Recensione di Conflict: Denied Ops

Copertina Videogioco Denied Ops
  • Piattaforme:

     PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Pivotal Games
  • Distributore:

     Halifax
  • Lingua:

     Italiana
  • Giocatori:

     1-2 (locale); 16 online
  • Data uscita:

     Disponibile
- Piacevolmente arcade
- Gameplay vario
- Buona rigiocabilità
- I.A. altalenante
- Qualche limite di troppo
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A cura di (Songoku) del
I ragazzi di Pivotal Games ritornano con il quinto capitolo della serie Conflict, e fanno il loro ingresso nella nuova generazione. Vediamo cosa hanno da offrire.

Guerra per due
Come già i precedenti titoli del brand, anche Denied Ops ha un’impostazione sostanzialmente arcade: l’azione frenetica, fitta di sparatorie ed esplosioni, ha molto più peso rispetto alla storia (poco più che un pretesto per scendere sul campo di battaglia, in diverse location in giro per il mondo) e in parte anche alla componente tattica.
Il maggior motivo di interesse del titolo risiede nel gameplay: protagonisti sono Lang e Graves, due soldati esperti e agguerriti inviati dal governo degli Stati Uniti per risolvere diversi problemi nei quattro angoli del pianeta. Lang è grosso e potente, usa armi di grosso calibro come mitragliatrici, fucili d’assalto o lanciarazzi, e ama il corpo a corpo. Graves, invece, è agile e veloce, e preferisce combattere a distanza usando un fucile da cecchino. In ogni momento del gioco possiamo decidere chi impersonare, passando rapidamente da uno all’altro premendo un semplice tasto, senza alcuna limitazione. Se uno dei due viene gravemente ferito, la visuale si sposta sull’altro, che deve soccorrere il compagno con un’iniezione entro tre minuti.

Nel corso della missione possiamo impartire al nostro collega una serie di semplici ordini, mandandolo a coprire una certa posizione, richiamandolo verso di noi, chiedendogli di proteggere (o attaccare) qualcuno in particolare e via dicendo. Ognuno dei due ha le proprie specificità (Graves, ad esempio, è l’unico a saper usare l’esplosivo C4), e i livelli sono esplicitamente orchestrati per offrire zone ora più congeniali a Lang (luoghi chiusi dove un potente mitra può fare grande danno), ora ottimali per Graves (spiazzi ampi con nemici lontani). Questa differenza poteva essere gestita un po’ meglio, in quanto ci si accorge abbastanza presto che Lang è parecchio avvantaggiato: di fatto il gioco si può terminare solo con lui, mentre sarebbe più difficile ottenere lo stesso risultato con Graves, che negli spazi chiusi è sempre in pericolo di vita. L’introduzione di cecchini esperti fra i nemici (tanto per dirne una) avrebbe giovato maggiormente, obbligando il giocatore a prendere i panni di Graves per fare piazza pulita prima delle incursioni di Lang.
L’azione vera e propria, comunque, rimane divertente, e se volete usare un po’ di tattica le possibilità ci sono: si può chiedere al compagno di correre in un certo punto mentre lo si copre; poi, trasferendo il punto di vista su di lui, possiamo ordinare all’altro di raggiungerlo. In aggiunta, ovviamente, ci sono le consuete possibilità di prendere il nemico tra due fuochi e via dicendo. Lo scenario presenta una distruttibilità piuttosto elevata, e sono numerose le taniche e bidoni di carburante che aspettano solo di essere fatte esplodere: non sarà particolarmente realistico, ma far saltare in aria i nemici è sempre un piacere.
C’è anche la possibilità di usare alcuni veicoli come i carri armati, che vanno sempre comandati da entrambi i personaggi.

Sfortunatamente, una struttura di questo tipo pone anche qualche limite: la necessità di differenziare accuratamente i due protagonisti fa sì che sia impossibile raccogliere le armi degli avversari caduti per usarle a proprio vantaggio. Se Lang fosse in grado di imbracciare un fucile da cecchino, infatti, si perderebbe gran parte del senso del gioco; di fatto non servirebbe quasi a nulla avere due personaggi, e saltare da uno all’altro sarebbe poco interessante. Questa scelta, che potrebbe non piacere a molti puristi degli FPS, poteva in realtà essere sfumata, ad esempio facendo in modo che Lang avesse molte difficoltà a mirare coi fucili di precisione, oppure che Graves venisse eccessivamente rallentato dalle armi pesanti.

