Anteprima di Turok

Copertina Videogioco Turok
  • Piattaforme:

     PC, PS3, Xbox 360
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Propaganda Games
  • Data uscita:

     5 febbraio 2008 (USA) / 8 febbraio 2008 (PAL)
A cura di (Casacup) del
Turok è un nome che porta con se una storia lunga più di cinquant'anni. Nato nel 1954 come fumetto, nel 1997 si è imposto all’attenzione del pubblico come sparatutto in prima persona per il glorioso Nintendo 64 sotto il nome di Turok: Dinosaur Hunter. La forza di questo brand è stata confermata dal secondo capitolo della saga, Turok 2: Seeds of Evil, ed ha poi – purtroppo – subito un lento declino, fino ad arrivare al mediocre Turok: Evolution, fps uscito nel 2002 che sembrava aver decretato la fine di una storica saga.

Il Jurassic Park dei videogame
Per i pochi che non lo sapessero, ognuno dei giochi finora citati è caratterizzato dalla presenza dei dinosauri, gli enormi rettili che hanno popolato milioni di anni fa la terra e che da sempre popolano la fantasia dei bambini. Avere di fronte un branco di raptor ben organizzati o un enorme t-rex è di certo più stimolante che combattere i “soliti” soldati: fortunatamente sembrerebbe che la nuova direzione della Touchstone Games possa riportare in auge un marchio ormai sbiadito dal tempo, e la demo presente da pochi giorni sul Marketplace Xbox fa ben sperare in questo senso.

Partiamo dal gameplay. I Propaganda Studios si sono resi conti che prendere uno sparatutto ed infilarci delle semplici lucertole troppo cresciute non avrebbe dato il risultato atteso, ed hanno ben pensato di sfruttare la potenza di calcolo delle console next generation per dotare ognuno di questi rettili di un’ottima intelligenza artificiale. È per questo che, sin dai primi passi, sin dai primi attacchi dei raptor, è facile notare come questi non si comportino come delle bestie da macello che caricano a testa bassa, ma anzi tentino di fiancheggiarci e di attaccarci da dietro, a volte in gruppi e da diverse direzioni. Una simile strategia e cura nell’attacco è proprio ciò che ci si aspetta da dei fenomenali predatori e, fortunatamente, l’IA si limita solo a questo. Permettergli, ad esempio, di capire che non è il caso di avvicinarsi alle varie bistecche ambulanti – noi, i nostri compagni ed i nemici – nel bel mezzo di uno scontro tra le fazioni avrebbe significato stravolgere la sensazione che i programmatori vogliono trasmettere: trovarsi faccia a faccia contro dei nemici umani ma al contempo tener conto dei pericoli attivi dell’ambiente circostante.
Se l’intelligenza dei dinosauri sarà un problema, la loro limitatezza potrà esserci utile. La fauna del luogo sarà per lo più neutrale, ovvero gli erbivori ci ignoreranno mentre i carnivori attaccheranno chiunque gli capiti a tiro. E allora, cosa c’è di meglio di spingere un gruppo di raptor verso un avamposto nemico? Basterà infatti lanciare un flare o sparare qualche colpo di fucile (e nascondersi prontamente) per attirare i predatori nella zona con il risultato di falcidiare le truppe nemiche. Purtroppo, a volte, le cose non andranno come sperato: in alcuni casi, nel tentativo di attirare i dinosauri, potremmo dover affrontare sia i soldati nemici che queste simpatiche lucertole, complicandoci abbastanza la vita.
Ai due approcci sopra citati – fare il Rambo della situazione e sfruttare ciò che l’ambiente offre – se ne aggiunge un terzo, quello stealth. Trovandoci in una folta giungla potremo infatti mimetizzarci nella boscaglia per eliminare di nascosto i nemici grazie a due armi: il classico coltello da guerra per i combattimenti ravvicinati (avvicinandoci entro un certo raggio e premendo il tasto RT quando segnalato su schermo potremo effettuare una spettacolare uccisione con tanto di presa corpo a corpo), ed una silenziosissima balestra per colpire dalla distanza. In questo modo eviteremo di attirare l’attenzione di chiunque – umano o animale – che si trovi nei paraggi. C’è da dire che qualche difetto nelle fasi stealth è facilmente riscontrabile, soprattutto per quanto riguarda il mimetizzarsi nell’erba alta. A volte infatti, trovandoci acquattati molto vicini ad un nemico, verremo facilmente scoperti, mentre in altri casi questi ci passeranno accanto senza notarci. Il problema è che non è facile capire quando si è effettivamente ben nascosti: complice forse anche la visuale in prima persona; è da capire se questo è un vero e proprio difetto, un bug passeggero, o se semplicemente andando avanti nel gioco ed acquisendo esperienza sarà più facile interpretare le varie situazioni.

