Nuovo capitolo del precedente speciale:
Diario di Alucard: la storia di Castlevania (1)Dove ci eravamo lasciati…Precisamente nel 1990, l’anno di uscita di Castlevania III: Dracula’s curse che per essere realizzato richiese una spremuta dell’hardware del NES, come mai era accaduto prima, era il finale che ogni trilogia avrebbe sempre dovuto avere, un capolavoro come lo erano i predecessori ma, più che un finale, potremmo chiamarlo inizio poiché i titoli più annoverati della serie dovevano ancora nascere e, la maggior parte di essi, avrebbero visto la luce nella generazione delle console immediatamente successive a quelle del Famicom, nella mai troppo acclamata generazione a 16 bit.
Cardine di quel periodo, probabilmente anche causa della grande inventiva da parte delle case di produzione di hardware, fu la grande concorrenza, erano presenti moltissimi sistemi in commercio, tutti agguerritissimi e con una loro nicchia di mercato che rendevano la situazione molto più incerta di quanto non fosse nella precedente era, dove Nintendo dominò.
Forse fu per queste motivazioni che Konami decise di produrre episodi di Castlevania per più di un sistema, scelse SNES, Sega Megadrive e il PC Engine duo della NEC.
Nonostante confezionò titoli per ogni sistema, Konami non si limitò a mantenere i livelli qualitativi degli episodi precedenti ma, in molti casi, li superò, regalandoci alcuni dei capolavori più encomiati della storia videoludica.
Nostro intento è quello di farveli conoscere, procederemo quindi per ordine cronologico, iniziando trattando il quarto episodio della serie: Super Castlevania IV che, ancor oggi, è considerato uno dei migliori giochi per Super Famicom.
Il primo episodio della “next gen”Super Castlevania IV, o Akumajo Dracula nell’edizione Giapponese, racchiudeva tutto ciò che avremmo potuto desiderare dal passaggio da Famicom a Super Famicom, sfruttando adeguatamente le potenzialità della ancora giovane architettura dell’hardware Nintendo.
La capacità nella gestione della grafica in 2 dimensioni dello SNES fu adeguatamente adoperata, gli sprites del protagonista e dei nemici sono ottimamente definiti e ricchi di dettagli, le animazioni raggiungono livelli ottimali ed i fondali sono, come sempre, splendidi e ricchi di particolari come mai se era visto prima.
Castlevania IV, visivamente, fu sicuramente uno dei videogiochi più sorprendenti dell’epoca, il capolavoro Konami non solo dimostrava l’incredibile potenziale della scheda video della console sulla quale girava ma soprattutto del corposo chip audio inserito al suo interno. Molto difficilmente avrete sentito effetti o ascoltato composizioni musicali così complessi e, al contempo, così stupendi in un gioco del 1991, probabilmente è difficile trovarne di migliori anche in un bestione in tre dimensioni del 2007 che, nonostante l’infinita superiorità tecnologica, arduamente vi emozionerà quanto i trascinanti brani presenti in questo Akumajo Dracula.
Il sistema di gioco non ha subito particolari innovazioni, che potremo comunque notare nelle nuove potenzialità della vampire killer, aumentando la percentuale di sfida, le situazioni e l’adrenalina che ci salirà durante ogni sterminio o scarpinata che dovremmo intraprendere durante l’avventura.