La storia del gioco procede lungo una serie di missioni, la cui successione non è del tutto lineare. In determinati punti ci viene chiesto di scegliere tra un diverso numero di sfide, che andranno comunque affrontate tutte, ma secondo un ordine parzialmente deciso dal giocatore. Il livello di difficoltà si regola automaticamente di conseguenza, presentando comunque una progressione costante. All’interno della singola missione, invece, si procede in modo abbastanza prefissato, senza grandi possibilità di esplorazione. Ogni missione prevede checkpoint frequenti e un diverso numero di obiettivi (sempre indicati a schermo da un apposito cursore), alcuni obbligatori e altri opzionali. Gli ordini sono abbastanza variegati, anche se non c’è nulla di particolarmente innovativo: oltre allo sterminio puro e semplice dei cattivi ci viene chiesto di proteggere questo o quel soldato, trovare ed eliminare un particolare ufficiale nemico ecc.
Al termine di ogni missione vengono elargite delle ricompense, che di fatto sono l’unico modo per impadronirsi di nuove armi (o potenziare quelle già esistenti). Per fare qualche esempio, Lang riceve un lanciarazzi, un lanciagranate, un caricatore aggiuntivo ecc, mentre Graves ottiene una telecamera (per sparare senza sporgersi dai muri), un silenziatore, un fucile a pompa per sfondare le porte e altro ancora.

L’intelligenza artificiale è un po’ altalenante. Il nostro compagno, anche senza impartire ordini particolari, sa certamente come rendersi utile: cerca la posizione migliore e si dà da fare per sfoltire le file nemiche, dando un contributo effettivo al completamento degli obiettivi. Peccato che ogni tanto commetta errori grossolani come mettersi di fronte al nostro fucile mentre stiamo sparando, oppure uscire dalla posizione che gli abbiamo assegnato con tanta cura, per trovarne una lì vicino, atteggiamento lievemente suicida.
Dal canto loro, gli altri soldati sono piuttosto precisi e spesso corrono da un nascondiglio all’altro per renderci la vita difficile. Ma questo non significa che non amino stare in piedi in campo aperto facendosi riempire di colpi, senza contare le volte in cui non si accorgono della nostra presenza, anche se siamo evidentemente nel loro campo visivo.

Multiplayer quasi d’obbligo
Con una struttura di gioco come quella di Denied Ops, la presenza di una modalità cooperativa era pressoché scontata. Possiamo giocare con un amico sia in locale (dividendo in due lo schermo, orizzontalmente o verticalmente, a piacimento) sia online, ripercorrendo tutta l’avventura. Tale modalità è certamente la più interessante, perché molto divertente e capace di eliminare alcuni difetti dell’intelligenza artificiale notati in precedenza. Più tradizionale il multi a più giocatori (fino a sedici), che offre diverse modalità come i classici deathmatch, giovandosi dell’atmosfera arcade del titolo. Ma la cooperativa rimane la modalità più interessante ed immersiva. Non solo: essa garantisce una discreta rigiocabilità, perché affrontare l’intera storia con un amico (magari variando l’ordine delle missioni) può essere piacevole anche dopo aver completato la campagna in singolo.

Alti e bassi grafici
Dal punto di vista tecnico, Conflict: Denied Ops offre un risultato sicuramente soddisfacente. Il motore grafico, creato dal nulla da Pivotal Games, offre scenari ampi e pieni di oggetti da distruggere, impreziositi da effetti particellari convincenti. Anche le texture sono di buona fattura, specie quelle relative alle superfici più ruvide, e pregevole è anche la gestione dell’illuminazione. Note positive dall’animazione dei nemici, che muoiono nei modi più diversi, e dalla permanenza dei corpi sul campo di battaglia, che non svaniscono per tutto il corso della missione.
A questi elementi complessivamente positivi si associa anche qualche difetto: caricamenti un po’ lunghi, diversi episodi di aliasing e framerate non sempre costante. Anche il livello di dettaglio di alcune location poteva essere superiore, così come la caratterizzazione dei protagonisti, che purtroppo hanno uno sguardo un po’ spento e inespressivo. Più in generale, manca probabilmente un vero guizzo creativo, uno stile realmente riconoscibile: malgrado le ambientazioni siano molto variegate, non c’è nulla che non si sia già visto in altri giochi, con risultati molto simili (ma il livello di un Call of Duty 4 è molto distante).
Parlando di audio, possiamo dire che gli effetti sono convincenti, anche se non rivoluzionari, e la musica adatta alle situazioni. Probabilmente è troppo alta se lasciata al livello impostato automaticamente, ma basta abbassarla nel pannello delle opzioni.
Recensione Videogioco CONFLICT: DENIED OPS scritta da SONGOKU In definitiva, Conflict: Denied Ops si rivela un titolo interessante, tanto più appetibile se si considera che giunge da semisconosciuto, in un periodo in cui (tanto per citare un gioco con struttura similare) si aspetta con trepidazione Army of Two. L’impostazione arcade, unita ad un’alta distruttibilità dello scenario e ad una buona differenziazione delle abilità dei protagonisti, offre diverse ore di divertimento, pienamente rigiocabili grazie alla modalità cooperativa.
Purtroppo rimangono anche diversi difetti, come un realizzazione tecnica non eccelsa, un’intelligenza artificiale a volte grossolana e alcuni limiti imposti al giocatore proprio a causa del concept di base.
Non siamo probabilmente di fronte a un must have, peraltro uscito tra giganti come Call of Duty 4 e Unreal Tournament 3, ma se cercate uno sparatutto piacevole e intuitivo, con una struttura un po’ diversa dal solito, Denied Ops potrebbe fare al caso vostro.
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