Il Jurassic Park dei videogame parte seconda
Per il resto ci troviamo di fronte ad un classico FPS. Tramite il d-pad potremo selezionare una tra le quattro armi disponibili: i sopracitati coltello e balestra, e due armi da fuoco variabili a seconda di ciò che troveremo nella nostra avventura. Sarà inoltre possibile utilizzare quest’ultime contemporaneamente, in modo da avere una doppia bocca da fuoco utilizzabile in diverse situazioni (e poter contare sull’aiuto di non uno, ma due fucile a pompa contemporaneamente, è un grosso vantaggio). Il tasto A sarà adibito non solo al salto, ma al movimento di schivata laterale. Tenendolo premuto durante uno shift laterale infatti, il nostro personaggio invece di saltare andrà a buttarsi velocemente nella direzione indicata, in uno stile, seppur limitato, che ricorda Gears of War. Cosa molto utile questa, soprattutto considerando le capacità dei nostri nemici animali, in grado di saltarci addosso con una velocità davvero incredibile.
Il motore che muovo questo vibrante ecosistema è l’ormai stranoto Unreal Engine, sinonimo di qualità. Ed infatti, appena usciti dalle buie caverne – che non rendono giustizia alla grafica del gioco – ci troveremo in una lussureggiante giungla, caratterizzata da ottime texture, ottimi riflessi di luce e molti oggetti in movimento come fronde mosse dal vento e piccoli dinosauri erbivori. Anche la saturazione dei colori, seppur leggermente alta, è di piacevole impatto visivo: ma molto in quel senso dipenda anche dalla TV o schermo collegato alla console. Una piccola nota deve essere fatta sui movimenti del nostro personaggio, il solito bestione muscolo stile comodino che fa tanto moda negli ultimi tempi. In alcuni momenti, ad esempio quando dovremo scalare una parete, il nostro eroe verrà inquadrato in terza persona: ebbene, i movimenti risulteranno a molti ripetitivi e meccanici, quasi poco umani per la loro regolarità. Un lievissimo difetto, certo, che però speriamo venga corretto nella versione finale del gioco.
Ultimo, ma non per importanza, parliamo del multiplayer. È stata confermata la modalità Team Deathmatch, e sono praticamente certe le modalità Death Match e Team Dinosaur Hunting. Ciò che però dovrebbe dare una marcia in più agli scontri online dovrebbero essere dei dinosauri, bot controllati dalla CPU, che interverranno di volta in volta nelle varie situazioni, proprio come accade nella modalità single player. Un totale di sedici giocatori completa l’opera: insomma, un titolo con longevità e divertimento garantiti.

Le aspettative su Turok sono alte, soprattutto per i suoi trascorsi: non solo c’è la pressione legata ai successi del passato, ma anche il timore per la bassa qualità degli ultimi capitoli. Nonostante questa situazione sfavorevole, sembrerebbe che le premesse per far bene ci siano tutte, possiamo quindi aspettarci un gioco di qualità dai Propaganda Studios. Una buona modalità single player, immersa in quello che è un vero e proprio ecosistema palpitante di vita, ed un Live arricchito dalla componente lucertolesca, sono elementi che potrebbero soddisfare il palato degli affamati fan di FPS.
Ma la vera domanda è: basterà tutto questo per non passare in sordina in uno scenario dominato da giochi del calibro di Halo 3 e di sua maestà Call of Duty 4? Lo scopriremo insieme il giorno 8 febbraio.
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