Castlevania IV è un potenziamento vero e proprio di ogni minimo ed insignificante aspetto degli episodi passati, la giocabilità non è stata modificata eccessivamente ma è stata potenziata a regola d’arte, la grafica e il sonoro ha ricevuto la stessa sorte e, per i vari motivi elencati, l’atmosfera fu la principale qualità della serie ad essere ravvivata, l’alchimia di tutti gli elementi di Akumajo Dracula hanno portato il videogioco ad un livello superiore, hanno trasformato l’esperienza videoludica in un’esperienza culturale, un’avventura gotica così coinvolgente e profonda che non era possibile intraprendere in passato, il videogioco si era evoluto, benvenuti nella next gen, benvenuti nell’epoca d’oro…
Dracula XUno dei Castlevania più indimenticabili è, tristemente, uno dei meno conosciuti. Stiamo parlando di Dracula X, prodotto da Konami per PC Engine Duo, conosciuto altresì come “Demon castle Dracula X: Rondo of blood”, un’esperienza vissuta da pochissimi giocatori. Siamo nel 1993 e la casa di produzione nipponica sposta le sue attenzioni dal Super Famicom alla console NEC, una scelta abbastanza infelice che rese molto difficile procurarsi una copia del gioco per i mercati occidentali (dove il PC Engine non era presente) e che dopo molto tempo potrebbe aver perso un po’ della sua magia ma che merita ancor oggi di essere provata se si è amanti delle avventure in due dimensioni e della serie dedicata all’eterno succhiasangue. Ci ritroveremo nei panni di Richter Belmont, uno dei cacciatori di demoni più famosi della saga, poiché lo ritroveremo anche in “Dracula XX”, “Symphony of the night” e nel recentissimo “Portrait of ruin” , nostro scopo sarà quello di terminare ancora una volta l’esistenza del lord vampiro e porre fine al suo regno di terrore, il pretesto per cominciare la partita non è sicuramente dei più originali, ma vi assicuro che mai prima un’avventura in due dimensioni è riuscita (a parte forse solo Symphony of the night) ad eguagliare Dracula X sotto questo aspetto, a donare tanta profondità e a suscitare tante emozioni partendo da un background così semplice e collaudato. Per scoprire a cosa mi sto riferendo non dovrete far altro che giocare il titolo in questione, poiché non ritengo genuino rivelare particolari che potrebbero bruciarvi il percorso. Resta il fatto che Dracula X è una classica avventura con tratti platform anzi, potremmo dire che sia il classico Castlevania, un episodio facente parte di un genere ludico che verrà rivoluzionato solo con il mai troppo osannato “Nocturne in the moonlight” per PlayStation e Saturn, quali emozioni o quale espressione di grandezza ci offre questo Dracula X per essere considerato un capolavoro assoluto da ogni giocatore che abbia avuto la fortuna di provarlo? Probabilmente per via del perfezionismo che pervade ogni caratteristica, dalla grafica alla longevità, proprie di questo titolo che, in un colpo solo, sono in grado di annichilire ogni altra avventura della generazione di console a 16 bit.
Cominceremo a trattare nello specifico questo ennesimo esponente di Castlevania, iniziando con l’analizzare lo schema di gioco, il quale si districherà in molti ambienti, popolati dai tipici mostri della serie che, al solito, finiremo per frustare ed affettare. Nonostante non avrete notato nulla di particolarmente innovativo fin qui, sappiate che Dracula X risulta impressionante riguardo ogni parametro ludico, anche riguardo la giocabilità che per via del perfetto bilanciamento della difficoltà, del perfetto controllo di Richter e delle sub quest, percorsi secondari presenti nel gioco, arriva senza alcuna difficoltà ad eccellere. Non dimentichiamo che, gli elementi precedentemente citati (soprattutto le sub quest ed i bivi), aumenteranno la longevità nonché la rigiocabilità del gioco stesso. La rigiocabilità verrà notevolmente allargata anche dalla possibilità di impersonare un personaggio extra del quale, per evitare spoiler, non rivelerò l’identità.
E’ ora di discutere riguardo il reparto tecnico che andrà analizzato in ogni dettaglio, a cominciare da quello estetico, Dracula X, prodotto del 1993, offriva la miglior esperienza visiva che si fosse mai vista su console fino ad allora, sfoggiava dei fondali assolutamente perfetti, una tonnellata di colori su schermo e delle animazioni incredibili, come dimenticare le scene animate che ci venivano proposte durante le partite? Non credo sia possibile! Tutto il corredo visivo è, inoltre, confezionato tramite un design generale molto vicino a quello degli anime giapponesi, uno stile totalmente opposto al tipico tratto della serie ma che riesce comunque a creare una atmosfera incredibile ed avvolgente anzi, una visione del tutto nuova che è stata riproposta solo con Portrait of Ruin , stilisticamente fortemente ispirato a Rondo of blood.
