattutto sul corpo a corpo, vero fiore all’occhiello del titolo. Quando Bourne si avvicina a un nemico, il gioco entra in una modalità molto simile ai classici picchiaduro, con due avversari intenti a darsele di santa ragione. Due tasti ci consentono di realizzare diverse combo, mentre un terzo è dedicato alla parata/schivata. Ma quello che davvero conta è il quarto tasto, che serve per gli atterramenti: per ogni colpo messo a segno, Jason carica una speciale barra di adrenalina, divisa in tre blocchi; ogni blocco dà diritto a un atterramento, che consiste in una mossa tanto spettacolare quando dirompente. Dobbiamo rendere merito ai creatori del gioco di aver dato vita a una grande varietà di mosse speciali (ogni volta scelte casualmente), che sfruttano a dovere anche l’ambiente circostante. La dinamica dei combattimenti è sempre la stessa: cercare di mettere a segno un po’ di pugni e calci giusto per avere la possibilità di eseguire un atterramento. L’apparente ripetitività di questo meccanismo è pienamente compensata dalla bellezza delle tecniche di Jason: Bourne sbatte le teste contro i muri, spezza braccia, rompe nasi, frantuma femori, tira manganellate. Non ci si stanca praticamente mai!
Il corpo a corpo è sempre uno contro uno, ma ciò non significa che l’eroe non possa essere accerchiato. In questo caso, i nemici non direttamente coinvolti nel duello cercheranno comunque di mettere a segno dei colpi. Per neutralizzarli e rimanere concentrati sulla nostra preda del momento, basterà rispondere correttamente a un quick action event: premendo in tempo il pulsante indicato a schermo, Jason saprà tenere a bada i cattivi troppo ansiosi di prendere pugni. Se poi la barra di adrenalina è carica per due o tre blocchi, allora l’atterramento consente di abbattere più di un avversario alla volta.

Chi di pugno ferisce, di fucile perisce
Purtroppo gli scontri a fuoco sono molto meno curati delle scazzottate. L’approccio è ormai collaudato, molto vicino (almeno concettualmente) a Gears of War. Quindi terza persona, possibilità di nascondersi dietro barriere e oggetti, ecc. Il problema riguarda i movimenti del protagonista, troppo goffi e macchinosi, e il sistema di puntamento, decisamente impreciso. Malgrado ci sia la possibilità di scegliere la mira assistita, che si rivela abbastanza efficace quando si tratta di sbucare fuori da un riparo per colpire rapidamente i nemici e subito nascondersi, nel complesso l’uso delle armi da fuoco è poco soddisfacente e spesso frustrante, con troppi proiettili sprecati contro il muro anche quando i cattivi sono a breve distanza. L’effetto è ulteriormente peggiorato dalla posizione del punto di vista, non sempre impeccabile.
C’è sempre la possibilità di correre incontro agli avversari per iniziare uno scontro a mani nude, ma se nelle vicinanze ci sono altri personaggi armati Jason diventa facile bersaglio. È possibile spostarsi, così da usare il nemico come scudo, ma questa tecnica funziona solo in alcune circostanze.
Anche con pistole e fucili rientrano in gioco adrenalina e quick action event: consumando un blocco di energia (e premendo poi il tasto indicato) possiamo infatti garantirci un tiro pulito, col quale Jason abbatte un cattivo in pochi istanti.
Un elemento positivo delle sparatorie riguarda la distruttibilità dello scenario. Se un soldato si nasconde dietro un muro, possiamo solo aspettare che metta fuori la testa, ma se invece cerca riparo dietro una superficie meno solida, come ad esempio un pannello di legno, una cassa, un divano, possiamo sparare direttamente su questo scudo improvvisato, costringendo il cattivo di turno a uscire allo scoperto per poi impallinarlo a dovere. Ovviamente Jason può subire la stessa sorte, quindi occorre sempre prestare attenzione alla solidità della propria copertura.

Alle volte basta correre
Come accennato, la componente esplorativa del gioco è molto bassa e gli scontri sono frequentissimi. L’unico incentivo al controllo minuzioso delle ambientazioni è la possibilità di collezionare dei passaporti, nascosti qui e là per i livelli, che sbloccano alcuni extra alla fine del gioco. Niente di nuovo o particolarmente interessante, comunque.
In alcune situazioni, tuttavia, troviamo l’ultima applicazione dei Quick Action Event. Capita infatti che Bourne debba fuggire da situazioni particolarmente pericolose (esplosioni, incidenti, grate che si abbassano e via dicendo): in questi casi partono delle scene di intermezzo in cui la prontezza del giocatore nel premere i tasti suggeriti sullo schermo fa la differenza tra la vita e la morte del protagonista. Un modo non nuovo di creare azione e suspense, ma usato comunque in maniera intelligente e funzionale all’emotività del racconto.