Se visivamente il titolo Konami eccelleva, nel reparto sonoro dava il meglio di sé, come ogni Castlevania che si rispetti del resto. Ogni brano è a dir poco incalzante, ogni brano, oltre ad esser perfettamente coordinato all’ambientazione prefissata, ci porterà emozioni differenti, dai brividi alla determinazione, come fossero studiati per creare determinate situazioni psicologiche all’interno dell’inconscio del giocatore, parlare degli effetti è addirittura superfluo, considerata la loro perfetta sinergia con il resto dell’opera. Parlando sinceramente, non ho mai avuto occasione di ascoltare un assetto così magnifico come il comparto audio di Dracula X in nessun (e quando dico nessuno intendo proprio nessuno!) altro titolo per 16 bit.
Il mix di tutte le componenti ludiche di questo Rondo of blood gli consentono di porsi in un ambito superiore a quello di certi giochetti che siamo fin troppo abituati a provare negli ultimi tempi, questo Castlevania è la prova che per realizzare un capolavoro non servono poligoni, shader, battle system complicati, fisica o altri componenti tanto spolpati e sfruttati nei giochi di ultima generazione. Dracula X incarna la passione, passione per una delle meraviglie del mondo moderno, passione che deve trasparire da ogni pixel e da ogni schermata durante una partita, passione che in Dracula X è evidenti in ogni frame di animazione, passione che deve stimolare il nostro cuore e la nostra immaginazione. Questo è Rondo of blood, un capolavoro che può essere descritto solo con la passione di chi lo ha vissuto.
BloodlinesNel 1994 Konami produsse un ulteriore episodio della serie, non troppo innovativo per quanto riguarda le meccaniche di gioco ma, portate attenzione, vi erano alcuni particolari che portarono questo Bloodlines ad essere particolarmente atteso e discusso.
Innanzitutto fu il primo episodio in cui il giocatore non impersonava un Belmont ma bensì John Morris ed Eric Lecarde che non sono meno determinati a sconfiggere il conte vampiro ma non fu solo questa la motivazione per la quale ci si aspettava molto da un titolo simile.
Bloodlines aveva molti obiettivi da raggiungere e non solo per il nome che porta ma, soprattutto, poiché si trattò dell’unico episodio sviluppato per Megadrive, il 16 bit Sega. Finalmente anche i sostenitori di questa casa di produzione potevano godere dei fasti di una serie così importante, sarà andato tutto per il meglio? Cerchiamo di scoprirlo insieme…
La prima preoccupazione degli amanti della vampire killer riguardava il comparto tecnico, poteva un Megadrive arrivare ad i fasti estetici di un PC engine o di un Super famicom? Certamente no, il Megadrive era sicuramente meno potente ma questo dettaglio non frenò la buona volontà degli sviluppatori che realizzarono un meraviglioso comparto estetico, con strati di parallasse, con scelte cromatiche assolutamente perfette per l’atmosfera che il team di sviluppatori si era prefissato di ricreare, le animazioni sono ricche di fotogrammi ed offrono una fluidità notevole, anche gli effetti furono curati con la giusta attenzione. A dir la verità non possiamo proprio lamentarci dell’impatto visivo di Bloodlines ma qualcosa non convince, sarà per colpa del comparto audio, non all’altezza dei predecessori? Non crediamo sia il giusto capro espiatorio poiché anch’esso è di ottima fattura, specie se consideriamo le prestazioni che un Megadrive poteva donare sotto quest’aspetto, le melodie sono evocative e ben accostate agli ambienti a cui sono legate, così come gli effetti sonori, quasi perfetti nella qualità e nel contesto.
Potremmo osservare che questo Castlevania Bloodlines è proprio un ottimo gioco, convincente in ogni aspetto ma forse è proprio questo il problema, ogni Castlevania uscito in precedenza non fu un semplice ottimo gioco ma un capolavoro immortale, onirico, adrenalinico, allucinante, coinvolgente oltre ogni limite. Il titolo per Megadrive non riesce a toccare le vette già segnate dai passi dei predecessori pur avvicinandosi molto, sicuramente molto più di Dracula XX, secondo Castlevania per Super Famicom che troverete qui sotto…
Vampire’s kissIn molti penseranno di aver già provato Dracula X ma ricorderanno che, anziché averlo giocato su PC engine, avranno visto girare l’avventura 2D su SNES e penseranno che le lodi che abbiamo tessuto in precedenza fossero un tantino esagerate ma, ragazzi miei, vi state sbagliando poiché Konami fece un abile operazione di marketing intitolando le edizioni occidentali di Vampire’s kiss, avventura che stiamo analizzando, come Dracula X, permettendo l’equivoco in molti casi ma, credetemi, questo titolo, denominato in seguito Dracula XX, ha poco a che vedere con il maestoso episodio per PC Engine duo.
Si vociferò molto riguardo una conversione di Rondo of blood per la console Nintendo, ma vi erano anche difficoltà legate ai limiti tecnici di quest’ultima che, oltre a non poter contare sul sostegno di un supporto CD che potesse rendere il fronte audio magnifico quanto quello acclamato su console NEC, anche esteticamente, per via delle possibilità superiori riguardo la gestione di colori su schermo, lo SNES non poteva replicare esattamente la magnificenza estetica di Dracula X senza un riadattamento consistente, per questo Konami decise di costruire un nuovo episodio con evidenti similitudini con Rondo of blood, i protagonisti, il design generale e persino alcuni fondali erano ripresi dal capolavoro per PC engine ma, purtroppo, non riuscivano ad offrire le stesse emozioni e la stessa adrenalina del predecessore per via delle limitazioni tecniche e per via delle troppe somiglianze che affondavano nella sconfitta “il bacio del vampiro”, incapace di competere con la prima avventura di Richter.
Bisogna anche ricordare che, nonostante il 16 bit Nintendo non potesse reggere tutta la grandezza audiovisiva del capolavoro per console NEC, non si può certo dire che Konami abbia superato se stessa nella sua realizzazione poiché, a tratti, esce sconfitto anche da Super Castlevania IV che, non solo riuscì a ricreare un’atmosfera molto più convincente sul lato visivo poiché, nonostante Vampire’s kiss sfruttasse adeguatamente le potenzialità della console, alcune scelte riguardanti la telecamera e il design di alcuni fondali, non lo differenziano in positivo rispetto al titolo del 1991, molto più coinvolgente ed allucinante di quest’ultimo, ma anche in quanto a giocabilità Akumajo supera Dracula XX, risultando più adrenalinico e vario rispetto al videogioco che stiamo trattando che risultò molto più ripetitivo del Castlevania da cui fu ripreso.
Insomma, questo Vampire’s kiss è sicuramente un buon titolo, che ha fatto e farà felici gli amanti della serie, che ritroveranno tutti gli elementi che gli hanno fatto amare la serie, fra cui un’ottima implementazione sonora in cui ritroviamo l’aspetto più riuscito dell’intero gioco, ma non riconosceranno un capolavoro all’altezza di Akumajo Dracula e di Dracula X.
Tirando le somme possiamo notare che nella generazione appena trattata Konami ha sfornato due degli episodi più acclamati dell'intera serie ed altri due titoli molto validi ma non all’altezza dei predecessori.
In molti hanno affermato che, dopo l’uscita del maestoso Rondo of blood, Konami avesse cominciato a perdere l’ispirazione riguardo una delle serie più popolari dell’epoca; si sbagliarono, come dimostrò un famoso esponente per Playstation e Sega Saturn arrivato nel 1997 che è ancora considerato la migliore avventura in due dimensioni mai concepita ma questa è un’altra storia così come quella di un titolo dell'X68000 reso solo più avanti giocabile da tutti su Playstation…
Alla prossima…