Nel gioco troviamo anche una missione di guida, in cui Jason fugge per le strade di Parigi, sgommando su strade e marciapiedi. Il risultato è abbastanza buono in termini di coinvolgimento, ma va detto che la realizzazione tecnica risulta approssimativa, specie a livello di fisica della vettura.

L’istinto
Ultima componente del gameplay è l’istinto, attivabile in ogni momento. L’uso dell’istinto distorce luci e colori del gioco, facendo spiccare oggetti utili e nemici su uno sfondo grigiastro. Questa funzione, per quanto considerata importante dagli sviluppatori, si rivela di fatto quasi inutile: gli avversari sono di solito ben visibili e la ricerca dei passaporti passa rapidamente in secondo piano. La maggiore utilità dell’istinto sta nella visualizzazione dell’obiettivo corrente sul radar: anche in questo caso, tuttavia, la linearità degli scenari non ne rende fondamentale l’utilizzo.

Comparto tecnico
Dal punto di vista grafico la situazione è altalenante. Buono il design dei personaggi, sempre curati e mossi da animazioni convincenti (soprattutto nel combattimento corpo a corpo e quando muoiono). Da notare come il volto di Jason cambi durante i duelli, con la comparsa di ferite e lividi. Discreta anche la qualità delle texture, pur senza particolari degni di eccellenza. Come anticipato, l’interazione con l’ambiente è piuttosto buona (per lo meno come possibilità di distruzione), con immediate conseguenze a livello di gameplay. Va fatto un plauso anche alla varietà delle location: dalle navi alle vie di Parigi, dalle casupole nella neve ai musei pieni di reperti. Da sottolineare l’ottima regia (e montaggio) delle scene di intermezzo, che riproducono fedelmente le atmosfere adrenaliniche viste sul grande schermo.
C’è però il rovescio della medaglia che riguarda un livello di dettaglio solo sufficiente e una fisica che avrebbe avuto bisogno di una maggiore messa a punto. Più in generale, e pur nell’impatto globalmente positivo, la grafica di The Bourne Conspiracy rimane su un livello medio, sicuramente funzionale all’esperienza di gioco, ma incapace di lasciare a bocca aperta.

Buone sensazioni vengono dal comparto audio: il doppiaggio è convincente, così come le musiche di sottofondo e gli ottimi effetti sonori che accompagnano i combattimenti a mani nude. Anche in questo caso niente di trascendentale, ma i pregevoli risultati raggiunti nel corpo a corpo si devono anche alla riproduzione di rumori che abbiamo imparato a conoscere e amare al cinema.

L’intelligenza artificiale dei personaggi è dignitosa, ma nulla di più: i soldati nemici cercano di sfruttare appieno l’ambiente, cambiando spesso riparo, ma troppo spesso si fanno cogliere allo scoperto. La loro mira, inoltre, è spesso approssimativa, anche se quando attaccano in gran numero riescono comunque a creare un buon livello di sfida e una coinvolgente atmosfera.

Longevità
Purtroppo The Bourne Conspiracy finisce molto in fretta. Gli 11 livelli complessivi sono lineari e rapidi, e questo porta la storia a conclusione in una manciata di ore. È vero che l’esperienza di gioco ha comunque una sua completezza, grazie a una buona struttura della narrazione e a un’azione frenetica e coinvolgente, ma ci si aspettava sicuramente di più. Anche la rigiocabilità è piuttosto scarsa, perché gli unici bonus sono i passaporti da collezionare, che danno accesso a un materiale extra non particolarmente interessante.
Recensione Videogioco THE BOURNE CONSPIRACY scritta da SONGOKU Pur non riuscendo a raggiungere livelli di eccellenza, The Bourne Conspiracy è sicuramente un gioco interessante. L’ottimo sistema di combattimento corpo a corpo, potente e spettacolare, è senza dubbio l’elemento migliore, ben supportato dalla buona struttura narrativa e dal ritmo frenetico che garantiscono un’esperienza scorrevole e appassionante. Peccato per alcuni difetti non marginali, come una cattiva gestione delle sparatorie, un comparto tecnico solo nella media e soprattutto una longevità troppo bassa. Se siete fan di Jason Bourne vale la pena prendere in considerazione l’acquisto, perché ritroverete le stesse atmosfere viste al cinema, ma non pensiate di essere di fronte a un capolavoro.
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